da Radio Vaticana È una scoperta che potrebbe riscrivere la storia del cristianesimo in Danimarca. Si tratta di un crocifisso ritrovato presso la città di Aunslev e risalente alla prima metà del 900, epoca nella quale il cristianesimo non era ancora diffuso in questo Paese. Maria Laura Serpico ha intervistato il presidente dell’Accademia Urbana delle Arti, Rodolfo Papa:
R. – La cosa credo che sia interessante per un fatto: che, essendo un ciondolo, probabilmente appartenuto a una donna, un crocifisso veramente di pochissimi centimetri – 4 centimetri circa – questo, forse, ci apre a delle ipotesi di contatto con popolazioni circostanti. Del resto, sappiamo che i vichinghi si muovevano moltissimo, sia nei loro mari, ma poi anche conquistando pian piano le coste dell’Europa, giungendo fino nel Mediterraneo, più o meno un secolo dopo. Quindi, forse, nelle scorribande fatte magari in Inghilterra o forse in Irlanda o anche in territori più vicini, qualcuno è riuscito a entrare in contatto in maniera più profonda. Perché, è vero che erano più che altro rapporti fugaci: arrivavano, prendevano tutto il razziabile e poi si spostavano … Però, è anche evidente che è possibile che qualcuno abbia poi portato con sé qualcosa o qualche giovane cristiano è stato catturato, fatto schiavo, qualche monaco … adesso siamo proprio nella fantasia storica … Però, è chiaro che da lì possono essere nate delle cose.
D.– Quali sono le caratteristiche stilistiche del crocifisso?
R.– Il crocifisso ha caratteristiche stilistiche ben precise: è molto legato a una cultura celtica, quindi a un utilizzo di segni arcaici che non conservano segni che vengono dal cristianesimo maturo, europeo. Quindi è evidente che lì c’è un’elaborazione, una ri-elaborazione anche dal punto di vista antropologico-culturale molto interessante: questo credo che sia l’aspetto più interessante. Per esempio, a me dà l’impressione – guardando le immagini, le fotografie che sono state pubblicate all’inizio su Facebook e poi hanno invaso la rete – già di una elaborazione, di una inculturazione avviata, il che significa che se questo piccolo crocifisso è databile intorno all’anno Novecento, quindi spostandolo di 50, 65 anni prima, dalle Jelling Stones è chiaro che c’è una interpretazione del cristianesimo all’interno della cultura vichinga. E quindi è possibile anche che questo significhi che non è arrivato nel Novecento, ma che fosse già un frutto maturo di qualcosa. Quindi, potremmo addirittura spostare di 50 anni prima, o anche di 100 anni prima i contatti per un approccio di cristianizzazione. E questo potrebbe essere estremamente interessante, perché i segni che si vedono su questo piccolo gioiello sono proprio legati ad una tradizione celtica, con segni estremamente evidenti. Quindi, non c’è una “occidentalizzazione”: è proprio una “cristianizzazione”, un primo momento di “cristianizzazione” di una cultura, come quella vichinga, che è ben precisa.
D. – Quanto può essere precisa la datazione dei reperti?