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Discussione: Bestiario fantastico

  1. #1
    Blue
    Ospite

    Predefinito Bestiario fantastico

    Per natura, tutti hanno il desiderio di sapere. E poiché‚ nessuno può sapere tutto, mentre si può sapere ogni singola cosa,
    bisogna che ciascuno sappia qualche cosa in particolare e che quanto non sa uno, lo sappia un altro;
    sicché tutte le cose sono conosciute in maniera tale per cui non sono conosciute da nessuno in particolare,
    ma da tutti insieme. E' un fatto, però, che non tutti vivono nella stessa epoca,
    ma gli uni sono morti prima che nascessero gli altri.
    E coloro che sono vissuti nel passato hanno saputo cose che nessun uomo attualmente in vita
    riuscirebbe a conoscere con la propria intelligenza e che non si potrebbero sapere se non fossero note grazie agli antichi.


    Richart de Fornival, "Bestiaire d'amours"




    Dipinti su enormi arazzi scoloriti dal tempo, scolpiti nel granito di antichi edifici un po' consunti dalle intemperie di secoli, ritratti su polverose tele... si tratta di esseri mostruosi con le fattezze distorte dall'umana immaginazione, alterazione abnorme di creature reali. Sono le umbrae di epoca medioevale: mostri che si aggirano di notte protetti dall'oscurità, incarnazioni del male e destinati a suscitare stupore e orrore.
    Frutto dell'unione di elementi bestiali ed umani, simboli di deformità, emanazioni del volere divino che nasconde un significato arcano: Videmus nunc per speculum in aenigmate ("Al presente vediamo come attraverso uno specchio, in modo confuso"). L'aenigma - il monstrum - è ciò che verrà svelato: un simbolo che nasconde altrove la sua natura, ben oltre la semplice parola che lo indica...

  2. #2
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Bestiario fantastico

    Chimera


    "Ma se il mio cuore spera non sarà solo una chimera"... cantava Gianni Morandi molti anni fa. E ancor prima, negli anni Trenta, un'altra famosa canzone diceva: "Illusione, dolce chimera sei tu …".
    L'illusione, certo, è una chimera, ma l'affermazione ha senso solo se si parte dalla certezza che la chimera sia a sua volta un'illusione, simbolo stesso dell'impossibile e dell'irrealizzabile.

    Proprio per questa ragione, le chimere (come anche le sirene) erano condannate dai mistici medievali, perché facevano parte di quelle difformitates raffigurate su portali e capitelli dei chiostri romanici che tanto turbavano ed eccitavano la fantasia dei monaci cistercensi, distogliendoli dalla meditazione e dalla preghiera.
    Tuttavia, il mito della chimera fu resistente agli attacchi degli asceti ed in pieno Rinascimento, grazie al rinnovato interesse per l'arte greca e romana, eccola ricomparire in emblemi e composizioni allegoriche. La simbologia cristiana, però, continuò a considerarla con sospetto, perché la chimera era frutto dell'incrocio di tre animali considerati demoniaci: il leone, la capra e il serpente.

    Benché questo animale immaginario non fosse molto popolare nel Medioevo figura, naturalmente, tra l'elenco di quelli del famoso "Bestiario" di epoca carolingia, il "Liber monstrorum de diversis generibus", che così la descrive: I Greci scrivono della chimera che essa era una belva terribile e mostruosamente ripugnante per il suo triplice corpo, in quanto dicono fosse armata di fiamme che vomitava dalle sue tre teste.

    Ma chi era, davvero, la chimera?
    Secondo la mitologia classica, suo padre fu Tifone, il cui corpo gigantesco culminava in cento teste di drago. Giaceva relegato sotto una delle isole vulcaniche italiane (Ischia o la Sicilia), ancora fremente della rabbia che lo portò un giorno addirittura a sfidare gli dei, a cacciarli dall'Olimpo e a ferire Zeus.
    Sua madre fu Echidna, la vipera, per metà donna bellissima e per metà orribile serpente maculato. Viveva in un antro delle terre di Lidia, cibandosi della carne degli sventurati viaggiatori.
    Chimera fu solo uno degli esseri mostruosi generati da Tifone ed Echidna. Suoi fratelli erano Cerbero, cane infernale dalle tre teste, la famosa Idra uccisa da Eracle e infine Ortro, feroce cane a due teste guardiano delle mandrie del gigante Gerione.

