Hey plebe ,
da poco ho finito di leggere questo libro di Maria Pes :
" La rivolta tradita: la congiura di Palabanda e i Savoia in Sardegna "
dove eventualmente aquistarlo : La rivolta tradita: (la congiura di Palabanda e i Savoia in Sardegna /) by - Powell's Books
Pagina 95
La Congiura di Palabanda
Nel 1812, Cagliari e la Sardegna furono colpiti da una grande siccità che distrusse i raccolti e provocò una grave carestia che coincise con una epidemia di vaiolo.
Quell'anno diventerà proverbiale ed è ancora ricordato come “Su famini de s'annu doxi”.
Nel capoluogo si trovava il re Vittorio Emanuele I con il suo seguito in quanto il Piemonte era occupato dai francesi, per questo sui sardi si abbatterono nuove tasse per le spese della corte.
Il popolo esasperato decise di ribellarsi, i congiurati si riunirono in un podere di proprietà dell'avvocato Salvatore Cadeddu, segretario dell'Università, situato nella località di Palabanda, nella zona in cui oggi sorge l'orto botanico.
L'intento era quello di cacciare i pubblici funzionari e i cortigiani che stavano portando la Sardegna alla rovina.
Erano a capo della congiura anche i figli del Cadeddu, Gaetano e Luigi, gli avvocati Francesco Garau e Antonio Massa, il sacerdote Antonio Muroni, l'insegnante Giuseppe Zedda, il conciatore di pelli Raimondo Sorgia, il sarto Giovanni Putzolu, il pescatore Ignazio Fanni ed il panettiere Giacomo Floris.
L'insurrezione venne fissata per il 30 ottobre 1812 e prevedeva l'ingresso nel quartiere Marina dalla porta di Sant'Agostino lasciata aperta dai soldati di guardia già corrotti, per poi raggiungere Castello per arrestare Giacomo Pes di Villamarina, comandante militare della città, ed espellere i cortigiani.
Ma la notizia della cospirazione arrivò all'avvocato del fisco Raimondo Garau che informò il re ed il colonnello Villamarina che allertò i militari ai suoi ordini: Il panettiere Giacomo Floris fu uno dei primi a rinunciare quando incontrò una pattuglia di piemontesi e così fecero alcuni suoi amici.
Il sarto Giovanni Putzolu e alcuni compagni mentre si aggiravano nelle stradine di Stampace furono intercettati dal colonnello Villamarina e Putzolu, vistosi perduto, puntò una pistola contro il comandante ma i suoi amici gli impedirono di sparare.
Sorgia e Salvatore Cadeddu furono arrestati e impiccati, Cadeddu, Fanni, Zedda e Garau, giudicati in contumacia, subirono la stessa condanna, a Floris e Massa venne comminato l'ergastolo.
Gli atti del processo scomparvero quasi subito dagli archivi e circolava voce che gli imputati avessero fatto, durante gli interrogatori, il nome di Stefano Manca di Villahermosa, alto funzionario della corte di Carlo Felice, quale capo segreto della rivolta.
Sergio Atzeni
Democrazia Oggi - La congiura di PalabandaLa congiura di Palabanda
Gli avvenimenti che si susseguirono in Europa tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, influenzarono i fatti storici dell’isola. Nel 1812, Cagliari e la Sardegna furono colpiti da una grande siccità che distrusse i raccolti e provocò una grave carestia che coincise con un’epidemia di vaiolo. Quell’anno diventerà proverbiale ed è ancora ricordato come “Su famini de s’annu doxi”. Nel capoluogo si trovava il re Vittorio Emanuele I con il suo seguito, in quanto il Piemonte era occupato dai francesi, e per questo sui sardi si abbatterono nuove tasse per le spese della corte.
I fermenti e le inquietudini dei Sardi sono testimoniati da vari episodi di ribellione al governo sabaudo, preoccupato di salvaguardare l’unico possedimento territoriale. Il fatto più clamoroso di questo periodo fu la scoperta a Cagliari di una congiura, ordita dalla prestigiosa famiglia dell’avv. Salvatore Cadeddu, segretario dell’Università e tesoriere del municipio: fecero parte di essa i suoi familiari, G. Zedda, docente nella facoltà di Legge, gli avvocati F. Garau e A. Massa-Murroni, il sacerdote G. Muroni ed altri insigni professionisti di Cagliari. Non mancava però il collegamento con i ceti popolari. Fra i congiurati figurano anche il conciatore di pelli Raimondo Sorgia, il sarto Giovanni Putzolu, il pescatore Ignazio Fanni e il panettiere Giacomo Floris. Essi si riunirono nella zona di Palabanda (dove si trova oggi l’orto botanico e la Facoltà di Giurisprudenza di proprietà dell’Avv. Cadeddu). Il piano ordito dai congiurati consisteva nell’organizzare un’insurrezione nella notte tra il 30 ed 31 ottobre 1812, che doveva portare all’occupazione delle porte di Stampace e Villanova e all’espugnazione di Castello. L’impresa fallì a causa di delazioni, indecisioni ed imprudenze prima ancora di essere attuata ed i congiurati furono in parte arrestati: S. Cadeddu, Putzolu e Sorgia furono giustiziati; G. Cadeddu, il Floris e P. Fanni morirono in carcere; Gaetano Cadeddu, Garau e Zedda furono condannati a morte in contumacia. La congiura del 1812 fu definita “borghese”, in quanto coinvolse quegli ambienti legati alla corte del fratello del re, Carlo Felice, messa in ombra dopo l’arrivo di Vittorio Emanuele I e dei suoi collaboratori. I fatti del 1812 rappresentano l’ultimo segnale di ribellione della borghesia dell’isola, successivcamente sempre più subalterna alla Corona.
Scheda EventoDESCRIZIONE DELL' EVENTO:
Gli avvenimenti che si susseguirono in Europa tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, influenzarono i fatti storici dell’isola: i fermenti e le inquietudini dei Sardi furono sedati dal governo sabaudo, preoccupato di salvaguardare l’unico possedimento territoriale. Il fatto più clamoroso di questo periodo fu la scoperta a Cagliari di una congiura, ordita dalla prestigiosa famiglia dell’avv. Salvatore Cadeddu, segretario dell’Università e tesoriere del municipio: fecero parte di essa i suoi familiari, G. Zedda, docente nella facoltà di Legge, gli avvocati F. Garau e A. Massa-Murroni, il sacerdote G. Muroni ed altri insigni professionisti di Cagliari. Essi si riunirono di giorno nella zona di Palabanda (dove si trova oggi l’orto botanico) e di notte nella casa di Giovanni Cadeddu; il piano ordito dai congiurati consisteva nell’organizzare un’insurrezione nella notte tra il 30 ed 31 ottobre 1812, che doveva portare all’occupazione delle porte di Stampace e Villanova e all’espugnazione di Castello. L’impresa fallì a causa di delazioni, indecisioni ed imprudenze prima ancora di essere attuata ed i congiurati furono in parte arrestati: S. Cadeddu, Putzolu e Sorgia furono giustiziati; G. Cadeddu, il Floris e P. Fanni morirono in carcere; Gaetano Cadeddu, Garau e Zedda furono condannati a morte in contumacia. La congiura del 1812 fu definita "borghese", in quanto coinvolse quegli ambienti legati alla corte del fratello del re, Carlo Felice, messa in ombra dopo l’arrivo di Vittorio Emanuele I e dei suoi collaboratori. I fatti del 1812 rappresentano l’ultimo segnale di fastidio della borghesia dell’isola, ormai chiamata dopo il 1821 alla amministrazione del governo della Sardegna.




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