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Discussione: Bertintrotsky con CL

  1. #1
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    Predefinito Bertintrotsky con CL

    Bertinotti: “Al meeting di Cl ho trovato il popolo e ‘la connessione sentimentale’ di Gramsci”

    Politica


    L'ex segretario di Rifondazione comunista in un'intervista al Corriere della Sera parla dei suoi rapporti con il mondo di Comunione e liberazione dopo aver partecipato alla manifestazione di agosto scorso. "Cosa mi ha colpito? La capacità di prevedere il futuro". E la sinistra? "Quella politica è morta e il movimento operaio non si interroga per niente"
    di F. Q. | 19 aprile 2016



    “Al meeting di Comunione e liberazione ho trovato il popolo”. “Julian Carron e il Papa mettono l’accento sull’abbandono della corazza del potere”. “Il movimento operaio non si interroga per niente”. Fausto Bertinotti, ex segretario di Rifondazione comunista, ha spiegato così in un’intervista al Corriere della Sera i suoi rapporti con il mondo di Cl che dall’estate 2015 si sono fatti sempre più intensi. Ad agosto scorso infatti è stato invitato a parlare alla manifestazione più importante per i ciellini dopo un contatto avvenuto con il gruppo locale di Sestri Levante per un dibattito, e in quell’occasione Bertinotti, ha detto, ha trovato “il popolo”: “Ricordo che per Gramsci l’intellettuale può pensare di rappresentare il popolo solo se con questo vi è quella che lui chiamava ‘una connessione sentimentale’. Lì l’ho trovata”.
    Cosa l’ha colpita di Comunione e liberazione? Chiede il Corriere. “La capacità di prevedere il futuro. Valeva per don Giussani ieri (memorabile la sua denuncia della crisi del rapporto tra Chiesa e popolo pur quando le chiese erano piene) come per don Carron oggi”. E la sua esperienza non è finita con la partecipazione al meeting di agosto scorso. Bertinotti, che nell’intervista dice “la sinistra politica è morta e il movimento operaio è in crisi e non si interroga per niente”, ha partecipato negli scorsi mesi a numerose iniziative per presentare il libro della guida di Comunione e liberazione Carron “La bellezza disarmata” e a dibattiti con esponenti della chiesa cattolica per mettere a confronto esperienze “radicalmente diverse”. “Bisogna affacciarsi sull’abisso per scongiurare il pericolo”, ha spiegato. Ma non per questo “si sente folgorato dalla fede religiosa”.
    Per Bertinotti i richiami del Papa e di Carron alla chiesa hanno “elementi di similitudine con la crisi del movimento operaio. Anche la sinistra deve riqualificarsi nella società senza far leva sul Parlamento o il governo. Carrón e il Papa mettono l’accento sull’abbandono della corazza del potere. Proprio il rapporto sbagliato con il potere e le istituzioni è causa ed effetto dellosmarrimento dell’identità di cui soffre la sinistra”.

    di F. Q. | 19 aprile 2016


    FONTE: Bertinotti: "Al meeting di Cl ho trovato il popolo e 'la connessione sentimentale' di Gramsci" - Il Fatto Quotidiano
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

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  2. #2
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    Predefinito Re: Bertintrotsky con CL

    Beh, non è solo questione di troskismo, il fascino velenoso e mortifero di CL ha colpito trasversalmente a sinistra...ieri Brandirali ( ex leader del PC(m-l)I ), oggi Bertinotti...Deve essere un virus.
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
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  3. #3
    #Ciaone
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    Predefinito Re: Bertintrotsky con CL

    Mi sono rotta il cazzo dei giovani di sinistra, arrivisti, bugiardi, senza lode
    Gente che in una gara di idiozia riuscirebbe ad arrivare seconda

  4. #4
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Bertintrotsky con CL

    Bertinotti è sempre stato un marxista libertario e non un comunista, visto e considerato che in tutto il mondo i veri comunisti si identificavano nel pensiero marxista-leninista e nelle sue derivazioni (maoismo, hoxhaismo, castrismo ecc...)

    Bertinotti iniziò la sua attività politica nel PSI, ala lombardiana, in seguito aderì al PSIUP. Nel PCI, fondamentalmente, ci entrò per stare dalla parte di Ingrao.

