
Originariamente Scritto da
Rotwang
Quando Massimo D’Alema parla di un fantomatico “blocco di potere” a favore del Sì al referendum costituzionale, a noi viene da pensare piuttosto al “potere di blocco” che in Italia spesso ha impedito le riforme e la modernizzazione.
Il confronto tra il Sì e il No non è uno scontro tra partiti, né tra singoli esponenti politici: è un confronto tra chi vuol accompagnare l’Italia verso una Repubblica rinnovata e chi vuole riaprire la Prima Repubblica. Per questa nuova fase intendiamo l’affermazione di una democrazia parlamentare solida ed efficiente, con governi più stabili, un Parlamento che torna protagonista e un rapporto più chiaro tra Stato e autonomie territoriali. Per Prima Repubblica intendiamo il ritorno all’Italia che abbiamo conosciuto per decenni, con i suoi governi deboli, i mille equilibrismi tra i partiti, le lotte delle correnti interne, la conta delle percentuali e degli zero virgola. A quanto pare, c’è chi ne sente nostalgia.
Non ci sono alternative ai due scenari: cambiamento o Prima Repubblica. Le false promesse di chi propone nuove riforme “chiavi in mano” – come quella presentata da D’Alema con Gaetano Quaglieriello, alla presenza di una platea variegata che andava da Giuseppe Civati al leghista Fedriga, da Gianfranco Fini a Stefano Rodotà, da Renato Brunetta ad Antonio Ingroia, da Paolo Cirino Pomicino ad alcuni esponenti della minoranza PD – svaniranno il giorno dopo il referendum. Non c’è un progetto alternativo all’attuale riforma costituzionale, c’è solo il “magico mondo” dei Parlamenti frammentati, delle maggioranza deboli, delle minoranze di blocco e degli inciuci da corridoio.
La vittoria del Sì al referendum, invece, farà definitivamente superare quella stagione (che ha prodotto peraltro il più grande debito pubblico d’Europa e un modello consociativo in cui tutti comandavano e nessuno decideva). Non sarà la vittoria dell’attuale Governo o dei partiti di maggioranza, che come tutti gli altri dovranno poi conquistare nelle urne il futuro consenso. Lo sappiamo, siamo banalissimi quando diciamo queste cose, mentre sono molto più evocative le parole di chi parla di “forze oscure” e “poteri forti”. Peccato che siano invenzioni sterili e inutili, e sicuramente dannose per il dibattito e per il Paese.