come il miliardario chapliniano, generoso col tramp in tempo di bevute ma che non lo riconosceva di mattina, come Puntila e il suo servo Matti, due tipi mentre hanno litigato e stanno litigando guardano la tv, come non fanno quando stanno insieme. La frattura prosegue, la tenerezza ha un attimo di esitazione: è sera, non si vedono. Sapere che l'altro guarda la tv è un segno che tutto va bene. E' veggenza su cosa provano. Più che la tv, è sapere che veniamo da là. Non è la tv per la tv: la tv è un simbolo evocatorio primario per origine, nido, familiarità, amicizia, pappa e ciccia certa, non dispersione, frammentazione o fratelli consanguinei, formula orrenda quest'ultima che indica vicinanza dove c'è distacco. Più dei pop corn, coca cola e patatine e pattini, più della presenza remunerativa del marchio (che c'è ancora, ci sarà sempre, finchè ci sarà Berlusconi, sempre intercettato e sempre assorto, sempre a chiedersi cioè perchè lo fanno, e finchè farglielo fare prima di ordinare Ferrara una prefazione di un libro che apparentemente non c'entra con loro, una storia esemplare; finchè ci sarà il canone tv, finchè ci sarà un "nato nel 1914" che è diventato famoso negli anni 80 o 90) "visto in tv".
Ecco un loro messaggio rintracciato al cell:
"Cosa stai mangiando, cosa ti costa mangiare di già? come me, piadina al prosciuttv e ceci* come me, senza te, senza tv? (strizzatina d'occhio).
Purtroppo, mi scuso col luppolo ma la sete d'acqua non c'è, e la gola è in disordine. Tu tuttv bene? TVTTVB"

*ceci, simbolo di privazione. I ceci, a parere di chi scrive e di chi prova qualcosa, mangia o cerca qualcuno, non varranno mai l'olio con cui li si condisce o condivide. I ceci scostumati, distanti, umili, ignari, non specchiati, mai roba o prova provata: roba da piccoli sotterfugi.