    Non mi pare che Bertinotti abbia mai parlato in termini lusinghieri di Lenin, di Stalin o, più in generale, dell'URSS.

    Il suo discepolo demoproletario e attuale segretario del PRC, tale Paolo Ferrero, ha detto di aver esultato per la caduta del Muro di Berlino e di aver sostenuto il sindacato anticomunista Solidarnosc. A parte Garavini, infatti, Rifondazione non ha mai avuto segretari autenticamente comunisti.
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 21-04-16 alle 17:40
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  5. #5
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    Predefinito Re: Bertintrotsky con CL

    Poi è vero: anche pagliacci come Brandilari (settario maoista) si sono fatti comprare da CL.
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  6. #6
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    Predefinito Re: Bertintrotsky con CL



    dedicato all'infausto merdinotti
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  7. #7
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    Predefinito Re: Bertintrotsky con CL

    Speriamo scali le gerarchie di CL e porti avanti un'opera di distruzione simile a quella portata avanti in Rifondazione allora

  8. #8
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    Predefinito Re: Bertintrotsky con CL

    purtroppo il ruolo di cane da guardia del grande capitale, di questo infame ricottaro è di lunga data, su questa intervista parla della sua esperienza di supporto ai ritardati mentali masochisti di solidarnosc, insieme aaaaannegati di cgl, cisl e uil, ed al'altro ricottaro enrico berlinguer, quello dello strappo da Mosca, dello schieramento a favore di quello che definiva "l'ombrello protettivo della nato" delle convergneze parallele e di tante altre schifezze che hanno gettato le basi per la nascita del pd.
    Solidarnosc è ancora peggio di comunione e liberazione, poiché si tratta dell'unico caso nella storia, di rivoluzionari colorati, non formati solamente da sfigati, tossici, studenti perdigiorno, mafiosi, criminali, farabutti, puttane, ricchioni, ricottari, intlettuali da strapazzo e truffatori, ma anche da lavoratori masochisti e minorati mentali che in cambio dei soldi, di soros, cia e vaticano, lottavano non solo contro i propri diritti, per divetare schiavi sottopagati dei padroni occidentali, ma anche contro i diritti dei lavoratri del resto d'europa, e per colpa dei quali in italia moltissimi lavoratori sono stati licenziati a causa delle delocalizzazioni in polonia o sono stati costretti a subire ricatti come quelli dell'elettrolux e della fiat

    Solidarno??, una stagione eccezionale. Intervista a Fausto Bertinotti - East Journal

