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Discussione: Adesso, chi paga?

  1. #1
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    Ciociaria Felix Chiamami al 348-3406101
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    Predefinito Adesso, chi paga?

    Adesso, chi paga?

    La notizia è questa: dopo quattordici anni, dopo essere stato isolato e vilipeso, Carmelo Canale, carabiniere, l’uomo che Paolo Borsellino chiamava “fratello”, è stato assolto in via definitiva: non s’è venduto alla mafia. Ripeto la domanda: adesso, chi paga?

    di Davide Giacalone

    Adesso, chi paga? Non la giustizia, dove, anzi, chi sbaglia fa carriera. Non la politica, che tace vigliaccamente, popolata da quelli che tacciono per occultare le proprie colpe e da quelli che non parlano perché non sanno di che parlare. Non un giornalismo riprovevole, che il bavaglio ce l’ha nel cervello e si guarda bene dal dare le notizie. E la notizia è questa: dopo quattordici anni, dopo essere stato isolato e vilipeso, Carmelo Canale, carabiniere, l’uomo che Paolo Borsellino chiamava “fratello”, è stato assolto in via definitiva: non s’è venduto alla mafia. Ripeto la domanda: adesso, chi paga?

    La sorte di Canale fu segnata dalla vicinanza all’uomo cui la procura di Palermo aveva impedito d’indagare sulla mafia, all’uomo che ricevette il permesso di interrogare dei pentiti, dalla viva e diretta voce del procuratore capo, la mattina stessa in cui saltò in aria, assieme alla scorta, a quel Paolo Borsellino che tutti furono pronti a piangere, così come erano stati pronti a fermare, e fu segnata, la sorte di Canale, dal suicidio di suo cognato, il maresciallo Antonio Lombardo, che, nel 1995, si sparò dopo che Leoluca Orlando Cascio lo aveva accusato, ospite di Michele Santoro, in diretta televisiva e senza diritto di replica, d’essere al servizio dei mafiosi.

    Canale disse: non è un suicidio. E, dicendolo, si suicidò. Da quel momento il carabiniere che indagava contro la mafia passò ad essere accusato di mafia e, suprema raffinatezza, gli imputarono di avere usato i soldi dei disonorati per curare, prima, e seppellire, poi, la figlia, Antonella. A lei e a Borsellino è andato il pensiero di Canale, oramai definitivamente innocente, in un giorno che lui stesso ha definito di “malinconica felicità”. Non fermatevi qui, però. Perché qualcuno deve pagare, e non per la tortura inflitta ad un servitore dello Stato, ma per il depistaggio ai danni dell’Italia. Canale, difatti, è stato assolto in primo grado, assolto in secondo e, giunti in cassazione, il procuratore generale ha chiesto di respingere il ricorso presentato dalla procura di Palermo. La Corte è andata oltre, considerandolo inammissibile. Somari, nel merito e nella procedura.

    Già, ma il pubblico ministero che sostenne l’accusa contro questo carabiniere oggi è assessore regionale. Amministra la cosa pubblica, veste i panni del moralizzatore, elargisce lezioni di correttezza. Mentre il politico che accusò Lombardo, esponendo la sua famiglia a un pericolo rispetto a quale quell’uomo preferì la morte propria, che accusò Giovanni Falcone di tenere nei cassetti le indagini, anch’egli complice di mafiosi e amici dei mafiosi, ancora calca la scena, esponente del partito giustizialista e manettaro, sempre pronto a dire che l’opera dei magistrati deve avere la precedenza. Ora la giustizia ha fatto il suo corso, Canale è definitivamente innocente, ma questa gente è passata a parlar d’altro, senza che nessuno li rimproveri, senza che si sbatta loro in faccia quel che hanno combinato. Un Paese, il nostro, senza anticorpi, senza memoria, quindi senza dignità.

    Mi prendo i miei rischi, allora, e mentre i copisti di procura scioperano per non essere imbavagliati (tanto stanno zitti per vocazione), urlo la rabbia di un’Italia che vuole essere diversa. Badate bene, la cosa riguarda solo marginalmente Carmelo Canale. Carne da cannone, spappolata da uno Stato fellone e ingiusto. Ma la vicenda collettiva è assai più vasta e ci riguarda tutti. Siamo ancora qui a discutere dell’ipotesi che ci sia stata una trattativa fra lo Stato e la mafia, pendiamo dalla bocca di disonorati e figli di disonorati, che rateizzano le “rivelazioni” e risiedono stabilmente sulle prime pagine, ai servitori dello Stato, però, abbiamo messo un sasso in bocca, allo stesso Canale abbiamo impedito di parlare, per quattordici anni, e se anche avesse parlato nessuno lo sarebbe stato ad ascoltare, come non è stata pubblicata la notizia della sua assoluzione, e tutto questo capita perché si fa fede a chi ha lavorato per gli assassini, non a chi ha lavorato per lo Stato e per Borsellino.

