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    Instabilità in Ucraina: Oliver Stone accusa la Cia

    venerdì, 2 gennaio 2015





    Manifestanti a Kiev, Ucraina (Getty images)
    Il noto regista americano Olvier Stone torna a parlare del caso dell’Ucraina e lo ha fatto con un post pubblicato sul suo profilo Facebook, rimbalzato sulle maggiori testate estere lo scorso 31 dicembre e ripreso oggi dal blog di Beppe Grillo in lingua italiana.
    Nel suo discorso, il premio Oscar spiega di aver intervistato per quattro ore l’ex presidente ucraino Viktor Yanukovych“per un nuovo documentario in lingua inglese prodotto da ucraini”.
    Stone ricorda come Yanukovich sia stato “il legittimo presidente dell’Ucraina fino a quando improvvisamente è stato rimosso il 22 febbraio di quest’anno”.
    Pertanto, il regista anticipa che nel documentario racconterà come sono andati i fatti durante i mesi di protesta partita da Maidan, la piazza centrale di Kieve e che portarono alla fuga di Yanukovich, per cui sottolinea Stone, “sembra chiaro che i cosiddetti tiratori che hanno ucciso 14 uomini della polizia, ne hanno feriti circa 85 e hanno assassinato 45 civili che protestavano, erano provocatori infiltrati dall’estero”.
    Secondo l’opinione di Stone, “molti testimoni, tra cui Yanukovich e funzionari di polizia, credono che questi individui stranieri siano stati introdotti da gruppi filo-occidentali con lo zampino della CIA”.
    A dimostrazione di questa tesi, il regista ricorda “il cambio di regime/colpo di stato del 2002, quando Chavez è stato temporaneamente estromesso, dopo che manifestanti pro- e anti-Chavez erano stati colpiti da misteriosi cecchini nascosti in palazzine di uffici”.
    “Assomiglia anche alla tecnica usata all’inizio di quest’anno in Venezuela quando il governo legalmente eletto di Maduro è stato quasi rovesciato con l’uso di violenza mirata contro i manifestanti anti-Maduro”, aggiunge Stone, per il quale “basta creare un bel po’ di caos, come ha fatto la CIA in Iran nel ’53, in Cile nel ’73 e in innumerevoli altri colpi di stato e il governo legittimo può essere rovesciato”.
    Una tecnica del “soft power americano” che sarebbe nota come “Regime Change 101” e utilizzata anche nel contesto ucraino.
    “In questo caso il massacro del Maidan è stato descritto dai media occidentali come il risultato dell’instabile, brutale governo filorusso di Yanukovich”, commenta il registra, ricordando però che “Yanukovich il 21 febbraio fece un accordo con i partiti di opposizione e tre ministri degli esteri dell’UE – che volevano sbarazzarsi di lui andando ad elezioni anticipate”.
    Eppure, il giorno seguente il patto non ebbe più valore e dei “gruppi radicali neonazisti armati fino ai denti costrinsero Yanukovych a fuggire dal paese dopo ripetuti tentativi di assassinio”.
    Tanto che prosegue il regista, “il giorno successivo è stato varato un nuovo governo filo-occidentale, immediatamente riconosciuto dagli Stati Uniti (come nel golpe contro Chavez 2002). Una storia sporca in tutto e per tutto, ma nel tragico seguito di questo colpo di stato, l’Occidente ha raccontato la versione dominante, quella della Russia in Crimea. Mentre la vera versione è gli USA in Ucraina“.
    Il regista accusa i media Occidentali di non dire la verità: “Si tratta di una manipolazione surreale della storia che si sta verificando ancora una volta, come durante la campagna elettorale di Bush pre-Iraq, quella delle armi di distruzione di massa”, afferma senza mezzi termini Stone, convinto del fatto “che la verità verrà finalmente fuori in Occidente, mi auguro in tempo per fermare un’ulteriore follia”.
    Il regista rimanda anche ad un’analisi del giornalista Pepe Escobar, intitolata “Un nuovo arco di instabilità in Europa” prevede una crescente instabilità nel 2015, “in quanto gli Stati Uniti non possono tollerare l’idea di una qualsiasi entità economica rivale”.
    Infine, Stone cita anche la “decima puntata de La Storia mai raccontata, dove discutiamo i danni degli imperi coloniali del passato, che non hanno permesso la nascita di paesi economicamente competitivi.”
    Nei mesi scorsi il regista aveva espresso più volte delle critiche sul modo in cui si stavano comportando gli Stati Uniti nella scacchiera internazionale. In merito alla manipolazione in atto in Ucraina aveva anche citato il caso dell’aereo della Malaysia Airlines abbattuto al confine con la Russia, nella regione del Donbass, spiegando che “gli USA non hanno portato alcune prove che questo complesso è arrivato in Ucraina dalla Russia”, riferendosi al tipo di missile impiegato per l’abbattimento del velivolo che secondo l’opinione diffusa, viene attribuito ai separatisti filo ucraini.
    “Io avevo letto anche che, prima la Russia forniva questi complessi all’esercito ucraino prima dell’inizio della crisi”, aveva aggiunto Stone, precisando che “queste testimonianze non permettono per adesso di trarre delle conclusioni univoche. In Gran Bretagna stanno decifrando le scatole nere, però i risultati dell’indagine saranno pubblicate solo nel 2015, troppo tardi. Il mio istinto dice che l’aereo è stato abbattuto dai cattivi del governo ucraino. Sicuramente non ne sono certo, però sospetto che è stato proprio cosi”.
    “Io sono un veterano della guerra di Vietnam, e allora succedeva la stessa cosa. Quando per esempio il cacciatorpediniere americano aveva subito un attacco da parte dei vietnamiti, il Congresso degli USA aveva accettato la rivoluzione di Tonkin che ha fondato l’inizio della guerra a Vietnam. Dopo tanti anni abbiamo scoperto che non erano stati i vietnamiti ma era tutto organizzato dagli americani. Menzogna e provocazione. Ne conosciamo tanti di questi esempi”, ha poi proseguito Stone

