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  1. #1
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    Predefinito L'Italia interviene in Libia

    Lettera43

    L’Italia interverrà militarmente contro l’Isis in Libia da qui a poche settimane, su richiesta – il particolare non è secondario - di un governo libico assolutamente legittimo sul piano formale, ma altrettanto assolutamente non rappresentativo.

    Questo lo scenario che incombe – non usiamo il termine a caso - sul governo italiano che ormai sa bene di non avere altre alternative e che è peraltro non poco infastidito dalle pressioni avventuristiche in senso militarista che vengono da Parigi e Londra.
    Inghilterra e Francia infatti, prime responsabili della disastrosa guerra del 2011 e poi dell’abbandono a se stessa della Libia acefala, sono di nuovo vogliose di “flettere i muscoli”, più per ragioni di politica interna che per un calcolo strategico serio.

    Tra Scilla e Cariddi e con il mare a forza 10: l’immagine è stantia, ma rende bene la navigazione che il governo italiano tenta di condurre con onore nel mare delle ultime, frenetiche evoluzioni della crisi della Libia.
    Da una parte, l’ovvia conseguenza del protrarsi oltre ogni ragionevolezza delle tensioni, guerre, piccolezze e cupidigie di tutti – non uno escluso - i protagonisti libici della crisi: l’Isis nell’arco di un anno è diventato forte, controlla 400 chilometri di costa e sta sviluppando una pericolosissima offensiva militare verso i terminali petroliferi.
    Ormai la stima di 3.500 miliziani ai suoi ordini sul suolo libico appare realistica, così come la chiamata di centinaia di altri miliziani dal Maghreb, mentre esercita una forte pressione militare sui terminali petroliferi di Mellitah, di Ras Lanouf e su altri non meno importanti.

    Dall’altra parte, Francia e Inghilterra premono per ragioni di politica interna – e per emarginare la leadership italiana - per effettuare spettacolari interventi militari vuoi dall’aria, vuoi di commandos di terra (già sul posto, da settimane, anche se con contingenti ridotti).
    A fronte di queste due pressioni estremiste, Marco Minniti, Giampiero Massolo e Paolo Gentiloni tentano non solo di tenere dritta la barra del timone per non sfracellarsi sugli scogli, ma anche di elaborare strategia e tattica che cessino di posporre il contrasto all’Isis alla formazione di un nuovo governo libico che chieda formalmente un intervento militare.
    Questo è il tallone di Achille di tutta la crisi libica: l’Onu continua a seguire pedissequamente i propri criteri formali di legalità internazionale. I protocolli onusiani infatti, definiti 60 anni fa – il fatto è indicativo - legittimano un intervento militare straniero sul territorio libico solo su richiesta del governo legittimo. Unica eccezione “creativa”: l’intervento richiesto da ragioni “umanitarie”, dicitura ambigua che ha provocato peraltro non pochi disastri.

    Il punto è che questo “governo libico legittimo” è peggio dell’Araba Fenice. È solo intento a bruciarsi in continuazione e a risorgere dalle proprie ceneri e non fa quello che dovrebbe essere nella sua natura: volare, governare.
    Il risultato di questa logica Onu è sotto gli occhi di tutti: nonostante il recente accordo “storico” di Skhirat voluto dalle Nazioni unite (e nato essenzialmente grazie al ruolo giocato dall’Italia e dal Marocco), il premier designato Fayez al Sarraj dà il chiaro segno di non essere ancora in grado di formare un esecutivo di unità nazionale.

