La rivolta inglese o rivolta dei contadini (peasants' revolt) del 1381 è stata una famosa ribellione popolare nell'Inghilterra medievale, ed è stata, insieme al tumulto dei Ciompi a Firenze del 1378, una delle più importanti insurrezioni contadine della storia.
L'economia inglese di quegli anni era in crisi generale dovuta alla politica feudale di sfruttamento delle terre coltivate, con lavoratori servi della gleba sottopagati e da riforme agrarie velleitarie, che avevano generato forti scontenti negli abitanti delle campagne e questi, ben presto, cercarono un modo di mutare la situazione soprattutto dopo la Peste Nera (1348-1349), con la convinzione che si sarebbe verificata la venuta di un "secondo Cristo" dopo le sofferenze patite dall'epidemia, il quale avrebbe eliminato tutte le distinzioni sociali e portato equità, rifacendosi a quegli ideali egualitari cristiani per cui tutti sono uguali davanti a Dio e che al momento della Creazione non ci fossero né servi né padroni.
Nella primavera 1381 un gruppo di contadini si raccolse nella valle del Tamigi e iniziò a marciare su Londra, bruciando e devastando dopo aver catturato e ucciso l'Arcivescovo di Canterbury, Simon Sudbury. Nella capitale inglese, una delegazione di insorti, capeggiati da Wat Tyler e John Ball, il primo capo dei rivoltosi e il secondo un presbitero lollardo (sostenendo che il Papa fosse l'Anticristo), incontrarono il re Riccardo II chiedendogli miglioramenti per le loro condizioni. Il re dapprima acconsentì, ma quando Tyler gli chiese di confiscare i beni ecclesiastici sul territorio inglese, un devoto al monarca, il sindaco di Londra William Walworth, uccise il capo dei rivoltosi e tutti questi si dispersero.




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