    Vi è chiaro, questo? Che altro dovete leggere e sapere per urlare tutti contro il mare di minchionerie nel quale siamo stati annegati? Nessuno replicherà, come nessuno ha interesse a sapere che fine fece l’inchiesta mafia appalti, che dopo l’eliminazione di Paolo Borsellino la procura di Palermo provvide a smembrare, sezionare, spappolare e neutralizzare. Nessuno replica perché l’unica cosa che sanno fare è mettere il bavaglio, coprendo le poche voci eterodosse con il silenzio e l’accantonamento. Queste storie di mafia, e, soprattutto, queste storiacce di falsa antimafia, sono il sigillo di un’Italia deviata. Che, però, state bene attenti, non si nasconde nell’ombra, non trama nel segreto, bensì s’esibisce davanti ai vostri occhi, incucchiaiandovi la bocca con presunte “verità” che, però, sono il contrario delle verità precedenti.

    La verità al servizio della fazione e del disegno politico, una suggestione orwelliana che, da noi, è divenuta realtà. Fino a sconfinare nel comico, così che chi ci raccontò la credibilità di Scarantino, e su quella basò sentenze definitive relative alla morte di Borsellino, oggi sdottoreggia sulla credibilità di Spatuzza, che dimostra quanto il primo sia un buffone. Ma la coerenza e la serietà non sono specialità praticate da procuratori e giornalisti battaglieri, in eterna guerra contro il diritto e l’onestà.

    Nessuno pagherà, allora, per la semplice ragione che abbiamo già pagato tutti. Il prezzo più alto: la rinuncia alla giustizia e la falsificazione della nostra storia. L’assoluzione di Carmelo Canale è solo una piccola consolazione, che a lui è costata una vita.

    12 luglio 2010

    Davide Giacalone.it
    Perchè, ma perchè non capite?
    che io non posso lasciar la mia terra,
    ogni albero conosce il mio tocco,
    ogni frutto è per me come un figlio.

  2. #2
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    Predefinito Rif: Adesso, chi paga?

    Citazione Originariamente Scritto da Dottor Zoidberg Visualizza Messaggio
    Adesso, chi paga?

    La notizia è questa: dopo quattordici anni, dopo essere stato isolato e vilipeso, Carmelo Canale, carabiniere, l’uomo che Paolo Borsellino chiamava “fratello”, è stato assolto in via definitiva: non s’è venduto alla mafia. Ripeto la domanda: adesso, chi paga?

    di Davide Giacalone

    Adesso, chi paga? Non la giustizia, dove, anzi, chi sbaglia fa carriera. Non la politica, che tace vigliaccamente, popolata da quelli che tacciono per occultare le proprie colpe e da quelli che non parlano perché non sanno di che parlare. Non un giornalismo riprovevole, che il bavaglio ce l’ha nel cervello e si guarda bene dal dare le notizie. E la notizia è questa: dopo quattordici anni, dopo essere stato isolato e vilipeso, Carmelo Canale, carabiniere, l’uomo che Paolo Borsellino chiamava “fratello”, è stato assolto in via definitiva: non s’è venduto alla mafia. Ripeto la domanda: adesso, chi paga?

    La sorte di Canale fu segnata dalla vicinanza all’uomo cui la procura di Palermo aveva impedito d’indagare sulla mafia, all’uomo che ricevette il permesso di interrogare dei pentiti, dalla viva e diretta voce del procuratore capo, la mattina stessa in cui saltò in aria, assieme alla scorta, a quel Paolo Borsellino che tutti furono pronti a piangere, così come erano stati pronti a fermare, e fu segnata, la sorte di Canale, dal suicidio di suo cognato, il maresciallo Antonio Lombardo, che, nel 1995, si sparò dopo che Leoluca Orlando Cascio lo aveva accusato, ospite di Michele Santoro, in diretta televisiva e senza diritto di replica, d’essere al servizio dei mafiosi.

