





Erano altri tempi, in cui di africani ce ne saranno stati duecento in tutt'Italia... Ma da quello che ho letto, emerge che era veramente stimato e benvoluto dai suoi camerati.


Opinione: era un combattente nazionale, un camerata coraggioso in tempi difficili. Che fosse mezzo eritreo era secondario allora, dal momento che non c'era ancora l'invasione allogena. Ora come ora invece un ipotetico camerata mulatto (o addirittura negro) sarebbe impossibile, perchè oggettivamente nemico. Non sono più i tempi di faccetta nera, occhio!
Detto questo si può stimare ed anche appoggiare la lotta dei combattenti "nazionali" anche africani nei loro rispettivi paesi. Non è la "razza" in se la questione, è la posizione nello spazio-tempo, l'"esserci" anzichè il solo "essere" astratto. Chi siamo e cosa facciamo va insieme a "dove" siamo e "quando" siamo.
Il potere statale moderno non è che un comitato che amministra gli affari comuni di tutta la classe borghese (Karl Marx)




Il sangue è come la matematica.
Come nel golfo d'Alaska dove due oceani si incontrano, ma non si mischiano.
"Preferisco stare in fondo ad un abisso senza cielo, piuttosto che vedere te, cielo di luce, macchiato di nuvole lente."
Identità, cultura, razza.




Se è vero che la strenua ricerca di una qualche variopinta forma di coerenza è appannaggio degli imbecilli, bisogna pur porsi dei paletti.
Come nel golfo d'Alaska dove due oceani si incontrano, ma non si mischiano.
"Preferisco stare in fondo ad un abisso senza cielo, piuttosto che vedere te, cielo di luce, macchiato di nuvole lente."
Identità, cultura, razza.



