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Discussione: Droga

  1. #1
    Rossobruno cattivone
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    Morte al liberismo!
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    Predefinito Droga

    Cosa ne pensate? Proibizionismo o antiproibizionismo? Io credo che vada depenalizzato il consumo di erba. Per il resto...pugno duro contro spaccio e consumo di allucinogeni, cocaina ed eroina. Creare comunità politiche, e non solo, per tenere i giovani lontani dalla merda di regime.
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

    Il sonno della ragione genera i liberali

  2. #2
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    Predefinito Re: Droga

    Favorevole alla legalizzazione completa di quelle leggere
    L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio

  3. #3
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    Predefinito Re: Droga

    Favorevole, più per pragmatismo e realismo che per convinzione, e men che meno per liberalismo cuturale, alla nazionalizzazione e quindi legalizzazione della coltivazione, produzione, trasformazione e vendita, sotto rigoroso controllo e monopolio di Stato, dei derivati della canapa indiana ( marijuana e hashish ).
    Per tutte le altre porcherie di derivazione chimica oppure allucingeni vari non se ne parla neanche.
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

  4. #4
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    Predefinito Re: Droga

    L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio

  5. #5
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    Predefinito Re: Droga

    Io sarei contrario a tutto, anche all'alcol... cosa c'è di positivo nell'annebbiare la mente?

  6. #6
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    Predefinito Re: Droga

    Benjamin e Bloch: marxisti all’'hashish


    Giovanni Sallusti
    - Mer, 15/02/2012 - 02:02



    Metti Walter Benjamin ed Ernst Bloch nella stessa stanza. Due marxisti eretici, se mai l’espressione abbia avuto un senso. Discutono di palingenesi dell’umanità? No, si passano la sigaretta di hashish, lo assumono con solitudine metodica e atteggiamento scientifico, tengono persino i “verbali” degli “esperimenti” con la droga. Li tiene Benjamin, soprattutto, che a cavallo tra gli anni Venti e gli anni Trenta, in un girovagare da Marsiglia a Ibiza, si dedica all’indagine conoscitiva dell’hashish, insieme ad alcuni amici, tra cui Bloch. Il risultato sono una serie di resoconti dall’ebbrezza, appunti sotto forma di flussi di coscienza alterata, che ora l’editore Cult pubblica sotto il titolo inequivocabile, Hashish (pagg. 123, euro 8). Un diario filosofico dalla tossicomania, che smentisce la retorica celebrativa sui “paradisi artificiali”, anzi la ribalta, perché, come scrive Benjamin, «le verità più profonde, lungi dall’essere emerse da quanto vi è di oscuro, di animale dell’uomo, hanno la forza enorme di potersi ancora adattare all’oscuro e al volgare».
    Non è la droga in sé a contenere verità insondabili, quel che affascina Benjamin è piuttosto come le verità dell’uomo si ritrovino, deformate, nella droga. Via allora, il 18 dicembre 1927, «verso le tre e mezza di mattina», al primo esperimento. Che manifesta subito «pretese spaziali e temporali» inedite. «Grande estensione orizzontale dell’appartamento. Fuga di stanze, dalla quale proviene la musica». Distorsione comportamentale, che porta a un’ «illimitata benevolenza. Si dischiude il buon carattere. Tutti gli astanti assumono la gamma del buffo». La droga, come proverà a sistematizzare il Benjamin lucido, produce «qualcosa come un incatenamento magico delle inferiorità, dei complessi e delle turbe», per cui ci si trova in comunità originaria e inscindibile con i «partecipanti al rito», gli altri drogati. Il filosofo registra una «spiccata avversione a conversare su problemi della vita pratica, sul futuro, i dati, la politica».
    È un’ebbrezza ludica, questa, contraddetta dal secondo esperimento, che riporta al «fondamento depressivo» dell’hashish. «Non è più» scrive Benjamin «il cordiale e socievole permanere nella stanza», ma «è invece un esserci intessuti, una tela di ragno nella quale l’accadere del mondo è sospeso qua e là come vuoti involucri di insetti a cui è stata succhiata la linfa». È un’ebbrezza vischiosa, in cui «le cose sono solo manichini» e odorano dell’ «ambiguo ammiccare del nirvana». Un’ «ebbrezza calvinista», dice Bloch che si sottopone allo stesso esperimento, e insiste sull’immagine della grande ragnatela che «intesse tutta la stanza». Da lì in poi, «un elemento depressivo e uno euforico si combattono di continuo».
    Verbale del 18 aprile 1931, redatto dall’amico Ernst Joel: «Ore 23, Walter Benjamin, 1,0 grammi. Alle 24 è improvvisamente colto dal riso, ripetute, brevi risate. “Vorrei trasformarmi in una montagna di topi”». Più avanti, con irritazione fuori luogo, «il soggetto prega l’estensore del protocollo di non dargli del tu. Motivazione: “Io non sono io, sono l’hashish in determinati momenti”». Infine, "il soggetto si addormenta all'improvviso (una e quindici)". Il sonno della ragione è necessario, a volte.


