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    Predefinito Gioco d'azzardo, un business da 95 miliardi

    La Stampa

    Nemmeno il Pil della Cina cresce così. Il 7 per cento in un anno è un incremento record e la cifra di 95 miliardi rappresenta il 4,4 del nostro prodotto interno lordo, più di quanto lo Stato investa sull’istruzione (poco più del 4%) e poco meno di quanto gli italiani, tutti, spendano per mangiare. Il cardinale Angelo Bagnasco ha appena tuonato contro il gioco d’azzardo «legale» («una nuova droga, un cancro che lo Stato non solo non contiene, ma favorisce e ci lucra»), che i bilanci di fine anno superano le cifre record che ha appena enunciato.

    Dice Bagnasco: «L’affare azzardo rende più di 88 miliardi di euro all’anno: è stato studiato per far perdere, produce povertà e malattia». Quel dato si riferisce al 2015. Poche ore dopo arrivano i risultati del 2016 appena concluso e i miliardi sono diventati 95: ovvero, il 7% in più.

    Giocano tutti. Le stime dicono che il 54,4 per cento degli italiani, quasi 30 milioni, si concede ogni anno almeno una volta il gusto dell’azzardo legale; se si fa il calcolo solo sulla popolazione adulta, si sfiora il 70 per cento. Quasi un milione di loro appartiene alla schiera dei patologici: da curare. In mezzo c’è un’area grigia di chi trascorre ore nei bar, nelle tabaccherie, tra slot, gratta e vinci e lotto istantaneo. Due milioni e mezzo di giocatori che, pur non compulsivi, investono cifre consistenti di denaro nella speranza del colpo di fortuna che possa cambiare la loro vita.

    La fotografia di un’Italia ancora in crisi vede un comparto in continua crescita. Quello del 2016 è un nuovo record (persino sorprendente, se si considera la lotta all’azzardo intrapresa ormai da decine di amministrazioni locali) e l’altro dato monstre è rappresentato dal paragone con il non lontano 2008: in questi otto anni, la spesa per i giochi è raddoppiata. Le slot machine e le nipotine videolottery di nuova generazione fanno ancora la parte del leone, anche se l’incremento è modesto e il maggior gettito per lo Stato è stato determinato solo dall’aumento delle imposte. Ma crescono vorticosamente, analizza l’agenzia specializzata Agipro, tutti i giochi di scommesse e quelli online. Risfodera appeal persino il SuperEnalotto, che viaggia al 52% in più sul 2015 grazie alla lunga caccia al 6, finita il 27 ottobre scorso con la maxi vincita di Vibo Valentia (163 milioni), e il restyling che ha garantito un jackpot ancora più ricco e la possibilità di vincere anche con il 2. S’impennano Poker e casinò online di quasi il 20 per cento rispetto all’anno precedente.

    «Di fronte a questi dati - commenta il parlamentare Lorenzo Basso - davvero non si capisce la ritrosia degli operatori ad accettare le nostre proposte: divieto assoluto di pubblicità e riduzione drastica, se non l’abolizione, degli apparecchi da gioco dai bar, dalle tabaccherie, da tutti i luoghi non dedicati».

    Basso, deputato PD, area cattolica, da anni combatte una battaglia per la regolamentazione severa del settore, insieme a una pattuglia di colleghi bipartisan. Un riordino del settore atteso da anni, da mesi in attesa di un accordo nella conferenza Stato-Regioni, mai giunto all’approdo definitivo. Dopo decine di rinvii, è di nuovo in calendario alla fine di gennaio. Contiene anche, quel provvedimento, la riduzione di un terzo delle slot machine presenti sul territorio che era stata annunciata dall’ex premier Renzi. Risultato: per ora non pervenuto, mentre Comuni e Regioni vanno avanti in ordine sparso. Le accuse di non voler arrivare a un accordo sono respinte al mittente dal vicepresidente di Confindustria Sistema Gioco, che rappresenta gli operatori del settore. Attacca il vicepresidente Massimiliano Pucci: «Non siamo noi a non voler chiudere, ogni volta che siamo a un passo, gli enti locali aggiungono un tassello in più. Allora diciamo pure che l’azzardo legale in Italia è del tutto vietato, che noi dobbiamo essere esposti alla pubblica gogna e che tutto deve tornare a com’era prima di queste leggi, quando il comparto era tutto nelle mani della criminalità. Proviamo, sperimentiamo quel che succede».

