la mafia è arrivata al nord infiltrandosi prima nelle attività e arrivando anche alle amministrazioni, corronpendo chi vuole fare soldi facili senza fare troppa fatica!! il terreno oggi è molto fertile....


la mafia è arrivata al nord infiltrandosi prima nelle attività e arrivando anche alle amministrazioni, corronpendo chi vuole fare soldi facili senza fare troppa fatica!! il terreno oggi è molto fertile....


Quando ho appreso la notizia ieri sera da Mentana ho riso amaramente. Il Paese fulcro dell'Emilia, la patria di una delle storie più belle si ritrova invischiato con la malavita a tutti i livelli. Ieri mentre su la 7 intervistavano gli abitanti su 5 intervistati forse solo era autoctono, che tristezza e soprattutto che fine.
"La Gloria non la cerco per me stesso ma per la mia Nazione" (22gradi)


Il PD ha già sfiduciato da più di due anni la lista civica che aveva la maggioranza a Brescello e il cui sindaco sfortunatamente per Svicolone NON è un iscritto al PD, ma solo il figlio di un ex-sindaco PD.
Coffrini silurato dal Pd, decide il consiglio - Home - La Nuova Prima Pagina


hai letto? c'è un quartiere, a Brescello, chiamato CUTRELLO, data la concentrazione di abitanti provenienti da Cutro ( calabria)
‘Ndrangheta: benvenuti a Cutrello di Brescello, dove ‘la mafia non esiste’
Accade a Brescello, nel cuore dell’Emilia, mille chilometri dallaCalabria. Ma questa è una storia di mafia e di cultura mafiosa. Sarà certamente (come dice il sindaco trentenne di Brescello, Marcello Coffrini) “un uomo bene educato”, ma ciò non toglie cheFrancesco Grande Aracri sia un condannato in via definitiva per fatti di mafia, sezione ‘ndrangheta e appartenenza Cutro, cosca rivale dei Dragone di Isola di Capo Rizzuto, provincia di Crotone. Storie poco educate e molto chiassose delle quali il sindaco emiliano non ha sentito neanche un lontano frastuono, ma accadono proprio intorno a lui e da decenni. Allora è bene ricordare.
La cosa interessante è che, come molti altri esponenti mafiosi residenti nel nord Italia, Grande Aracri vive da 30 anni a Brescello, provincia di Reggio Emilia, paesino sulle sponde del Po e nella memoria collettiva luogo-simbolo di civiltà democratica perché si tratta del paese dove sono stati girati i film su Peppone e don Camillo.
Pubblicità
Punto e basta con le citazioni letterarie, perché ci sono una serie di problemi niente affatto letterari dietro la manifestazione di pubblica stima tra un sindaco emiliano e un condannato per mafia calabrese. Alcuni giorni fa, tutto il paese è sceso in piazza per solidarietà con il sindaco e implicitamente con Grande Aracri, uomo forse bene educato, ma condannato per mafia e “imprenditore edile” al quale nel novembre del 2013 la procura distrettuale antimafia di Bologna ha sequestrato beni immobili per la bellezza di tre milioni di euro, beni posseduti in Emilia e “frutto di attività mafiose”. Cosa c’entri questo con la buona educazione, il sindaco Coffrini (avvocato e figlio di avvocato) non riuscirà mai spiegarlo, codici e garantismo alla mano.
Play
0:00
/
4:03
Fullscreen
Mute
“Brescello non è mafiosa, qui non c’è mafia”, sostengono il parroco (sì, proprio lui, l’erede di don Camillo) don Evandro e alcuni cittadini brescellesi scesi in piazza a sostegno del sindaco accusato di amicizia con Grande Aracri. Accade a Brescello, non a Corleone, nell’autunno 2014.
“La percezione sociale del pericolo di inquinamento mafioso della società a Reggio Emilia è più basso che in Sicilia”, ha detto preoccupato Francesco Maria Caruso, presidente del tribunale locale. Dunque, ricominciamo da capo, con questa storia che fa tilt con la geografia, il codice penale, la logica e soprattutto con la storia civile di Brescello e della provincia di Reggio Emilia.
Prima di tutto, siamo in una terra civile che tuttavia da almeno un decennio non è esente da infiltrazioni mafiose. A Brescello, non si può essere tanto distratti. Nella relazione del 2007, la Direzione nazionale antimafia scrive a pagina 284: “A Reggio Emilia hanno permesso di affermare un forte radicamento di affiliati alle aggregazioni mafiose di Cutro e Isola di Capo Rizzuto, riconducibili alle cosche Arena-Dragone e Grande Aracri- Nicosia”.
La prima volta che in provincia di Reggio Emilia i cittadini hanno potuto clamorosamente rendersi contro di quella ingombrante presenza risale al 1992, quando un commando mafioso ucciseGiuseppe Ruggiero, proprio a Brescello; per quell’omicidio sono stati condannati esponenti del clan Dragone. E poi, andiamo al 1998, il 12 dicembre: in un bar di via Ramazzini, Reggio Emilia, lungo la ferrovia che spacca in due la città, esplode una bomba. Quattro feriti. Regolamento di conti tra i due clan citati dalla Dna, con un preambolo di cinque giorni prima: il 7 dicembre 1998, un uomo nato a Cutro e residente a Reggio Emilia era stato ucciso in città. “Primi segni di una faida in terreno emiliano ma combattuta tra i clan cutresi”, osserva sette anni fa la super procura nazionaleantimafia.
Cutro è un paese di migranti calabresi: tre quarti dei suoi abitanti vivono da anni a Reggio Emilia dove sono ormai una comunità radicata. Imprenditori edili, ma non solo. Anche avvocati, consiglieri comunali, di destra e di sinistra e tra loro – in mezzo a un sacco di gente bene educata e perbene – qualche “mela marcia” deve pur annidarsi. A Brescello, per non andare troppo lontano dalla storia poco giareschiana del paese sul Po, c’è un quartiere dove vivono i cutresi e tutti lo chiamano scherzosamente “Cutrello”.
E a Cutrello di Brescello abita proprio Francesco Grande Aracri. Il 19 aprile 2007, la Cassazione ha condannato in via definitiva numerosi appartenenti al clan Grande Aracri per vari reati (omicidio, riciclaggio, associazione mafiosa), ma anche – relazione Dna del 2007, pagina 285 – “per aver partecipato ad attività di riciclaggionel settore degli appalti, nel comune di Reggio Emilia”. Il processo, iniziato a Reggio Emilia, si chiamava eloquentemente “Edilpiovra”.
Ora, uno potrebbe chiedere una cosa semplice. Caro sindaco e avvocato Coffrini, visto che voi vivete sulla civilissima sponda emiliana del Po, perché non ammetterlo: saranno anche bene educati, ma questi particolari cittadini brescellesi con radici cutresi, condannati in via definitiva per gravissimi fatti, sono vicini alle mafie calabresi, hanno famiglie condannate e sono condannati loro personalmente, hanno forse inquinato l’economia della sua civilissima cittadina e della sua terra.
Fernandel e Gino Cervi (e non inquietiamo Giovannino Guareschi) si rivoltano nelle loro tombe, perché – oltre lei – perfino il parroco in carica ha difeso quel “bravo cattolico” Francesco Grande Aracri che ovviamente frequenta la messa di domenica.
E allora, la mafia non esiste perché fa la questua domenicale nella chiesa dei film su don Camillo?
'Ndrangheta: benvenuti a Cutrello di Brescello, dove 'la mafia non esiste' - Il Fatto Quotidiano
non mi ricordo, chi è quel parlamentare che f ha fatto viaggetti a cutro? e che , interrogato nel merito, non ricorda?
è per caso un ministro?


