



C'è pure la malattia del selfie collettivo, anche questa senza cura...
Fabbri: l'orrore va in mostra, ma non gli si dà più senso
DOMANDA. Cosa intende quando parla di un selfie generalizzato?
Risposta. È un problema trasversale. C'è un conflitto profondissimo nella nostra cultura tra sfera dell'intimità ed esibizionismo. Si vedono immagini postate sui social network di persone che passeggiano sulla Promenade di Nizza e si fotografano vicino a cadaveri anonimi. È un modo per dire: «Eravamo lì e lo abbiamo visto». Per dire: io c'ero. Queste persone si considerano inviati speciali: è la personalizzazione estrema dell'informazione. Ed è anche l'oscenità più estrema.
D. Le piattaforme social diventano così la cassa di risonanza di questo presenzialismo.
R. Il famoso semiologo e linguista russo Roman Jacobson aveva individuato una precisa funzione del linguaggio. Non quella referenziale, che è quella che dà le informazioni, non quella emotiva che trasmette un'emozione, ma quella fàtica e cioè la mera funzione di mantenere un contatto. E noi viviamo nell'era della funzione fàtica, dei social network, del contatto e del contagio del contatto. Che non veicola né informazione né emozione, ma è solo un essere in presenza di altri.
La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
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Secondo me quello dei selfie è una malattia che si può curare tranquillamente con dieci ore di miniera al giorno per un anno
Far ragionare un idiota non è impossibile, è inutile


"Stupratori della lingua e dell'immaginario collettivo" (Felipe su Calvino, Brecht e Moravia)
"Scribacchini di regime." (su Nazim Hikmet e Pablo Neruda)
"Raccapricciante. Comunismo sanguinario allo stato puro." (su "Valore" di Erri De Luca)


The weak crumble, are slaughtered and are erased from history while the strong, for good or for ill, survive. The strong are respected, and alliances are made with the strong, and in the end peace is made with the strong.









