Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Predefinito Cambiamento o Prima Repubblica

    Quando Massimo D’Alema parla di un fantomatico “blocco di potere” a favore del Sì al referendum costituzionale, a noi viene da pensare piuttosto al “potere di blocco” che in Italia spesso ha impedito le riforme e la modernizzazione.

    Il confronto tra il Sì e il No non è uno scontro tra partiti, né tra singoli esponenti politici: è un confronto tra chi vuol accompagnare l’Italia verso una Repubblica rinnovata e chi vuole riaprire la Prima Repubblica. Per questa nuova fase intendiamo l’affermazione di una democrazia parlamentare solida ed efficiente, con governi più stabili, un Parlamento che torna protagonista e un rapporto più chiaro tra Stato e autonomie territoriali. Per Prima Repubblica intendiamo il ritorno all’Italia che abbiamo conosciuto per decenni, con i suoi governi deboli, i mille equilibrismi tra i partiti, le lotte delle correnti interne, la conta delle percentuali e degli zero virgola. A quanto pare, c’è chi ne sente nostalgia.

    Non ci sono alternative ai due scenari: cambiamento o Prima Repubblica. Le false promesse di chi propone nuove riforme “chiavi in mano” – come quella presentata da D’Alema con Gaetano Quaglieriello, alla presenza di una platea variegata che andava da Giuseppe Civati al leghista Fedriga, da Gianfranco Fini a Stefano Rodotà, da Renato Brunetta ad Antonio Ingroia, da Paolo Cirino Pomicino ad alcuni esponenti della minoranza PD – svaniranno il giorno dopo il referendum. Non c’è un progetto alternativo all’attuale riforma costituzionale, c’è solo il “magico mondo” dei Parlamenti frammentati, delle maggioranza deboli, delle minoranze di blocco e degli inciuci da corridoio.

    La vittoria del Sì al referendum, invece, farà definitivamente superare quella stagione (che ha prodotto peraltro il più grande debito pubblico d’Europa e un modello consociativo in cui tutti comandavano e nessuno decideva). Non sarà la vittoria dell’attuale Governo o dei partiti di maggioranza, che come tutti gli altri dovranno poi conquistare nelle urne il futuro consenso. Lo sappiamo, siamo banalissimi quando diciamo queste cose, mentre sono molto più evocative le parole di chi parla di “forze oscure” e “poteri forti”. Peccato che siano invenzioni sterili e inutili, e sicuramente dannose per il dibattito e per il Paese.

  2. #2
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    Predefinito Re: Cambiamento o Prima Repubblica

    Dici che funzionerà così anche col proporzionale?
    Te lo chiedo perché nella riforma costituzionale non c'è ne il premio di maggioranza né la legge elettorale. Quindi non capisco perché con il sì al referendum si dovrebbe capire chi vince e chi governa

    Γνῶθι σεαυτόν
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  3. #3
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    Predefinito Re: Cambiamento o Prima Repubblica

    Citazione Originariamente Scritto da charles bukowski Visualizza Messaggio
    Dici che funzionerà così anche col proporzionale?
    Te lo chiedo perché nella riforma costituzionale non c'è ne il premio di maggioranza né la legge elettorale. Quindi non capisco perché con il sì al referendum si dovrebbe capire chi vince e chi governa

    Γνῶθι σεαυτόν
    Perché non proponete una nuova legge elettorale o una modifica alla suddetta anziché frignare?

  4. #4
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    Predefinito Re: Cambiamento o Prima Repubblica

    Ma proponete chi?
    A chi ti riferisci?

    Io, per quanto mi riguarda, sono antidemocratico.
    Come Renzi, del resto

    Γνῶθι σεαυτόν
    γνῶθι σεαυτόν

  5. #5
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    Predefinito Re: Cambiamento o Prima Repubblica

    Citazione Originariamente Scritto da Rotwang Visualizza Messaggio
    Quando Massimo D’Alema parla di un fantomatico “blocco di potere” a favore del Sì al referendum costituzionale, a noi viene da pensare piuttosto al “potere di blocco” che in Italia spesso ha impedito le riforme e la modernizzazione.

    Il confronto tra il Sì e il No non è uno scontro tra partiti, né tra singoli esponenti politici: è un confronto tra chi vuol accompagnare l’Italia verso una Repubblica rinnovata e chi vuole riaprire la Prima Repubblica. Per questa nuova fase intendiamo l’affermazione di una democrazia parlamentare solida ed efficiente, con governi più stabili, un Parlamento che torna protagonista e un rapporto più chiaro tra Stato e autonomie territoriali. Per Prima Repubblica intendiamo il ritorno all’Italia che abbiamo conosciuto per decenni, con i suoi governi deboli, i mille equilibrismi tra i partiti, le lotte delle correnti interne, la conta delle percentuali e degli zero virgola. A quanto pare, c’è chi ne sente nostalgia.