    Molte e diverse furono le rappresentazioni iconografiche del mostro leggendario. Probabilmente a Esiodo ("Teogonia") si ispirò l'artista che la raffigurò a Cerveteri con tre teste frontali, le cui due laterali di leone e di drago e quella centrale di capra. All'Iliade invece sembra ispirarsi l'artefice della Chimera di Arezzo: leone davanti, capra sul dorso e serpente dietro (nell'immagine sopra):

    Lion la testa, il petto capra, e drago la coda;
    e dalla bocca orrende vampe vomitava di foco...

    Iliade, VI, 223-225


    Tornando al mito, Chimera fu allevata dal re Amissodore e per lunghi anni imperversò sulle coste dell'attuale Turchia, seminando distruzioni e pestilenze. Le scorribande del mostro furono fermate da Bellerofonte, eroe da molti ritenuto figlio del dio Poseidone. Con l'aiuto di Pegaso, Bellerofonte riuscì a sconfiggere Chimera con le sue stesse armi: immerse la punta del giavellotto nelle fauci della belva e il fuoco che ne uscì sciolse il piombo, uccidendo l'animale.

    La Chimera di Arezzo
    Capolavoro in bronzo della scultura etrusca (V-IV sec. a.C.), fu scoperta nel 1553 nelle campagne di Arezzo e restaurata da Benvenuto Cellini, poi conservata per un periodo in Palazzo Vecchio dove Cosimo I dei Medici la volle accanto al proprio trono. In seguito fu spostata nella villa medicea di Castello perché la sua presenza a Palazzo Vecchio era ritenuta funesta. L'originale è oggi conservato al Museo Archeologico di Firenze, mentre sono visibili due copie bronzee leggermente più grandi, collocate nella prima metà del secolo scorso nelle due fontane della piazza della Stazione ad Arezzo.

    Chimera prende il nome dalla caratteristica che la diversifica dai genitori: la testa di capra, infatti, non trova riscontro né in Tifone né in Echidna e ne diventa così il tratto peculiare. Chimera, in greco Khimaira, significa appunto "capra". Proprio in quest'ottica si indicano tre significati-simbolo della Chimera: il leone che rappresenta la forza, il calore e quindi l'estate; il serpente che indica la terra, l'oscurità e quindi l'inverno, la vecchiaia; e infine la capra, ovvero il passaggio, la transizione, quindi autunno e primavera.

  3. #3
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Bestiario fantastico

    Cerbero



    Bertel Thorvaldsen, Cupido negli Inferi con il forcone di Plutone, 1828
    The Thorvaldsen Museum, Copenaghen


    Cerbero è una delle figure più famose della mitologia e della letteratura classica. Figlio di Echidna e Tifone, quindi fratello di Chimera, era il guardiano degli inferi ed aveva l'incarico di impedire ai morti di uscire e ai vivi di entrare. Ma, secondo la mitologia classica, soltanto le persone davvero meritevoli potevano avere il privilegio di scendere nell'Ade e parlare con le anime dei defunti. Questo privilegio fu concesso ad Enea (che lo assopì dandogi in pasto una focaccia magica su consiglio della Sibilla), Odisseo, Eracle, Orfeo (che lo ammansì suonando la lira per chiedere ad Ade di rendergi la sua dolce Euridice), ma anche al più "moderno" Dante Alighieri.

    Tutti questi personaggi incontrarono Cerbero, il mitico cane a tre teste simbolo di crudeltà e ferocia. Esiodo lo descrive con 50 teste, ma scrittori posteriori gliene attribuiscono in numero variabile da due a quattro. Nell'iconografia ne ha però sempre tre, con i colli pieni di serpenti velenosi e la coda irta di spine.
    Leggendo i vari autori classici, la figura di Cerbero è presentata in modo spietato e dalla fame insaziabile. Un esempio per tutti, quello di Virgilio nell'"Eneide", in un passo in cui la Sibilla accompagna Enea nel regno dei morti:


