Chi più stupra, vince. E' questo lo scopo del gioco in "RapeLay", il videogame giapponese che mostra come molestare, perseguitare, adescare e violentare le proprie vittime. Il gioco, creato nel 2006, dalla Illusion, una società di Yokohama, ora è arrivato anche in Europa, dove è venduto già in diversi Paesi. La distribuzione avviene attraverso Amazon, il sito internet per acquisti, e una rete di negozi affiliati che lo mettono in vendita.
Il nome del videogioco è già un programma: "RapeLay" significa, letteralmente, "disposto allo stupro", e gioca sulla somiglianza delle parole inglesi "rape", che significa "stupro", e "replay", che vuol dire "ripetere". Dunque, uno "stupro ripetuto" che è al centro del gioco elettronico.
Protestano le associazioni di genitori e psicologi. Stati Uniti e Gran Bretagna sono riusciti a metterlo al bando dai siti web. Polemiche furiose anche in Spagna, Germania e Irlanda. In Italia, pur essendo unanime la condanna, ancora non è stata intrapresa una forte azione di contrasto del fenomeno.
Ma Rapelay è solo uno dei tanti videogiochi diseducativi che impazzano fra gli adolescenti e non solo.
Una delle serie di giochi più vendute al mondo (nel marzo del 2009 il produttore ha annunciato di aver venduto 13 milioni di copie del gioco) si chiama "Grand Theft Auto", meglio noto come "GTA". Si tratta di una serie di videogiochi per diverse consolle, catalogabile come "simulazione della vita criminale", distribuita da Rockstar Games. Questi prodotti vengono sempre maggiomente perfezionati con una grafica 3D che permette al giocatore una visuale in terza persona. La realtà virtuale diviene sempre più reale, tanto da invadere la vita e modificarla nel concreto.
Gli psicologi lanciano l'allarme: rischia di arrivare anche da noi un disturbo del comportamento già molto diffuso in Giappone, l'"hikikomori". Letteralmente questa parola significa che "isolarsi", "rannicchiarsi in se stessi", "stare in disparte". Si tratta di un fenomeno comportamentale piuttosto inquietante, che induce giovani e adolescenti (prevalentemente di sesso maschile) a rifiutare la vita pubblica e le relazioni interpersonali, per rifugiarsi tra le quattro mura domestiche. Unico contatto con il mondo esterno è l'utilizzo di dispositivi elettronici (tv, cellulare, computer, videogiochi...), che filtrano una realtà solo virtuale.
Gli adolescenti, e non solo, colpiti da questa "sindrome" cercano così di evadere dalla realtà, a causa di fallimenti scolastici o lavorativi, delusioni sentimentali e, più in generale, eventi che causano, nei soggetti in questione, senso di inadeguatezza e difficoltà nelle relazioni sociali. Si arriva ad abbandonare la scuola, il lavoro, la vita sociale, e si vive davanti ad uno schermo. Una dipendenza in senso stretto, dunque. Dipendenza e asocialità, ma anche assimilazione di modelli comportamentali sbagliati sono i principali rischi a livello psicologico.
La protesta contro "RapeLay" è giâ su Facebook, dove è nato il gruppo "Mobilitiamoci contro RapeLay, il gioco dello stupratore", 10mila iscritti, con lo scopo di chiedere una più chiara regolamentazione ed un più attento monitoraggio.
Fonte: Rai News 24




Rispondi Citando

