
Originariamente Scritto da
nicolaj198vi
Rilassati cocco.
Cosa voglia dire essere "normali" lo so benissimo. L'italiano certo non vieni ad insegnarmelo tu, pascolacapre disoccupato.
Quello che ti sfugge, o meglio che fai finta che ti sfugga in modo da buttarla in caciara, è che una lingua è fatta di significati letterali e accezioni colloquiali, che per quanto non letterali sono funzionali comunque a veicolare il messaggio, cosa che poi è lo scopo di una qualunque forma linguistica.
Ergo, in Italia, nel 2016, dire "ma ce n'è uno normale", può e viene inteso anche come "ma ce n'è uno sano di mente".
Se l'unico a non comprendere il messaggio sei tu, beh non so che dirti...frequenta più persone e meno capre, così magari ti rendi conto di come parlano gli italiani nel 2016.
Comunque ti sbagli, ho la terza media.
Venendo al dunque, non c'è nulla da confutare. Voi non ponete questioni, partite semplicemente da un precetto dogmatico: no alla sofferenza.
Io parto dal presupposto che quella frase è una stronzata. Non esiste alcuna spiegazione razionale per la quale io mi debba sentire obbligato a non far soffrire un animale prima di mangiarlo.
Ad ogni modo, cerchiamo di non prenderci per il culo: la vostra è una posizione dogmatica, perchè a voi del dolore non frega un cazzo. Altrimenti non ci vedreste nulla di anomalo nel cacciare un animale selvatico, che nella maggioranza dei casi muore sul colpo e ha passato la sua vita in libertà fino al momento della morte.
Il vostro pensiero è riassumibile in: "gli animali devono vivere in libertà e morire per qualunque motivo tranne che per mano dell'uomo". Poi uno vi chiede "perchè?", e lì inizia la pagliacciata...
Come vedi non c'è nulla da stare a confutare. C'è solo da rispondervi con lo sberleffo ogni qual volta vi mettiate a scassare le palle al genere umano cercando di imporre la vostra visione morale del rapporto homo sapiens-regno animale.