Risultati da 1 a 4 di 4

Discussione: Unione

  1. #1
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    Predefinito Unione

    unione, assemblamento dopo il federalismo. Riflusso, contro-moda. Curioso risultato: il comune più grande vincono i sì ma con percentuali del 30%, quelli del comune più piccolo vincono i no, e i votanti sono il 30%. Quelli che hanno detto sì sono quelli che vanno alle primarie, nazionali, Pd o no, quelli convinti. Quelli che aspettano qualcosa di nuovo. Quelli che se ti attacca un'amico comune, assumono l'idea del tuo amico o forse l'hanno nascosta sempre bene e ti attaccano anche loro. Forse si annoiano.
    l'azzardo è basato sulla comprensione, sulla democrazia e la discussione.

  2. #2
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    Predefinito Re: Unione

    i sì, come sìa sìa. Il sì è già senza regole, non solo a Giachetti e Valente, ma anche quello a tutti gli altri "partecipanti" ( i Bassolino recriminanti, i partecipanti che hanno sostituito i contendenti, i partecipanti a tutti i costi e all'ultimo sangue- e all'ultima scissione)
    L'unione della società ( e dei cittadini, quando occorre), la direzione della storia.
    Il segno dei tempi (positivisti, neppure a sorpresa): ancora nessun trend-setter, nessun Eco, qualche consigliere ascoltato che non conservi qualche spruzzata di ottimismo per il futuro: sempre sorridere mentre sei su, a anche dopo.
    Aldo Cazzullo "ritiene" che le primarie siano la "risposta alla domanda di partecipazione". Di fatto così ottiene l'imprimatur ai suoi libri, come tanti esimi l'autorizzazione alle loro sortite, da Rizzo a Severgnini a Gramellini (memorabile quella sulla prima della Stampa di pochi giorni fa sul prendere atto che "il matrimonio è una serie di spinte eversive"), a Jovanotti. Vuoi scrivere, vuoi andare da Fabio Fazio, vuoi riuscire? scrivi bene la storia odierna.
    Il sì al Pd, il sì alle primarie è delega in bianco, è irresponsabilità, è morte. Il sì concesso con tanta facilità si reitera, e crea la faccia tosta. Perchè ci vuole un'incredibile faccia tosta, o una caterva di sì buttati lì come stato dell'arte, ( buttati giù con sbruffoneria: volenti o nolenti che siate, la situazione è questa, italiani) per avere i tuoi sì personali, per scrivere come Antonio Polito oggi che "Possiamo fidarci delle primarie? Dei loro risultati, dei numeri dell’affluenza,
    della correttezza dello spoglio, della libertà e segretezza del voto? Valgono anche per loro le regole e le garanzie che vigono per le elezioni vere e proprie? A giudicare da quello che si vede in giro no, non c’è da fidarsi. Eppure dovremmo poterci fidare. Perché, soprattutto grazie al Pd che ha introdotto questa novità in Italia, le primarie sono diventate parte integrante del nostro processo democratico. Mobilitano decine di migliaia di elettori, selezionano personale politico che può poi assumere cariche pubbliche rilevanti, da sindaco a presidente di Regione a parlamentare, e orientano e condizionano anche le scelte degli altri elettori, di quelli cioè che non vi prendono parte ma ne seguono andamento e risultato sui media"
    "Selezionano personale politico che può poi assumere cariche pubbliche rilevanti" ??? ma dove starebbe la selezione se sono quei tre-nomi graditi ai vertici e che uno non ce la fa adesso, andrà bene per lui la prossima volta o lo propongono per altre cariche, queste sì più rilevanti di ciò che le primarie offrono? si scherza tanto con la realtà che sembra che i giornalisti pddini e berluschini e leghisti e grillini e ncddini scherzino ( ma in un altro senso, purtroppo).
    Scherzano le loro facce "polite". Che sono il Pd e tutti gli altri, e non saranno mai pulite con la "u". Grazie, Pd che hai introdotto le primarie. Grazie da parte di tutti quelli che hanno ingenuamente accolto il dettatino ufficiale "più primarie più democrazia", e una menzione speciale per le persone che si recavano alla primarie, pagando una cifra simbolica, e persino invitavano sui social i loro simili a prenderne parte. Erano gli stessi che erano preoccupati per la deriva del parlamento di nominati. E che chiedevano a Renzi, pur appoggiandolo, di confrontarsi col voto politico (eh no, cari, Grasso e la Boldrini che tanto vi facevano schifo per come parevano vecchi al confronto, sono l'ossigeno di Renzi).
    Come ben dice Polito, le primarie sono un affare per tutti, anche per quelli che non ci vanno (intesi come quelli degli altri partiti, non come cittadini non convinti dell'utilità delle primarie). Nessuno sta a guardare. Le primarie esemplificano e mostrano ( a chi vuol capire: ma chi vuol capire?) che sono tutti complici. Un vero sondaggio vivente, un mondo surrogato e un immondo surrogato, un esempio lucente di soppressione di diritti, di prerogative.


    l'azzardo è basato sulla comprensione, sulla democrazia e la discussione.