    Canale disse: non è un suicidio. E, dicendolo, si suicidò. Da quel momento il carabiniere che indagava contro la mafia passò ad essere accusato di mafia e, suprema raffinatezza, gli imputarono di avere usato i soldi dei disonorati per curare, prima, e seppellire, poi, la figlia, Antonella. A lei e a Borsellino è andato il pensiero di Canale, oramai definitivamente innocente, in un giorno che lui stesso ha definito di “malinconica felicità”. Non fermatevi qui, però. Perché qualcuno deve pagare, e non per la tortura inflitta ad un servitore dello Stato, ma per il depistaggio ai danni dell’Italia. Canale, difatti, è stato assolto in primo grado, assolto in secondo e, giunti in cassazione, il procuratore generale ha chiesto di respingere il ricorso presentato dalla procura di Palermo. La Corte è andata oltre, considerandolo inammissibile. Somari, nel merito e nella procedura.

    Già, ma il pubblico ministero che sostenne l’accusa contro questo carabiniere oggi è assessore regionale. Amministra la cosa pubblica, veste i panni del moralizzatore, elargisce lezioni di correttezza. Mentre il politico che accusò Lombardo, esponendo la sua famiglia a un pericolo rispetto a quale quell’uomo preferì la morte propria, che accusò Giovanni Falcone di tenere nei cassetti le indagini, anch’egli complice di mafiosi e amici dei mafiosi, ancora calca la scena, esponente del partito giustizialista e manettaro, sempre pronto a dire che l’opera dei magistrati deve avere la precedenza. Ora la giustizia ha fatto il suo corso, Canale è definitivamente innocente, ma questa gente è passata a parlar d’altro, senza che nessuno li rimproveri, senza che si sbatta loro in faccia quel che hanno combinato. Un Paese, il nostro, senza anticorpi, senza memoria, quindi senza dignità.

    Mi prendo i miei rischi, allora, e mentre i copisti di procura scioperano per non essere imbavagliati (tanto stanno zitti per vocazione), urlo la rabbia di un’Italia che vuole essere diversa. Badate bene, la cosa riguarda solo marginalmente Carmelo Canale. Carne da cannone, spappolata da uno Stato fellone e ingiusto. Ma la vicenda collettiva è assai più vasta e ci riguarda tutti. Siamo ancora qui a discutere dell’ipotesi che ci sia stata una trattativa fra lo Stato e la mafia, pendiamo dalla bocca di disonorati e figli di disonorati, che rateizzano le “rivelazioni” e risiedono stabilmente sulle prime pagine, ai servitori dello Stato, però, abbiamo messo un sasso in bocca, allo stesso Canale abbiamo impedito di parlare, per quattordici anni, e se anche avesse parlato nessuno lo sarebbe stato ad ascoltare, come non è stata pubblicata la notizia della sua assoluzione, e tutto questo capita perché si fa fede a chi ha lavorato per gli assassini, non a chi ha lavorato per lo Stato e per Borsellino.

    Vi è chiaro, questo? Che altro dovete leggere e sapere per urlare tutti contro il mare di minchionerie nel quale siamo stati annegati? Nessuno replicherà, come nessuno ha interesse a sapere che fine fece l’inchiesta mafia appalti, che dopo l’eliminazione di Paolo Borsellino la procura di Palermo provvide a smembrare, sezionare, spappolare e neutralizzare. Nessuno replica perché l’unica cosa che sanno fare è mettere il bavaglio, coprendo le poche voci eterodosse con il silenzio e l’accantonamento. Queste storie di mafia, e, soprattutto, queste storiacce di falsa antimafia, sono il sigillo di un’Italia deviata. Che, però, state bene attenti, non si nasconde nell’ombra, non trama nel segreto, bensì s’esibisce davanti ai vostri occhi, incucchiaiandovi la bocca con presunte “verità” che, però, sono il contrario delle verità precedenti.

    La verità al servizio della fazione e del disegno politico, una suggestione orwelliana che, da noi, è divenuta realtà. Fino a sconfinare nel comico, così che chi ci raccontò la credibilità di Scarantino, e su quella basò sentenze definitive relative alla morte di Borsellino, oggi sdottoreggia sulla credibilità di Spatuzza, che dimostra quanto il primo sia un buffone. Ma la coerenza e la serietà non sono specialità praticate da procuratori e giornalisti battaglieri, in eterna guerra contro il diritto e l’onestà.

    Nessuno pagherà, allora, per la semplice ragione che abbiamo già pagato tutti. Il prezzo più alto: la rinuncia alla giustizia e la falsificazione della nostra storia. L’assoluzione di Carmelo Canale è solo una piccola consolazione, che a lui è costata una vita.

    12 luglio 2010

    Davide Giacalone.it
    Basterebbe condannare il PM che l'accusò a 14 anni di carcere senza benefici ma con malefici di pena e gli altri oligarchi starebbero più attenti.

