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Discussione: Anonymous contro ISIS

  1. #41
    Dall'Inferno
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    Predefinito Re: Anonymous contro ISIS

    Se avessero voluto entrare nei c/c l'avrebbero già fatto....Ma chi fa queste cose sono i cracker non gli hacker...
    Primo Ministro di TPol...[MENTION]
    Proudly member of the Bilderberg Group-Chtulhu Section..

  2. #42
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    Predefinito Re: Anonymous contro ISIS

    Citazione Originariamente Scritto da Undertaker Visualizza Messaggio
    Se avessero voluto entrare nei c/c l'avrebbero già fatto....Ma chi fa queste cose sono i cracker non gli hacker...
    Conosco la differenza tra i termini ma nessuno impedisce ai secondi di diventare i primi.

  3. #43
    Dall'Inferno
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    Predefinito Re: Anonymous contro ISIS

    Citazione Originariamente Scritto da mixkey Visualizza Messaggio
    Conosco la differenza tra i termini ma nessuno impedisce ai secondi di diventare i primi.
    Molto ma molto difficile...I veri hacker hanno un codice etico molto rigido...
    Primo Ministro di TPol...[MENTION]
    Proudly member of the Bilderberg Group-Chtulhu Section..

  4. #44
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    Predefinito Re: Anonymous contro ISIS

    Citazione Originariamente Scritto da Undertaker Visualizza Messaggio
    Molto ma molto difficile...I veri hacker hanno un codice etico molto rigido...
    Nulla prova che quelli di Anonymus ce l'abbiano. O che addirittura non siano un gruppo creato da qualche Servizio.

  5. #45
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    Predefinito Re: Anonymous contro ISIS

    Citazione Originariamente Scritto da Undertaker Visualizza Messaggio
    I veri hacker hanno un codice etico molto rigido...
    Ma ti pare, Anonymous era un tempo un derivato di 4chan, dove si passava il tempo a farsi le seghe oppure dare del negro al prossimo.
    Definisco il cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica grande e più intima depravazione, l’unica immortale macchia d’infamia dell’umanità.


    F. Nietzsche, L'Anticristo, 62

  6. #46
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    Predefinito Re: Anonymous contro ISIS

    Citazione Originariamente Scritto da Malandrina Visualizza Messaggio
    No, non credo proprio. Non loro, perlomeno.
    credo/spero intendesse quelli da cui si riforniscono l'isis e company

  7. #47
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    Predefinito Re: Anonymous contro ISIS

    Citazione Originariamente Scritto da lef1789714 Visualizza Messaggio
    credo/spero intendesse quelli da cui si riforniscono l'isis e company
    No, penso si riferisse ai c/c in generale

    Teniamoci stretti, che c'è vento forte.

    Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.

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  8. #48
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    Predefinito Re: Anonymous contro ISIS

    Citazione Originariamente Scritto da mixkey Visualizza Messaggio
    Conosco la differenza tra i termini ma nessuno impedisce ai secondi di diventare i primi.
    certo, come nulla impedisce che una persona per bene possa diventare un assassino, la pazzia è sempre dietro l'angolo.

    ciò non toglie che anonymus abbia un suo codice etico che ovviamente può piacere o meno.

    comunque lo stesso "via" all'attentato sembra sia partito con un tweet.

  9. #49
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Re: Anonymous contro ISIS

    Citazione Originariamente Scritto da Malandrina Visualizza Messaggio
    Anonymous contro Isis: come funziona la campagna degli hacktivisti nata dopo Parigi


    Guidata da italiani, volta a raccogliere informazioni e cancellare profili social: ecco come è organizzata, che problemi ha e quali reazioni suscita

























    16/11/2015
    CAROLA FREDIANI





    In fondo c’era da aspettarselo. Subito dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre, Anonymous ha lanciato una operazione globale contro la presenza online dell’Isis. Non è la prima volta: era già avvenuto in passato, specialmente dopo il massacro di Charlie Hebdo, con una serie di campagne chiamateopCharlieHebdo, OpIsis, OpIceIsis, e via dicendo.