    Solidarność, una stagione eccezionale. Intervista a Fausto Bertinotti

    Donatella Sasso 1 maggio 2015



    Registro spesso una percezione reiterata quando comunico ai miei interlocutori che sto lavorando a una ricerca su Solidarność. Sento un senso di distanza, temporale e ideale, una sovrapposizione un po’ semplicistica fra il sindacato polacco e il Vaticano, la riduzione a episodio della recente storia interessante, ma non dirimente. Eppure si trattò di una stagione eccezionale, che vide un movimento nato dalla base arrivare a trattare con il regime sui diritti fondamentali dei lavoratori e dei cittadini, una rivoluzione che incontrò l’approvazione degli altri sindacati europei e, in Italia, un sostegno unanime, con impercettibili differenze, da Cgil, Cisl e Uil. Fausto Bertinotti, che tra il 1975 e il 1985 fu segretario della Cgil piemontese, mi accoglie con gentilezza e con un’unica perplessità: teme di ricordare poco di quell’epoca. Perplessità che si andrà dissolvendo molto rapidamente nel corso della nostra conversazione. Fra tutto sono interessata, in primo luogo, a capire come nacque l’appoggio incondizionato della Cgil al sindacato indipendente e autogestito polacco, che si opponeva in maniera netta al regime. — In quale contesto politico e sociale nacque il sostegno unitario di Cgil, Cisl e Uil a Solidarność? Per capire la genesi della nostra posizione va colta la peculiarità del sindacato torinese su più lati. Il primo è il lato unitario. Non eravamo sostanzialmente distinguibili tra di noi perché eravamo il frutto di un processo unitario, non la semplice giustapposizione di tre diverse organizzazioni. Si tenga conto che stiamo parlando del 1980 e siamo a ridosso della vertenza Fiat. Solidarność fu legalizzato il 31 agosto e a settembre iniziarono a Torino i 35 giorni di sciopero, che si conclusero con la sconfitta dei sindacati contro l’azienda, chiudendo di fatto una straordinaria stagione di lotta. Eppure, fino ad allora, malgrado qualche elemento di asperità, l’esperienza unitaria era vissuta molto intensamente, tanto che si organizzarono persino due congressi di scioglimento della Cgil territoriale piemontese, in prospettiva della costituzione di un sindacato unitario con Cisl e Uil. Il secondo elemento è legato all’idea di partecipazione sociale e conflittuale di un sindacato autonomo, fondato sull’egualitarismo che si esprimeva attraverso i delegati e i consigli di fabbrica. Era dunque un sindacato inteso come soggetto politico non come si pensiamo oggi, cioè un sindacato istituzionale, ma come elemento portatore di una domanda di cambiamento la cui radice è la centralità operaia. E quest’ultimo è il terzo elemento che caratterizzava i sindacati piemontesi nel passaggio fra gli anni settanta e gli ottanta. In questo contesto la nascita di Solidarność venne immediatamente accolta come una vicenda idealmente vicina oltre che come una grande promessa di rinnovamento. La Cgil piemontese non ebbe, a sua volta, esitazioni perché era caratterizzata da un’orgogliosa autonomia dal Partito comunista e da una propensione libertaria, tanto che veniva definita dagli avversari “anarco-sindacalismo”. Nei fatti la Cgil non aveva alcuna simpatia per il governo sovietico, sebbene esprimesse un riconoscimento verso alcuni tratti della sua storia. A questo punto mi viene spontaneo chiederle qualcosa sulla sua netta reazione all’invasione sovietica di Praga nell’agosto del 1968. La vicenda di Praga è il dramma che precede la storia di cui stiamo parlando. Il biennio ’68-’69, quella inedita connessione tra studenti e operai, che pose le basi per la nascita del processo di democratizzazione in Polonia, era stato mutilato dall’invasione sovietica in Cecoslovacchia e dal drammatico strangolamento della Primavera di Praga. Il sindacato torinese, però, non guardava solo ad Est. Negli anni settanta, quando si era determinato il passaggio dalla clandestinità alla legalizzazione delle organizzazioni dei lavoratori in Spagna in seguito alla caduta del franchismo, il sindacato torinese intratteneva molti rapporti con le nascenti comisiones obreras. Aveva organizzato molti viaggi clandestini durante il periodo franchista, gli incontri con i delegati sindacali avvenivano prevalentemente nelle chiese, territori neutri e accoglienti, proprio come sarebbe avvenuto in Polonia un decennio dopo. In quel periodo vennero instaurati rapporti anche con il sindacato