









Nell'indifferenza generale, prosegue la criminalizzazione dei movimenti di lotta per la casa.
Dal canto loro, gli organi di informazione "ufficiali" offrono man forte conducendo una campagna denigratoria nei confronti di morosi e occupanti, dipinti come predoni dediti al saccheggio e alla devastazione, volta a legittimare gli sfratti, gli sgomberi e i provvedimenti repressivi emanati.
Spettacolo mediatico a parte, qual è l'effettiva composizione socio-economica di chi vive in stato di morosità o in immobili occupati?
Pur tenendo presente la multiformità delle situazioni, è possibile provare a tracciare un profilo.
Una cospicua parte di essi è rappresentata da famiglie monoreddito con prole, la cui fonte primaria di sopravvivenza è la mansione precaria e poco qualificata svolta da uno dei due coniugi.
Solo in alcuni casi l'impiego non è a termine, regolato da bislacche forme contrattuali (somministrazione temporanea etc) o in nero.
Ai nuclei familiari si sommano le coppie più o meno giovani, tutte pressoché nelle medesime condizioni dei genitori con figli, sebbene non gravate dalla responsabilità del mantenimento dei pargoli.
Non mancano neppure gli adulti non sposati, esclusi dal mercato del lavoro o cresciuti nelle periferie vivendo di espedienti, né le giovani donne abbandonate dal compagno, al cui disagio si aggiungono le difficoltà di conciliare impiego e cura dell'infante.
A completare il quadro, delineato per sommi capi, i giovani e gli adulti politicizzati, promotori dei comitati per il diritto alla casa o facenti parte di reti di sostegno alle famiglie sfrattate o sgomberate.
Ecco i crudeli unni...
"Una salus victis, nullam sperare salutem"