
Originariamente Scritto da
Cristo
DIMISSIONI DAL CDA DEL MOVIMENTO LIBERTARIO
Cari Amici, Soci, Simpatizzanti,
è con profondo rammarico ma con altrettanta fermezza che vi comunico le mie dimissioni dal Consiglio di Amministrazione del Movimento Libertario.
Queste mi sono state chieste in seduta del CdA da entrambi gli altri membri e, poiché era un gesto al quale comunque meditavo da circa un mese, non ho esitato a presentarle.
Le ragioni che hanno portato a questa decisione sono varie. Di seguito provo ad illustrarne solo alcune, non per accendere polemiche o altro, ma per accompagnare la decisione con la massima trasparenza.
Innanzitutto ci tengo a dire quali NON sono state le ragioni. Non ci sono state motivazioni personali nel rapporto tra me e i restanti soci fondatori e membri del CdA (Leonardo Facco e Giorgio Fidenato). Allo stesso modo tutti e tre abbiamo concordato che non c’era alcuna ragione politica o ideologica affinché il rapporto cessasse. Ero e resto libertario “alla Rothbard” e chi mi conosce sa che ideologicamente parlando non mi sono mosso di un millimetro in questi anni.
Come mai allora si è giunti alla rottura?
Le ragioni che hanno portato Leonardo e Giorgio a richiedere le mie dimissioni, sostanzialmente, si riconducono ad una. Il sottoscritto, stando alle opinioni dei suddetti, avrebbe lavorato poco o nulla per il movimento contrariamente a quanto avrebbero fatto Leonardo e Giorgio.
Ora… se mi si chiede se ritengo il mio contributo pari a quello di Leonardo e Giorgio… onestamente rispondo di “no”. Leonardo si dedica al Movimento Libertario a tempo pieno. Questo anche perché è il suo lavoro in quanto un libertario in più è anche un lettore in più dei suoi libri. A tal proposito più avanti aggiungerò qualche considerazione in merito. Giorgio Fidenato lo conosciamo poi… si è messo in gioco personalmente sia con la battaglia per il sostituto di imposta che per gli OGM. Non sto a contare le ore di impegno ma certamente il suo apporto, soprattutto negli ultimi due anni, è stato fondamentale ed ha dato al movimento tutta la visibilità che le battaglie libertarie meritano.
Ecco… questo era per dare a Cesare quel che è di Cesare. Detto questo non ritengo assolutamente che il mio contributo sia stato “nullo o quasi”.
Il primo sito del movimento (utilizzato per due anni) è stato messo su e gestito da me. Il libro “Stato? No grazie!” diffuso a costo di stampa per portare (e ne ha portati) nuovi iscritti è stato scritto da me. Diversi incontri sono stati organizzati da me. Volantini e stampe varie sono stati preparati da me. La lettera ad Addio Pizzo che ha portato la prima pagina di Libero è una mia idea e scritta da me. Insomma... qualche cosa ritengo di averla fatta.
Detto questo la mia posizione è che avrei potuto anche non fare nulla in quanto non ritengo che compito di un membro del CdA fosse di eseguire i “compitini” che l’Amministratore ogni tanto si inventava per me.
La struttura Soci-> CdA -> Amministratore è stata voluta fin dall’inizio per ricalcare quella di una azienda. Si voleva una struttura veloce, con potere decisionale, che mettesse da parte la democrazia a vantaggio dell’azione immediata. Quello che all’Amministratore è sfuggito è che in una azienda è quest’ultimo che dipende dal CdA e non viceversa. Al CdA spettano compiti di indirizzo ed all’Amministratore l’azione.
Ovvio che un piccolo movimento politico non è una azienda. Non sono così ingenuo da voler ingessare le attività del movimento in uno schema burocratico. In un piccolo movimento ci si da tutti da fare, ciascuno secondo le proprie capacità e le proprie disponibilità di risorse (di tempo o denaro). Ma questo è un dovere morale di tutti i soci e non solo del CdA (che coincide con i soci fondatori). E questo è quello che in parte è accaduto. Altri soci si sono, a vario titolo, impegnati. Qualcuno ha donato soldi, altri il proprio tempo (per volantinaggio e simili), altri ancora hanno scritto articoli per tenere il sito aggiornato. Ma a nessuno è stato detto “fai troppo poco” proprio perché ciascuno è chiamato a contribuire come e quanto può.