brasiliano di Luiz Inácio Lula, il futuro presidente della repubblica. Tra l’altro, quando Wałęsa venne a Roma per il suo primo viaggio ufficiale, dal 13 al 19 gennaio 1981, grazie alla mediazione dei sindacati italiani, ebbe uno storico incontro privato proprio con Lula, anche lui occasionalmente in Italia. Attraverso quali canali la Cgil riusciva stringere legami con i lavoratori stranieri? La Cgil coltivava soprattutto i legami a livello di fabbrica: a Barcellona c’era la sede della Olivetti, in Brasile la Fiat di Belo Horizonte, in Inghilterra la Pirelli così come in Polonia la Fso di Varsavia, fabbrica di automobili legata alla Fiat. Non si seguiva il tradizionale canone dell’internazionalismo, ma quello che potremmo chiamare il sindacalismo operaio. Si trattava, dunque, di un internazionalismo che rinasce sulla base delle relazioni tra gli operai e le fabbriche in cui lavoravano, secondo le connessioni legate alle multinazionali o secondo canali di solidarietà. Queste relazioni spiegano anche perché non si produsse una frattura fra il sindacato cattolico e gli altri. Per molti erano chiare le rivendicazioni degli operai, per i quali si nutrivano una solidarietà e una vicinanza spontanee. Questo non impedì che una parte dei quadri più tradizionalisti operasse una rozza identificazione tra i sostenitori di Solidarność e i “preti”, quest’ultima definizione non usata in senso denigratorio. Nel dibattito, comunque, prevalse il riconoscimento del movimento polacco quale portatore delle rivendicazioni dei diritti dei lavoratori. Questo aspetto venne ulteriormente esaltato durante la vicenda dei 35 giorni alla Fiat, perché si individuò un parallelo con la trattativa che Wałęsa e Solidarność avevano condotto con il governo: una trattativa all’interno della fabbrica, pubblica e partecipata. Non a caso lo slogan, che si sentirà ai cancelli della Fiat, fu: “Facciamo come Solidarność”. Lo stesso Berlinguer aveva citato Danzica come modello da adottare nei negoziati con la Fiat. Come avvennero i contatti con i sindacalisti polacchi subito dopo la legalizzazione? In questa fase contò molto la Cisl perché aveva un sistema di relazioni e di conoscenze più oliato. I nostri interlocutori privilegiati furono, invece, due dei fondatori del Kor, il Comitato di difesa degli operai, Jacek Kuroń e Adam Michnik. Con il primo, in particolare, la sintonia fu immediata, perché proveniva da una sinistra marxista radicalmente critica verso il sistema, ma interna al movimento operaio, ma anche con Michnik ci intendemmo molto bene, in quanto rappresentava l’ala più laica e di sinistra di Solidarność. Inizialmente anche il Partito comunista italiano espresse un senso di generica solidarietà, ma dopo il colpo di stato di Jaruzelski la posizione pro regime divenne netta e fu più difficile dialogare. Ricordo che ad un congresso del Pci, all’epoca della presidenza Pajetta, tenni un intervento su Solidarność. Appena terminato di parlare, mi sedetti e sentii Pajetta sibilare al microfono: «Perché al congresso del Partito comunista avete dato la parola a un rappresentante di Solidarność? La questione, in effetti, era molto controversa. Si riproposero con Solidarność analoghe perplessità a quelle che avevano accompagnato la rivoluzione dei garofani nel 1974 in Portogallo. Come ora i detrattori vedevano in Solidarność un possibile esito confessionale, allora c’era chi identificava i rivoluzionari con i soli militari, mentre si era trattato di un movimento di massa a favore della democrazia contro l’autoritarismo. Sappiamo che la rivoluzione dei garofani fu in parte soffocata, in parte corrotta, in parte modificata, insomma non resse le aspettative, non credo per motivi legati alla componente militare, ma in ogni caso nel 1974 questo non lo poteva ancora sapere nessuno. Quali iniziative prese il sindacato piemontese a favore di Solidarność? In un primo momento organizzammo un’azione per così dire pedagogica, di accompagnamento del consenso alla raccolta dei fondi. Anche qui incontrammo diverse resistenze, perché un conto è esprimere solidarietà, un conto provvedere con un sostegno diretto. C’era anche un senso di distanza e distacco fra i lavoratori italiani e tutti gli uomini e le donne lungamente impegnati nel dissenso nei paesi dell’Est. Esistevano, infatti, due differenti gerarchie di priorità, che non sempre riuscivano a dialogare: noi avevamo come avversario il “padrone”, loro il