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    Predefinito La venerazione della Shakti



    La venerazione della Shakti


    Inizierà domani il Navaratri d’autunno chiamato Maha (grande) Navaratri, dedicato alla Dea Durga.
    Le Navaratri (nove notti) sono un momento ideale per la venerazione della Shakti (energia, potenza creatrice o divina). Questa ricorrenza è osservata con particolare attenzione due volte l’anno, in primavera e in autunno. Durante questo favorevole periodo si cercherà di avvicinare la Shakti con un rituale di adorazione che ne occuperà tutta la durata. I rituali per l’occasione sono numerosi e differiscono nelle varie scuole o correnti. Ne fornisco uno esemplificativo, senza scendere troppo nei particolari.
    Il primo giorno si esegue Pran Pratishtha. La Devi è invitata a dimorare nella nostra casa in un vaso o urna (Kalash) che simboleggia l’Universo.
    Il rituale inizia con la preparazione e purificazione del luogo, alcuni metri quadrati, dove stendere l’asana (una pelle, una coperta, un tappeto) per la nostra pratica e un tavolino, coperto di stoffa rossa, su cui appoggiare un piatto di terracotta o di metallo, riempito di terra setacciata e pulita. Si disegna uno Yantra, con polvere rossa (vermiglio) sulla terra contenuta nel piatto, ponendovi il vaso al suo centro. Riso e una noce di Supari (seme di Areca catechu) sono offerti nel vaso che poi è riempito di acqua mentre si recita il Mantra cui si è stati iniziati. La pronuncia del Mantra terminerà con l’ultima goccia di acqua che cadrà nel vaso. Un panno rosso, avvolto a mo’ di abito, è annodato attorno al vaso-dimora della Devi. Si offrono poi riso, fiori, frutta e incenso alla Shakti.
    I fiori offerti possono essere di colori differenti, secondo gli obiettivi che si desidera raggiungere: pace, serenità, conoscenza, equilibrio, discernimento, correzione delle tendenze negative, sconfitta delle forze avverse ecc.
    Dopo la preparazione dello Yantra e l’accoglienza alla Devi si continua con il Mantrajapa (ripetizione del Mantra). Il Mantrajapa consiste nel ripetere silenziosamente il Mantra concentrandolo nel cuore, come se questo emanasse il suono stesso del Mantra e suo il battito ne scandisse le sillabe. La lingua è appoggiata contro i denti e nessun movimento esteriore è visibile o avvertibile. Il praticante (sadhak) è profondamente concentrato e distolto dagli oggetti dei sensi.
    Ci si siede almeno due volte al giorno, al mattino e alla sera, mentre al termine della giornata si effettua Aarti al Guru. Si dorme per terra, preferibilmente nel luogo ove è sistemato lo Yantra. Ogni giorno si fanno offerte alla Devi prima di iniziare a praticare. Ci si può vestire di colore rosso, usando stoffe naturali, anche di giallo per le donne. Durante il Puja o il Japa non si usano materiali sintetici o di plastica. Di grande forza è poi la pratica notturna.
    La notte chiamata Mahanisha è il culmine delle Navaratri. In tale notte si esegue havan (offerta al fuoco), bruciando simbolicamente le negatività del nostro essere e offrendo le positività acquisite, senza fini egoistici o mondani. Nei principali luoghi di culto della Devi (Shakti Pith), e in alcune correnti tantriche, si esegue anche il sacrificio animale.
    Le Navaratri si possono terminare con il Kumari Puja. Alcune bambine in età prepubere, possibilmente in numero di sette, sono vestite con abiti nuovi, adornate e abbellite, nutrite e coperte di doni e regali. In questo modo si ringrazia la Devi per essere intervenuta. Segue il Visarjan, o commiato, dalla Shakti. Il materiale adoperato nel rituale potrà essere smaltito in un giardino o in un fiume.

    Durante le Navaratri la pratica spirituale (Sadhana) è affiancata da austerità (Tapas) consistente in digiuno parziale, controllo della parola e delle azioni, astensione sessuale, distacco dalla superficialità mondana, minor attenzione rivolta al nostro corpo fisico. Quando la mente è pienamente concentrata non avverte privazione e può sperimentare la trascendenza. Il periodo di preghiera profonda delle Navaratri non è periodo di costrizione o mortificazione ma di riappacificazione tra mente, corpo e spirito. Chi non saprà mantenere una concentrazione profonda vivrà un periodo gravoso e interminabile; chi lo passerà raccolto nel suo essere profondo potrà forse assaporare un contatto, una percezione, un incontro interiore con la Shakti o Dea Madre.

    “Un Cercatore della Verità aveva speso la maggior parte delle sue ricchezze e della sua vita nella ricerca della Madre ma Lei continuava a sfuggirgli. Nella sua esistenza aveva frequentato dotti e religiosi di diverse correnti e credi, nell'affannosa ricerca di ciò che il suo essere bramava, senza tuttavia riuscire a placare la sete di conoscenza che bruciava la sua mente e il suo cuore. Aveva consultato testi dimenticati e segreti, praticato rituali innominabili e sconosciuti, si era sottoposto a pratiche ascetiche e mortificatrici ma quell'Energia Divina ancora non si rivelava.
    Sconsolato, deluso e disperato alla fine si mise in viaggio per raggiungere un territorio isolato dove si diceva vivesse un bizzarro eremita. Il Cercatore era ormai disilluso ma una forza sconosciuta lo stava guidando verso quel luogo. Incontrò il sant’asceta e gli domandò: "Non sono ancora riuscito a incontrare la Madre Divina, puoi aiutarmi in ciò?".
    L'eremita rispose: "Oh sciocco, fino a quando ti aspetterai una manifestazione della Madre in una forma creata dalla tua mente, o attraverso la tua cultura, non potrai mai cogliere la sua reale essenza. Le sue braccia e le sue gambe sono le braccia e le gambe di tutti gli esseri viventi, il suo corpo è il corpo di tutte le creature e il suo volto è il volto della creazione stessa. Liberati dalle infrastrutture e dalle creazioni della tua mente, stabilizzati nel silenzio e nel vuoto mentale, solo allora tu potrai vederLa nel suo Splendore e nella sua Realtà." Il Cercatore comprese, con rispetto salutò il Maestro e ritornò da dove era venuto, portando nei suoi occhi e nel suo cuore una nuova Luce.”
    Ultima modifica di baba; 07-10-10 alle 22:44

 

 

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