Berlusconi vince perche’ considerato un innovatore rispetto alla sinistra vecchia e statalista. Sono passati quindici anni, la storia sta svergognando lentamente il telepopulismo ma per la maggioranza degli italiani vale ancora quella falsa equazione. Come se la nebbia populista riuscisse ancora ad impedire la comprensione dei fatti. Sara’ certo anche merito di Berlusconi, del suo uso spregiudicato di se stesso e degli altri che non e’ ancora stato metabolizzato da molti, ma la sinistra ha grosse responsabilita’. Nonostante le sconfitte e’ rimasta immobile. Incapace di innovarsi, incapace di reiventarsi. Tranne le chiacchiere e gli slogan, tutto e’ rimasto uguale a se stesso, compresa una classe dirigente fallimentare e delegittimata che per egoismo personale si ostina a rifiutare il proprio tramonto politico.
L’immobilismo sostanziale del centrosinistra ha contribuito a tenere in piedi la panzana innovatrice del populismo. Stesse variabili, stessa equazione. Per quindici anni la sinistra ha cercato di scimiottare Berlusconi sul suo terreno, emblematico quando Occhetto si presento’ al duello finale da Mentana con una permanente da Circo Togni. Certo, Prodi, uomo serio e bianco l’ha battuto due volte al fotofinish, ma sul piano dell’innovazione l’unico brivido Berlusconi l’ha provato quando e’ nato il Pd, in quella fase, seppur in colpevole ritardo, la sinistra ha costretto Berlusconi a rispondere lanciando il Pdl. Cosa che ha ristabilito gli equilibri di forza quando e’ emerso che dietro ai sogni di Veltroni c’era intatta la partitocrazia rosa che poi l’ha fatto fuori.
E la colpa della sinistra e’ ancora piu’ grave se si considera il contesto internazionale: un’Europa ostile alle volgarita’ berlusconiane, la vittoria di Obama e lo scoppio della crisi economica. Circostanze che hanno riportato al centro della scena politica idee e valori che il liberal populismo italiano ha sempre calpestato. Contenuti e terreni ideali per rilanciare le ambizioni innovatrici del Pd. E invece nulla, cadesse il mondo, la societa’ civile di centrosinistra, la sua nuova dinamicita’, le sue nuove istanze sono costrette da quindici anni ad essere rappresentata dai soliti dinosauri. Da quel tappo culturale dei D’Alema, Marini, Parisi e compagnia bella.
In quindici anni il centrosinistra non e’ riuscito nemmeno a diffondere il messaggio fondamentale, la verita’ storica che l’Italia si ostina ad ignorare. L’unica forza capace di generare cambiamento vero siamo noi, e’ la societa’ nel suo insieme, e la politica e’ solo il braccio delle nostre convinzioni. Il populismo propone esattamente l’opposto: affidarsi ad un unto dal Signore mentre una societa’ sbrindellata aspetta rincoglionita sul divano. Una scorciatoia che ha sempre portato ad un vicolo cieco. Affidarsi ai potenti, banalizzare la realta’, accentrare i poteri, rinunciare al proprio ruolo, alzare le barricate, rifiutare il diverso, sono tutte ricette che servono solo a soddisfare miopi paure ed egoismi, ma il cambiamento, quello vero e positivo, costa fatica, costa sacrificio foss’anche solo per capire la realta’. Il cambiamento fasullo proposto dal populismo e’ invece facile, rassicurante, perche’ non fa altro che assecondare l’ignoranza del popolo e sfruttarla a fini elettorali. Per questo, il populismo e’ una forza non solo conservatrice ma che tende a deteriorare l’esistente, a fare passi indietro. L’innovazione ha tutt’altra natura, e se lo capissero anche i geni che dirigono le sinistre magari le urne smetteranno di condannare il futuro dell’Italia.
Tommaso Merlo
TommasoMerlo | Il Cannocchiale blog
Come si vede non è necessario adorare il PD per criticare il nano e i suoi adepti.




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