certo, come no
non c'entra nulla col pd.
SARA' SICURAMENTE DELLA LEGA, VERO CUT PIDDINO?
in tutti questi anni, DECENNI, a brescello ha governato la Lega, il pci pds ds pd mai ha messo becco in comune, vero piddino?
certo che avete delle facce di bronzo da far paura, voi piccoli ometti ubbidienti al volere del Partito.
ma di una cosa si è certi: NON SAPETE COSA SIA LA DIGNITA'.


mamma mia che battutona!!!
ma sai che sei davvero bravo?
peccato che non hai da spendere un rigo sulla n'drangheta a brescello, nè su chi fa viaggi a cutro per beccare i voti. e non te lo dice Svicolone, ma IL PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA, ROBERTI.
in caso di amnesia, ti faccio un ripassino:
Il voto in Emilia si decide a Cutro
Le accuse del procuratore antimafia
L'analisi di Franco Roberti sulle elezioni amministrative in Emilia Romagna chiama in causa direttamente le attenzioni delle cosche calabresi e i viaggi al Sud per ottenere consensi
Franco Roberti
CUTRO (KR) - Tra la Calabria e Reggio Emilia non esiste solo un’emigrazione legata al lavoro, ma anche un’altra, altrettanto massiccia e molto più pericolosa, legata alle competizioni elettorali. Lo ha rimarcato il procuratore nazionale antimafia procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti, durante la celebrazione del Tricolore a Reggio Emilia. «Fare la campagna elettorale in Calabria - ha detto il procuratore - per elezioni che si tengono qui in Emilia, vuole dire sapere che l'appoggio all'elezione viene dalla Calabria. Se un candidato vuole rivolgersi ai calabresi, può parlare ai calabresi che vivono in Emilia, non in Calabria. Se vai in Calabria vuole dire sapere che è là che si decide l'elezione. Se vai in Calabria a chiedere sostegno elettorale, vuole dire che è da lì che deve venire il via libera al tuo sostegno elettorale». ........
http://www.ilquotidianoweb.it/news/cronache/730282/Il-voto-in-Emilia-si-decide.html
ti viene in mente nulla, come nome?


Con 15.000 cutresi stabili a Reggio su 130.000 abitanti e un gemellaggio fra le citta', andare a Cutro con la fascia tricolore in occasione di una festa religiosa non significa cio' che vuol fare intendere Roberti.
Legenda: NCUC: non c'entra un cazzo, NRAC: non rispondo ai cazzari
4 Dicembre 2016: Lutto Nazionale


andrebbe sciolto per mafia il PD
minimo minimo minimo almeno commissariato


"I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
Alle vittime basta il silenzio perchè ad esse apprtiene la verità!"

