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  1. #11
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    Predefinito Re: Un grazie di cuore a Blondet.

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Prego Ventun ! Ma è affascinante come Blondet dimostri l'incapacità dei padani di ascoltare le ragioni del sangue , di non sentire nella propria essenza il giusto e lo sbagliato .Quando i fascisti dimostrano obbrobrio per il razzismo biologico e si rifugiano analogamente in un fantasioso razzismo spirituale , danno prova di italianità . Come l'itagliano il padiota fuggge anzi fu666e dalla verità così si affida a cose come lavoro , oratorio e tutta una serie di cazzabubbole alla peppone e don camillo che di cui ha tanta nostalgia che lo stanno portando all'autodistruzione . Non sente , cieco e sordo , il sangue al più sente i bisogni dei propri visceri e così facendo annulla il senso del proprio sé !

    Si rifugiarono anche in quello nazional-razzista, di cui i promotori erano i vari Acerbo e Pende, il prefetto La Via, Capasso e Visco poi sostituito al posto del biologico Landra.

    Poi subentrarono gli spiritualisti e giù con accuse di superiorità contro i soliti becerismi dei biologici, proprio lo stesso linguaggio usato adesso.

  2. #12
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    Predefinito Re: Un grazie di cuore a Blondet.

    Citazione Originariamente Scritto da dimecan Visualizza Messaggio
    la povera signora Ida Magli era una fassista della più bell'acqua, itaglionista senza se e senza ma, come anche il nostro beneamato Blondet (che non mi è mai piaciuto).erano parte dell'itagliaseddesta. sputare sull'Islam non serve a niente : prima bisogna impiccarne almeno un milione di questi itaglioni.
    Era inoltre anche una femminista non poco affetta da misandria senza limiti. Poi col tempo, più precisamente verso la fine, corresse la rotta, criticandole, senza però togliere le battaglie passate, che considerate radicali, tutto sommato le considerava, giuste.

    Sulle donne diceva:


    Troppe donne, il male oscuro della scuola - IlGiornale.it


    https://rassegnaflp.wordpress.com/20...la-la-civilta/


    Nello stesso tempo parlava anche a volte di cultura patriarcale e fallocentrica, tipica questa di tutte le femministe ossessive. Quindi per amore della trasparenza era in perfetta contraddizione con quanto asseriva.

    In passato sosteneva con veemenza critiche acide contro l'occidente e i popoli autoctoni. Comunque diceva anche delle cose giuste, anche se io a parte gli articoli sul giornale e libero che scriveva, non ho mai letto un suo libro.

    Anche a me sia blondet che lei non mi piacciono, nonostante il giornalista dica diverse volte delle cose giuste.

  3. #13
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    Predefinito Re: Un grazie di cuore a Blondet.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Un articolo magistrale di Blondet che riassume la tragicità del degrado dei nostri tempi in questo paese di merda.
    Una tristezza infinita che deriva dal riconoscimento del fallimento e del tradimento di un'intera generazione di persone "fortunate".
    Il fallimento ed il tradimento verso la vita stessa, che non si è stati degni di vivere.
    E che lascia il nulla dietro di sè.
    Grazie, Blondet.
    Qui non si tratta di politica, solo di NOI.
    E l'articolo merita un 3D apposito.
    Leggendo i commenti all'articolo mi rendo tuttavia conto che neppure di fronte a certe cose la massa è in grado di capire e molti pensano di "esserne fuori", di essere superiori, di poter fare dei distinguo.
    E ancora oggi, oltre i settanta, ancora a parlare di destra/sinistra, senza capire ancora che quella è stata l'arma con la quale ci hanno resi così inutili, così perdenti, così falliti.
    Idioti.

    Quella che si estingue è la mia generazione. Tante scuse - Blondet & Friends



    Maurizio Blondet22 febbraio 20167
    Ida Magli è scomparsa. Non avrà nemmeno lontanamente gli onori funerari che il Sistema ha tributato ad Umberto Eco. E’ logico: è stata la prima a gridare, inascoltata, che l’Europa burocratica era diventata la prigione dei popoli e stava distruggendo la cultura e la civiltà europee.

