
Originariamente Scritto da
Blue
Unicorno
Domenichino, La Vergine e l'Unicorno, 1604-1607
Roma, Palazzo Farnese
Now I will believe that there are Unicorns,
That in Arabia there is one tree, the phoenix trone…
(William Shakespeare, "The Tempest")
Così, nel III atto de "La Tempesta", Shakespeare associa gli unicorni e la fenice nel novero delle creature incredibili per l'uomo. Ciò nonostante, molti dei contemporanei del drammaturgo inglese credevano fermamente all'esistenza dell'unicorno. E ancora oggi c'è chi giura di avere le prove dell'esistenza di questo mitico animale, come un gruppo di scienziati coreani, al quale il "Corriere della Sera" di tre anni fa ha persino dedicato un
articolo.
Il mito dell'unicorno è nato in Oriente, fra Cina e India, ed è stato descritto per la prima volta nel
Li-Ki (Libro dei Riti) come uno dei quattro animali sacri insieme al drago, alla fenice e alla tartaruga. Il nome originario dell’unicorno era
K'i-lin, che secondo la tradizione cinese riuniva in principio maschile e femminile. Il mitico animale veniva raffigurato con le sembianze di un grosso cervo, con la coda di bue e gli zoccoli di cavallo, oltre ad un grosso corno sulla fronte.
Dall’Oriente, il mito dell’unicorno giunse fino all'antica Grecia grazie a Ctesia di Cnido, medico, storico e viaggiatore vissuto intorno al VI secolo a.C. Tra le sue opere figura "Indikà", resoconto sulla flora e fauna dell'India. Anche se l'opera ci è pervenuta in frammenti, una delle descrizioni più suggestive riguarda proprio l'unicorno:
«
In India ci sono degli asini selvatici grandi come cavalli e anche di più. Hanno il corpo bianco, la testa rossa e gli occhi blu. Sulla fronte hanno un corno lungo circa un piede e mezzo. La polvere di questo corno macinato si prepara in pozione ed è un antidoto contro i veleni mortali. La base del corno, circa due palmi sopra la fronte, è candida; l'altra estremità è appuntita e di colore cremisi; la parte di mezzo è nera. Coloro che bevono utilizzando questi corni come coppe, non vanno soggetti - si dice - alle convulsioni o agli attacchi di epilessia.»
Anche Eliano, filosofo e naturalista greco vissuto fra il II e il III secolo, dichiarò in un suo scritto di aver visto l'unicorno, descrivendolo come «
... un animale che viveva all’interno dell’India, ch'era grande come un cavallo e di pelo rossiccio; gli indigeni lo chiamavano 'kartazonos'. Aveva una corno sulla testa, nero e dotato di anelli; era scontroso e lottava anche con le femmine della sua specie salvo nel periodo degli amori».
In Occidente si diffonde così il mito dell'unicorno, animale fantastico e raro, elegante e forte, dotato di poteri misteriosi che, con l'andare del tempo, divenne una vera e propria preda da inseguire e catturare. Non a caso nel XII secolo, quando le frontiere dell’Asia cominciarono ad aprirsi all'Europa, si aprì anche una spietata caccia all'unicorno. Nessuno più si chiedeva se l'animale esistesse o meno: si pensava solo a cercarne uno che si avvicinasse il più possibile alle descrizioni tradizionali per conquistare fortuna e gloria.
La convinzione che l’unicorno fosse un animale reale era molto radicata e nei bestiari medievali lo si trovava descritto nei libri fra tanti altri animali realmente esistenti. Il fatto che nessuno l'avesse mai visto nella realtà appariva secondario rispetto all'interesse che destava nella gente… e questa convinzione durò fino alla metà del XIX secolo. Poi, l'impossibilità di trovare un esemplare in carne ed ossa contribuì a relegarlo definitivamente nel mito.
Può essere che la radicata convinzione che l'unicorno fosse un animale vero sia dovuta al fatto che, quando il mito venne esportato in Occidente, pian piano si cominciò a confondere questo animale con il rinoceronte, pure dotato di un corno centrale al quale fin dai tempi antichi sono state attribuite ottime capacità curative.
Anche all'unicorno venivano attribuite qualità eccezionali. Era considerato un animale estremamente docile, al punto da non calpestare erba viva né uccidere qualsiasi creatura vivente. Era inoltre dotato di una sensibilità così spiccata da riuscire a scansare pericoli imminenti. Si riteneva anche che fosse un animale estremamente raro e se ne poteva incontrare solo uno per volta. Inoltre, leggenda vuole che fosse talmente puro da mostrarsi esclusivamente a persone d'animo veramente candido, permettendo loro di avvicinarlo o toccarlo. Il corno che aveva sulla fronte, l'alicorno, era lungo circa 50 centimetri ed era credenza diffusa che avesse poteri magici. Se il corno veniva toccato da una persona gravemente malata, questa guariva all'istante. Inoltre, il corno polverizzato aveva il potere di proteggere dagli avvelenamenti.
In epoca medioevale non c'era praticamente sovrano in Europa che non possedesse uno dei lunghi corni d'avorio dell'animale e non se ne servisse per saggiare le bevande, come contro-veleno. La polvere di alicorno si vendeva nelle farmacie, dove il profilo rampante del mitico quadrupede fungeva spesso anche da insegna. L'unicorno era, del resto, uno splendido simbolo araldico e i corni dell'urocorno, o liocorno, o alicorno, venivano pagati a peso d'oro...