fra le varie Vie quale secondo voi può portare più velocemente ed efficacemente alla dissoluzione degli aggregati psichici?
l'Ego che vive in noi continuerebbe ad esistere anche appartandosi dal mondo?


fra le varie Vie quale secondo voi può portare più velocemente ed efficacemente alla dissoluzione degli aggregati psichici?
l'Ego che vive in noi continuerebbe ad esistere anche appartandosi dal mondo?
Ultima modifica di dedelind; 27-07-10 alle 17:08


"L'uomo che s'astiene fisicamente dagli oggetti dei sensi vede che per un po' questi si ritraggono, lasciandosi dietro solo il desiderio. Ma colui che contempla il Supremo è liberato anche dal desiderio".l'Ego che vive in noi continuerebbe ad esistere anche appartandosi dal mondo?


La morte dell’Ego è la più impegnativa delle fatiche di Ercole, non è un traguardo, bensì IL traguardo, la meta, lo scopo. L’impresa dell’individuo assoluto, di colui la cui permanenza tra gli uomini è ormai passaggio incidentale ed evanescente.
Per uccidere l’Ego occorre averne uno: consistente, strutturato, solido, terra dura. Un Ego che sia volontà, determinazione, forza, certezza…non si uccide ciò che non esiste, non muore quel che non è vivo e pulsante, ricco di sangue e di energia concretizzata. Dunque per uccidere l’Ego occorre averne costruito uno di adeguata potenza. Il debole, lo strutturalmente incerto, l’inconsistente non troveranno mai la potenza adeguata per demolire quel che non c’è.
Ma per distruggere una consolidata costruzione i cui semi datano eoni ed eoni temporali occorre una motivazione, una volontà, una certezza che vada oltre l’umano. Non si può demolire se non spinti da un afflato potentissimo, una certezza interiore totale che la demolizione condurrà ad uno stato assoluto la cui natura va ben al di là di ogni cosa possibilmente immaginata e adombrata. Un’intuito potente, una spinta propulsiva la cui origine è sconosciuta, la percezione di una vera patria da raggiungere mentre stranieri vaghiamo in luoghi estranei, la nostalgia misteriosa di un qualcosa che ineffabilmente muove all’azione, preme perché ogni confine sia oltrepassato. Un confine che è solo nell’interiore di colui che agisce.
Uccidere il vivo per resuscitare il morto: queste parole alchemiche descrivono l’opera in quanto valide su diversi piani.
«Il regno dei
cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo
lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia,
vende tutti i suoi averi e compra quel campo..”
Ogni scrittura adombra questa scelta operativa assoluta con parole adeguate alla propria Tradizione. Ogni Tradizione dispone di metodi utili al necessario, il problema non è questo. Il problema sta a monte, nell'oggettiva estrema difficoltà di rinunciare assolutamente a TUTTO quanto è umano, nel distacco da quanto si sia razionalmente ed interiormente percepito come illusorio ed irreale ma ciononostante radicatissimo negli attaccamenti e nelle emozioni, nell'istinto primevo e nella brama che ogni cosa ha costruito. Il fascino dell'Ego effimero è totale e può irretire chiunque, come dimostra la leggenda del Buddha di fronte alla estrema prova della personificazione di Mara.
Un'impresa per chi è nato pronto per questo. Soltanto per gli eroi.
Siamo ombre, semplici ombre. Lacrime nel buio, inesistenti ed invisibili nell'oscuro del sogno.
Ultima modifica di primahyadum; 28-07-10 alle 19:17
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


Bellissime parole....e tragiche.
Ci possiamo quindi solo elevare nel perimetro di uno spazio finito...tra l'oggettivo flusso materiale ed emozionale e la coscienza della sua illusorietà?
Io penso che non basti un gesto eroico per ritornare all'origine del tutto e sperimentare la fine del tutto...non penso nemmeno che si possa nascere predestinati per questo.
Credo semplicemente che sia una dimensione che non ci appartiene.
Oppure si?
Ultima modifica di RAYO; 28-07-10 alle 22:17


