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    Predefinito Due milioni di cristiani in Arabia a cui vengono negati i diritti

    Reportage La marcia dei cristiani d'Arabia Filippini, cingalesi, indiani, sono 2 milioni e mezzo i seguaci di Cristo nella penisola culla dell'Islam

    Il bollettino settimanale della parrocchia di San Giuseppe ad Abu Dhabi, che sorge in mezzo alle moschee e ai grattacieli degli Emirati Arabi Uniti, assomiglia al calendario dei lavori nel Palazzo di vetro dell'Onu a New York. Cinque sacerdoti di nazionalita' diverse celebrano Messe in una babele di lingue: inglese, arabo, francese, tagalog, malayalam, urdu, konkani, tamil, cingalese, malankara, talvolta anche in italiano. Il giorno in cui ci sono piu' celebrazioni non e' la domenica, ma il venerdi', la festa settimanale nei paesi arabi: un modo pragmatico per venire incontro alle esigenze degli oltre 100 mila fedeli di 90 etnie diversi che ruotano intorno a una delle parrocchie cattoliche piu' affollate al mondo, in gran parte domestici e operai che lavorano nelle case e nei cantieri dei facoltosi musulmani locali. Come a San Giuseppe, la scena si ripete piu' o meno identica in una ventina di chiese sparse tra Dubai, Oman, Qatar, Kuwait e Bahrein, epicentri di un fenomeno che sta cambiando il volto della Penisola Arabica e del Golfo Persico ed e' in qualche modo speculare a cio' che avviene in Europa. Mentre il Vecchio continente ha le cattedrali semivuote e si riempie di moschee e nuove comunita' di immigrati musulmani, il boom economico degli ultimi anni sta attirando nei luoghi dove e' nato l'Islam centinaia di migliaia di cattolici, soprattutto da Filippine, India, Sri Lanka, Pakistan. «I numeri sono in aumento, nonostante la crisi economica, e sono certo di non esagerare a stimare che nella Penisola Arabica ci siano adesso circa 2 milioni e mezzo di cattolici», spiega monsignor Paul Hinder, che guida il Vicariato d'ARABIA della Santa Sede, ormai diventato la circoscrizione ecclesiastica piu' grande del mondo (sei nazioni con 60 milioni di abitanti complessivi, che coprono oltre tre milioni di chilometri quadrati). E il dato piu' significativo riguarda non tanto i piccoli emirati del Golfo, quanto il vero colosso della regione, l'interlocutore sicuramente piu' complesso per la Chiesa cattolica: l'ARABIA SAUDITA. Nel paese che custodisce i luoghi sacri dell'Islam, dove e' vietato non solo costruire chiese, ma anche celebrare la Messa, la popolazione di fede cristiana e' in rapido aumento. Dati ufficiali non ce ne sono, ma una serie di stime attendibili sono circolate in occasione di una conferenza su cristiani e musulmani organizzata in Libano dalla Fondazione internazionale «Oasis» di Venezia. Solo i filippini che vivono in territorio SAUDITA sarebbero circa un milione e mezzo, e l'85% di loro e' costituito da cattolici. In totale, su 27 milioni e mezzo di abitanti dell'ARABIA SAUDITA, gli immigrati sarebbero oggi oltre 8 milioni, provenienti in gran parte dal sudest asiatico e da altre regioni dell'Asia a forte presenza di cristiani. Un fenomeno che ha preso il via negli anni Novanta come evidenzia uno studio di Giuseppe Caffulli pubblicato sull'ultimo numero di «Vita e Pensiero», la rivista dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore quando il governo di Riad ha deciso di bloccare i visti d'ingresso agli immigrati dello Yemen, il vicino di casa povero degli sceicchi, fino ad allora la tradizionale manodopera per il paese. L'ascesa di Al Qaeda, l'organizzazione del SAUDITA-yemenita Osama bin Laden, aveva fatto temere ai regnanti di Riad un'esplosione dell'integralismo islamico nel Paese, spingendoli a chiudere le porte allo Yemen e ad aprirle alla manodopera «fidata» dei filippini e dei cingalesi. Con la conseguenza, pero', di innescare la piu' vasta immigrazione di cristiani nel cuore dell'Islam quattordici secoli dopo Maometto. Il vescovo Hinder, un cappuccino svizzero che dal 2005 si e' trasferito nel Golfo, e' prudente quando si tratta di parlare di ARABIA SAUDITA. «Il clima sta migliorando», si limita a dire. Altre fonti raccontano di segnali quasi impercettibili di maggiore tolleranza, ma sempre in un contesto in cui la polizia religiosa non concede alcuna espressione pubblica di fede che non sia musulmana. Il paragone tra il cuore del mondo islamico «invaso» dai cristiani e l'afflusso continuo di musulmani verso l'Europa in prevalenza cristiana, secondo Hinder regge solo fino a un certo punto. «Le differenze sono molte - spiega - a partire dal fatto che noi viviamo in Paesi dove l'integrazione non e' ne' lecita, ne' desiderata. Una larga parte di immigrati musulmani si sta stabilizzando e naturalizzando nei Paesi europei. Non e' questo il caso nel Golfo. La gente qui viene a lavorare per qualche tempo, per poi cercare di andare altrove. Di recente, visitando Toronto, ho incontrato tanta gente arrivata in Canada dopo aver trascorso anni di lavoro in Qatar, Bahrein o a Dubai». Un'altra differenza, secondo i cattolici del Golfo, e' che spesso i musulmani d'Europa hanno alle spalle ingenti finanziamenti per costruire le moschee: basta pensare agli investimenti sauditi per costruire luoghi di culto in Bosnia. «Io invece - dice monsignor Hinder - per costruire chiese, quando mi e' dato il permesso di farlo, devo ricorrere alla generosita' dei miei fedeli. E dire che di nuovi luoghi di culto avremmo un gran bisogno: quei pochi che abbiamo stanno esplodendo»
    LASTAMPA.it
    Ultima modifica di C@scista; 09-07-10 alle 22:38