    Ricordo che,col caso tortora, pannella digiunò e promosse un referendum (tra l'altro vinto a larga maggioranza) sulla responsabilità del giudice.

    Per il referendum contro il nucleare si smantellarono quelle poche centrali esistenti, per i giudici invece si concesse libertà di arrestare ed imprigionare senza pagare nulla,

    lo stato paga per errori giudiziari, quindi noi tutti , loro mai!|

  3. #3
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    Predefinito Rif: Adesso, chi paga?

    Citazione Originariamente Scritto da yure22 Visualizza Messaggio
    Basterebbe condannare il PM che l'accusò a 14 anni di carcere senza benefici ma con malefici di pena e gli altri oligarchi starebbero più attenti.

    Ricordo che,col caso tortora, pannella digiunò e promosse un referendum (tra l'altro vinto a larga maggioranza) sulla responsabilità del giudice.

    Per il referendum contro il nucleare si smantellarono quelle poche centrali esistenti, per i giudici invece si concesse libertà di arrestare ed imprigionare senza pagare nulla,

    lo stato paga per errori giudiziari, quindi noi tutti , loro mai!|
    :giagia:

    Dopo la scelta degli italiani circa la responsabilità civile dei giudici, il Parlamento approvava la cosiddetta «legge Vassalli» (votata da Pci, Psi, Dc), che, secondo i Radicali, si allontanava decisamente dalla decisione presa dagli italiani nel referendum, facendo ricadere la responsabilità di eventuali errori non sul magistrato ma sullo Stato, che successivamente poteva rivalersi sullo stesso, ma solo entro il limite di un terzo di annualità dello stipendio.
    da wikipedia
    Perchè, ma perchè non capite?
    che io non posso lasciar la mia terra,
    ogni albero conosce il mio tocco,
    ogni frutto è per me come un figlio.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Adesso, chi paga?

    lo stato... di sicuro non i magistrati visto che la responsabilità civile del magistrato si è trasformata in... paga lo stato
    Matsudaira Izu no Kami disse al Maestro Mizuno Kenmotsu: "Voi siete un uomo di grande valore, peccato siate così basso".

    Kenmotsu gli rispose: "E' vero. A volte in questo mondo non tutto va come si desidera. Ora, se io vi tagliassi la testa e l'attaccassi sotto i miei piedi, sarei più alto. Ma è qualcosa che non si potrebbe fare".

  5. #5
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    Predefinito Rif: Adesso, chi paga?

    Citazione Originariamente Scritto da famedoro Visualizza Messaggio
    lo stato... di sicuro non i magistrati visto che la responsabilità civile del magistrato si è trasformata in... paga lo stato
    Chi ha il coraggio di schierarsi contro lo strapotere dei giudici?
    Il tintinnio di manette, la carcerazione dura per 14 anni sono
    uno spauracchio paralizzante per un onorevole.

    Il parlamento non ha più senso alcuno , basta la magistratura
    interpretare le leggi, naturalmente nel senso a lei conveniente.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Adesso, chi paga?

    Citazione Originariamente Scritto da yure22 Visualizza Messaggio
    Chi ha il coraggio di schierarsi contro lo strapotere dei giudici?
    Il tintinnio di manette, la carcerazione dura per 14 anni sono
    uno spauracchio paralizzante per un onorevole.

    Il parlamento non ha più senso alcuno , basta la magistratura
    interpretare le leggi, naturalmente nel senso a lei conveniente.
    Quanti errori giuiziari, che poi dopo anni si sono venuti a scoprire, ma il magistrato che ha sbagliato non ha mai pagato.
    Questa è L'italia
    ADA

  7. #7
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    Predefinito Rif: Adesso, chi paga?

    Citazione Originariamente Scritto da ada desantis Visualizza Messaggio
    Quanti errori giuiziari, che poi dopo anni si sono venuti a scoprire, ma il magistrato che ha sbagliato non ha mai pagato.
    Questa è L'italia
    ADA
    Errare humanum est.

    Voler errare é diabolico.
    Un chirurgo di fama internazionale può recidere gamba sana al posto di quella malata, si tratta di un errore ! se le ganbe buone tagliate fossero 10 in un mese mi verrebbe da pensare che lo abbia fatto per un motivo a lui conveniente.

    Destò scalpore l'affaire enzo tortora, an che allora ci furono giornalisti cannibali che nutrirono se stessi e la loro genia colle carni dell'innocente,
    moralmente sano presentatore televisivo.