    Campagne che non si sono mai estinte del tutto anche se negli ultimi tempi si erano sgonfiate di molto. Ora invece è ripartita, nel suo modo un po’ sgangherato ma anche estremamente rapido, la macchina hacktivista che intende silenziare l’Isis su Internet, a partire dai social media. E riparte con mano tricolore. Perché a guidare l’iniziativa sono proprio un gruppo di anons di nazionalità italiana.

    OpParis – questo il nome della campagna lanciata subito dopo Parigi – si coordina sulla rete di chat AnonOps, in due canali diversi, uno internazionale #OpParis e uno dedicato solo ai madrelingua francesi. Ieri notte nel canale internazionale c’erano 250 utenti collegati in contemporanea, un numero considerevole se si compara agli scorsi mesi di fiacca di Anonops e dei network di Anonymous in generale. E poi un video prodotto in tre lingue – francese, inglese, italiano – una serie di fogli online dove vengono raccolte le informazioni e i target, un account Twitter @OpParisOffical.





    Il copione è simile alle precedenti campagne, così come l’obiettivo. «Vogliamo stanare i jihadisti, identificarli, consegnare le loro identità all’opinione pubblica perché vengano fermati prima che possano commettere altri massacri»,commenta via chat alla Stampa il fondatore italiano di OpParis, che dice di avere particolari legami con la Francia. «Allo stesso tempo ne oscuriamo la visibilità online una volta tratte le informazioni necessarie».

    Intelligence e oscuramento erano anche gli obiettivi delle precedenti campagne. Anche per questo motivo OpParis parte, per così dire, avvantaggiata. Facendo leva su un retroterra di pratiche e informazioni accumulate dai predecessori, ha già messo in fila, nei fogli di lavoro online, centinaia di profili Twitter di presunti jihadisti o simpatizzanti, profili Facebook, e decine di siti web da colpire con attacchi informatici finalizzati per ora non tanto a mandarli offline ma a penetrarli e sottrarre informazioni. «Finora cerchiamo sulle fonti aperte sui motori di ricerca al fine di trovare gli account, e la precedente OpIceIsis collabora attivamente», ci spiega un anon di opParis

    Alcuni di questi compiti sono automatizzati attraverso programmi appositi, script, e bot che agevolano ad esempio la procedura di segnalazione di un profilo a Twitter. «Le segnalazioni di profili sospetti provengono dagli utenti e dai partecipanti all’operazione: ogni tot di ore sono raccolte sui vari pad (i fogli online) e controllate manualmente per una prima visione; poi sono aggiunte alla lista dei target da inserire nei software», spiegano alla Stampa il fondatore e altri anon italiani in prima linea nella campagna.

    La procedura è la seguente: utenti si collegano online, nella chat pubblica di Anonymous, e segnalano account Twitter di presunti jihadisti o sostenitori. Infatti nella chat gli operatori postano spesso messaggi di questo tipo: “Per aiutarci a smascherare i terroristi ci serve il vostro aiuto cercando profili Twitter, Facebook, Google+, siti web jihadisti che inneggiano alla morte (non confondetevi con islamici innocenti), segnalate i profili mettendo il collegamento su questo pad”.

    I fogli online sono poi controllati da un gruppo più ristretto che cerca di verificare l’attendibilità delle segnalazioni. Questa è la parte più delicata. Se molti anons, estremisti della libertà di espressione, giustificano l’operazione di oscuramento online sostenendo di difendere proprio quella libertà da chi la vuole fare fuori con i kalashnikov, non possono comunque permettersi di fare errori e di censurare profili di musulmani innocenti, o anche solo di islamici critici verso l’Occidente ma non per questo pro Califfato. Le sfumature non sono sempre facili da cogliere e il fatto che nella squadra di OpParis non ci siano ancora persone che parlano arabo non aiuta. La Stampa ha aperto a campione alcuni dei profili Twitter individuati nella lista: molti hanno evidenti legami con il Califfato, a partire dalla sua bandiera; in altri casi l’affiliazione non è così evidente in prima battuta.

    La prima scrematura dei profili pro Isis viene anche automatizzata attraverso dei programmi che setacciano i tweet sulla base di parole chiave, soprattutto hashtag. Anche la procedura di segnalazione degli account a Twitter viene resa in modo automatico attraverso dei bot, dei programmi, a cui gli anons danno in pasto la lista di profili individuati e verificati dal gruppo. Non sono velocissimi, ma questi programmi hanno il vantaggio di operare in background mentre l’utente è impegnato a fare altro. «Un altro modo anche banale per individuare profili sospetti è fare una ricerca per immagini», commenta un anon. «Molti usano proprio la bandiera del Califfato».

