"Repubblica" è in grado di documentare come almeno il 4 agosto la cabina di regia romana abbia avvertito Di Maio. Rispondendo a un suo messaggio, Paola Taverna gli scrive che dalla procura è arrivato il documento sulla posizione della Muraro. "E' pulito o no?", chiede il deputato. E ottiene immediatamente risposta: "Non è pulito". Nella stessa data Di Maio ottiene un quadro più preciso. Glielo trasmette l'altro membro del direttorio romano Fabio Massimo Castaldo, l'eurodeputato con doppia laurea in legge: il reato contestato dai pm alla Muraro è la "fattispecie di cui al comma 4 dell'articolo 256 del Testo unico sull'Ambiente". Ossia come chiarisce citando il codice: "L'inosservanza delle prescrizioni o la carenza dei requisiti previsti per legge da parte del gestore" degli impianti per il trattamento dei rifiuti. A richiesta del deputato, Castaldo non sa precisare se gli addebiti siano relativi alla gestione dello stabilimento Ama di Rocca Cencia o a quello del Salario.
Ma in quel momento Di Maio ha tutti gli elementi per valutare la portata dell'indagine. Ne discute con gli altri big dei 5Stelle o preferisce tacere? E' una domanda fondamentale. Perché nel primo pomeriggio di quel 4 agosto, quando già è a conoscenza dell'inchiesta, il deputato lancia un tweet: "La nostra colpa a Roma è non avere risolto in venti giorni le emergenze create dai partiti in vent'anni ". Quelle parole sembrano dettare la linea al Movimento, che pochi minuti dopo prende posizione compatto con l'hashtag #SiamoTuttiConVirginia.
"Muraro è pulita?". "No". I messaggi che inchiodano Di Maio: sapeva che era indagata - Repubblica.it




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