Quando assieme a Leonardo e Giorgio è nata l’idea di far nascere il Movimento Libertario, ciò che mi ha spinto a farlo era la sensazione che fino a quel momento, tutte le nostre idee restavano tali. Ci si confrontava su internet, al telefono, si leggevano gli stessi libri… ma oltre a quello nulla. Non si concretizzava in azione il pensiero. Un movimento vero e proprio, con tanto di statuto, iscritti, tessere, sito internet, simbolo, etc… avrebbe potuto essere quel contenitore in cui concentrare le idee libertarie che circolavano in Italia.
La mia idea è che questo movimento avrebbe dovuto cominciare, piano piano, a camminare con le proprie gambe. Avrebbe dovuto cominciare a stipendiare a tempo pieno Leonardo Facco (in quanto esso dedicava la sua giornata al movimento) ed in sede di CdA io ho più volte ripetuto questo concetto. E’ palese che non ce n’è stata la possibilità. Il numero di iscritti non permette di dare uno stipendio pieno ad una persona, figuriamoci segretarie, contabili, etc. Ma resta il principio.
Dico questo perché sono quasi due anni ormai che mi sono permesso di far notare nei vari CdA un pesante conflitto di interessi tra Leonardo Facco Editore e il Movimento Libertario... un conflitto che ha minato il Movimento Libertario sin dall’inizio e che non ha avuto ripercussioni negative solo perché al momento il movimento è piccolo. E’ spesso accaduto infatti che aderenti al movimento abbiano fatto propaganda vendendo libri della LFE o distribuendo riviste i cui introiti siano andati a Leonardo Facco e non al movimento stesso. Viceversa altrettanto di frequente l’Amministratore Facco partecipava ad incontri con interventi applauditi e partecipanti conosciuti, salvo poi scendere dal palco e mettersi al banchetto a vendere libri. Se questo da una parte mostra come e quanto Leonardo Facco si dia da fare per il Movimento Libertario, dall’altra parte crea un vulnus che ha fatto storcere il naso a più di una persona.
Un’altra ragione che mi ha visto in conflitto con il resto del CdA, specialmente nell’ultimo periodo, è stata la mia vicinanza (vuoi per amicizie personali, vuoi per il fatto che sono di Roma) con alcuni movimenti (politici e non) dell’area liberale. Io non ho mai avuto velleità elettorali e anche se in più di una occasione mi sono state offerte posizioni più o meno di rilievo in questi movimenti, ho sempre declinato, credendo che l’attività che svolgevo nel Movimento Libertario non fosse compatibile con altri incarichi. Ciononostante ci sono state occasioni in cui ho pensato di fare cosa gradita nell’organizzare incontri tra il ML ed altre forze ma almeno in un paio di casi questo mi è stato rinfacciato come un atto che andava contro il movimento. Battersi, ad esempio, per la trasparenza nelle buste paga, significava, secondo Leonardo e Giorgio, affossare la battaglia per l’abolizione del sostituto di imposta, quando invece... secondo me... rappresentava comunque un passo nella direzione giusta.
Insomma, la mia permanenza nel CdA del Movimento Libertario non è stata silenziosa. Non sono stato uno “yes man” e ci ho tenuto a far notare, quando le riscontravo e purtroppo sempre in minoranza, quelle che per me erano incoerenze, mancanza di trasparenza, etc… Ho fatto questo sempre con spirito proattivo, con lo stesso spirito con il quale scrivo questo documento, non per dividere, ma sperando che dagli errori del passato si possa imparare e che il movimento possa continuare a crescere come ha fatto, seppur a fatica, fin’ora.
Il Movimento Libertario deve andare oltre le persone che lo compongono. Deve portare avanti l’idea libertaria senza compromessi ma ricordandosi che il rigore nelle idee non deve diventare l’integralismo verso le persone e che la differenza di punti di vista è un valore e non una debolezza. Già in passato altre persone sono state (o si sono) allontanate per queste ragioni e io spero che in futuro ciò non debba più accadere.
Sono ancora pienamente convinto delle mie posizioni libertarie ma non so quanto ancora potrò dare al movimento. Quello che potevo l’ho fatto. L’ho fondato, assieme a Leonardo e Giorgio, l’ho portato avanti per un pezzo. Ora passo il testimone a qualcun altro sperando che i soci a cui spetta la nomina del CdA scelgano una persona all’altezza del carattere di Leonardo e dell'attivismo di Giorgio come forse io non sono stato. Se poi posso permettermi di dare un suggerimento.. che sia qualcuno del sud, affinché il movimento non si vada a confondere con le miriadi di movimenti anti-fisco e anti-stato che popolano il nord e il nord-est, ma che emerga come realtà a se a livello nazionale.
In bocca al lupo.
Marcello