    La rocambolesca fuga in elicottero di Serraj da Zlitan dei giorni scorsi, dopo che era sfuggito a due attentati, e il fatto che sia costretto a risiedere a Tunisi, pena un quasi certo martirio involontario, sono fatti indicativi della sua intrinseca, assoluta, debolezza politica e insufficienza di leadership.
    D’altronde, a quasi un mese dallo “storico accordo”, né il parlamento di Tobruk, né quello di Tripoli hanno ancora omologato con un voto formale l’intesa (a Tobruk non si è mai raggiunto il numero legale per iniziare la discussione).
    Il governo italiano però, così come l’inviato dell’Onu Martin Kobler, aveva e ha ben chiara questa intrinseca debolezza di al Sarraj, che discende dalla fragilità dell’accordo di Skhirat. Ma non ha mai pensato di poter avere un nuovo governo libico fortemente rappresentativo. L’obiettivo è semplicemente quello di ottenere un risultato minimo, o meglio, più che minimo, se si può dire.
    Per Roma – e per l’inviato Onu Martin Kobler - è sufficiente che si formi un qualche esecutivo, con le caselle riempite, i cui esponenti non si sparino per interposte milizie il giorno dopo.
    A quel punto, questo esecutivo non potrà che chiedere, pena il suo immediato suicidio, non già un intervento militare massiccio in Libia, ma azioni mirate di difesa, vuoi dei terminali e dei campi petroliferi sotto attacco dell’Isis, vuoi delle sue roccaforti più insidiose.

    Azioni che il nostro Stato Maggiore sta già progettando con gli alleati della Forza Multinazionale già dispiegata nel Golfo della Sirte, con una tattica di dispiegamento rapido di commandos non già dislocati sul suolo libico, ma con rapide incursioni dal mare, con blitz a terra e ritorno il più rapido possibile a bordo, a partire dalla flotta internazionale già dispiegata lungo le coste libiche, che verrà incrementata nelle prossime settimane, con l’ovvio ausilio dell’aviazione e soprattutto degli elicotteri.
    A questo lavorano la nostra diplomazia e i nostri Servizi.
    Di questa road map Renzi ha discusso martedì 12 gennaio nel vertice di Palazzo Chigi con Marco Minniti, Giampaolo Massolo, Paolo Gentiloni e i vertici della sicurezza. E da questa riunione è venuto anche un discreto e diplomatico avvertimento ai troppo irruenti alleati francesi e inglesi.
    Il comando militare delle operazioni in Libia è di fatto stato assegnato dall’Onu nell’ottobre scorso al generale Paolo Serra, al momento con la funzione di “consigliere militare”.
    Un punto di forza che permette di esercitare una certa moral suasion sia su Parigi e Londra sia sui riottosi interlocutori libici.
    Partita dunque difficile, navigazione procellosa.
    Ma non senza possibilità di successo.


  2. #2
    #Ciaone
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    Predefinito Re: L'Italia interviene in Libia

    Riassumendo si vuole fare l'ennesima guerra non si sa per cosa, non si sa con chi e contro chi, ma bisogna farla di fretta prima che altri imbecilli la facciano al posto nostro?
    Mi sono rotta il cazzo dei giovani di sinistra, arrivisti, bugiardi, senza lode
    Gente che in una gara di idiozia riuscirebbe ad arrivare seconda

  3. #3
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    Predefinito Re: L'Italia interviene in Libia

    perchè non si è fatto in modo di impedire
    la caduta di gheddafi, ad opera ci coloro
    che, rotti i vasi, ora pretendono che i cocci
    vengano raccolti da terzi?

  4. #4
    vae victis
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    Predefinito Re: L'Italia interviene in Libia

    Nel caso prepariamoci al primo attentato ringraziando i nostri alleati , francesi in testa .
    Regressista amante della pucchiacca.

  5. #5
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    Predefinito Re: L'Italia interviene in Libia

    Citazione Originariamente Scritto da Molly Visualizza Messaggio
    Riassumendo si vuole fare l'ennesima guerra non si sa per cosa, non si sa con chi e contro chi, ma bisogna farla di fretta prima che altri imbecilli la facciano al posto nostro?
    Non c'era bisogno di fare una guerra.
    Bastava un anno fa fare un accordo con uno dei governi presenti sul territorio e si andava a difendere esclusivamente le aree di interesse italiano.
    Contemporaneamente si bloccava l'avanzata di quella che era solo un avanguardia dell'isis.
    Ora che si sono riversati in massa li, dopo le batoste prese ad opera della Russia e dell'esercito regolare siriano, saranno cazzi a intervenire.

  6. #6
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    Predefinito Re: L'Italia interviene in Libia

    ERGO, solo i GONZI possono pensare che si possiede un esercito solo per fare le parate durante le feste nazionali e per le missioni di pace.
    E che dopo 70 ANNI dalla fine della guerra non si sia tolto di mezzo quel caxo di articolo 11 è una vera vergogna.

 

 

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