    Di fronte alle varie offensive online degli hacktivisti di Anonymous, i militanti Isis non sono rimasti a guardare. Tra le misure di difesa ci sono liste per bloccare in massa gli account associati ad Anonymous, ma anche istruzioni che girano su vari fogli online per camuffare la propria presenza sui social. Un foglio pubblicato proprio un giorno fa su Justpaste, piattaforma per condividere documenti online privilegiata dai jihadisti, e circolata su Twitter - come ha potuto vedere la Stampa - dà varie istruzioni al riguardo, anche se non tutte così efficaci: cambiare l’immagine del profilo e il nome evitando associazioni troppo evidenti all’Isis e veicolare il più possibile i messaggi usando gli hashtag.




    Proprio sugli hashtag va detto che anche in questo caso non mancano complicazioni: se nelle ore dopo Parigi era circolata da parte di alcuni profili pro-Califfato una parola chiave di sfregio (Parigibrucia -#باريس_تشتعل), la stessa è stata subito sequestrata dal fronte opposto per seppellire la propaganda Isis con tweet antitetici. In una simile canea di tweet e controtweet, trovare l’ago nel pagliaio non è affatto semplice. Come commentava ieri in chat un anon, «così tante persone stanno usando quell’hashtag per mandare messaggi all’Isis che rende tutto più difficile».

    Ma OpParis non è la sola iniziativa online anti-Isis. Come dicevamo prima, ci sono gruppi che non hanno mai smesso di dare la caccia ai jihadisti della Rete. Tra questi, il team di hacktivisti ed esperti di cybersicurezza GhostSecGroup , organizzatosi nel dopo Charlie Hebdo, e che da allora ha mandato al tappeto decine di migliaia di profili Twitter. Le loro stime arrivano a 150 siti hackerati e centomila profili Twitter (un conteggio che deve includere i profili multipli, e aperti ripetutamente, gestiti però da uno stesso utente). Il numero è molto difficile da verificare e va anche tarato sulla stessa azione di Twitter, che ha provveduto anche autonomamente alla cancellazione di molti account. Ad esempio lo scorso aprile, in un solo giorno, il sito di cinguettii avrebbe cancellato diecimila profili.

    Numeri a parte, di sicuro GhostSecurityGroup è una macchina da guerra da questo punto di vista. Il lavoro di individuazione e segnalazione degli account è spartito su almeno quatto profili Twitter, coordinati dall’hacktivista di area anon @CtrlSec, che gestisce in modo automatico altri account: @CtrlSec0, @CtrlSec1, and @CtrlSec2. Questi sputano fuori, ogni tot minuti, dei profili Twitter di presunti jihadisti o loro sostenitori in modo che siano poi segnalati e presi di mira dalla rete di sostenitori. GhostSecurityGroup (distinto da Ghostsec.org,altro gruppo composto da hacktivisti che combattono l’Isis online) ultimamente si è un po’ allontanata dalle sue radici in Anonymous, si è organizzata in un sito(che ha assunto nel tempo un’impronta quasi corporate), ne ha aperto un altrocon tanto di moduli da compilare per segnalare profili sospetti, ed è arrivata al punto di stringere rapporti con l’intelligence americana, attraverso alcuni mediatori come Michael S. Smith II, consulente di antiterrorismo per il Congresso Usa. Contattati da La Stampa, GhostSecGroup conferma di essere passato di nuovo al lavoro a pieno regime dopo gli attacchi di Parigi. “Stiamo aiutando funzionari francesi e statunitensi nel lavoro di intelligence successivo a Parigi”, ci comunicano via mail, confermando anche il legame con Smith.