    Non ci sono alternative ai due scenari: cambiamento o Prima Repubblica. Le false promesse di chi propone nuove riforme “chiavi in mano” – come quella presentata da D’Alema con Gaetano Quaglieriello, alla presenza di una platea variegata che andava da Giuseppe Civati al leghista Fedriga, da Gianfranco Fini a Stefano Rodotà, da Renato Brunetta ad Antonio Ingroia, da Paolo Cirino Pomicino ad alcuni esponenti della minoranza PD – svaniranno il giorno dopo il referendum. Non c’è un progetto alternativo all’attuale riforma costituzionale, c’è solo il “magico mondo” dei Parlamenti frammentati, delle maggioranza deboli, delle minoranze di blocco e degli inciuci da corridoio.

    La vittoria del Sì al referendum, invece, farà definitivamente superare quella stagione (che ha prodotto peraltro il più grande debito pubblico d’Europa e un modello consociativo in cui tutti comandavano e nessuno decideva). Non sarà la vittoria dell’attuale Governo o dei partiti di maggioranza, che come tutti gli altri dovranno poi conquistare nelle urne il futuro consenso. Lo sappiamo, siamo banalissimi quando diciamo queste cose, mentre sono molto più evocative le parole di chi parla di “forze oscure” e “poteri forti”. Peccato che siano invenzioni sterili e inutili, e sicuramente dannose per il dibattito e per il Paese.
    Meno balle.

    Se la Corte Costituzionale cassasse l'italicum, cu ritroveremmo lo stesso scenario di prima. Anzi, peggio dato il casino che uscirà con il Senato.


    Che poi, durante la prima repubblica avrei avuto un reddito maggiore, l'IVA al 19% e meno vecchi in azienda causa Fornero.
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  6. #6
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    Predefinito Re: Cambiamento o Prima Repubblica

    Citazione Originariamente Scritto da Rotwang Visualizza Messaggio
    Quando Massimo D’Alema parla di un fantomatico “blocco di potere” a favore del Sì al referendum costituzionale, a noi viene da pensare piuttosto al “potere di blocco” che in Italia spesso ha impedito le riforme e la modernizzazione.

    Il confronto tra il Sì e il No non è uno scontro tra partiti, né tra singoli esponenti politici: è un confronto tra chi vuol accompagnare l’Italia verso una Repubblica rinnovata e chi vuole riaprire la Prima Repubblica. Per questa nuova fase intendiamo l’affermazione di una democrazia parlamentare solida ed efficiente, con governi più stabili, un Parlamento che torna protagonista e un rapporto più chiaro tra Stato e autonomie territoriali. Per Prima Repubblica intendiamo il ritorno all’Italia che abbiamo conosciuto per decenni, con i suoi governi deboli, i mille equilibrismi tra i partiti, le lotte delle correnti interne, la conta delle percentuali e degli zero virgola. A quanto pare, c’è chi ne sente nostalgia.

    Non ci sono alternative ai due scenari: cambiamento o Prima Repubblica. Le false promesse di chi propone nuove riforme “chiavi in mano” – come quella presentata da D’Alema con Gaetano Quaglieriello, alla presenza di una platea variegata che andava da Giuseppe Civati al leghista Fedriga, da Gianfranco Fini a Stefano Rodotà, da Renato Brunetta ad Antonio Ingroia, da Paolo Cirino Pomicino ad alcuni esponenti della minoranza PD – svaniranno il giorno dopo il referendum. Non c’è un progetto alternativo all’attuale riforma costituzionale, c’è solo il “magico mondo” dei Parlamenti frammentati, delle maggioranza deboli, delle minoranze di blocco e degli inciuci da corridoio.

    La vittoria del Sì al referendum, invece, farà definitivamente superare quella stagione (che ha prodotto peraltro il più grande debito pubblico d’Europa e un modello consociativo in cui tutti comandavano e nessuno decideva). Non sarà la vittoria dell’attuale Governo o dei partiti di maggioranza, che come tutti gli altri dovranno poi conquistare nelle urne il futuro consenso. Lo sappiamo, siamo banalissimi quando diciamo queste cose, mentre sono molto più evocative le parole di chi parla di “forze oscure” e “poteri forti”. Peccato che siano invenzioni sterili e inutili, e sicuramente dannose per il dibattito e per il Paese.
    la cazzata più grossa, che chiamerei monumentale è il "modello consociativo nel quele tutti comandavano e nessuno decideva".
    informarsi, pls.

  7. #7
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    Predefinito Re: Cambiamento o Prima Repubblica

    secondo me il ritorno indietro si ha togliendo di nuovo poteri alle regioni e non toccando lre regioni a statuto speciale.
    per il resto eliminare il bicameralismo perfetto potrebbe esser un passo avanti (questo per me è vero) ma il lasciare le cose inalterate non vedo come possa essere un passo indietro, al limite è rimanere così

 

 

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