  3. #3
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    Predefinito Re: Unione

    cONCORDO PIENAMENTE CON LA TESI DEL DOTT. LO IACONO.

  4. #4
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    Predefinito Re: Unione

    veda di concordare anche con questa*: in Italia chi fa opposizione parla apposta al vento, dice qualcosa di diverso a ciò che vogliono fare ma sa, d'accordo con chi la farà, che quella cosa non si farà. Gli interessa solo essere convincente ma sa di portare acqua al mulino di chi ha il governo dalla parte del manico. Il potere logora chi non ce l'ha non vale, la lotta vera è tra il parlamento e chi è fuori del parlamento. Non a caso le banche si meravigliano che nei loro comunicati e bollettini ufficiali che a enunciare certe tesi "eretiche" (vedi, secondo le stesse parole delle associazioni interbancarie, alla voce: linciaggio mediatico generalizzato delle banche)partecipino addirittura certe frange del parlamento. Qui non è in discussione che certe tesi si sostengano oppure no, ma che gli organi istituzionali non siano fatti funzionare e siano usati solo come garanzia di una supposta "stabilità": La tesi vale per ogni "discussione" su euro, Grecia, Tav, reddito di cittadinanza, stepchild adoption ecc, ma soprattutto vale per ogni polemica o polemichina che coinvolga Adinolfi o Fabio Volo, Renzi e Piero Pelù, Meloni e Berlolaso.
    A volte si inventa persino l'altro protagonista della polemica: il sindaco del paesino o l'architetto comunale che era per la fusione con il comune vicino, tira in ballo l'elettore che al referendum ha detto no, lo definisce sconsiderato o avventato: il concetto è che per loro è meglio chi non disturba, chi non si reca a votare, rispetto a chi scrive no, sia pure solo una volta, su un singolo quesito o problema, rispetto agli obiettivi reali, mai espressi, camuffati da obiettività, di quella consultazione. In Italia si possono avere idee contrarie sulla tazza del bagno ma non, come insegnano le banche, in Parlamento. E non è questione di portare in Parlamento delle proposte o delle idee già attentamente contrattate, ma di non portare idee in Parlamento che non convengano a nessuno, o di volta in volta, a qualcuno ( attenti all'equilibrio complessivo, però). L'anonimo elettore non sa di star servendo per una polemica, per un gioco, consistente in questo: prima indiciamo il referendum, e se passa sarà consenso democratico. Se non passa il referendum avvisiamo i cittadini in tono anche un po' risentito che hanno sbagliato, che stanno perdendo un'occasione storica, e che (giustificando quindi quegli aggettivi sconsiderato e avventato) comunque una legge europea a breve obbligherà tutti i comuni vicini inferiori a tot abitanti a fondersi tra loro, e attenzione, senza più gli aiuti (gli aiuti per far fare a tutti e far passare come necessario a tutti ciò che non tutti, per non dire quasi tutti, sanno a che serve) che si avevano se passava il referendum. Dopo, obbligati, i comuni dovranno sostenere le spese di fusione di tasca loro. Ma nessuno, di fronte a queste minacce democratiche da parte di chi ci governa, trova il coraggio di dire che il referendum, come le primarie, non muove nulla, è il campo dell'obbligatorietà. La scelta obbligata di quesiti che piacciono ( si sta a vedere a chi): un vero cappio che passa attraverso l'approvazione. Ecco il "ludico" cappio europeo di cui parlava Corrado Sforza Fogliani: Assopopolari, Sforza Fogliani: «Liberarsi dal cappio europeo» E così, il fatto che il referendum sulle trivelle è così sentito ( per dire, anche da oculisti e farmacisti), è già una sconfitta.
    Riassuntino per Brunik:
    Se passa, bene: non dovranno spiegare nulla. Se non passa, se non ha successo ti dicono che non serve a nulla una della due cose che "potevi" fare. Ma che nessuno pensi da sè che referendum ed elezioni ( per non parlare di primarie), così come le fanno, non servono a nulla.
    Pensare da sè è come pensare dentro il Parlamento qualcosa che può solo concepire un paria, ma che dico un paria, una persona comune, un fegatoso, un disgraziato fuori dal Parlamento.


    *sarei molto contento se il signor Brunik concordasse anche con questa.
    l'azzardo è basato sulla comprensione, sulla democrazia e la discussione.

 

 

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