    FONTE: Instabilità in Ucraina: Oliver Stone accusa la Cia

    UN GRANDE REGISTA E UN UOMO DAVVERO CORAGGIOSO (NON SOLO PER QUESTA SUA DENUNCIA)
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    Predefinito Re: Instabilità in Ucraina: Oliver Stone accusa la Cia

    Al Festival di Taormina il regista presenta "Ukraine on fire", un documentario di cui è coproduttore e in cui compare come "giornalista"

    TAORMINA - "Non è stato facile farmi coinvolgere in una storia controversa come questa, dopo i miei film in Sudamerica so bene che posso subire attacchi anche violenti, e per me è inconcepibile che si possa essere accusati solo perché si mostrano fatti in contrasto con le versioni ufficiali. Ma è importante che l'opinione pubblica conosca gli eventi dell'Ucraina orientale da una prospettiva diversa da come ci sono stati presentati". Oliver Stone parla di Ukraine on fire dell'ucraino Igor Lopatonok, cittadino americano dal 2008, presentato in anteprima mondiale al festival di Taormina, del quale non solo è coproduttore ma partecipa come intervistatore dell'ex presidente Viktor Yanukovich e del presidente russo Vladimir Putin. Il film ricostruisce la storia del paese dal 1941 al 2014, ponendo l'accento sui movimenti nazionalisti che parteciparono alla seconda guerra mondiale affiancando i nazisti nella strage di ebrei e polacchi. E che, supportati dalla Cia durante la guerra fredda, si sono infiltrati nelle manifestazioni ucraine pacifiche degli ultimi anni.

    Stone, cosa l'ha convinta ad aderire al progetto?
    "La necessità di una controinformazione. Come diceva Mark Twain "se non leggi i giornali non sei informato, se li leggi sei informato male". Mi ha convinto il contesto, è importante per gli Usa e per l'Europa conoscere la realtà, perché tutto questo, che è anche una guerra fatta dai media, ha portato alle sanzioni, all'embargo, conseguenze dure per l'economia. È vero che molti manifestanti erano motivati da ragioni giuste, si sentivano oppressi, ma noi raccontiamo la storia da prima della rivoluzione arancione, e come sappiamo in Ucraina ci son sempre stati governi corrotti. Sicuramente in questo governo, insediato da due anni, ci sono elementi che discendono da assassini, persone che si unirono al Reich. È il primo governo con elementi nazisti, è molto pericoloso. E negli Usa non c'è stata reazione, si parla solo dell'aggressione russa".

    Pensa davvero che il ruolo dei media sia stato così determinante?
    "Sappiamo quante volte la Cia abbia usato il cosiddetto soft power per influenzare altri paesi, magari per scongiurare l'affermazione di governi di sinistra. Ma prima dell'Ucraina gli Usa sono intervenuti in tanti paesi dell'ex Urss, con addestramenti delle forze Nato, storie che i grandi media non raccontano".

    La sua impressione su Putin come persona e come leader?
    "Un uomo molto intelligente, articolato, razionale, conosce a fondo i problemi. Putin dal 2001 in poi sta cercando una sorta di alleanza con gli Usa: ha espresso la sua solidarietà dopo l'11 settembre, ha cercato di affiancarli nell'Asia centrale e nella lotta al terrorismo, ma il comportamento degli americani è sempre lo stesso: abbattere i regimi ostili e crearne di compiacenti, senza cercare di capire le ragioni interne di un paese, la cultura, il disagio, le divisioni".

    Non è cambiato niente con la presidenza Obama?
    "L'ho votato due volte, ma sono deluso. Aveva promesso di cambiare la politica estera di Bush, parlava di trasparenza, voleva smettere con le intercettazioni illegali. Non è successo niente, non ha capito che non si può lottare contro le idee, bisogna prima capirle".

    Il futuro?
    "Il sistema americano è troppo consolidato, penso che nessuno possa cambiarlo veramente: né Trump, né la Clinton. Anzi Hillary mi sembra ancora più radicale di Obama in tema di politica estera".

    Pensa che susciterà più scalpore negli Usa questo film o quello su Snowden?
    "Ukraine on fire non è un mio film. Lo scorso anno stava per vincere l'Oscar World on fire, basato solo su testimonianze dei manifestanti. Era un prodotto Netflix, l'ho visto come membro dell'Academy, irritante, era giusto proporre un'altra versione".

    E il suo nuovo film "Snowden"?
    "È un film di finzione, basato su un paio di libri e su fatti reali. L'ho scritto io e ne sono contento, e se sarà visto con mente aperta sono sicuro che avrà il suo pubblico. Quando faccio un film o lo produco non penso alle reazioni che susciterà. Anche se ho tutte le intenzioni di continuare con i film di finzione, tornerò a fare documentari. Non sono un amante di Hollywood e dello star system, perciò ho bisogno di restare sempre a contatto con la realtà".

    FONTE Oliver Stone: "Ora intervisto Putin, poi vi racconto Snowden" - Cinema - Spettacoli - Repubblica.it
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

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