    Ida Magli






    Ancor meno è stato onorato Piero Buscaroli, grande giornalista , scrittore, musicologo, caratteraccio. Logico: fu sempre un sopravvissuto della Repubblica Sociale in territorio nemico. Da giovane praticante, leggevo avidamente i suoi straordinari, originalissimi reportage dalla guerra del Vietnam (per il Borghese); come direttore del Roma di Napoli, rivelò che l’ex ministro Taviani gli aveva ammesso: gli attentati dei “neri” erano organizzati dal ministero dell’Interno, democristiano”. Indro Montanelli al Giornale non si privò della sua penna, nutrita di una cultura magnifica e di una sete offesa di verità, ma, vilmente, gli impose di firmare con uno pseudonimo – Piero Santerno – perché riteneva compromettente il suo vero nome. Era un discriminato, un impronunciabile nel sistema politico della “Libertà”. Da giovane leggevo avidamente “Santerno”, ho imparato da lui che anch’io ero in territorio nemico, senza ordini.

    Buoni e cattivi maestri, se ne vanno tutti.

    I tre erano della generazione precedente alla mia, gli ottanta-novantenni. Quella che – come ci ha informato l’Istat- stà morendo in massa: 62 mila nel 2015 più che nel 2014, un’impennata statistica di oltre il 10 per cento, comparabile al 1943, al 1915-18, insomma la mortalità dei tempi delle grandi guerre.
    La differenza è che non c’è guerra. Vige da decenni quella che chiamano “pace”: abbondanza, Europa “unita”, previdenza sociale, società (residuale) del benessere. E a morire sono i vecchissimi, non i giovani al fronte. Perché i vecchi sono sempre più e i giovani quasi non ci sono. Strana “pace”, quella dove una società intera ha cessato di fare figli. In zoologia, sono i selvatici nello zoo a non generare più: la mia generazione si sta accorgendo troppo tardi che questa “pace” è l’altro nome per lo zoo umano?
    La mia generazione – quella dei settantenni, nati nella ripresa della natalità del dopoguerra – è quella che ha creato, voluto, queste gabbie. I miei genitori erano sposini ventenni quando mi diedero vita, nel ’44; l’appartamento in affitto, tra Sesto e Gorla, era stato bombardato, abitavano in una stanza unica requisita, che il proprietario reclamava; i partigiani compivano le loro vendette ed omicidi mirati per instaurare il bolscevismo. Di notte, passavano SS giovanissime, che gestivano le aziende del triangolo industriale per la produzione bellica. Sul viale Monza tutti gli alberi erano stati tagliati dalla gente per riscaldarsi; vivevano tra le macerie; i miei, nella stanzetta abusiva, riscaldavano il loro neonato versando un po’ di alcol denaturato in un bacile smaltato.
    Erano, mi raccontava mia madre, felici. Pieni di coraggio e di speranza. Fra l’altro perché lavoravano entrambi in una ditta meccanica militarizzata; e il padrone della ditta, ingegner Peghetti – che i terroristi rossi della Brigata Garibaldi avrebbero trucidato nel suo letto poco dopo, come primo atto della “liberazione” – si congratulò della mia nascita con un pacco di viveri, e un biglietto che salutava “Maurizio, pioniere di una nuova Italia rinata nel mondo”. Mia madre mi raccontava di quell’augurio, considerandolo un mandato.
    Non ce l’ho fatta, mamma.