    Giunti che furo, il gran Cèrbero udiro
    abbaiar con tre gole, e 'l buio regno
    intonar tutto; indi in un antro immenso
    sel vider pria giacer disteso avanti,
    poi sorger, digrignar, ràbido farsi,
    con tre colli arruffarsi, e mille serpi
    squassarsi intorno. Allor la saggia maga,
    tratta di mèle e d'incantate biade
    una tal soporifera mistura,
    la gittò dentro a le bramose canne.
    Egli ingordo, famelico e rabbioso
    tre bocche aprendo, per tre gole al ventre
    trangugiando mandolla, e con sei lumi
    chiusi dal sonno, anzi col corpo tutto
    giacque ne l'antro abbandonato e vinto.
    Cèrbero addormentato, occupa Enea
    d'Èrebo il passo, e ratto s'allontana
    dal fiume, cui chi varca unqua non riede.


    (Eneide, Libro VI, vv. 612-629)

  4. #4
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Bestiario fantastico

    Idra di Lerna


    Antonio Pollaiuolo, Ercole e l'Idra, c. 1460-1470
    Firenze, Galleria degli Uffizi


    Figlia di Tifone ed Echidna, quindi sorella di Cerbero e di Chimera, l'Idra di Lerna era una creatura serpentina – una specie di drago – dotata di un incredibile numero di teste, una sola delle quali era immortale. Quando qualsiasi altra delle sue teste veniva tagliata, al suo posto ne crescevano subito due. Idra aveva il sangue ed un alito velenosissimi; il suo alito era così venefico da uccidere persino chi si trovasse a passare nelle sue vicinanze mentre dormiva. Idra viveva in Agolide, nel lago di Lerna (da cui il nome) e fungeva da guardiana di un passaggio verso l'aldilà, che si trovava sotto le acque del lago. Si racconta che Idra fosse stata allevata da Era, moglie di Zeus, al preciso scopo di uccidere Ercole, uno dei tanti figli illegittimi del suo consorte.

    L'eroe affrontò Idra nella seconda delle sue dodici fatiche. Dopo essersi coperto il volto con un panno per proteggersi dal veleno e averla stuzzicata lanciando frecce infuocate nella sua tana, Ercole la fronteggiò armato di una falce e una spada. Ma ben presto scoprì ben presto che ogni volta che una testa dell'idra veniva tagliata, altre due crescevano a prenderne il posto, rendendo il mostro ancor più pericoloso. Tuttavia, piuttosto che smettere di tagliare teste, Ercole decise di chiamare in suo aiuto il nipote Iolao, che ebbe l’idea di cauterizzando col fuoco le ferite inflitte dall'eroe, impedendo così alle teste di ricrescere. Essendosi accorta che Idra stava per essere sconfitta, Era inviò in suo aiuto Carcino, un gigantesco granchio che tentò senza successo di trattenere Ercole, ottenendo solo di venirne schiacciato. Dopo che al mostro non fu rimasta che la testa immortale, Ercole la tagliò usando la spada che gli aveva donato Atena e la seppellì sotto un’enorme roccia. Alla sua morte, Idra venne trasformata da Era nell'omonima costellazione. Simile sorte toccò a Carcino, che divenne la costellazione del Cancro. Invece, Ercole tornò da Euristeo, ma questi non ritenne valida la prova perché Ercole si era fatto aiutare da Iolao.

  5. #5
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Bestiario fantastico

    Unicorno



    Domenichino, La Vergine e l'Unicorno, 1604-1607
    Roma, Palazzo Farnese



    Now I will believe that there are Unicorns,
    That in Arabia there is one tree, the phoenix trone…

    (William Shakespeare, "The Tempest")



    Così, nel III atto de "La Tempesta", Shakespeare associa gli unicorni e la fenice nel novero delle creature incredibili per l'uomo. Ciò nonostante, molti dei contemporanei del drammaturgo inglese credevano fermamente all'esistenza dell'unicorno. E ancora oggi c'è chi giura di avere le prove dell'esistenza di questo mitico animale, come un gruppo di scienziati coreani, al quale il "Corriere della Sera" di tre anni fa ha persino dedicato un articolo.

    Il mito dell'unicorno è nato in Oriente, fra Cina e India, ed è stato descritto per la prima volta nel Li-Ki (Libro dei Riti) come uno dei quattro animali sacri insieme al drago, alla fenice e alla tartaruga. Il nome originario dell’unicorno era K'i-lin, che secondo la tradizione cinese riuniva in principio maschile e femminile. Il mitico animale veniva raffigurato con le sembianze di un grosso cervo, con la coda di bue e gli zoccoli di cavallo, oltre ad un grosso corno sulla fronte.