  2. #2
    Lo Sciacallo
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    Predefinito Re: Gioco d'azzardo, un business da 95 miliardi

    hai scoperto l'acqua calda haha, che lo stato è biscazziere lo sappiamo da anni , che l'italiano vive sperando e muore cacando idem haha, con i giochi dello stato puoi solo fallire e far ingrassare ancora di piu lo stato, grattini-super enalotto-lotto-slot machine sono tutte truffe architettate dallo stato, finchè i cretini continueranno a credere in questi giochi lo stato ingrasserà ancor di piu , c'è solo un gioco dove si puole vincere ma il giocatore italiano in questo tema è indietro anni luce
    Noi, il mondiale lo abbiamo vinto dopo una settimana: quello che succederà da oggi in poi saranno solo numeri che finiranno negli almanacchi del calcio.

  3. #3
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    Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.
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  4. #4
    Lo Sciacallo
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    Predefinito Re: Gioco d'azzardo, un business da 95 miliardi

    finchè-trovano-i-cretini-che-ci-giocano-fanno-bene
    Noi, il mondiale lo abbiamo vinto dopo una settimana: quello che succederà da oggi in poi saranno solo numeri che finiranno negli almanacchi del calcio.

  5. #5
    cittadina del mondo
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    Predefinito Re: Gioco d'azzardo, un business da 95 miliardi

    [IMG][/IMG]
    Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.
    (Pablo Neruda - Attribuita)

  6. #6
    Lo Sciacallo
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    Predefinito Re: Gioco d'azzardo, un business da 95 miliardi

    c'è la truffa anche nel tabacco, ho un amico che fuma tabacco e compra il tubo da 80 grammi, ebbene fino a pochi mesi fa con un tubo di 80 grammi riusciva a fare un tot di pacchetti di sigarette,da adesso quando hanno cambiato i tubi nuovi dentro c'è meno tabacco perchè se prima faceva 12 pacchetti adesso ne fa 10,l'ennesima truffa dello stato italiano
    Noi, il mondiale lo abbiamo vinto dopo una settimana: quello che succederà da oggi in poi saranno solo numeri che finiranno negli almanacchi del calcio.

  7. #7
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    Predefinito Re: Gioco d'azzardo, un business da 95 miliardi

    Citazione Originariamente Scritto da vasconcelos Visualizza Messaggio
    finchè-trovano-i-cretini-che-ci-giocano-fanno-bene
    Hai ragione. Credo che, in fondo, sottraggano il denaro a chi ne fa un uso improprio (dico improprio per non dire dissennato).

    Quanti con i soldi giocati (e persi) avrebbero potuto iniziare una loro piccola attività?

    Ma già, c'è da lavorare ... Meglio credere che si possa arricchire senza far nulla.
    La tassa sugli imbecilli, diceva Quintino Sella.

  8. #8
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    Predefinito Re: Gioco d'azzardo, un business da 95 miliardi

    Ludopatia: dipendenza dal gioco di azzardo.

    Ministero della Salute: La ludopatia non è solo un fenomeno sociale, ma è una vera e propria malattia, che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse

    Per ludopatia (o gioco d’azzardo patologico) si intende l’incapacità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse, nonostante l’individuo che ne è affetto sia consapevole che questo possa portare a gravi conseguenze.
    Per continuare a dedicarsi al gioco d’azzardo e alle scommesse, chi è affetto da ludopatia trascura lo studio o il lavoro e può arrivare a commettere furti o frodi. Questa patologia condivide alcuni tratti del disturbo ossessivo compulsivo, ma rappresenta un’entità a sé.
    È una condizione molto seria che può arrivare a distruggere la vita.
    Durante i periodi di stress o depressione, l’urgenza di dedicarsi al gioco d’azzardo per le persone che ne sono affette può diventare completamente incontrollabile, esponendoli a gravi conseguenze, personali e sociali.
    La ludopatia può portare a rovesci finanziari, alla compromissione dei rapporti e al divorzio, alla perdita del lavoro, allo sviluppo di dipendenza da droghe o da alcol fino al suicidio.
    Le cause di questo disturbo non sono note ma potrebbero consistere in un insieme di fattori genetici e ambientali.
    Tra i maschi in genere il disturbo inizia negli anni dell’adolescenza, mentre nelle donne inizia all’età di 20-40 anni.
    Secondo alcune stime americane la ludopatia può interessare il 2-4% della popolazione, rappresentando dunque anche un importante problema di salute pubblica.
    Secondo alcuni autori, la ludopatia è la patologia da dipendenza a più rapida crescita tra i giovani e gli adulti.
    Il Decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158 convertito con modificazioni dalla Legge 8 novembre 2012, n. 189, ha inserito la ludopatia nei livelli essenziali di assistenza (Lea), con riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da questa patologia.