  2. #2
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    Predefinito Rif: Due milioni di cristiani in Arabia a cui vengono negati i diritti

    Citazione Originariamente Scritto da C@scista Visualizza Messaggio
    Reportage La marcia dei cristiani d'Arabia Filippini, cingalesi, indiani, sono 2 milioni e mezzo i seguaci di Cristo nella penisola culla dell'Islam

    Il bollettino settimanale della parrocchia di San Giuseppe ad Abu Dhabi, che sorge in mezzo alle moschee e ai grattacieli degli Emirati Arabi Uniti, assomiglia al calendario dei lavori nel Palazzo di vetro dell'Onu a New York. Cinque sacerdoti di nazionalita' diverse celebrano Messe in una babele di lingue: inglese, arabo, francese, tagalog, malayalam, urdu, konkani, tamil, cingalese, malankara, talvolta anche in italiano. Il giorno in cui ci sono piu' celebrazioni non e' la domenica, ma il venerdi', la festa settimanale nei paesi arabi: un modo pragmatico per venire incontro alle esigenze degli oltre 100 mila fedeli di 90 etnie diversi che ruotano intorno a una delle parrocchie cattoliche piu' affollate al mondo, in gran parte domestici e operai che lavorano nelle case e nei cantieri dei facoltosi musulmani locali. Come a San Giuseppe, la scena si ripete piu' o meno identica in una ventina di chiese sparse tra Dubai, Oman, Qatar, Kuwait e Bahrein, epicentri di un fenomeno che sta cambiando il volto della Penisola Arabica e del Golfo Persico ed e' in qualche modo speculare a cio' che avviene in Europa. Mentre il Vecchio continente ha le cattedrali semivuote e si riempie di moschee e nuove comunita' di immigrati musulmani, il boom economico degli ultimi anni sta attirando nei luoghi dove e' nato l'Islam centinaia di migliaia di cattolici, soprattutto da Filippine, India, Sri Lanka, Pakistan. «I numeri sono in aumento, nonostante la crisi economica, e sono certo di non esagerare a stimare che nella Penisola Arabica ci siano adesso circa 2 milioni e mezzo di cattolici», spiega monsignor Paul Hinder, che guida il Vicariato d'ARABIA della Santa Sede, ormai diventato la circoscrizione ecclesiastica piu' grande del mondo (sei nazioni con 60 milioni di abitanti complessivi, che coprono oltre tre milioni di chilometri quadrati). E il dato piu' significativo riguarda non tanto i piccoli emirati del Golfo, quanto il vero colosso della regione, l'interlocutore sicuramente piu' complesso per la Chiesa cattolica: l'ARABIA SAUDITA. Nel paese che custodisce i luoghi sacri dell'Islam, dove e' vietato non solo costruire chiese, ma anche celebrare la Messa, la popolazione di fede cristiana e' in rapido aumento. Dati ufficiali non ce ne sono, ma una serie di stime attendibili sono circolate in occasione di una conferenza su cristiani e musulmani organizzata in Libano dalla Fondazione internazionale «Oasis» di Venezia. Solo i filippini che vivono in territorio SAUDITA sarebbero circa un milione e mezzo, e l'85% di loro e' costituito da cattolici. In totale, su 