
Originariamente Scritto da
Cristo
in realtà una società libertaria è un controsenso in termini: Lottieri ti spiega il perchè:
Può esistere una “società libertaria”?
La realtà sociale e giuridica è una costruzione umana: quindi essa è frutto dell’intreccio di decisioni individuali. Per questo motivo, individui determinati a costruire una società libertaria potrebbero realizzarla se solo fossero coerenti con le loro premesse e se nessuno ne ostacolasse le iniziative. Ciò che qui è importante rilevare, a premessa di ogni ulteriore considerazione, è che non esiste alcuna presunta legge “macro-sociale” la quale possa impedire la nascita di un ordine integralmente retto dalla libertà individuale. Se ciò non succede è solo per la volontà e l’azione di uomini che consapevolmente negano tale prospettiva.
Ciò che è più importante rilevare, però, è che la stessa accusa d’utopismo rivolta ai libertari implica il rigetto di uno dei presupposti fondamentali di tale indirizzo di pensiero: l’individualismo metodologico. Nel momento in cui ci si chiede se e quando l’Italia o gli Stati Uniti potranno diventare una società libertaria si è scelto di restare entro un quadro implicitamente collettivista (e, nello specifico, nazionalista). In effetti, l’obiezione più frequente indirizzata al libertarismo muove proprio dalla constatazione che in nessuna parte del mondo esisterebbe un’intera comunità nazionale retta secondo i principi libertari, che nulla di simile d’altra parte sarebbe mai esistito e che quindi una società di questo genere non esisterà mai. In conclusione, per questi critici del libertarismo esso sarebbe caratterizzato da un netto rigore morale che, però, lo condannerebbe all’inutilità, dal momento che finirebbe per elaborare ipotesi del tutto astratte e irrealizzabili. Tale contestazione appare priva di fondamento una volta che si sia compreso che la “società” in quanto tale non esiste. Non potrà mai esistere una società compiutamente libertaria, così come non vi sarà mai una società totalmente statizzata. Quando ci si chiede se un singolo paese (l’Italia, gli Stati Uniti o qualunque altro) potrà mai essere veramente liberale, si è già impostata la questione nel peggiore dei modi, cacciandosi da soli nella trappola dell’olismo. Inavvertitamente, le relazioni tra i singoli individui sono già state già “statizzate”, dal momento che si è convinti che i confini dettati dagli ordinamenti giuridici dei singoli Stati e pacificamente riconosciuti dal diritto internazionale non siano semplicemente un fiat del tutto arbitrario, ma separino entità organiche e sussistenti. Come i teorici dell’individualismo metodologico hanno più volte ricordato, il termine “società” è certo utile ad indicare un insieme di persone tra loro in vario modo connesse in virtù di legami ed interazioni, ma bisogna avere ben chiaro che al di là di questa terminologia abbiamo sempre e soltanto individui.
Questi stessi uomini, ovviamente, possono avere relazioni di differente natura: più o meno liberali. L’aspirazione dei libertari è che i rapporti di tipo aggressivo lascino progressivamente spazio a rapporti basati sul rispetto della dignità altrui, sul consenso e sulla giustizia.
Una società integralmente libertaria non esiste e non potrà mai esistere, allora, in primo luogo perché non esistono le società. È ragionevole ritenere che ogni consesso umano non potrà mai essere (in nessuna area, anche di limitate dimensioni) compiutamente liberale, per la stessa ragione per cui neppure Pol-Pot riuscì mai a fare della sua Cambogia un universo totalmente socialista, sebbene – nella sua furia ideologica – egli abbia lasciato poco di intentato per raggiungere tale obiettivo.
In virtù della propria natura “individualista”, allora, il libertarismo non solo non pretende di imporsi ovunque e coinvolgere l’intera umanità, ma neppure giudica necessario trionfare sulle ceneri di uno dei molti Stati che popolano la scena internazionale contemporanea. L’obiettivo dei libertari, invece, è costituire ordini sociali “paralleli” che entrino in competizione con le istituzioni attuali, offrendo vie d’uscita ai sudditi-cittadini degli odierni Stati ed indichino in tal modo un’alternativa legittima e desiderabile a quanti vogliono sfuggire all’ordine illiberale della statualità contemporanea.
In questo senso è anche importante rilevare che, dal punto di vista storico, la stessa epoca moderna aveva già visto emergere forme istituzionali concorrenti (assai più liberali di quelle che hanno ottenuto il maggiore successo), le quali sono state spazzate via dal trionfo – quasi totale – della statualità. Il successo dello Stato moderno alla francese, affermatosi a scapito degli ordini pattizi che contraddistinguevano le Province Unite o l’Hansa germanica, non discende affatto da una necessità storica. Altri esiti erano possibili e ancora oggi gli Stati moderni sono ben lontani dal chiudere ogni spazio a realtà politiche ed istituzionali d’altra natura. Ancor più interessante, inoltre, è che il futuro resta del tutto indeterminato, tanto che nessuno può escludere che in qualche area del pianeta possano presto emergere, trovare spazio ed imporsi alternative giuridico-politiche allo Stato, basate sul diritto e sul consenso invece che sugli arbitrii della legislazione e sulla coercizione.