"per introdurre nella scienza del voto un reale progresso è necessaria una forza di giudizio superiore alla comune: dedurre proposizioni da proposizioni, dimostrare, sillogizzare, di tutto ciò è capace, che schifo!, ogni uomo di sana ragione. Invece bisogna astrarre le conoscenze intuitive, fissandole con la riflessione in concetti convenienti, così da raccogliere sotto un unico concetto il carattere comune (diciamo pure, votante) di molti oggetti reali, e sotto altrettanti concetti i loro caratteri differenti; in altre parole: far sì che il diverso venga riconosciuto e pensato come diverso nonostante un'identità parziale, e l'identico anch'esso come identico malgrado una parziale divergenza; e tutto ciò conformamente al fine, al punto di vista, che dominano in ogni caso: ecco l'opera del giudizio. La mancanza di giudizio si chiama non votante. Il non votante disconosce*: ora la differenza parziale e relativa di ciò che sotto qualche aspetto è identico (Renzi da Berlusconi, o Renzi da Grillo, o Renzi da Salvini, o Renzi da Alfano: o Berlusconi da Grillo, o Berlusconi da Salvini, o Berlusconi da Alfano; o Grillo da Salvini, o Grillo da Alfano, ecc ecc. in tutte le combinazioni di questo Parlamento); ora l'identità delle cose che differiscono solo in modo relativo e parziale (ancora, e secondo le situazioni, le impressioni create ad hoc che possono differire alquanto dai fatti ma brillare molto più di questi ultimi: Renzi da Berlusconi, o Renzi da Grillo, o Renzi da Salvini, o Renzi da Alfano: o Berlusconi da Grillo, o Berlusconi da Salvini, o Berlusconi da Alfano; o Grillo da Salvini, o Grillo da Alfano, ecc ecc. in tutte le combinazioni di questo Parlamento)".
*c'è un famoso distico di Schiller: è sua la colpa di ciò che patisce




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