27 milioni e mezzo di abitanti dell'ARABIA SAUDITA, gli immigrati sarebbero oggi oltre 8 milioni, provenienti in gran parte dal sudest asiatico e da altre regioni dell'Asia a forte presenza di cristiani. Un fenomeno che ha preso il via negli anni Novanta come evidenzia uno studio di Giuseppe Caffulli pubblicato sull'ultimo numero di «Vita e Pensiero», la rivista dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore quando il governo di Riad ha deciso di bloccare i visti d'ingresso agli immigrati dello Yemen, il vicino di casa povero degli sceicchi, fino ad allora la tradizionale manodopera per il paese. L'ascesa di Al Qaeda, l'organizzazione del SAUDITA-yemenita Osama bin Laden, aveva fatto temere ai regnanti di Riad un'esplosione dell'integralismo islamico nel Paese, spingendoli a chiudere le porte allo Yemen e ad aprirle alla manodopera «fidata» dei filippini e dei cingalesi. Con la conseguenza, pero', di innescare la piu' vasta immigrazione di cristiani nel cuore dell'Islam quattordici secoli dopo Maometto. Il vescovo Hinder, un cappuccino svizzero che dal 2005 si e' trasferito nel Golfo, e' prudente quando si tratta di parlare di ARABIA SAUDITA. «Il clima sta migliorando», si limita a dire. Altre fonti raccontano di segnali quasi impercettibili di maggiore tolleranza, ma sempre in un contesto in cui la polizia religiosa non concede alcuna espressione pubblica di fede che non sia musulmana. Il paragone tra il cuore del mondo islamico «invaso» dai cristiani e l'afflusso continuo di musulmani verso l'Europa in prevalenza cristiana, secondo Hinder regge solo fino a un certo punto. «Le differenze sono molte - spiega - a partire dal fatto che noi viviamo in Paesi dove l'integrazione non e' ne' lecita, ne' desiderata. Una larga parte di immigrati musulmani si sta stabilizzando e naturalizzando nei Paesi europei. Non e' questo il caso nel Golfo. La gente qui viene a lavorare per qualche tempo, per poi cercare di andare altrove. Di recente, visitando Toronto, ho incontrato tanta gente arrivata in Canada dopo aver trascorso anni di lavoro in Qatar, Bahrein o a Dubai». Un'altra differenza, secondo i cattolici del Golfo, e' che spesso i musulmani d'Europa hanno alle spalle ingenti finanziamenti per costruire le moschee: basta pensare agli investimenti sauditi per costruire luoghi di culto in Bosnia. «Io invece - dice monsignor Hinder - per costruire chiese, quando mi e' dato il permesso di farlo, devo ricorrere alla generosita' dei miei fedeli. E dire che di nuovi luoghi di culto avremmo un gran bisogno: quei pochi che abbiamo stanno esplodendo»
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    In quale lingua ve lo si deve ripetere che sono Wahabiti una setta che vieta anche ai Mussulmani di pregare sulla tomba del Profeta (s.a.s.) e che per vietare il culto dei Santi hanno spianato tutte le tombe dei Compagni del Profeta (s.a.s.) in Medina.
    ALLAH NON GRAVA ALCUNO OLTRE LE SUE CAPACITÀ:
    CORANO 2;286