    I miei hanno ricostruito. La mia generazione, no.La rinascita dell’Italia l’hai fatta tu e papà, l’ha fatta la tua generazione, quelli che erano giovani nel ’44, che fecero tanti figli, che votarono per non consegnare il paese ai comunisti assassini; che rimisero in piedi le fabbriche bombardate, e in pochissimi anni – dal ’59, altri dicono dal ’53 – fecero dell’Italia la quinta o sesta potenza industriale, vivacemente competitiva, piena di fabbriche che producevano tutto, acciai e farmaci, idrocarburi, chimica e meccanica, calcolatrici, mobili e navi, ceramiche, carta, auto, seconda in Europa solo alla Germania.
    Io – la mia generazione, i baby-boomer – l’abbiamo ereditata, questa società, e come eredi viziati, non siamo stati capaci di mantenerla. Ci siamo lasciti sedurre dalla “rivoluzione culturale”; abbiamo creduto alla “Liberazione sessuale” e alle gioie del “consumismo” e dell’edonismo egoista l’egoismo standard voluto dalla società dei consumi. Abbiamo votato con entusiasmo il divorzio, e poi l’aborto legale: 250 mila bambini in meno l’anno, e dopo quarant’anni, abbiamo il coraggio di stupirci perché ci mancano cinque o se milioni di italiani giovani, e dobbiamo importare giovani dal Nordafrica, come lavoratori di una società in decadenza, che non suscita nei nuovi arrivati nessun orgoglio e nessun desiderio di appartenenza: sfruttati, pagati in nero, certo non ci difenderanno nella guerra prossima ventura. Non sono”I nostri” figli. Non gli abbiamo consegnato alcun mandato. Voi avete saputo “integrare” i meridionali che venivano dalla gleba, nelle fabbriche di Sesto e d Monza. Noi non abbiamo alcun orgoglio da trasmettere ai maghrebini, fargli desiderare di essere italiani. E come potremmo? Per la “patria”, abbiamo solo derisioni, e quindi nessun dovere verso di essa. Le nostre istituzioni, l’apparato pubblico che le manovra, sono corrotte e odiose persino a noi; la nostra cultura, l’abbiamo noi stessi abbandonata per la “cultura-standard” di massa, pop e dozzinale. Peggio, non facciamo più alcuno sforzo di quelli che faceste voi,per migliorare voi stessi, i vostri salari e le vostre fabbriche.
    Viale Monza, alloraDa ragazzo ho vissuto in un’Italia del Nord piena di fabbriche che producevano tutto, e davano lavoro a tutti: fabbriche integratrici, adesso sono scomparse e non è possibile integrare i nuovi arrivati. Come mai esistevano tante fabbriche e sono scomparse? Il segreto lo sapevate, voi della generazione: perché l’Italia veniva dall’autarchia, da tempi dove non ci si affidava al commercio mondiale per comprare in dollari ciò che volevamo, ci si sforzava seriamente – per politica di governo – di avere l’autosufficienza nazionale in tutto. Che significava anche: conservare, ed affinare, “competenze” tecniche ed umane. Voi avete sviluppato le tecniche e insegnato competenze.

