Londra, vietate le pubblicità con modelli belli e impossibili - Repubblica.it
ROMA - Hanno vinto gli uomini e le donne normali. Quelli veri, magari con un po' pancetta o le occhiaie quando capita, con i segni che ti regalano anni di vita vissuta rincorrendo lavoro, figli e qualche golosità. Hanno vinto i ragazzini, le adolescenti che faticano a convivere con quel corpo che cambia ogni giorno così lontano dalla perfezione vista sui media. Oppure ha vinto la censura e quindi è una sconfitta per tutti. Comunque la si veda, la realtà è che da oggi in poi a Londra saranno vietate sui mezzi pubblici le pubblicità che mettono in bella mostra fisici atletici, inarrivabili modelli: creano frustrazioni nei viaggiatori, alimentano l'ossessione di un corpo perfetto e umiliano chi non ce l'ha. A deciderlo, proprio per questi motivi, il sindaco Khan dopo che gia l'anno scorso migliaia di donne erano scese in piazza, avevano lanciato post in rete contro una pubblicità considerata sessista dove una pin up occhieggiando dai manifesti chiedeva: "Hai un corpo pronto per l'estate"? Sfida praticamente invincibile.
E nell'Italia dove le stime parlano di due milioni di teenagers con problemi di anoressia e bulimia in cerca del corpo sognato, le reazioni sono diverse. "E' una buona notizia per tutte quelle ragazzine che vivono in uno stato di frustrazione perché vogliono diventare come le modelle sulle pagine dei giornali e che non sono reali, che in natura non esistono, ma sono spesso frutto di phoshop. E' una buona notizia per gli adolescenti che hanno il culto del fisico, per quelli che vanno in palestra a pomparsi fino allo stremo ma soprattutto per quelli, e sono sempre di più, che si nascondono sotto i vestiti perché si sentono inadeguati, che finiscono per chiudersi in casa pur di non confrontarsi con la bellezza degli altri. Si chiudono in una gabbia di dolore perché si sentono fallati, imperfetti". Lorella Zanardo, attivista dei diritti delle donne e autrice del documentario Il corpo delle donne, visto da 12 milioni di persone, va con la sua organizzazione nelle scuole a parlare con gli studenti. Spiega come si creano le perfezioni elaborando fotografie, racconta come quei corpi non siano veri, cerca di spezzare le sbarre della gabbia estetica "che porta ragazzine di dodici a mettere su fb le loro immagini dai modelli estetici tutti uguali, magrissime ad occhieggiare come adulte senza rendersene conto".
Ma qualcosa sta cambiando. "Sempre più spesso centinaia di ragazzini si associano in rete e fanno mail bombing, scrivono mail ma senza offese e con dando nome e cognome, tempestano l'azienda che fa una pubblicità che reputano offensiva, che li umilia. E quando viene tolta si sentono liberati, come dire: adesso posso essere a modo mio. Non sono obbligato ad assomigliare a quelli sul poster". Per vincere l'ossessione della bellezza, insiste, bisogna partite dalle medie, dal liceo, all'università è gia troppo tardi. Perché è inutile mettere sotto accusa la pubblicità come se fosse la causa di tutto i mali, senza provare a cambiare le cose nelle scuole, in famiglia, tra la gente. "La pubblicità è lo specchio della società, ingigantisce e amplifica le idee più accettate e diffuse nel contesto sociale di riferimento, ed è un sistema che si autoalimenta: la pubblicità consolida gli stereotipi, e lavora partendo dagli stereotipi esistenti". Non ha dubbi Annamaria Testa, pubblicitaria di creatività e fama indiscussa, docente universitaria. Da anni in prima fila nel chiedere alle aziende che commissionano gli spot modelli reali di persone e non solo donne sorridenti alle pentole o corpi perfetti. "Sono due sistemi collegati. Negli anni settanta, quando le donne cominciavano a far sentire la loro voce, la pubblicità l'ha subito recepito e sono usciti slogan come: "Né strega né madonna, solo donna". Agli inizi del 2000 tutte le quattro compagnie telefoniche italiane mostravano quasi identiche modelle assai prosperose, alla faccia del posizionamento differenziante. La società e la pubblicità cambiano insieme, e migliorano, o peggiorano, insieme".
Ora forse siamo di nuovo in fase di miglioramento: aumentano i manifesti di prodotti estetici con protagoniste donne normali in cui identificarsi, bellezze tranquille, della porta accanto. Case di produzione di intimo o di prodotti da toeletta in Usa hanno avuto successo usando proprio ragazze comuni al posto di inarrivabili top come modelle. "Ma c'è ancora a da fare, fino a quando avremo creme pubblicizzate da donne che palesemente non ne avrebbero alcun bisogno né per il corpo perfetto né per la faccia senza rughe. Son irrealistiche". Da parte sua IAP, l'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria, che oggi, mercoledì, compie cinquant'anni, ha sospeso molte campagne volgari e con pesanti doppi sensi . "Lo statuto dice che una pubblicità non deve essere sessista, offendere e discriminare. Nel caso inglese, forse la campagna sarebbe stata ritirata perché discrimina chi quel corpo da sogno non ce l'ha proprio".
Chi invece non è per nulla d'accordo con il sindaco Khan è il fotografo Oliviero Toscani. "Questa è censura, razzismo punto e basta. E' negare la realtà: esistono le persone bellissime, la perfezione estetica è un concetto che cambia nei secoli. Nasconderle, vietare la loro immagine è negare una parte del mondo, servirà solo a renderli più desiderabili. Le censure sono tutte sbagliate, è una sconfitta. Allora che facciamo: cancelliamo la cappella Sistina perché gli uomini di Michelangelo sono troppo belli rispetto a noi?".




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