    http://www.ilgiornale.it/news/benjamin-e-bloch-marxisti-all-hashish.html


    L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio

  7. #7
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    Predefinito Re: Droga

    «Col cucchiaio si deve attingere l’uguale dalla realtà». Walter Benjamin e l’esperienza del crock

    19 dicembre 2012


    Daniela Ranieri


    Ci sono persone che sono passate su questa terra e che per uno strano computo che non ci riguarda non abbiamo potuto incontrare. Ciononostante, sappiamo che proviamo nei loro confronti una gratitudine, una riconoscenza amorosa. Detto così pare semplice, e incontrovertibile. C’è chi pensa a Herman Hesse, chi a Céline, chi aRichard Bach, quello del gabbiano. Ma sì, ciascuno ha i suoi antenati del pensiero, del cuore o come volete chiamare la parte migliore di voi.

    È una frase di Kraus («Quanto più dappresso si osserva una parola, tanto più essa ci guarda da lontano») a venire in mente a Walter Benjamin sotto effetto dell’hashish.

    Tra il 1927 e il ’33 Walter Benjamin, in brucianti notti estive traMarsiglia e Ibiza, fa l’esperienza più strana e perturbante della sua vita: quella del crock.
    Che cos’è il crock è difficile da spiegare. La parola non esiste in nessuna lingua. Forse è una germanizzazione del francese croc, che significa gancio. Con questa parola, Benjamin e i suoi amici intendevano l’oppio. Le Crocknotizen erano le sedute durante le quali veniva assunto oppio, e per estensione anche l’ hashish.
    Alternandosi con compagni lucidi che redigono verbali delle sedute – intellettuali in esilio, rifugiati politici in fuga dalla Germania nazista – Benjamin comincia ad assumere dosi controllare di hashish e poi, spinto dalla sempre più estesa e meravigliosa letteratura dell’ebbrezza (De Quincey, Baudelaire), dell’oppio. «Più humor nell’uno, più cortesia nell’altro».
    Quello dato dall’ hashish è uno humor misterioso, dirà durante una seduta, che dà luogo a un riso irrefrenabile e doloroso, angoscioso quando la sostanza comincia a fare effetto, ma poi quasi canzonatorio, come si fosse sotto l’influsso di un demone malvagio, al di là dell’angoscia, dentro una specie di senso definitivo e derisorio delle relazioni tra le cose.
    A Benjamin appaiono due «ombre – filistei, malandrini, non saprei dire» che gli ricordano Dante e Petrarca.
    Perché lo fa? Lo scopo di queste e delle successive assunzioni è espresso dalla frase «col cucchiaio si deve attingere l’uguale dalla realtà». Significa più o meno che Benjamin sapeva esserci un fondo di relazioni esatte, nella trama del reale, rispetto alle quali la sua differenza poteva dirsi affine.
    «Vorrei scrivere qualcosa che viene dalle cose allo stesso modo in cui il vino viene dall’uva», dice durante una visione di Venezia «alta, da cui non si vede il mare» o piuttosto il mare vi è tenuto nascosto.