  3. #3
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    Predefinito Rif: Due milioni di cristiani in Arabia a cui vengono negati i diritti

    Mi spiace per loro.
    There are only 10 types of people in the world: those who understand binary and those who don't

    http://openflights.org/banner/f.pier.png

  4. #4
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    Predefinito Rif: Due milioni di cristiani in Arabia a cui vengono negati i diritti

    Citazione Originariamente Scritto da Abdulnur Visualizza Messaggio
    In quale lingua ve lo si deve ripetere che sono Wahabiti una setta che vieta anche ai Mussulmani di pregare sulla tomba del Profeta (s.a.s.) e che per vietare il culto dei Santi hanno spianato tutte le tombe dei Compagni del Profeta (s.a.s.) in Medina.
    Tant'è vero che gli stessi musulmani sciiti (che diversamente dai cristiani non sono immigrati, ma cittadini sauditi, stanziati prevalentemente nelle zone orientali del Paese) sono privati di qualunque diritto politico e religioso, nonchè perseguitati spesso con violenza.

    E si parla del 10% della popolazione totale dell'Arabia Saudita
    Ultima modifica di Canaglia; 10-07-10 alle 13:05
    Passata la buriana facciamo i conti

  5. #5
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    Predefinito Rif: Due milioni di cristiani in Arabia a cui vengono negati i diritti

    Citazione Originariamente Scritto da C@scista Visualizza Messaggio
    Reportage La marcia dei cristiani d'Arabia Filippini, cingalesi, indiani, sono 2 milioni e mezzo i seguaci di Cristo nella penisola culla dell'Islam

