Siamo a fine luglio: tempo di mare, spiagge e ombrelloni; di monti e di viaggi. Ma agosto rischia di essere un mese di fuoco non soltanto per il solleone, ma per quanto rischia di accadere nella politica italiana.
Questo forum non va dunque in vacanza, ma approfitterà delle settimane che verranno per rispondere agli interrogativi che da sempre animano la nostra comunità:
- perchè dirsi conservatori in un paese in cui non c'è nulla da conservare?
- il conservatorismo è una politica o un atteggiamento mentale?
- il conservatore va avanti, indietro, oppure rimane fermo?
- conservare la Tradizione o conservare per tradizione?
- il conservatore contemporaneo è liberista o paternalista?
- conservare lo Stato, la nazione, entrambe o nessuna?
- conservare la modernità o abbracciare la postmodernità in un'ottica antimoderna?
- conservare la Rivoluzione francese, si può? si deve?
Queste e tante altre domande per dare un significato positivo ad un termine che nel gergo abituale è considerato meramente un insulto e una provocazione. Perchè una cosa è certa: il conservatore contemporaneo, che per principio non si considera tale, è di fatto un anticonformista.
E la sua una scommessa tanto affascinante per quanto sembra perduta in partenza: il passato non ha da passare.




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