

La tecnica di dipingere quadri con realismo fotografico, l'iperrealismo, deriva dalla Pop Art americana ed esiste dai primi anni Settanta. C'è tutta una schiera di pittori appartenenti a questa scuola che dipinge con realismo puntiglioso, addirittura maniacale... proprio come fa Ventrone, al punto che questi quadri sembrano fotografie. Uno degli artisti più famosi in questo campo a livello internazionale è il cinese Paul Lung, specialista nella realizzazione di "foto a matita" che hanno come soggetti persone, animali e paesaggi dipinti con impressionante verosimiglianza. Ecco "Tiger" del 2009 e, sotto, un autoritratto di profilo. In entrambi i casi si tratta di disegni a matita; eppure, osservandoli, quanti si accorgerebbero che non sono foto?
Moltissimi altri esempi della certosina bravura di Paul Lung si possono ammirare nelle gallerie del suo sito web.


Anche un po' prima, nel IV secolo A. C. c'erano pittori tipo Zeusi che dipingeva grappoli d'uva così realistici che gli uccellini andavano a cercar di beccarli.
E doveva esser bravo anche nella caricatura visto che sarebbe morto a causa del troppo ridere rimirando un suo quadro in cui aveva dipinto Afrodite in posa ridicola.
Ma forse è stata una vendetta della dea dell'amore, erano piuttosto permalose le dèe greche.
Zeusi doveva essere effettivamente molto bravo, se persino Socrate lo annoverava fra i maggiori intellettuali del suo tempo, affermando che «Per la poesia dei canti, io per me ammiro soprattutto Omero; per il ditirambo Melanippide; per la tragedia Sofocle; per la plastica Policleto; per la pittura Zeusi».
E doveva ammirarlo parecchio anche Plinio il Vecchio, se riporta la storiella dell'uva che hai raccontato sopra. Ma, lungi dall'esserne lusingato, l'interessato non la prese bene. Ecco come la riporta Plinio il Vecchio:
Si racconta che Parrasio venne a gara con Zeusi; mentre questi presentò dell’uva dipinta così bene che gli uccelli si misero a svolazzare sul quadro, quello espose una tenda dipinta con tanto verismo che Zeusi, pieno di orgoglio per il giudizio degli uccelli, chiese che, tolta la tenda, finalmente fosse mostrato il quadro; dopo essersi accorto dell’errore, gli concesse la vittoria con nobile modestia: se egli aveva ingannato gli uccelli, Parrasio aveva ingannato lui stesso, un pittore. Si racconta che poi Zeusi dipinse anche un fanciullo che portava l’uva sulla quale, al solito, volarono gli uccelli; onde, con la stessa spontaneità, si fece dinanzi al quadro e adirato disse: «Ho dipinto l’uva meglio del fanciullo, perché, se avessi fatto bene anche lui, gli uccelli avrebbero dovuto averne paura» (Nat. Hist., XXXV, 65-66). E pare che, stizzito, cancellò l'uva e lasciò solo il fanciullo.
Ciò dimostrerebbe che, almeno nei tempi antichi, l'iperrealismo non godeva di un grosso seguito. E anche Aristotele doveva essere dello stesso parere, se affermò: «E' impossibile che gli uomini siano come li dipingeva Zeusi, che li faceva migliori», aggiungendo che «la pittura di Zeusi non ha ethos alcuno».
Insomma, una pittura che era arte per l'arte... ma priva di anima.