    Le cause di questo disturbo non sono note ma potrebbero consistere in un insieme di fattori genetici e ambientali.
    Esistono tuttavia delle condizioni che possono facilitare la comparsa della dipendenza da gioco:

    • essere affetti da altri disturbi comportamentali (es. l’ADHD, sindrome da deficit di attenzione e iperattività), da disturbi dell’umore (es. depressione, sindrome bipolare ecc.) o presentare problemi da abuso di sostanze. Anche i soggetti “schiavi del lavoro”, molto competitivi e iperattivi sono a rischio
    • l’età. La ludopatia è in genere più frequente tra i giovani (nelle donne esordisce più tardivamente nel corso della vita)
    • appartenere al sesso maschile - Questo disturbo è più comune tra gli uomini, anche se negli ultimi anni le statistiche fanno percepire un cambiamento di tendenza, con il disturbo che sta arrivando ad interessare in ugual misura i due sessi. Le donne si ammalano di ludopatia più avanti negli anni rispetto agli uomini e sono in genere depresse: il gioco d’azzardo diventa per loro un modo per sfuggire ai problemi e ai pensieri di depressione. Possono diventare dipendenti dal gioco d’azzardo più velocemente
    • la familiarità. Nelle famiglie dedite al gioco d’azzardo è più facile per i figli arrivare a sviluppare questa patologia
    • farmaci per il Parkinson. I farmaci cosiddetti dopamino-agonisti possono avere, come effetto collaterale, quello di provocare comportamenti compulsivi (tra i quali il gioco d’azzardo) in alcuni pazienti.


    Nell'edizione di maggio 2013 del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-IV) il gioco d'azzardo è stato inquadrato nella categoria delle cosiddette "dipendenze comportamentali".
    Le persone affette da ludopatia, infatti, presentano comportamenti e atteggiamenti peculiari:

    • sono molto presi da pensieri riguardanti il gioco d’azzardo, ripensano spesso a esperienza di gioco e di scommesse passate, programmano nuove giocate e cercano di trovare il modo di procurarsi denaro per andare a giocare
    • hanno bisogno di aumentare sempre più la posta per eccitarsi (esattamente come avviene per le droghe)
    • anche se cercano più volte di controllarsi, ridurre o abbandonare l’abitudine al gioco d’azzardo, non ci riescono
    • tutte le volte che cercano di controllarsi e di resistere all’impulso di cedere a una scommessa o al gioco d’azzardo, diventano estremamente irascibili e nervosi
    • considerano il gioco d’azzardo un modo per sfuggire ai problemi o per trovare sollievo a disturbi dell’umore (es. sentimenti di impotenza, di colpa, ansia e depressione)
    • dopo aver perso soldi con le scommesse o il gioco d’azzardo tendono a tornare sui propri passi per rifarsi (inseguono le loro perdite)
    • mentono costantemente alla propria famiglia, al medico (psicologo), agli altri per nascondere fino a che punto sono coinvolti nel gioco d’azzardo
    • per trovare i soldi per il gioco d’azzardo, spesso ricorrono ad azioni illecite (falsificazione, frode, furto o appropriazione indebita)
    • a causa del gioco d’azzardo queste persone arrivano a mettere in pericolo o a compromettere relazioni importanti, il lavoro, opportunità scolastiche o di carriera
    • possono trovarsi costrette a chiedere aiuto agli altri (amici o familiari) per trovare il denaro necessario per far fronte a situazioni finanziarie disperate, causate dal gioco d’azzardo.

    Secondo il DSM-IV basta che siano presenti almeno 5 di questi comportamenti perché si possa parlare di ludopatia.