    Dall’Oriente, il mito dell’unicorno giunse fino all'antica Grecia grazie a Ctesia di Cnido, medico, storico e viaggiatore vissuto intorno al VI secolo a.C. Tra le sue opere figura "Indikà", resoconto sulla flora e fauna dell'India. Anche se l'opera ci è pervenuta in frammenti, una delle descrizioni più suggestive riguarda proprio l'unicorno:

    «In India ci sono degli asini selvatici grandi come cavalli e anche di più. Hanno il corpo bianco, la testa rossa e gli occhi blu. Sulla fronte hanno un corno lungo circa un piede e mezzo. La polvere di questo corno macinato si prepara in pozione ed è un antidoto contro i veleni mortali. La base del corno, circa due palmi sopra la fronte, è candida; l'altra estremità è appuntita e di colore cremisi; la parte di mezzo è nera. Coloro che bevono utilizzando questi corni come coppe, non vanno soggetti - si dice - alle convulsioni o agli attacchi di epilessia

    Anche Eliano, filosofo e naturalista greco vissuto fra il II e il III secolo, dichiarò in un suo scritto di aver visto l'unicorno, descrivendolo come «... un animale che viveva all’interno dell’India, ch'era grande come un cavallo e di pelo rossiccio; gli indigeni lo chiamavano 'kartazonos'. Aveva una corno sulla testa, nero e dotato di anelli; era scontroso e lottava anche con le femmine della sua specie salvo nel periodo degli amori».

    In Occidente si diffonde così il mito dell'unicorno, animale fantastico e raro, elegante e forte, dotato di poteri misteriosi che, con l'andare del tempo, divenne una vera e propria preda da inseguire e catturare. Non a caso nel XII secolo, quando le frontiere dell’Asia cominciarono ad aprirsi all'Europa, si aprì anche una spietata caccia all'unicorno. Nessuno più si chiedeva se l'animale esistesse o meno: si pensava solo a cercarne uno che si avvicinasse il più possibile alle descrizioni tradizionali per conquistare fortuna e gloria.
    La convinzione che l’unicorno fosse un animale reale era molto radicata e nei bestiari medievali lo si trovava descritto nei libri fra tanti altri animali realmente esistenti. Il fatto che nessuno l'avesse mai visto nella realtà appariva secondario rispetto all'interesse che destava nella gente… e questa convinzione durò fino alla metà del XIX secolo. Poi, l'impossibilità di trovare un esemplare in carne ed ossa contribuì a relegarlo definitivamente nel mito.

    Può essere che la radicata convinzione che l'unicorno fosse un animale vero sia dovuta al fatto che, quando il mito venne esportato in Occidente, pian piano si cominciò a confondere questo animale con il rinoceronte, pure dotato di un corno centrale al quale fin dai tempi antichi sono state attribuite ottime capacità curative.
    Anche all'unicorno venivano attribuite qualità eccezionali. Era considerato un animale estremamente docile, al punto da non calpestare erba viva né uccidere qualsiasi creatura vivente. Era inoltre dotato di una sensibilità così spiccata da riuscire a scansare pericoli imminenti. Si riteneva anche che fosse un animale estremamente raro e se ne poteva incontrare solo uno per volta. Inoltre, leggenda vuole che fosse talmente puro da mostrarsi esclusivamente a persone d'animo veramente candido, permettendo loro di avvicinarlo o toccarlo. Il corno che aveva sulla fronte, l'alicorno, era lungo circa 50 centimetri ed era credenza diffusa che avesse poteri magici. Se il corno veniva toccato da una persona gravemente malata, questa guariva all'istante. Inoltre, il corno polverizzato aveva il potere di proteggere dagli avvelenamenti.

    In epoca medioevale non c'era praticamente sovrano in Europa che non possedesse uno dei lunghi corni d'avorio dell'animale e non se ne servisse per saggiare le bevande, come contro-veleno. La polvere di alicorno si vendeva nelle farmacie, dove il profilo rampante del mitico quadrupede fungeva spesso anche da insegna. L'unicorno era, del resto, uno splendido simbolo araldico e i corni dell'urocorno, o liocorno, o alicorno, venivano pagati a peso d'oro...