    Il bollettino settimanale della parrocchia di San Giuseppe ad Abu Dhabi, che sorge in mezzo alle moschee e ai grattacieli degli Emirati Arabi Uniti, assomiglia al calendario dei lavori nel Palazzo di vetro dell'Onu a New York. Cinque sacerdoti di nazionalita' diverse celebrano Messe in una babele di lingue: inglese, arabo, francese, tagalog, malayalam, urdu, konkani, tamil, cingalese, malankara, talvolta anche in italiano. Il giorno in cui ci sono piu' celebrazioni non e' la domenica, ma il venerdi', la festa settimanale nei paesi arabi: un modo pragmatico per venire incontro alle esigenze degli oltre 100 mila fedeli di 90 etnie diversi che ruotano intorno a una delle parrocchie cattoliche piu' affollate al mondo, in gran parte domestici e operai che lavorano nelle case e nei cantieri dei facoltosi musulmani locali. Come a San Giuseppe, la scena si ripete piu' o meno identica in una ventina di chiese sparse tra Dubai, Oman, Qatar, Kuwait e Bahrein, epicentri di un fenomeno che sta cambiando il volto della Penisola Arabica e del Golfo Persico ed e' in qualche modo speculare a cio' che avviene in Europa. Mentre il Vecchio continente ha le cattedrali semivuote e si riempie di moschee e nuove comunita' di immigrati musulmani, il boom economico degli ultimi anni sta attirando nei luoghi dove e' nato l'Islam centinaia di migliaia di cattolici, soprattutto da Filippine, India, Sri Lanka, Pakistan. «I numeri sono in aumento, nonostante la crisi economica, e sono certo di non esagerare a stimare che nella Penisola Arabica ci siano adesso circa 2 milioni e mezzo di cattolici», spiega monsignor Paul Hinder, che guida il Vicariato d'ARABIA della Santa Sede, ormai diventato la circoscrizione ecclesiastica piu' grande del mondo (sei nazioni con 60 milioni di abitanti complessivi, che coprono oltre tre milioni di chilometri quadrati). E il dato piu' significativo riguarda non tanto i piccoli emirati del Golfo, quanto il vero colosso della regione, l'interlocutore sicuramente piu' complesso per la Chiesa cattolica: l'ARABIA SAUDITA. Nel paese che custodisce i luoghi sacri dell'Islam, dove e' vietato non solo costruire chiese, ma anche celebrare la Messa, la popolazione di fede cristiana e' in rapido aumento. Dati ufficiali non ce ne sono, ma una serie di stime attendibili sono circolate in occasione di una conferenza su cristiani e musulmani organizzata in Libano dalla Fondazione internazionale «Oasis» di Venezia. Solo i filippini che vivono in territorio SAUDITA sarebbero circa un milione e mezzo, e l'85% di loro e' costituito da cattolici. In totale, su 27 milioni e mezzo di abitanti dell'ARABIA SAUDITA, gli immigrati sarebbero oggi oltre 8 milioni, provenienti in gran parte dal sudest asiatico e da altre regioni dell'Asia a forte presenza di cristiani. Un fenomeno che ha preso il via negli anni Novanta come evidenzia uno studio di Giuseppe Caffulli pubblicato sull'ultimo numero di «Vita e Pensiero», la rivista dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore quando il governo di Riad ha deciso di bloccare i visti d'ingresso agli immigrati dello Yemen, il vicino di casa povero degli sceicchi, fino ad allora la tradizionale manodopera per il paese. L'ascesa di Al Qaeda, l'organizzazione del SAUDITA-yemenita Osama bin Laden, aveva fatto temere ai regnanti di Riad un'esplosione dell'integralismo islamico nel Paese, spingendoli a chiudere le porte allo Yemen e ad aprirle alla manodopera «fidata» dei filippini e dei cingalesi. Con la conseguenza, pero', di innescare la piu' vasta immigrazione di cristiani nel cuore dell'Islam quattordici secoli dopo Maometto. Il vescovo Hinder, un cappuccino svizzero che dal 2005 si e' trasferito nel Golfo, e' prudente quando si tratta di parlare di ARABIA SAUDITA. «Il clima sta migliorando», si limita a dire. Altre fonti raccontano di segnali quasi impercettibili di maggiore tolleranza, ma sempre in un contesto in cui la polizia religiosa non concede alcuna espressione pubblica di fede che non sia musulmana. Il paragone tra il cuore del mondo islamico «invaso» dai cristiani e l'afflusso continuo di musulmani verso l'Europa in prevalenza cristiana, secondo Hinder regge solo fino a un certo punto. «Le differenze sono molte - spiega - a partire dal fatto che noi viviamo in Paesi dove l'integrazione non e' ne' lecita, ne' desiderata. Una larga parte di immigrati musulmani si sta stabilizzando e naturalizzando nei Paesi europei. Non e' questo il caso nel Golfo. La gente qui viene a lavorare per qualche tempo, per poi cercare di andare altrove. Di recente, visitando Toronto, ho incontrato tanta gente arrivata in Canada dopo aver trascorso anni di lavoro in Qatar, Bahrein o a Dubai». Un'altra differenza, secondo i cattolici del Golfo, e' che spesso i musulmani d'Europa hanno alle spalle ingenti finanziamenti per costruire le moschee: basta pensare agli investimenti sauditi per costruire luoghi di culto in Bosnia. «Io invece - dice monsignor Hinder - per costruire chiese, quando mi e' dato il permesso di farlo, devo ricorrere alla generosita' dei miei fedeli. E dire che di nuovi luoghi di culto avremmo un gran bisogno: quei pochi che abbiamo stanno esplodendo»
    LASTAMPA.it
    E perché noi dobbiamo concedere luoghi "di culto" agli immigrati mussulmani?
    Organizzazioni come la lega mussulmana mondiale non andavano mai fatte entrare in Italia, tantomeno andava fatta costruire la grande moschea di Roma: Andreotti cedette al ricatto degli arabi, senza ricevere alcuna garanzia di reciprocità ovviamente.