    La droga gli dà accesso a quel mondo delle relazioni febbrili, veritiere ed eccessive, che solo l’infanzia – spaventosa e bellissima – gli aveva dischiuso (leggete Infanzia berlinese per avere un’idea delle relazioni che intercorrono tra la coscienza infantile e la Storia).
    «Non c’è legittimazione più valida del crock» scrive «che la consapevolezza di penetrare d’un tratto, con il suo aiuto, in quel mondo fatto di superfici, pieno di nascondigli e che in generale è il più inaccessibile, rappresentato dall’ornamento».
    Tra «il timore che un’ombra caduta sulla carta potesse danneggiarla», allucinazioni cromatiche, la sensazione che «tutto sia luminoso, frequentato, animato e che così rimarrà per sempre», e lecombacianze sottili tra paesaggio e merletto che la tenda disegna ai suoi occhi alterati, sperimenta l’adiacenza tra lo spazio e le sensazioni, tra corpo e città, e tra identità e spersonalizzazione. «Le tende sono interpreti del linguaggio del vento», scrive Benjamin da sobrio.
    La città stessa di si slarga oltre la finestra, Marsiglia, come ricorda il compagno di sedute Jean Selz, «si trasformava in tessuto, e questo tessuto come un vestito si allontanava da noi. Osservammo allora che l’oppio ci spogliava del paese in cui vivevamo. Benjamin aggiunse scherzosamente che facevamo della “tendologia”».
    La città come la parola di Kraus, dunque.
    Il contatto degli altri nella stanza gli è insopportabile: «Bloch mi ha voluto sfiorare leggermente il ginocchio. Percepisco il contatto molto prima che abbia luogo realmente e lo vivo come una violazione estremamente sgradevole della mia aura».
    Immagino che mangiare hashish a Marsiglia nel 1931 fosse affatto differente dal consumarlo in una stradina di Tor Pagnotta (XII Municipio di Roma Capitale. Fa parte della zona Z.XXII Cecchignola).
    Sarebbe difficile forse sentirsi come Benjamin nel declinare, o piuttosto nell’approfondirsi, dell’ebbrezza: per quanto l’ hashish lo facesse sentire benevolente, leggero, in realtà questa benevolenza era attigua all’indifferenza e al fastidio dell’altro.
    Il filosofo più esteso, più contaminato, poroso, aperto, disperso (lo intendo nel senso mitologico, come lo si potrebbe dire di un dio delle messi), che morirà in fuga assumendo morfina dentro una stanza d’albergo sul confine franco-spagnolo, ebbe la pace solo in quell’esperienza del limite che rendeva il suo sguardo «capace di succhiare cento luoghi in un unico posto». Il sonno mattutino dopo il fumo gli dava la sensazione, calma, pacificata ed ebbra, «che la vita fosse stata chiusa in una scatola di conserva».
    Ebbrezza e angoscia finiscono per identificarsi e sovrapporsi, come il giallo e il verde.
    Non potendo riavvolgere il tempo, né per parlare con lui (dirgli grazie) né per mangiare hashish in una stanza con vista sul porto di Marsiglia, dobbiamo godere nel presente di queste parole, unitamente ebbre e lucide, e le loro conseguenze.
    «L’ hashish ha il potere di convincere la natura a concederci – meno egoisticamente – quello spreco della nostra esistenza che contrassegna l’amore».


    «Col cucchiaio si deve attingere l?uguale dalla realtà». Walter Benjamin e l?esperienza del crock - Panorama



    L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio

  8. #8
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    Predefinito Re: Droga

    Citazione Originariamente Scritto da Hynkel Visualizza Messaggio
    Io sarei contrario a tutto, anche all'alcol... cosa c'è di positivo nell'annebbiare la mente?
    Son daccordo, ma siamo un'infima minoranza, e comunque io non sono contrario all'alcool ma al suo abuso. E quindi ci dobbiamo adeguare, nel senso di trovare una soluzione pragmatica e fattibile al problema, partendo dal dato di fatto che queste sostanze sono consumate da sempre, che ogni popolo ed ogni cultura ha la sua sostanza tradizionale di "sballo" ( odio questa parola, me è per capirci ), e soprattutto che tutte le politiche proibizioniste storicamente hanno fallito miseramente.
    Ultima modifica di Kavalerists; 11-07-16 alle 21:57
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

  9. #9
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    Predefinito Re: Droga

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    Son daccordo, ma siamo un'infima minoranza, e comunque io non sono contrario all'alcool ma al suo abuso. E quindi ci dobbiamo adeguare, nel senso di trovare una soluzione pragmatica e fattibile al proplema, partendo dal dato di fatto che queste sostane sono consumate da sempre, che ogni popolo ed ogni cultura ha la sua sostanza tradizionale di "sballo" ( odio questa parola, me è per capirci ), e soprattutto che tutte le politiche proibizioniste storicamente hanno fallito miseramente.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Abusus_non_tollit_usum
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  10. #10
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    Predefinito Re: Droga