    Noi, la mia generazione, dopo aver aderito alla “rivoluzione sessuale” e pop, non contenti, abbiamo accettato stupidamente il verbo globalista. Perché produrre grano, quando in Australia e in Canada costa meno? Perché fabbricare computers, quando potere comprarli dalla Cina e da Taiwan? Abbandoniamo l’elettronica in cui non siamo competitivi, e concentriamoci laddove abbiamo il vantaggio competitivo: le giacche di Armani, gli stracci di Dolce e Gabbana. Con i soldi che Armani e i due allegri guadagnano, ci compriamo smartphone e tablets cinesi.
    L’effetto non poteva essere più ovvio: l’istupidimento generale della società. Perché una cosa è avere lavoratori per fabbricare smartphne e computers, e un’altra per fabbricare pantaloni. Ché poi Armani, le sue giacche le fa’ fare in Pakistan, e qui nemmeno facciamo più i pantaloni. Come ho già detto un’altra volta, qui dove abito adesso, Corsico, Milano, la Richard Ginori aveva 1800 dipendenti. Adesso è chiusa. La Cartiera Burgo ne aveva 400: sparita. C’erano miriadi di fabbrichette meccaniche, ossia miriadi di salariati e di specializzati: adesso ci sono dei pensionati e dei supermercati.
    Abbiamo anche aderito all’euro; ci liberava della liretta; soprattutto, ci liberava della nostra sovranità nazionale che ci ha sempre pesato per la responsabilità che comportava; l’abbiamo affidata a “l’Europa”, sicuri che avrebbe provveduto ai nostri interessi meglio di noi.
    Noi come generazione dei baby-boomer, mamma, abbiamo fatto questo. Non io personalmente – io ho cercato di oppormi, ho fatto persino lo scrutatore nel referendum contro il divorzio e l’aborto, nelle scuole ero nella minoranza che si opponeva a quelle derive, e nel lavoro mi sono fatto bollare ben bene da fascista. Ancor peggio, mi son fatto deridere ed emarginare come cattolico, oscurantista, reazionario antisemita, escludere da tutti i posti rispettabili. Però, sinceramente non posso negare la mia corresponsabilità. Come elemento della mia generazione, ne ho condiviso la temperie, mi son lasciato infettare dagli stai d’animo collettivi, sedurre dalle facilità che mi offrivano come liberazione. Alla fin fine, ho divorziato anch’io. E non ho figli.
    Adesso questa generazione si appresta ad estinguersi, meritatamente: perché continuare ad esistere, se non ha una vera ragione di vita? Ci siamo liberati di Dio, dai suoi obblighi e dalla patria ei suoi doveri. La liberazione sessuale ci dà le ultime gioie – grazie al Viagra, al turismo sessuale, un’indecenza tristissima di vecchi che se lo possono ancora permettere. Se cerco di sunteggiare il bilancio del nostro passaggio nella storia, devo riconoscere: Mai una generazione ha goduto tanto benessere e sicurezza, e mai ha avuto tanta paura di generare, di impegnarsi fino in fondo e per sempre; mai è stata più insicura della durata della cosa che chiamiamo “pace”. Viviamo fra macerie morali – quelle che abbiamo creato noi stessi – aspettando la fine zoologica. L’impennata di mortalità sta per raggiungerci. Ci sta per raggiungere anche la conseguenza del sistema globalizzato, del capitalismo mondiale – il sistema radicamento sbagliato – che ci aveva promesso il benessere crescente.
    Come ovvio, come sempre, la nuova ondata è cominciata negli Stati Uniti. La Federal Reserve di New York ha comunicato pochi giorni fa che gli ultra-sessantacinquenni d’oggi hanno debiti per mutui del 47% superiori agli ultra-sessantacinquenni del 2003, e il 27% di debiti in più per l’auto a rate. Li riconosco, sono i baby-boomers, sono la mia generazione: coi salari in calo da trent’anni, non hanno rinunciato ai “lussi standard” dell’auto nuova, della villetta. Non potevano permettersela? L’hanno comprata a debito. Mai una generazione di vecchi si è indebitata tanto per il superfluo; almeno una volta i vecchi riducevano le spese, la nostra generazione – la parte americana – le ha persino aumentate. A credito.
    E adesso, sentite la trappola: il pensionato Sal Ruffin, di Weatherby Lake, Missouri, aveva una bella pensione, 3.300 dollari al mese. Adesso, il suo fondo pensionistico gli ha comunicato: da questo mese, la sua pensione è 1.650 dollari mensili. Sono le gioie del capitalismo terminale: le pensioni in Usa son private e a capitalizzazione pura, gestite da fondi d’investimento che ricavano i profitti necessari per pagarle impiegando i capitali versati dai soci attivi in Borsa, anzi in tutte le borse mondiali, e in titoli pubblici. Coi titoli pubblici ad interessi zero, le banche centrali che pagano interessi negativi, e le Borse cadenti, i fondi-pensione non sono più in grado di pagarle.
    La “riforma” pensionistica in Usa
    E detti fondi-pensione hanno ottenuto dal Senato e dal governo una legge – il Multiemployer Pension Reform Act – che consente loro, dopo comunicazione al Tesoro, di tagliare i pagamenti pensionistici allo scopo di rimanere solventi. Sono già 400 mila americani ad aver subito il taglio; la mia generazione. Quella della liberazione sessuale, del ’68. La stessa generazione che oltre i 65 s’è indebitata per mutui casa, il 47 percento in più di quanto facessero i 65 enni di dieci anni prima. Fidando di pagarli con le buone pensioni per cui hanno versato contributi per una vita, e che ora vengono dimezzate. Pensate che trappola. Il 47% degli americani che pur guadagnano 75 mila dollari annui e più – quindi classe media, mica poveri – non è in grado di far fronte a una emergenza che costi 500 dollari.
    In Europa l’estinzione della mia generazione, che ha aderito volontariamente a tutti gli errori radicali del secolo, è a questo punto: che ha lasciato tornare il pericolo turco. Come sempre quando l’Europa abbandona la sua identità cristiana. Chi l’avrebbe mai detto? Ci siamo circondati di istituzioni di “sicurezza comune”, NATO, UE, la Turchia nostra alleata, la laicità, la secolarizzazione compiuta (mai più intolleranza religiosa) … e i nostri figli, i nostri nipoti, dovranno forse combattere con le armi l’Islam: e dove sono? Non li abbiamo generati. Combatteranno per noi i maghrebini, i somali, gli eritrei, i siriani che abbiamo accolto – per pagarli meno di no, in uno spazio senza identità e senza cultura, dove la civiltà è stata rimpiazzata dalla cultura pop?
    Ve lo dico perché sento alla radio che fra “le voci della cultura” che, dopo aver salutato Umberto Eco, oggi salutano le unioni civili, sento nominare tal Jovanotti. “Finalmente entriamo in Europa”,ha esultato. Un vero genio, uno che fa’ molti soldi perché è popolare, e molti giovani vanno a quelli ce si osa chiamare i suoi concerti. Direte: è un giovane. E’ un giovane di 50 anni che abita a New York, spende lì i milioni che “i giovani” gli danno tanto volentieri.
    Così, cara mamma, non sono stato “Il pioniere di una nuova Italia rinata nel mondo”. A 72 anni, mi preparo ad estinguermi con la mia generazione sapendo bene che l‘abbiamo meritato: con un lagno, non con un grido. Scusami mamma, non ce ‘ho fatta. E’ stata anche colpa mia. Non sono nemmeno sicuro di morire cattolico romano; dei “giovani” alla Jovanotti, sono sicuro.