  6. #6
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    Predefinito Re: Bestiario fantastico

    Vellosa



    La Vellosa (Velue in francese "pelosa"), è una creatura della mitologia medievale europea. Sarebbe stata grande quanto un toro, con la coda e la testa da serpente, ricoperta da una peluria verde, con aculei sparsi sul dorso lunghi come bastoni e terribilmente velenosi. La sua ruvida pelle era praticamente impossibile da tagliare e molto elastica. Si dice che questa specie di rettile non avesse trovato spazio sull'Arca di Noè, perché troppo pericolosa. Ma un esemplare sopravvisse, in Francia, vicino all'Huisne, ruscello della città di Ferté-Bernard, dove per sfuggire ai cacciatori ci si tuffava, gonfiava la pancia a dismisura facendolo straripare. Questo "mostro" preferiva divorare esseri innocenti come ragazze e bambini.

  7. #7
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    Predefinito Re: Bestiario fantastico

    Citazione Originariamente Scritto da Blue Visualizza Messaggio
    Unicorno



    Domenichino, La Vergine e l'Unicorno, 1604-1607
    Roma, Palazzo Farnese



    Now I will believe that there are Unicorns,
    That in Arabia there is one tree, the phoenix trone…

    (William Shakespeare, "The Tempest")



    Così, nel III atto de "La Tempesta", Shakespeare associa gli unicorni e la fenice nel novero delle creature incredibili per l'uomo. Ciò nonostante, molti dei contemporanei del drammaturgo inglese credevano fermamente all'esistenza dell'unicorno. E ancora oggi c'è chi giura di avere le prove dell'esistenza di questo mitico animale, come un gruppo di scienziati coreani, al quale il "Corriere della Sera" di tre anni fa ha persino dedicato un articolo.

    Il mito dell'unicorno è nato in Oriente, fra Cina e India, ed è stato descritto per la prima volta nel Li-Ki (Libro dei Riti) come uno dei quattro animali sacri insieme al drago, alla fenice e alla tartaruga. Il nome originario dell’unicorno era K'i-lin, che secondo la tradizione cinese riuniva in principio maschile e femminile. Il mitico animale veniva raffigurato con le sembianze di un grosso cervo, con la coda di bue e gli zoccoli di cavallo, oltre ad un grosso corno sulla fronte.

    Dall’Oriente, il mito dell’unicorno giunse fino all'antica Grecia grazie a Ctesia di Cnido, medico, storico e viaggiatore vissuto intorno al VI secolo a.C. Tra le sue opere figura "Indikà", resoconto sulla flora e fauna dell'India. Anche se l'opera ci è pervenuta in frammenti, una delle descrizioni più suggestive riguarda proprio l'unicorno:

    «In India ci sono degli asini selvatici grandi come cavalli e anche di più. Hanno il corpo bianco, la testa rossa e gli occhi blu. Sulla fronte hanno un corno lungo circa un piede e mezzo. La polvere di questo corno macinato si prepara in pozione ed è un antidoto contro i veleni mortali. La base del corno, circa due palmi sopra la fronte, è candida; l'altra estremità è appuntita e di colore cremisi; la parte di mezzo è nera. Coloro che bevono utilizzando questi corni come coppe, non vanno soggetti - si dice - alle convulsioni o agli attacchi di epilessia

    Anche Eliano, filosofo e naturalista greco vissuto fra il II e il III secolo, dichiarò in un suo scritto di aver visto l'unicorno, descrivendolo come «... un animale che viveva all’interno dell’India, ch'era grande come un cavallo e di pelo rossiccio; gli indigeni lo chiamavano 'kartazonos'. Aveva una corno sulla testa, nero e dotato di anelli; era scontroso e lottava anche con le femmine della sua specie salvo nel periodo degli amori».