    Il primo passo verso la diagnosi consiste nel dare ascolto alle preoccupazioni di familiari, amici o colleghi di lavoro circa il ruolo che il gioco d’azzardo sta assumendo nella vita di un individuo.
    Le persone affette da ludopatia solitamente negano e arrivano a nascondere anche a loro stessi la gravità della loro dipendenza dal gioco d’azzardo. È molto difficile, dunque che riescano ad essere obiettivi circa la loro condizione.
    Per questo è importante l’aiuto e il supporto di amici e familiari nel convincerli a rivolgersi a uno specialista.
    La diagnosi di ludopatia si basa sui criteri indicati dall’American Psychiatric Association (APA) nel Diagnostic and Statistical Mmanual of Mmental Ddisorders (DSM-IV).

    Il trattamento della ludopatia viene scelto dal medico sulla base delle caratteristiche del paziente e può basarsi sulla psicoterapia, sulla terapia farmacologica e sul ricorso a gruppi di auto-aiuto (per esempio i Gamblers Anonymous-Scommettitori Anonimi).
    Le forme di psicoterapia più utilizzate sono di tipo:

    • cognitivo-comportamentale
    • cognitivo
    • comportamentale di gruppo.

    I farmaci non sono necessari per tutti i pazienti. Il loro uso è riservato allo specialista psichiatra, dopo attenta valutazione delle condizioni del paziente.
    Tra i farmaci più comunemente utilizzati ci sono:

    • farmaci antidepressivi
    • stabilizzatori dell’umore con effetti anti-impulsività
    • antagonisti dei narcotici.


    Non esistono forme di prevenzione della ludopatia. È consigliabile ai primi sintomi rivolgersi immediatamente a uno specialista per evitare che il problema peggiori o diventi cronico.
    Di recente, attraverso l’articolo 7 del Decreto-legge 13 settembre 2012, è stato raccomandato ai “gestori di sale da gioco e di esercizi in cui vi sia offerta di giochi pubblici, ovvero di scommesse su eventi sportivi, anche ippici, e non sportivi” di “esporre, all'ingresso e all'interno dei locali, il materiale informativo predisposto dalle aziende sanitarie locali, diretto a evidenziare i rischi correlati al gioco e a segnalare la presenza sul territorio dei servizi di assistenza pubblici e del privato sociale dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie correlate alla G.A.P.(Gioco d'azzardo patologico)”.
    Viene inoltre raccomandato di “inserire formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica di giochi con vincite in denaro (…) schedine, tagliandi di gioco (…) su apposite targhe esposte nelle aree ovvero nelle sale in cui sono installati i videoterminali (dedicati a gioco d’azzardo) e al momento dell’accesso dei siti Internet”.
    La National Gambling Impact Study Commission (NGISC) americana raccomanda di sottoporre ad apposito training il personale dei casinò, addestrandolo a riconoscere i sintomi del gioco d’azzardo patologico, negando i loro servizi a questi clienti e fornendo loro con discrezione del materiale informativo su programmi di trattamento o gruppi di auto-aiuto approvati dallo Stato.


    Invece che sparare cazzate...........
    Se non vi sta bene quello che dico, cito la canzone di Mingardi: socmel.

  9. #9
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    Predefinito Re: Gioco d'azzardo, un business da 95 miliardi

    Soluzione governo Letta:

    Espresso.

    Stavolta il governo Letta ha fatto proprio "jackpot": da una parte abolisce l'Imu per la gioia di Berlusconi e, dall'altra, trova i soldi per cancellare la tassa facendo un bello sconto ai concessionari di slot machine.

    Se l'esecutivo delle larghe intese ha infatti potuto sfoderare il suo colpo, lo deve a un dettaglio assai poco sbandierato in queste ore: gran parte della copertura finanziaria dovrebbe arrivare (ma il condizionale è d'obbligo) da un super sconto sulla multa comminata a dieci società attive nel business dell'azzardo. Società che, in cambio di un versamento rapido del contante, otterranno una bella agevolazione: dovranno infatti versare solo un quarto di quanto stabilito dalla Corte dei Conti, risparmiando così quasi due miliardi di euro.

    Per capire meglio la vicenda serve però fare un passo indietro: nel 2012, dopo oltre 5 anni di battaglie legali, la Corte dei Conti commina una multa record da 2,5 miliardi di euro a dieci concessionarie di slot machine. La loro colpa, passata in primo grado, è quella di non aver collegato le macchine alla rete dei Monopoli che ne poteva controllare l'attività. Questa 'dimenticanza', andata avanti per anni, prevedeva multe pari a 50 euro per ogni ora di attività 'non collegata'.

