Il cosiddetto pericolo giallo è una teoria del complotto risalente al XIX secolo secondo la quale i popoli asiatici avrebbero potuto conquistare i paesi bianchi e governare il mondo, sovvertendo i valori, la cultura e il sistema di vita occidentali. Nell'Ottocento si intendeva come pericolo cinese, ma dagli inizi del Novecento si intese anche il Giappone, uscito vittorioso dalla guerra russo-giapponese del 1904-1905.
Il terrore giallo in tutta la sua gloria, vignetta satirica del 1899.
Questa teoria iniziò a diffondersi con la prima immigrazione cinese in Australia e in California alla fine dell'Ottocento, portando alla coniazione del termine di "formicaio" asiatico (forse attribuito al Kaiser Guglielmo II) nell'ambito del tentativo del sovrano tedesco di unire le nazioni occidentali che possedevano colonie in Asia contro il pericolo della crescita della Cina e del Giappone.
Interpretazione del "pericolo giallo" nell'arte: "Popoli d'Europa, conservate i vostri beni più sacri", Hermann Knackfuß 1895. In primo piano la rappresentazione allegorica dei popoli europei armati, con una croce sospesa sopra di essi, mentre un angelo che brandisce una spada fiammeggiante indica un Buddha cinese, demonizzandolo.
Il francese Austin de Croze nel 1904 scrisse nel suo libro Le péril jaune et le Japon: «Si teme che i giapponesi si fondano con i cinesi, li modernizzino, rendendoli dei "cittadini" e quindi diventino la prima potenza al mondo. Di questo che è chiamato il Pericolo giallo noi dimostreremo la puerilità».
Nel 1911 un predicatore avventista statunitense, Greenberry George Rupert, era di tutt'altro avviso pubblicando The Yellow Peril, or the Orient vs. the Occident as viewed by modern statesmen and the ancient prophets, sulla teoria che gli "ultimi giorni" avrebbero visto una lotta tra Oriente e Occidente, alimentando la sinofobia d'oltreoceano e in generale la xenofobia nei confronti degli asiatici. Rupert fece riferimento a "i Re dall'Oriente" in Apocalisse 16:12, una predizione dell'evento. Egli affermò inoltre che l'India, la Corea, il Giappone e la Cina stessero già minando la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, ma che Gesù Cristo li avrebbe fermati con la scontata vittoria occidentale sugli orientali.
Ma è la guerra russo-giapponese a convincere i sostenitori del pericolo giallo a portare avanti le proprie teorie. La prima guerra del XX secolo. L'annientamento della flotta russa nello stretto di Tsushima nel 1905 sarebbe stato citato in modo durevole nella memoria occidentale. Il giornale francese Le Siècle definì il Giappone una nazione bambina con corazzate-giocattolo non abbastanza ragionevole e descrivendo i giapponesi come disturbatori dell'ordine pubblico e della pace, dei barbari indebitati con l'Europa civilizzata.
Nella cultura popolare di quei tempi ha molto successo la retorica razzista sinofobica e antigiapponese, attraverso la paranoia occidentale per popoli lontani e diversi. Tra i primi esempi c'è il romanzo dell'americano Pierton William Dooner del 1880 The Last Days of the Republic, dove si immagina una sollevazione degli immigrati cinesi per assumere il controllo degli USA. Ma l'opera più classica del pericolo giallo fu ideata a partire dal 1912 dal britannico Sax Rohmer coi romanzi di Fu Manchu, un supercattivo scienziato dai tratti satanici che comanda una società segreta e mira a cacciare gli occidentali dall'Asia, intervenendo nella politica mondiale e finanziandosi attraverso il crimine organizzato. Lo stesso celebre Jack London scrisse un racconto fantapolitico nel 1914 Guerra alla Cina. L'inaudita invasione ambientato tra il 1976 e il 1987, descrive una Cina con una popolazione sempre in crescita che colonizza le nazioni vicine, con l'intenzione finale di dominare il pianeta, allora le nazioni occidentali iniziano una guerra biologica spietata sterminando tutta la "razza gialla" e i sopravvissuti sono messi a morte. L'opera si conclude col "risanamento della Cina" e la sua colonizzazione da parte degli occidentali.
Lo scrittore Howard Philips Lovecraft era ossessionato ad esempio dal pericolo giallo, ritenendo che la cultura asiatica avrebbe inghiottito il mondo: ne L'orrore a Red Hook del 1927 "immigrati dagli occhi a mandorla praticano riti innominabili in onore degli dèi pagani alla luce della Luna".
Fino ai giorni nostri il pericolo giallo (ritornato ad essere prettamente cinese dopo la Seconda guerra mondiale) non è sparito, ad esempio da noi appena i cinesi investono in qualcos'altro che non siano ristoranti, si scatena l'isteria contro il "pericolo giallo" e si parla di presunti piani di conquista della Triade, la mafia cinese. Stando alle cronache locali, è vero che in alcuni casi i nuovi proprietari cinesi hanno comprato il bar in contanti; così come è vero che ci sono stati casi di evasione fiscale o tentativi di corruzione per eludere la burocrazia. Si tratta di casi singoli, che non riguardano tutti i 260mila cinesi residenti in Italia. Senza contare il fatto, inoltre, che non si tratta di reati commessi esclusivamente dalla comunità cinese.
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