regime. Alcune rivendicazioni erano effettivamente simili: salario, potere, diritti, ma erano rivolte a due controparti completamente diverse. Non ricordo però azioni di ostacolo, c’erano momenti di discussione, ma non di concreta opposizione. Per la Cgil, comunque, la posizione di fronte al colpo di stato fu netta: si trattava di un’azione antidemocratica. Abbiamo anche attribuito a Jaruzelski la definizione di “gendarme antioperaio”, considerandolo in modo anche peggiore di quello che era veramente. Non va, infatti, dimenticato che sarà lui a condurre nel 1989 le trattative della Tavola rotonda e il processo di democratizzazione in Polonia, che condurranno alle prime elezioni semi-libere. Allora, però, non potevamo saperlo. Avreste potuto fare qualcosa di più o di diverso? Riletti gli eventi molti anni dopo, penso che bisognasse fare così. Forse abbiamo fatto poco per la dissidenza, però la nostra posizione fu sempre netta. Il nostro discrimine era sempre la componente operaia. L’avevamo cercata anche durante la Primavera di Praga, nelle componenti politiche più svariate, ma sempre in nome della lotta contro il regime, illiberale e autoritario. Noi cercavamo le esperienze dei consigli di fabbrica, l’organizzazione della partecipazione democratica dei lavoratori, il recupero della tradizione del controllo operaio che era nata negli anni trenta quella parte dell’Europa. Noi guardavamo a Josef Smrkovský perché diversamente dagli altri era un leader che si identificava con la componente operaia e democratica. Aggiungo ancora che per noi non esistevano grandi pregiudizi nei confronti della Chiesa, perché conoscevamo da vicino il contributo dei preti operai. La loro presenza nei sindacati e nei luoghi di lavoro ha contato tantissimo. Ricordo don Giulio Gerardi, un cattolico del dissenso, teologo salesiano che fu costretto successivamente ad abbandonare la Chiesa e al quale la Flm commissionò una ricerca su storia e coscienza, ricordo don Fredo Olivero, don Aldo d’Ottavio e don Piero, fratello di Franco e Mario Gheddo, della Cisl. Solidarność nel 1989 diventò un soggetto politico a tutti gli effetti, vinse le elezioni, si trasformò in un partito. Quali furono i vostri contatti in quel momento? Noi a quel punto non c’eravamo più perché si erano trasformati entrambi i soggetti, il sindacato piemontese non era più tale dopo i 35 giorni, che avevano portato alla divisione, mentre Solidarność era diventato un partito e poi un organo di governo. Ricordo il giorno della rottura sulla scala mobile nel 1984. Ero con Sergio Garavini, con cui, all’epoca, ero molto amico. Mentre andavamo verso la sede della Cgil, lui mi disse: «Fausto, questa vostra storia, che è anche la mia, è finita, ognuno torna nella propria casa». Io non ci credevo, mi pareva che non avremmo più saputo tornare alle nostre case. Eppure siamo diventati diversi, mentre un tempo tra le diverse sigle sindacali non c’era alcuna differenza, usavamo le stesse parole, scrivevamo gli stessi documenti. Ma non c’è niente di irreversibile, quel soggetto che collettivamente guardava a Solidarność era ormai tramontato. Cosa rimane di quel periodo? Rimane la straordinaria lezione di come le esperienze sociali possano cambiare le culture e i punti di vista dei soggetti politico-istituzionale. L’esperienza torinese cambiò i dirigenti della Cgil, della Cisl e della Uil, cambiò la cultura di riferimento di quei soggetti organizzati. — A questo punto iniziamo a ricordare insieme il gran numero di iniziative di informazione nelle fabbriche, che furono realizzate ovunque, per mesi e mesi. Ai ricordi personali di Fausto Bertinotti si mescolano le notizie che ho raccolto grazie alle mie ricerche d’archivio. Ricordiamo che nelle sedi sindacali si discuteva di Solidarność con la medesima partecipazione con cui si discuteva di Mirafiori. Ricordiamo il lavoro del Centro di coordinamento aiuti Cgil, Cisl e Uil, con sede presso la Cisl, che insieme al Comitato Aiuti per la Polonia della Comunità polacca di Torino organizzò 53 invii di beni di primi necessità, in mezzo ai quali furono nascosti materiali illegali, ciclostili, pubblicazioni di propaganda, carta, inchiostro, bombolette spray. Lo stesso che era accaduto in Spagna: si portavano carte e ciclostili e si tornava con documenti clandestini. Ci congediamo con una certezza comune: quella dei rapporti tra Solidarność e i sindacati piemontesi è stata una stagione straordinaria.