    In Occidente si diffonde così il mito dell'unicorno, animale fantastico e raro, elegante e forte, dotato di poteri misteriosi che, con l'andare del tempo, divenne una vera e propria preda da inseguire e catturare. Non a caso nel XII secolo, quando le frontiere dell’Asia cominciarono ad aprirsi all'Europa, si aprì anche una spietata caccia all'unicorno. Nessuno più si chiedeva se l'animale esistesse o meno: si pensava solo a cercarne uno che si avvicinasse il più possibile alle descrizioni tradizionali per conquistare fortuna e gloria.
    La convinzione che l’unicorno fosse un animale reale era molto radicata e nei bestiari medievali lo si trovava descritto nei libri fra tanti altri animali realmente esistenti. Il fatto che nessuno l'avesse mai visto nella realtà appariva secondario rispetto all'interesse che destava nella gente… e questa convinzione durò fino alla metà del XIX secolo. Poi, l'impossibilità di trovare un esemplare in carne ed ossa contribuì a relegarlo definitivamente nel mito.

    Può essere che la radicata convinzione che l'unicorno fosse un animale vero sia dovuta al fatto che, quando il mito venne esportato in Occidente, pian piano si cominciò a confondere questo animale con il rinoceronte, pure dotato di un corno centrale al quale fin dai tempi antichi sono state attribuite ottime capacità curative.
    Anche all'unicorno venivano attribuite qualità eccezionali. Era considerato un animale estremamente docile, al punto da non calpestare erba viva né uccidere qualsiasi creatura vivente. Era inoltre dotato di una sensibilità così spiccata da riuscire a scansare pericoli imminenti. Si riteneva anche che fosse un animale estremamente raro e se ne poteva incontrare solo uno per volta. Inoltre, leggenda vuole che fosse talmente puro da mostrarsi esclusivamente a persone d'animo veramente candido, permettendo loro di avvicinarlo o toccarlo. Il corno che aveva sulla fronte, l'alicorno, era lungo circa 50 centimetri ed era credenza diffusa che avesse poteri magici. Se il corno veniva toccato da una persona gravemente malata, questa guariva all'istante. Inoltre, il corno polverizzato aveva il potere di proteggere dagli avvelenamenti.

    In epoca medioevale non c'era praticamente sovrano in Europa che non possedesse uno dei lunghi corni d'avorio dell'animale e non se ne servisse per saggiare le bevande, come contro-veleno. La polvere di alicorno si vendeva nelle farmacie, dove il profilo rampante del mitico quadrupede fungeva spesso anche da insegna. L'unicorno era, del resto, uno splendido simbolo araldico e i corni dell'urocorno, o liocorno, o alicorno, venivano pagati a peso d'oro...

    Qualcuno ha avvistato un unicorno
    Unicorni | Studi sul Mistero

    La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
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  8. #8
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Bestiario fantastico

    Onestamente, quel cornino appena accennato sulla testa del cerbiatto non ricorda esattamente il corno di un unicorno... che, secondo il mito, era di avorio, stava sulla fronte dell'animale, era fatto a torciglioni ed era lungo almeno mezzo metro.

  9. #9
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    Predefinito Re: Bestiario fantastico

    Citazione Originariamente Scritto da Blue Visualizza Messaggio
    Onestamente, quel cornino appena accennato sulla testa del cerbiatto non ricorda esattamente il corno di un unicorno... che, secondo il mito, era di avorio, stava sulla fronte dell'animale, era fatto a torciglioni ed era lungo almeno mezzo metro.
    Sai com'è con il passaparola le storie... si ingigantiscono
    Ma a parte gli scherzi, potrebbe addirittura essere un fotomontaggio di qualcuno che si diverte, però mi chiedevo se sia plausibile che sia esistita una specie con il corno sulla fronte, poi estinta e da cui si sia originato il mito.
    La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
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  10. #10
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Bestiario fantastico

    Al fotomontaggio ho pensato anch'io appena ho visto la foto...
    Quanto all'esistenza reale dell'unicorno, c'è chi giura che sia veramente esistito; anzi, sostiene di averne scoperto addirittura la tana (ho linkato un articolo del Corriere che ne parla, alla terza riga del mio post sopra). Durante le mie ricerche per il post, ho letto che nell'antichità la figura dell'unicorno veniva spesso associata a quella del rinoceronte, forse per via del corno sulla fronte. Può darsi poi che la fantasia popolare abbia fatto il resto, abbellendo la figura tozza del rinoceronte con un lungo corno sottile e l'agile corpo di un cavallo.

 

 
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