    L'articolo di fondo è condivisibile, però qualche stortura c'è.

    1 è quella fatta rilevare fa freezer: Voi avete saputo “integrare” i meridionali che venivano dalla gleba, nelle fabbriche di Sesto e d Monza.

    2 e dobbiamo importare giovani dal Nordafrica, come lavoratori di una società in decadenza, che non suscita nei nuovi arrivati nessun orgoglio e nessun desiderio di appartenenza: sfruttati, pagati in nero, certo non ci difenderanno nella guerra prossima ventura. SFRUTTATI E PAGATI IN NERO....... - quindi riprende un po' lo stereotipo classico del sistema. Forse in alcune latitutdini, ma da altre parti è l'esatto opposto.

  4. #14
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    Predefinito Re: Un grazie di cuore a Blondet.

    Forse intendeva riferirsi al colore.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #15
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    Predefinito Re: Un grazie di cuore a Blondet.

    ?FRA 1O ANNI DELL'ITALIA NON RESTERA' NULLA" - Blondet & Friends

    “FRA 1O ANNI DELL’ITALIA NON RESTERA’ NULLA”


    Maurizio Blondet 27 febbraio 2016 3
    La London School of Economics traccia un’analisi a tinte fosche della situazione italiana
    Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà”.
    Così Roberto Orsi, italiano emigrato a Londra per lavorare presso laLondon School of Economics, prevede il prossimo futuro del Belpaese.