    Ed è vero - come mostra anche un recente e dettagliato resoconto di Foreign Policy sulla campagna di Anonymous contro l’Isis svoltasi nell’ultimo anno - che è forte l’interesse delle autorità e dei governi nei confronti delle operazioni anti-Califfato degli hacktivisti. Tuttavia anche in questo caso la questione non è così semplice. Per molti anons la collaborazione diretta con l’FBI o altre agenzie governative è fuori discussione, anche perché molti non dimenticano la dura repressione ricevuta dal movimento di cyberattivisti proprio da parte dei governi occidentali quando le loro campagne si sono indirizzate a tematiche ambientaliste o anti-governative. O del fatto che i loro network di comunicazione sono stati attaccati in passato proprio dall’intelligence occidentale, e le loro chat inquinate da link a malware, come dimostrato dai documenti usciti con le rivelazioni di Snowden. Dunque un giorno delinquenti o cyberterroristi, il giorno dopo alleati preziosi nella disperata caccia governativa ai jiahdisti online. Il paradosso, per molti, resta un nodo insolubile.

    Senza contare che questi stessi governi, proprio in nome della lotta al terrorismo, stanno varando leggi draconiane in materia di controllo della Rete, software, sorveglianza. Anonymous, che in passato su questo tema è sempre apparsa intransigente, come si comporterà nelle nuove circostanze? Resta un grande interrogativo. Per ora, come altre volte in passato, l’agenda degli hacktivisti segue quella dei grandi eventi e dei media.

    Infine, sarà interessante vedere se e come il fronte online di hacker islamisti reagirà a OpParis: dopo la campagna di Anonymous successiva a Charlie Hebdo, era nata una controffensiva nota come opFrance, in cui militanti pro Isis ma anche musulmani scontenti prendevano di mira i siti francesi hackerandoli in massa (in genere colpendo target molto semplici). Vedere se si ripeterà anche questa volta e se coinvolgerà, come allora, un fronte composito di islamisti, o invece solo i sostenitori del Califfato, potrebbe essere una cartina di tornasole sullo stato di salute della propaganda jihadista.

    Anonymous contro Isis: come funziona la campagna degli hacktivisti nata dopo Parigi - La Stampa

    Ecco, questo è un tipo di lotta che approvo incondizionatamente.
    Non so se questa sia la sezione giusta per il thread. Spostate pure, se lo ritenete opportuno.

    Magari è la volta che si scopre pure chi ci sta dietro sta storia di anonymous, ammesso che la rivendicazione sia vera e non una delle tante stronzate che circolano in rete.
    I super-eroi mascherati lasciamoli ai fumetti, per cortesia.
    Preferisco di no.

  10. #50
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    Predefinito Re: Anonymous contro ISIS

    Non solo Anonymous, contro l'Is anche l'antiterrorismo di GhostSec

    La cyberguerra tra ISIS e hacktivisti entra nel vivo e al tempo stesso si accentuano le differenze di strategia fra i gruppi prima riuniti sotto lo stesso pseudonimo. Intanto i cyber-jihadisti minacciano gli Anons. Ma i promotori di #OpParis ribattono: "Stanno perdendo"
    di ARTURO DI CORINTO



    19 novembre 2015

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    ANONYMOUS combatte senza sosta la sua guerra contro l'IS riuscendo a bloccare siti propagandistici e a chiudere migliaia di social account pro-jihad. E per questo gli hacktivisti con la maschera di Guy Fawkes sono stati minacciati di morte dai "soldati" del cyber-califfato. Anonymous però è un meme, un logo, una maschera, lo pseudonimo collettivo di chi si riconosce in certe azioni e in certi valori. Anche Anonymous è una galassia di gruppi, a volte sono coordinati a volte no. GhostSec è uno di questi ultimi. Nato "all'interno" di Anonymous, pian piano ha acquisito una sua indipendenza e si è specializzato in antiterrorismo digitale. Sono i GhostSec che, insieme ad Anonymous, hanno denunciato e talvolta bloccato le centinia di migliaia di account Twitter dei simpatizzanti dello Stato islamico. Ma hanno strategie diverse.
    Ghost Security Group, gli hacker certosini contro l'Is


