ma le notizie di cultura, sui media, che parlano di riedizioni editoriali, servono, e son scritte prima, e cavallerescamente sfornate alla bisogna, come i necrologi? ce l'hanno già pronti, gli articoli, a seconda di ciò che succede in tutti i (in altri) campi?
Su Repubblica, articolo su Leo Longanesi che dice: "gli italiani? buoni a nulla e capaci di tutto" (frase di Longanesi degli anni '30).
Poi, articolo di Asor Rosa sull'Orlando Furioso dal malizioso titolo: "noi italiani siamo folli come Orlando", la nuova visione europea contemporanea a Erasmo e all'Umanesimo. Peccato non avessero ancora inventato l'anti-casta e l'anti-politica. Anti è nati al contrario. La follia è anti-. No, dico io, casomai è anticipatrice della satira. La salita di Astolfo sulla Luna per recuperare a Orlando la ragione perduta e scoprire che lì di senno umano "se ne trova in gran quantità", mentre di pazzia ovviamente non c'è traccia perchè essa "sta già qui, e non se ne parla mai". L'Orlando Furioso è così la non unitarietà, non armonia del cosmo, come il partito unico: storia di amore, disperazione, tragedia e follia. Follia infrazione e disperazione ( cinquestelle) sono molto importanti per chi (vedi Pd) voglia restare partito unitario. Ma la prospettiva umanistica-umoristica italiana-europea (Brexit), un tempo interpretata e valutata su binari di una razionalità razionalistica assoluta, deve fare i conti con gli accordi sotto, non detti, e se te li dicono non sono accordi. In tempi in cui tutto è tradito e disilluso, nasce la follia.
E poi, la forza delle date: il 22 aprile 1516 la prima edizione dell'Orlando Furioso, il 22 aprile 1616 Shakespeare e Cervantes lasciavano il mondo prole smarrita senza di loro..a dispetto delle date, certe epoche non sono vendibili come chi non ci ha vissuto. Basta che il suo passato sia sempre presente, e operante.
Ariosto, anche lui cortigiano. Come Machiavelli. Come Swift (non è che cambia niente col parlamento, l'immoralità di chi ha servito tutte le parti). Ma che dall'episodio di Astolfo sulla luna nasca la forza remota dell'epitaffio di Swift (qui giace il corpo di Jonathan Swift, dove l'ira e il risentimento più non possono lacerare il suo cuore), e anche il senso della satira gulliveriana dei mondi paralleli, immaginari, ugualmente impossibili, nessuno, compreso Asor Rosa, dice. Questa anticipazione, questo che è più che un parallellismo, potendosi chiamare influsso, derivazione, e tale da poter rivendicare la primogenitura, l'origine italiana di un genere apparentemente così lontano come la satira e il wit inglese non interessa il critico in tempo di finti sconvolgimenti, di Brexit, di sindaci cinquestelle. No, l'Inghilterra è diversa, esclusa, averlo fatto un secolo prima non conta, niente date suggestive o anticipatrici, niente assenza di precedenti a parte i soliti Rabelais e Cervantes (peraltro, le loro opere maggiori sono posteriori all'Orlando Furioso) che faccia pensare; il patrocinio è previsto solo in casi conclamati di omogeneità fisica e sociale (che, in ogni caso, va discussa col direttore). Dio ci scampi da un simile fato di pappagalli. Le conquiste e le scoperte hanno un limite nel mondo stesso che conosci. E poi il cerchio tipico è presto chiuso: cavalleria italiana: Spagna, Spagna navi navi Inghilterra Inghilterra Shakespeare, Shakespeare Italia( location). In sostanza, noi italiani non possiamo essere nè in guerra nè in pace con l'Inghilterra: niente. E' questo che insegnano all'università, non a dubitare, a farsi domande?
Il titolo di Asor Rosa perderebbe efficacia se pubblicato qualche giorno dopo le elezioni, e non proprio il lunedì. Cosa nascerà di grande, aggiungo io, quest'anno, da questi sconvolgimenti tellurici? quale tacitazione, quale pacificazione di cui tanto gli italiani dibattono, e di cui tanto afferrano, nel 2016? questo dobbiamo pensare, e non alle letterature che si influenzano, agli Unici che restano tali nei rispettivi Paesi finchè la cronaca, la guerra, l'economia lo imporranno.
"Ci vuole pochissimo wit da parte di un critico per farci esultare, e poi ci meravigliamo per quattro parole pronunciate distintamente da un connazionale, da un reietto, da un isolano".




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