    UN SETTORE DISTRUTTO – Il termometro più indicativo della crisi italiana, secondo Orsi, è lo smantellamento del sistema manufatturiero, vera peculiarità del made in Italy a tutti i livelli: “Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l’immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce.
    “Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell’élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione. L’Italia non avrebbe potuto affrontare l’ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori. La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l’apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell’Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori.
    “ Ha firmato i trattati sull’Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell’UE sapendo perfettamente che l’Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza, l’Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono certa la scomparsa completa della nazione “.
    RESPONSABILITA’ POLITICHE – Quando si tratta di individuare le responsabilità, Orsi non ha dubbi nel puntare il dito contro la politica: “L’Italia è entrata in un periodo di anomalia costituzionale. Perché i politici di partito hanno portato il Paese ad un quasi collasso nel 2011, un evento che avrebbe avuto gravi conseguenze a livello globale. Il Paese è stato essenzialmente governato da tecnocrati provenienti dall’ufficio dell’ex Presidente Repubblica, i burocrati di diversi ministeri chiave e la Banca d’Italia. Il loro compito è quello di garantire la stabilità in Italia nei confronti dell’UE e dei mercati finanziari a qualsiasi costo. Questo è stato finora raggiunto emarginando sia i partiti politici sia il Parlamento a livelli senza precedenti, e con un interventismo onnipresente e costituzionalmente discutibile del Presidente della Repubblica , che ha esteso i suoi poteri ben oltre i confini dell’ordine repubblicano.
    “L’interventismo dell’ex Presidente è stato particolarmente evidente nella creazione del governo Monti e dei due successivi esecutivi, che sono entrambi espressione diretta del Quirinale. L’illusione ormai diffusa, che molti italiani coltivano, è credere che il Presidente, la Banca d’Italia e la burocrazia sappiano come salvare il Paese. Saranno amaramente delusi.L’attuale leadership non ha la capacità, e forse neppure l’intenzione, di salvare il Paese dalla rovina. Sarebbe facile sostenere che Monti ha aggravato la già grave recessione. Chi lo ha sostituito ha seguito esattamente lo stesso percorso: tutto deve essere sacrificato in nome della stabilità. I tecnocrati condividono le stesse origini culturali dei partiti politici; e in simbiosi con loro, sono riusciti ad elevarsi alle loro posizioni attuali: è quindi inutile pensare che otterranno risultati migliori, dal momento che non sono neppure in grado di avere una visione a lungo termine per il Paese. Sono in realtà i garanti della scomparsa dell’Italia”.
    QuiFinanza | Borsa, Indici, Economia, Soldi e Finanza Personale
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #16
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    Predefinito Re: Un grazie di cuore a Blondet.

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Si rifugiarono anche in quello nazional-razzista, di cui i promotori erano i vari Acerbo e Pende, il prefetto La Via, Capasso e Visco poi sostituito al posto del biologico Landra.

    Poi subentrarono gli spiritualisti e giù con accuse di superiorità contro i soliti becerismi dei biologici, proprio lo stesso linguaggio usato adesso.
    Difatti se ne vedono i frutti proprio ora , non capire l'importanza del sangue , che esso stesso contiene l'anima, dovrebbe esser visto come un grave handicap mentale .E' perdere l'esperienza intima di conoscere la nostra essenza , non nasce nulla di buono dal negare la verità .Ma si sa che gli itagliani con essa hanno un pessimo rapporto , per loro il corpo serve solo a godere e fare figli .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  7. #17
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    Predefinito Re: Un grazie di cuore a Blondet.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    ?FRA 1O ANNI DELL'ITALIA NON RESTERA' NULLA" - Blondet & Friends

    “FRA 1O ANNI DELL’ITALIA NON RESTERA’ NULLA”


    Maurizio Blondet 27 febbraio 2016 3
    La London School of Economics traccia un’analisi a tinte fosche della situazione italiana
    Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà”.
    Così Roberto Orsi, italiano emigrato a Londra per lavorare presso laLondon School of Economics, prevede il prossimo futuro del Belpaese.