    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 10-07-10 alle 22:04

  6. #6
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    Predefinito Rif: Due milioni di cristiani in Arabia a cui vengono negati i diritti

    Citazione Originariamente Scritto da Abdulnur Visualizza Messaggio
    In quale lingua ve lo si deve ripetere che sono Wahabiti una setta che vieta anche ai Mussulmani di pregare sulla tomba del Profeta (s.a.s.) e che per vietare il culto dei Santi hanno spianato tutte le tombe dei Compagni del Profeta (s.a.s.) in Medina.
    Verissimo. Persino le minoranze sciite sono perseguitate, specialmente in Arabia Saudita. Negli altri stati, a maggioranza comunque sunnita, gli sciiti ad esempio non riescono a raggiungere incarichi dirigenziali. Ad alcuni è preclusa persino la cittadinanza (con tutti i benefit, anche economici che ne derivano).

    Faccio presente però che il wahabitismo sta cominciando a prendere piede anche in stati più tolleranti come il Kuwait, le cui chiese furono costruite coi soldi donati dall'Emiro. La deriva tradizionalista imposta dai potenti vicini wahabiti si sta riflettendo nella politica e nel costume.
    "Bad karma"

  7. #7
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    Predefinito Rif: Due milioni di cristiani in Arabia a cui vengono negati i diritti

    Ma a me non pare che dove la maggioranza è sciita le cose vadano molto meglio. Basta vedere l'Iran.
    Ultima modifica di Johannitius; 11-07-10 alle 11:02

  8. #8
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    Predefinito Rif: Due milioni di cristiani in Arabia a cui vengono negati i diritti

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    E perché noi dobbiamo concedere luoghi "di culto" agli immigrati mussulmani?
    Organizzazioni come la lega mussulmana mondiale non andavano mai fatte entrare in Italia, tantomeno andava fatta costruire la grande moschea di Roma: Andreotti cedette al ricatto degli arabi, senza ricevere alcuna garanzia di reciprocità ovviamente.

    carlomartello
    A mio parere non ha senso richiedere la reciprocità in una questione di questo tipo. Non stiamo parlando di accordi commerciali o, che so, riconoscimento di titoli di studio, ma del diritto a professare una religione, e a costruire un idoneo luogo di culto (nel rispetto delle leggi e dei regolamenti). Non è che perché altri stati si comportano peggio di noi, noi dobbiamo portarci al loro livello. Altrimenti, si innesca una spirale discendente, che rischia di ricacciarci nelle epoche più buie della nostra storia.
    Piuttosto, credo che il problema non sia la costruzione delle moschee, ma la provenienza dei finanziamenti, cosa che penso influisca notevolmente sulla scelta della corrente dell'Islam che viene poi "offerta" ai fedeli.

    Saluti.

    Midìl
    Ultima modifica di Midìl; 11-07-10 alle 11:12

  9. #9
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    Predefinito Rif: Due milioni di cristiani in Arabia a cui vengono negati i diritti

    Citazione Originariamente Scritto da Johannitius Visualizza Messaggio
    Ma a me non pare che dove la maggioranza è sciita le cose vadano molto meglio. Basta vedere l'Iran.
    Guarda che a Teheran ci sono tantissime chiese cristiane (di diverse confessioni) e pure sinagoghe ebraiche.

    Condizioni assolutamente imparagonabili
    Passata la buriana facciamo i conti

  10. #10
    Cancellato
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    Predefinito Rif: Due milioni di cristiani in Arabia a cui vengono negati i diritti

    Citazione Originariamente Scritto da Johannitius Visualizza Messaggio
    Ma a me non pare che dove la maggioranza è sciita le cose vadano molto meglio. Basta vedere l'Iran.
    In Iran i cristiani hanno chiese e possono festeggiare il natale(oltretutto hanno DIRITTO a un rappresentante in parlamento come gli ebrei).





    IL NATALE | IRAN
    http://www.christiansofiraq.com/chri...randec266.html
    Ultima modifica di Nazionalistaeuropeo; 11-07-10 alle 14:42

 

 
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