    Cannabis, Saviano: “Droghe leggere merce di scambio tra terroristi e mafiosi. Legalizzazione indebolirà questi traffici”


    L'analisi dello scrittore in un'intervista a Fanpage.it e in un intervento su Repubblica: "Attentato in Spagna del 2004 finanziato con hashish che i gruppi vicini ad Al Qaeda hanno venduto anche alla camorra napoletana. Lazarat, in Albania, la capitale mondiale della marjiuana, è finita sotto il controllo di gruppi criminali che sostengono Daesh"
    di F. Q. | 25 luglio 2016






    “Le droghe leggere sono merce di scambio tra terroristi e organizzazioni criminali. Per questo la legalizzazione indebolirà le mafie”. Droga in cambio di armi e soldi. Nel giorno in cui il Parlamento discute della proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis, Roberto Saviano si dice favorevole al ddl che potrebbe sferrare un duro colpo a questo mercato. Lo fa davanti alle telecamere diFanpage.it : “I terroristi vendono droghe alle mafie che in cambio danno denaro o armi. E in Europa il mercato delle armi, che è illegale, lo gestiscono le organizzazioni criminali”. Questa l’analisi dello scrittore che, con dati alla mano, illustra i benefici che deriverebbero dall’approvazione della legge.
    “Perché legalizzarle indebolirà le mafie sottraendo loro capitali e allo stesso tempo ridimensionerà il mercato illegale. Chi vorrà fumare uno spinello preferirà di certo sostanze controllate che si possono acquistare regolarmente, senza incorrere in sanzioni, e non andrà a cercare un pusher giù in strada, non chiamerà lo spacciatore che si ‘leva’ il fumo in casa, inventando parole in codice al telefono per capire se è un momento buono per andare a prenderlo o no”.



    Saviano in un intervento su Repubblica scrive che “è difficile fare breccia nei ragionamenti di chi è contrario senza appello”. “Ma dobbiamo fare i conti con il mondo reale. E il mondo reale è quello in cui chi fuma due pacchetti di sigarette al giorno (ma anche uno) rischia di ammalarsi di cancro. Il mondo reale è quello in cui quando bevi tre cocktail sei pericoloso per te stesso e per chi trovi sulla tua strada se poi ti metti al volante. In Italia le vittime del tabacco sono stimate sulle 80mila all’anno. Le vittime dell’alcol 40mila. E invece non c’è una sola vittima causata da droghe leggere. Nemmeno una”.
    “Non convincerò gli scettici dicendo che applicando alla cannabis la stessa imposta del tabacco lo Stato incasserebbe in tasse tra i 6 e gli 8 miliardi di euro – continua Saviano – Ma forse potrei richiamarli alla responsabilità ricordando che le droghe leggere sono merce di scambio tra organizzazioni criminali e organizzazioni terroristiche. Sapete come è stato finanziato l’attentato in Spagna del 2004? Con l’hashish che i gruppi vicini ad Al Qaeda hanno venduto anche alla camorra napoletana. Lazarat, in Albania, la capitale mondiale della marjiuana, è finita sotto il controllo di gruppi criminali che sostengono Daesh. L’Is controlla ormai una produzione da oltre 5 miliardi di dollari. Sì, l’erba e l’hashish sono diventati gli strumenti primi di finanziamento delle organizzazioni fondamentaliste. E legalizzare sarebbe adesso un modo per sottrarre alle organizzazioni criminali tra gli 8 e gli 11 miliardi di euro l’anno”.
    Legalizzando, ragiona Saviano, non farà scomparire la mafia. Ma la costringerà a “leccarsi le ferite: perché uno Stato che legalizza le droghe leggere è uno Stato forte che non ha paura di combattere. Guardiamo poi i dati. Il Portogallo nel 2001 depenalizza la cannabis e lì in 15 anni diminuisce il consumo. L’Uruguay nel 2013 e il Colorado nel 2014 ne legalizzano il commercio a scopo ricreativo: e anche lì il consumo diminuisce invece di aumentare”.



    Cannabis, Saviano: "Droghe leggere merce di scambio tra terroristi e mafiosi. Legalizzazione indebolirà questi traffici" - Il Fatto Quotidiano
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