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    Anonymous, già all'indomani della strage di Charlie Hebdo aveva violato decine di siti jihadisti e ottenuto account email, nomi e profili Facebook di simpatizzanti e reclutatori del califfato islamico, e i più pericolosi erano stati denunciati alle autorità contribuendo al loro arresto come nel caso dei componenti tunisini del Fallaga Team. Alcuni GhostSec erano già coinvolti in queste azioni e non sempre si erano ritrovati d'accordo fra di loro e con altri gruppi pur condividendo l'obiettivo di combattere il terrore digitale e neutralizzare l'infrastruttura di comunicazione jihadista con lo slogan "Noi siamo i fantasmi che voi avete creato". Pur mantenendo stretti rapporti coi vecchi compagni che continuano ad agire in maniera più informale e diretta dal sito originario ghostsec.org - che mantiene un utilissimo elenco delle azioni realizzate -, il nucleo principale del gruppo ha cambiato nome in Ghost Security Group. Per evitare di essere confusi con altri gruppi, il Ghost Security Group ha creato un proprio sito e diffuso una serie di comunicati.
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    Sul proprio sito, il Ghost Security Group si presenta come un network anti-terrorismo che combatte l'estremismo sulla frontiera digitale usando internet e i social media come arma. "Le nostre operazioni informatiche raccolgono dati relativi a minacce effettive e potenziali, statistiche avanzate, strategie offensive e di sorveglianza e offriamo una conoscenza del contesto attraverso una vigilanza senza sosta del "territorio digitale". Lavorano a stretto contatto con la Controlling Section (CtrlSec) anti-Is che vigila su Twitter da un anno offrendo report pubblici sugli account sospetti ma anche con l'esercito cibernetico dei peshmerga curdi. Si fanno riconoscere col nome collettivo di DigitaShadow. In chat con loro ci confermano che lavorano moltissimo sui forum jihadisti e che fanno un lavoro di "slow-intelligence", sopratutto per capire chi difende l'infrastruttura informatica del califfato.

    Twitter è il luogo elettivo del lavoro di Ghost Security Group che avrebbe portato insieme ad altri attivisti alla chiusura di 110mila account integralisti caratterizzati da foto, slogan e video di propaganda a favore dell'IS. Queste azioni, realizzate sia con che senza gli Anonymous italiani, francesi, americani, giapponesi delle varie operazioni anti-Is, hanno portato nel passato alle minacce di morte verso Jack Dorsey, uno dei fondatori di Twitter. Nonostante le rappresaglie degli hacker pro-IS per i GhostSec hanno un motivo per farlo: "A tweeting jihadi is a targetable jihadi" ovvero, "Ogni jhadista che twitta diventa un bersaglio".

    Così pur apprezzandone gli sforzi, in una serie di comunicati, si sono dissociati dalle operazioni di Anonymous e dagli attacchi contro siti governativi, bancari e aziendali che hanno reso famoso il nome di Anonymous, per riaffermare il loro specifico interesse nella lotta al terrorismo. In particolare di Anonymus non condividono la strategia di bloccare siti con DDoS, perché dicono "non aiuta le operazioni dei servizi di intelligence" con cui lavorano a stretto contatto dagli inizi, fornendogli informazioni e dati distribuiti in rete anche da altri gruppi della galassia Anons. Non deve meravigliare. La trasformazione di GhostSec sarebbe secondo gli Anons la prova ulteriore dei loro legami con il governo degli Stati Uniti e con alcuni contractors della Difesa americana.

    Diverso il modo di lavorare degli Anonymous propriamente detti e in particolare di quelli che hanno ideato e condotto #OpParis. Molti italiani, che hanno realizzato il videocomunicato e che gestiscono le operazioni in coordinamento su di una chat IRC (Internet Relay Chat). Gli anons col loro robosoftware hanno chiuso d'imperio migliaia di account di fanatici integralisti e presunti fiancheggiatori del califfato, ricevendo anche qualche critica. Ma devono essere stati efficaci, visto che da poche ore l'IS ha diramato in rete un "vademecum" per "Uccidere gli Anonymous" (anche se in realtà fornisce solo le istruzioni per sfuggirgli) al quale i protagonisti di #OpParis hanno risposto con la solita ironia: "Siamo più bravi di voi". Rincarando la dose con la pubblicazione sul web di diverse guide per hackerare gli jihadisti col motto "Più siamo e meglio è". Guide che però, fanno notare in chat, potrebbero essere usate da chiunque e anche contro gli stessi Anonymous.


    http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2015/11/19/news/non_solo_anonymous-127711318/?ref=HRERO-1

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