    UN SETTORE DISTRUTTO – Il termometro più indicativo della crisi italiana, secondo Orsi, è lo smantellamento del sistema manufatturiero, vera peculiarità del made in Italy a tutti i livelli: “Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l’immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce.
    “Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell’élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione. L’Italia non avrebbe potuto affrontare l’ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori. La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l’apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell’Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori.
    “ Ha firmato i trattati sull’Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell’UE sapendo perfettamente che l’Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza, l’Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono certa la scomparsa completa della nazione “.
    RESPONSABILITA’ POLITICHE – Quando si tratta di individuare le responsabilità, Orsi non ha dubbi nel puntare il dito contro la politica: “L’Italia è entrata in un periodo di anomalia costituzionale. Perché i politici di partito hanno portato il Paese ad un quasi collasso nel 2011, un evento che avrebbe avuto gravi conseguenze a livello globale. Il Paese è stato essenzialmente governato da tecnocrati provenienti dall’ufficio dell’ex Presidente Repubblica, i burocrati di diversi ministeri chiave e la Banca d’Italia. Il loro compito è quello di garantire la stabilità in Italia nei confronti dell’UE e dei mercati finanziari a qualsiasi costo. Questo è stato finora raggiunto emarginando sia i partiti politici sia il Parlamento a livelli senza precedenti, e con un interventismo onnipresente e costituzionalmente discutibile del Presidente della Repubblica , che ha esteso i suoi poteri ben oltre i confini dell’ordine repubblicano.
    “L’interventismo dell’ex Presidente è stato particolarmente evidente nella creazione del governo Monti e dei due successivi esecutivi, che sono entrambi espressione diretta del Quirinale. L’illusione ormai diffusa, che molti italiani coltivano, è credere che il Presidente, la Banca d’Italia e la burocrazia sappiano come salvare il Paese. Saranno amaramente delusi.L’attuale leadership non ha la capacità, e forse neppure l’intenzione, di salvare il Paese dalla rovina. Sarebbe facile sostenere che Monti ha aggravato la già grave recessione. Chi lo ha sostituito ha seguito esattamente lo stesso percorso: tutto deve essere sacrificato in nome della stabilità. I tecnocrati condividono le stesse origini culturali dei partiti politici; e in simbiosi con loro, sono riusciti ad elevarsi alle loro posizioni attuali: è quindi inutile pensare che otterranno risultati migliori, dal momento che non sono neppure in grado di avere una visione a lungo termine per il Paese. Sono in realtà i garanti della scomparsa dell’Italia”.
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    Scomparsa la carne , svanisce lo spirito .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #18
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    Predefinito Re: Un grazie di cuore a Blondet.

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Era inoltre anche una femminista non poco affetta da misandria senza limiti. Poi col tempo, più precisamente verso la fine, corresse la rotta, criticandole, senza però togliere le battaglie passate, che considerate radicali, tutto sommato le considerava, giuste.

    Sulle donne diceva:


    Troppe donne, il male oscuro della scuola - IlGiornale.it


    https://rassegnaflp.wordpress.com/20...la-la-civilta/


    Nello stesso tempo parlava anche a volte di cultura patriarcale e fallocentrica, tipica questa di tutte le femministe ossessive. Quindi per amore della trasparenza era in perfetta contraddizione con quanto asseriva.

    In passato sosteneva con veemenza critiche acide contro l'occidente e i popoli autoctoni. Comunque diceva anche delle cose giuste, anche se io a parte gli articoli sul giornale e libero che scriveva, non ho mai letto un suo libro.

    Anche a me sia blondet che lei non mi piacciono, nonostante il giornalista dica diverse volte delle cose giuste.
    Diffidare sempre di chi c'è l'ha con i maschi in generale e chi non trova speciali i bianchi . Anche nella persona che scrive il miglior articolo può esserci un razzista antibianco .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 
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