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  9. #9
    emiro omofobo meridionale
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    Predefinito Re: Bertintrotsky con CL

    Citazione Originariamente Scritto da don Peppe Visualizza Messaggio
    Solidarnosc è ancora peggio di comunione e liberazione, poiché si tratta dell'unico caso nella storia, di rivoluzionari colorati, non formati solamente da sfigati, tossici, studenti perdigiorno, mafiosi, criminali, farabutti, puttane, ricchioni, ricottari, intlettuali da strapazzo e truffatori, ma anche da lavoratori masochisti e minorati mentali che in cambio dei soldi, di soros, cia e vaticano, lottavano non solo contro i propri diritti, per divetare schiavi sottopagati dei padroni occidentali, ma anche contro i diritti dei lavoratri del resto d'europa, e per colpa dei quali in italia moltissimi lavoratori sono stati licenziati a causa delle delocalizzazioni in polonia o sono stati costretti a subire ricatti come quelli dell'elettrolux e della fiat

    chido scusa ai moderatori del forum se sono ripetitivo postando qualcosa che ho già postato in'altre discussioni, ma lo faccio per eventuali lettori che non sanno di preciso che cosa sia stati l'imbroglione semianalfabeta lech walesa, solidarnosc ed i ritardati mentali masochisti che hanno svenduto i loro diritti di lavoratori in cambio dei soldi di soros, cia e vaticano, e fargli capiere il loro ruolo nella distruzione dei diritti dei lavoratori europei



    questo video della merdosissima sorosiana eurnews, è stato postato nel 2009 e parla della chiusura delle ultime tre linee produttive dei cantieri navali di danzica, malgrado i governi polacchi abbiano pagato tre miliardi di euro ai proprietari quasi tutti stranieri che con il ritorno al capitalismo li avevnano comprati per molto meno, con la scusa di salvaguardare l'occupazione, prima già erano stati chiuse tutte le altre linee produttive, nonostante altri miliardi di euro regalati ai proprietari, da allora è stato smantellato tutto, è rimasta solo una linea che si occupa della manutenzione delle navi, mentre i lavoratori fatta eccezzione per i più leccaculo finiti a fare le guide nel museo delle lotte di dolidarnosc, sono stati tutti licenziati, ed ora o sono disoccupati, o fanno i barboni in polonia all'estero, e quelli che hanno trovato un altro lavoro, lavorano come schiavi sottopagati, quasi sempre con mansioni meno qualificate.
    Generalmente sto sempre dalla arte dei lavoratori, ma mi da un senso di piacere vedere nel video quei bastardi autolesionisti, masochisti che avevano lottato contro i propri diritti con solidarnosc negli anni ottanta, che si lamentano per il fatto che stanno chiudendo i cantieri e stanno per finire in mezo alla strada, giuardandosi bene di ammettere che sono stati dei coglioni, e di prendersela con lech walesa, che si è arricchito alle loro spalle ed oggi fa la bella vita, con soros, papa eojtiwa, reagan e la feccia che ha supportato le loro lotte masochiste.
    Io posso comprendere anche la paura del licenziamento, ma il fatto che questi idioti per difendere i propri diritti si rivolcano proprio a solidarnosc, lo stesso sindaato creato da soros, bzerziski, papa tiwa, ronald reagan e marcrgharet theatcher, per distruggere i loro diritti, e per colpa del quale si trovano dentro la merda, vuol dire proprio essere privi dell facoltà di intendere e di volere e masochisti
    Purtroppo per colpa di questi bastardi idioti masochisti l'hanno preso in culo anche i lavoratori italiani e del resto del mondo







    questi bastardi crumiri di solidarnosc, negli anni ottanta quando continuavano a ricevere lo stipendio durante gli scioperi, oltre che i soldi di soros e del vaticano, sciperavano contro i loro diritti, oggi che non hanno diritti, si lamanetano che sattno male ma non scioperano perché oggi nella polonia libera e capitalista li licenziano, intanto lech walesa è diventato il politico più ricco del mondo, grazie alle loro lotte masochiste.
    Finché lo prendono in culo solo loro non ci sarebbe nulla di male, ma i bastardi masochisti, autolesionisti, anticomunisti èpolacchi di solidarnosc non lo hanno preso in culo solo loro, ma per colpa loro lo hanno preso in culo anche i lavoratori dell'europa occidentale e degli usa, nel caso di questi video, dei lavoratori italiani della fiat che vengono licenziati a causa delle delocalizzzazioni e sottoposti a ricatti con la minaccia della delocalizazione.

    Lech Wa??sa è il politico più pagato al mondo - Mediamass

    intanto l'imbroglione anticomunista lech walesa, che per ammissione stessa dei suoi supporters polacchi, è un idiota, ignorante, semianalfabeta, che parla il polacco, come luigi cesaro detto gigino a'a purpett parla l'italiano, è diventato il politico più ricco del mondo, che fa la bella vita senza lavorare, mentre i coglioni che gli davano retta e scioperavano con solidarnosc sono finiti dentro la merda
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  10. #10
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    Predefinito Re: Bertintrotsky con CL

    Io invece non la metterei in politica, secondo me avvicinandosi alla fine della sua vita, Berty ha sentito il richiamo del buon Gesù. Fifa della morte insomma.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

 

 
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