    Secondo la Guardia di finanza, e per la richiesta del pm che si occupava del caso, il conto da saldare era quindi di circa 90 miliardi di euro. La Corte dei Conti non la pensava così e decise di accogliere la richiesta subordinata di 'appena' 2,5 miliardi di euro.

    Vista l'enormità delle cifra, assai comoda per manovre politiche di ogni tipo, l'idea di una sanatoria che potesse sbloccare subito parte dei fondi in cambio di una riduzione della multa girava da tempo. Pochi tra gli addetti ai lavori si sono quindi stupiti nel trovarla nella bozza del decreto legge sull'Imu, che adesso dovrà però passare dal Parlamento, dove l'opposizione e parte della maggioranza non sembrano essere troppo contenti della scelta fatta da Letta.
    Se non vi sta bene quello che dico, cito la canzone di Mingardi: socmel.

  10. #10
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    Predefinito Re: Gioco d'azzardo, un business da 95 miliardi

    Ricordate il caso delle slot machines, iniziato nel 2007, passato anche dal condono del governo Letta? La storia si è chiusa due giorni fa, con la sentenza d'Appello della Corte dei Conti sulle ultime due concessionarie che avevano presentato ricorso. Morale della favola: dei 90 miliardi di euro, cifra inizialmente contestata dalla Procura Generale della Corte dei Conti, calcolando evasione fiscale, penali, multe, contratti non rispettati e interessi, poi diventati 2.5 miliardi nel primo grado, si è arrivati ad un conto finale di 857 milioni.
    Come? La vicenda è lunga, ma non è poi così complessa.
    Nel 2004 il governo Berlusconi aveva parzialmente liberalizzato il settore del gioco d'azzardo: per legge le famigerate slot machines avrebbero dovuto essere collegate ai Monopoli di Stato. Ma circa il 90% delle macchinette salta questo passaggio e i dieci concessionari che si spartiscono il mercato fanno profitti enormi. Per ogni ora evasa, le società avrebbero dovuto pagare 50 euro di multa.
    Nel 2007 il GAT (Gruppo Antifrodi Tecnologiche) della Finanza guidata da Umberto Rapetto, fa il conto della multa: 98 miliardi. La Procura Generale della Corte, dopo un ricalcolo, la riduce a 90. Tra i concessionari il pesce più grosso, che gestisce un terzo del mercato all'epoca, è l'Atlantis World Nv di Francesco Corallo, figlio di Gaetano, uomo legato alla Cosa nostra catanese di Nitto Santapaola. Corallo junior ha legami con la politica, in particolare con il centrodestra. All'epoca il rappresentante legale di Atlantis in Italia è Amedeo Laboccetta, prima AN, poi PDL. Nel 2005 erano venute fuori intercettazioni che svelavano le pressioni sui Monopoli da parte di Francesco Cosimi Proietti, deputato di AN. Ci sono anche dei finanziamenti Atlantis per la campagna elettorale di AN e gli affari tra la stessa concessionaria e le società di comunicazione della famiglia Proietti.
    Corallo spunta fuori anche nell'inchiesta a carico di Massimo Ponzellini, gà numero uno del colosso dell'edilizia Impregilo (vinse l'appalto per il Ponte sullo Stretto) e presidente della Banca Popolare di Milano, arrestato nel maggio 2012 con l'accusa di infedeltà patrimoniale e associazione a delinquere, finalizzata alla commissione di più reati (tra cui corruzione, emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio). Ponzellini, da presidente della Bpm, concede quasi 6 milioni di euro di finanziamenti a Corallo e 148 alla Bplus, il nuovo nome della Atlantis.
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    La prima sentenza della Corte dei Conti ridimensiona notevolmente la multa per i 10 concessionari: circa 2.5 miliardi (frutto di diverse irregolarità, ma non di evasione fiscale). A quel punto c'è di nuovo la politica a infilarci lo zampino. Il governo Letta (con Berlusconi nella maggioranza) per coprire il mancato gettito del taglio IMU si inventa una sanatoria sui contenziosi per danni erariali in sospeso tra primo e secondo grado. Chi paga subito il danno contestato in primo grado, si giova di uno sconto del 75%. Accettano tutti tranne la Bplus e Hgb, che arrivano fino al secondo grado. La sentenza gli è comunque 'favorevole': la multa della Bplus passa da 835 a 335 milioni. Hgb da 200 a 72. E la storia è chiusa.
    Se non vi sta bene quello che dico, cito la canzone di Mingardi: socmel.

 

 
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