Si...il conflitto nasce esattamente dalla coscienza dell'illusione creduta realtà (e quindi da sconfiggere) e la brutale sperimentazione dell'infinito attaccamento a questa pseudorealtà che ci rendiamo conto costutuisce ed impregna tutto il nostro essere e dunque rappresenta la nostra unica e totale identificazione. Per l'uomo comune (come siamo tutti) quella dello spirito è una dimensione che risulta completamente estranea ed inagita, ma che in linea teorica dovrebbe appartenerci in potenza. Una potenza ben lungi dall'avvicinarsi all'attualità.
La Tradizione, in ogni sua esplicazione, addita questa via di salvezza pur facendo comprendere sotto varie metafore che è cosa di pochissimi : esiste una predestinazione. Il nostro sguardo, la nostra ottica è temporale e dunque parlare di predestinazione ha un suo senso.
Umbrae..homines...viri...questa tripartizione si ripete sempre nel corso dei tempi con nomi dversi ma sottendenti la medesima realtà. Le "umbrae" sono gl'insalvabili, i destinati al disfacimento finale....gli homines hanno in sè una parte tellurica ed una che può aspirare a piani più elevati di coscienza e su questa bilancia giocano il loro destino...i viri dovrebbero avere la natura e le armi per le conquiste più inusitate...ma nel tempo di Kali prevale la natura inferiore che intride di sè uomini e cose...e i vira sono un miraggio perduto.
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"L'illusione cosmica aveva gettato su di me la sua rete
ma questo Viththal ha avuto pietà di me.
Egli mi fece uscire e mi mise in disparte,
aprì i miei occhi ad una meraviglia,
Si danza, si salta, si prende l'illusione per una meraviglia,
si prende per vera una felicità peritura.
Si piange, si geme, ci si rompe la testa,
si piange un amico da morire.
Mi stupisco io stesso, dice Toukâ,
di ascoltarmi dire queste parole."
Toukârâm
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Ed allora...
"Nel mio cuore, tante cose...
Che vadano secondo
il muoversi del salice."
Bâsho
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


Conflitto o separazione?Si...il conflitto nasce esattamente dalla coscienza dell'illusione creduta realtà (e quindi da sconfiggere) e la brutale sperimentazione dell'infinito attaccamento a questa pseudorealtà che ci rendiamo conto costutuisce ed impregna tutto il nostro essere e dunque rappresenta la nostra unica e totale identificazione. Per l'uomo comune (come siamo tutti) quella dello spirito è una dimensione che risulta completamente estranea ed inagita, ma che in linea teorica dovrebbe appartenerci in potenza. Una potenza ben lungi dall'avvicinarsi all'attualità.
Se è conflitto vuol dire che si deve mettere in conto la sconfitta,a meno di non essere predestinati; oppure vuol dire accontentarsi di vincere solo singole e circoscritte battaglie accettando per tutta la vita di combattere a kurukshetra.
Se è separazione, allora sarebbe semplicemente vano cercare di spiritualizzare la vita materiale.
Se è separazione (se noi non siamo il nostro corpo), io penso che si debba agire su due piani distinti e intoccabili (trasformazione materiale e coscienza spirituale)...
...contemplando il muoversi del salice...
Ultima modifica di RAYO; 29-07-10 alle 10:44


Tra la predestinazione e la sconfitta esiste una gradualità: il lavoro deve iniziare comunque ed è possibile raggiungere tappe intermedie di una qualche consistenza. Nulla di ciò andrà perduto nel corso delle esistenze successive. Colui che oggi è il predestinato un tempo dovette iniziare dal nulla. Un tempo eonico lontanissimo. Chi vuole agire sul piano materiale deve necessariamente entrare nel gioco e seguirne ogni regola, chiunque egli sia: dio, demone, eroe, uomo...
Noi non siamo il nostro corpo, ma nemmeno possiamo prescinderne: è il nostro supporto, il nostro veicolo e con esso costituiamo un tutt'uno.. Il mutamento di coscienza si fa sentire anche sulla corporeità, la può trasformare...in bene o in male. La negazione, la mortificazione, la distruzione avvilente del corpo influirà necessariamente anche sulla coscienza, annebbiandola, deviandola dgli scopi, trascinando il tutto su piani bassi e meschini. E' inevitabile.
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


Si certo, ma credo che vi sia un fraintendimento....sicuramente mi sono spiegato male io.
Quando dico "trasformazione materiale" intendo vivere la vita materiale cercando di trasformarla per adeguarla a cio' che riteniamo congruo, giusto, appagante, etc... (o cercando di trasformarci per adeguare noi ad essa).
Oltre a cio', separata da cio', c'è la vita spirituale.
Rispetto a questi due piani io credo che si debba trovare un equilibrio e non alimentare un conflitto.
Ultima modifica di RAYO; 29-07-10 alle 12:31


No. Non esiste la separazione cui ti riferisci. L'equilibrio da trovare consiste nel conformare la propria vita secondo i dettami indicati dai maestri della Tradizione, o comunque cercare di avvicinarvisi quanto più possibile. Non sono i nostri personali canoni a dover essere seguiti ma quanto prescritto dalle leggi tradizionali, la cui base è quella giusta per coloro che la Tradizione hanno nell'animo.
E' evidente che non debba esservi alcun conflitto tra i due aspetti: se vi è allora significa che non siamo pronti per questo.
Il cammino è lungo ed impervio. A volte è difficile anche solo mantenere semplicemente la giusta rotta. Troppo spesso i punti cardinali si confondono, il cielo è imperscrutabile...e l'aridità interiore e il senso di abbandono possono far deviare anche i migliori.
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


Ultima modifica di RAYO; 29-07-10 alle 13:34