Olanda-Uruguay, sfida che parte da lontano
Da Germania '74 parti' il calcio totale di Michels

(ANSA) - ROMA - Wesley Sneijder e' nato il 9 giugno 1984, Arjen Robber qualche mese prima, il 23 gennaio dello stesso (bello) millesimo, Diego Forlan il 19 maggio 1979, l'altro importante Diego uruguaiano, Lugano, il 2 novembre 1980.
Tutti i protagonisti piu' attesi di Olanda-Uruguayi, prima semifinale del Mondiale sudafricano, non erano quindi nemmeno nati il 15 giugno 1974, quando le nazionali di allora si affrontarono ad Hannover nella prima partita del gruppo 3 di qualificazione dei Mondiali tedeschi.

Se ogni ciclo ha un inizio, quello dell'Olanda dal ''gioco totale'' di Rinus Michels nacque quel giorno, facendo capire dove sarebbe potuta arrivare ma soprattutto mostrando un calcio che poco aveva a che vedere con quanto visto fino allora.
C'era molta attesa per quell'Olanda, perche' dopo la sconfitta dell'Ajax nella finale di Coppa dei Campioni nel 1969 (un 4-1 senza discussioni col Milan), le squadre di club dei Paesi Bassi avevano instaurato il loro dominio per quattro anni.
Dapprima il Feyenoord nel 1970, poi per tre volte consecutive, dal 1971 al 1973, l'Ajax di Cruyff, battendo in finale prima i greci del Panathinaikos e poi mietendo vittime italiane, l'Inter nel 1972 con la doppietta di Cruyff, la Juventus l'anno dopo con il colpo di testa di Rep a Belgrado.
C'era stato un campionato europeo nel 1972, e i 'tulipani' non avevano nemmeno superato il girone eliminatorio, battuti dalla Jugoslavia. Ma il grande Cruyff aveva giocato solo due partite.

La preparazione a quei Mondiali tedeschi aveva invece regalato vittorie importanti. Tutti a chiedersi: cosa fara' l'Olanda? Riusciranno i pluricampioni dell'Ajax (Suurbier, Krol, Neeskens, Haan, Rep, Kruyff, il Keizer celebrato anche in un raccondo di Vazquez Montalban), ad essere anche una squadra anche con le maglie arancione?
Ci riuscirono benissimo, e ne fece le spese per primo proprio quell'Uruguay ormai al capolinea. Ad Hannover fu 2-0 per gli Orange, con due gol di Rep, ma negli occhi di chi ricorda quella partita ci furono soprattutto tre o quattro giocatori che tutti insieme andavano ad aggredire il malcapitato uruguiano che cercava di impostare l'azione.
Tutti attaccanti e tutti difensori, era nato il ''calcio totale'' di Michels. Il finale e' noto: quel mondiale e quello successivo entrambi persi, sempre coi padroni di casa, prima Germania e poi Argentina. Ma tutti ad ammirare il gioco olandese. In finale coi tedeschi, nel 1974, dal calcio di inizio fino al rigore fischiato in favore degli olandesi gia' al primo minuto per il temporaneo 1-0, i 'panzer' non toccarono mai il pallone.

Quell'Uruguay ''giocato'' dagli olandesi, fuori al primo turno, una ricostruzione da avviare, si consolo' soltanto con Mazurkiewicz giudicato terzo miglior portiere di quel Mondiale. Ma quattro anni prima, in Messico, era stato addirittura il migliore in assoluto. Prima c'erano state le vittorie. Ma erano altri tempi, nel 30' in casa, il primo Mondiale e poche nazioni in gara; 20 anni dopo il Mondiale di Schiaffino e Ghiggia che provocarono tragedie in Brasile, ma anche l'unico Mondiale che non ha visto una finale, perche' quella partita pluriricordata non era una finale ma l'ultima partita di un girone all'italiana.
In Messico fu semifinale vera, e Cubilla illuse Montevideo, prima dei 3 gol brasiliani. Corsi e ricorsi storici, i tedeschi, oltre ai sudamericani, tocchino ferro: finale per il terzo posto fu Germania-Uruguay (che si ripeta?), con i tedeschi terzi e accolti in patria da trionfatori, per l'Italia della staffetta Mazzola-Rivera, seconda dietro il Brasile, ritorno tra le invettive di un paese diviso. Dalle macerie di quel Mondiale tedesco, segnato da quello sciame di maglie arancio, l'Uruguay riemerge 40 anni dopo, sperando che la storia non gli riservi l'inizio di un nuovo ciclo 'orange'.


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