    Ora quei fatti non farebbero più impressione a nessuno poichè sono molto gli errori giudiziari e la vita delle persone contameno di un articolo cannibale di qualche giornale di sinistra.

    Mi chiedo a che servono i tre gradi di giudizio in tribunale qujando per rovinare la reputazione di un onesto cittadino basta la fame di un giornalaio (giornalista mi sembra troppo onore).

    Torno a ripetere che per le intercettazioni pubblicate e lo sputtanamento che ne deriva ci vorrebbe un pagamento del danno arrecato : .1.000.000
    per ogni cittadino , sia esso onorevole oppure disoccupato.

    AUTOMATICAMNENTE, senza passare dal tribunale della sinistra.


    Per il magistrato che sbaglia il primo giudizio dovrebbe scontare carcere duro per tutto il tempo che l'innocente ha subito torti ed la liquidazione dovrebbe essere devoluta a pagamento del danno materiale.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Adesso, chi paga?

    I magistrati devono essere sottoposti"all'esame finestra"dai cittadini con particolare riguardo al loro tenore di vita,consistenza patrimoniale e soprattutto all'equilibrio psico-fisico.
    GLF

  9. #9
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    Predefinito Rif: Adesso, chi paga?

    Citazione Originariamente Scritto da yure22 Visualizza Messaggio
    Errare humanum est.

    Voler errare é diabolico.
    Un chirurgo di fama internazionale può recidere gamba sana al posto di quella malata, si tratta di un errore ! se le ganbe buone tagliate fossero 10 in un mese mi verrebbe da pensare che lo abbia fatto per un motivo a lui conveniente.

    Destò scalpore l'affaire enzo tortora, an che allora ci furono giornalisti cannibali che nutrirono se stessi e la loro genia colle carni dell'innocente,
    moralmente sano presentatore televisivo.

    Ora quei fatti non farebbero più impressione a nessuno poichè sono molto gli errori giudiziari e la vita delle persone contameno di un articolo cannibale di qualche giornale di sinistra.

    Mi chiedo a che servono i tre gradi di giudizio in tribunale qujando per rovinare la reputazione di un onesto cittadino basta la fame di un giornalaio (giornalista mi sembra troppo onore).

    Torno a ripetere che per le intercettazioni pubblicate e lo sputtanamento che ne deriva ci vorrebbe un pagamento del danno arrecato : .1.000.000
    per ogni cittadino , sia esso onorevole oppure disoccupato.

    AUTOMATICAMNENTE, senza passare dal tribunale della sinistra.


    Per il magistrato che sbaglia il primo giudizio dovrebbe scontare carcere duro per tutto il tempo che l'innocente ha subito torti ed la liquidazione dovrebbe essere devoluta a pagamento del danno materiale.
    Magari lo facessero, ma è un utopia, questi signori non pagano mai.
    Ciao Yere
    ADA

  10. #10
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    Predefinito Rif: Adesso, chi paga?

    Citazione Originariamente Scritto da yure22 Visualizza Messaggio
    Errare humanum est.

    Voler errare é diabolico.
    Un chirurgo di fama internazionale può recidere gamba sana al posto di quella malata, si tratta di un errore ! se le ganbe buone tagliate fossero 10 in un mese mi verrebbe da pensare che lo abbia fatto per un motivo a lui conveniente.

    Destò scalpore l'affaire enzo tortora, an che allora ci furono giornalisti cannibali che nutrirono se stessi e la loro genia colle carni dell'innocente,
    moralmente sano presentatore televisivo.

    Ora quei fatti non farebbero più impressione a nessuno poichè sono molto gli errori giudiziari e la vita delle persone contameno di un articolo cannibale di qualche giornale di sinistra.

    Mi chiedo a che servono i tre gradi di giudizio in tribunale qujando per rovinare la reputazione di un onesto cittadino basta la fame di un giornalaio (giornalista mi sembra troppo onore).

    Torno a ripetere che per le intercettazioni pubblicate e lo sputtanamento che ne deriva ci vorrebbe un pagamento del danno arrecato : .1.000.000
    per ogni cittadino , sia esso onorevole oppure disoccupato.

    AUTOMATICAMNENTE, senza passare dal tribunale della sinistra.


    Per il magistrato che sbaglia il primo giudizio dovrebbe scontare carcere duro per tutto il tempo che l'innocente ha subito torti ed la liquidazione dovrebbe essere devoluta a pagamento del danno materiale.
    Magari lo facessero, ma è un utopia, questi signori non pagano mai.
    Ciao Yure
    ADA

 

 
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