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    Predefinito L'Esercito Romano - Storia e Strategia Militare








    LA RIFORMA MILITARE ROMANA NEL TARDO IMPERO

    L'esercito romano da Costantino a Valentiniano I
    nicola zotti


    L’esercito tardo-imperiale romano sorse da un adeguamento evolutivo alle minacce rivolte contro Roma, una brillante rivoluzione strategica condotta inizialmente da Costantino e proseguita da altri imperatori, seppure con diverse fortune fino alla morte di Valentiniano I.

    Qual era questa intuizione? Laddove Diocleziano rappresenta l’apice della cultura difensivista che era incominciata con Augusto, Costantino aumentà considerevolmente la potenza e gli effettivi dell’esercito mobile. Se infatti Diocleziano si era preoccupato di concentrare alle frontiere, al limes, la maggior parte delle truppe, Costantino sgancia e libera da questi compiti sedentari le truppe migliori, aumenta gli organici di cavalleria, e quindi costituisce le premesse per una difesa elastica e reattiva.

    I nemici di Roma dopo anni di lassismo difensivista si erano fortemente imbaldanziti: i Sasanidi ai confini asiatici dopo aver umiliato Traiano (NOTA MIA: il 16 11 2005 mi scrive il giornalista della RAI sig. Fabrizio Noli: "Magari Valeriano, catturato da Shapur I nel 260 DC...grave errore, tanto piu' se si pensa che proprio Traiano nel 115-117 (qui sbaglia il sig. Noli: si tratta del 116) sbraglio' i Parti costituendo le tre province di Assiria, Mesopotamia e Armenia e forse, non fosse morto, si sarebbe potuto spingere fino al cuore della Persia...Non scrivete cazzate!": ha ragione lui , ho scambiato i nomi: leggete Valeriano e non Traiano) erano sempre più sicuri della propria forza, mentre le tribù germaniche (Alamanni, Franchi, Rugi, Burgundi, ecc. ecc.) lungo i confini nord-orientali sembravano ormai incontenibili, perché avevano mano a mano acquistato confidenza e accumulato vittoriose incursioni entro i confini dell’Impero.

    Dalla riforma di Costantino vengono vittorie chiare e ineluttabili contro nemici molto più pericolosi di quelli che avevano minacciato le frontiere nelle epoche precedenti, e che sono decisive per prolungare la resistenza di Roma.

    In particolare i Sasanidi subiscono sconfitte che sarebbero definitive ed inappellabili se non intervenisse il caso a chiudere in modo drammatico e prematuro l’eccezionale esistenza di Giuliano.

    Dopo la riforma di Costantino, l’esercito romano da campagna si divide in Domestici, Scholae, Vexillationes, Legiones, Auxilia: questi ultimi tre corpi, inoltre si distinguono in Palatina e Comitatensis. La consistenza delle unità si riduce a 500-1000 effettivi.

    I Domestici e le “Scholae“ costituiscono le unità di Guardia, praticamente tutte di cavalleria tranne i Domestici Pedites, e hanno materiali di una bellezza e di una praticità stupefacenti.

    Le Vexillationes sono formazioni di cavalleria, mentre Legiones e Auxilia sono unità di fanteria: pesante la prima, leggera la seconda.

    Le truppe “Palatinae“ (l’élite dell’armata) sono equipaggiate con materiali ottimi, che non hanno nulla da invidiare a quelli in dotazione ai loro predecessori, ma anche le “Comitatensis“ sono assai bene armate anche se a volte usavano materiali dismessi dalle precedenti.

    Peggio equipaggiati erano i cosiddetti limitanei, ripenses o castellani, che non costituivano esercito da campagna.

    Le armi in dotazione alle truppe romane si moltiplicano e di conseguenza diventa maggiore anche l’addestramento necessario per farne uso in modo proprio. In particolare il pilum viene sostituito dallo Spiculum, dal Verutum e dal Martiobarbolus o Plumbata, incrementando vistosamente il potenziale offensivo a distanza.

    Quest’ultima arma, in particolare, aveva una gittata di circa 80 metri e quindi uguagliava in pratica quella utile dell’arco, permettendo ai fanti di ridurre a puntaspilli i nemici prima che giungessero a contatto. Certo l’arco consentiva di detenere un numero maggiore di proiettili, ma la plumbata poteva essere tirata mantenendo la copertura dello scudo.

    Come arma da fianco il gladium venne sotituito dalla Spatha, che era un’ottima arma studiata per colpire sia di punta che di taglio.

    Le fanterie dunque diventano degli istrici pericolosissimi con un potenziale offensivo a distanza, assolutamente unico nel suo genere e che nessuna legione aveva mai avuto prima.

    Un discorso non meno complesso riguarda la cavalleria che si distingue in specializzazioni altrettanto raffinate quanto quelle della fanteria.

    Nel dettaglio abbiamo lancieri con scudo, Catafractii con uomo e cavallo completamente corazzati e con cavaliere armato di lancia ma senza scudo; Clibanarii all’uso sasanide con arco e lancia e corazza parziale a coprire solo il busto del cavallo; Sagittarii; Equites tra i quali si distinguono Illyricani, promoti, scutarii, dalmatae e mauri armati di scudo e giavellotto, che possono essere sia pesanti che leggeri.

    Insomma un vero incubo di quantità di armi ed armature diverse studiate per fronteggiare qualsiasi situazione, con rapidità ed efficienza.

    Gli scudi sono in prevalenza ovali ma anche clipei tondi compaiono tra le fila romane: sono infatti in dotazione di alcune unità di Auxilia comitatensis, i cosiddetti lanciarii, e di altre fanterie specializzate nelle armi da tiro: in particolare sagittarii e funditores. Sull’arco di Costantino sono perfettamente visibili e distinguibili tra loro: i legionari e gli auxilia “da mischia“ con scudi ovali e i tiratori con scudi tondi.

    Non risulta che l’Esercito romano in epoca tardo-imperiale dipendesse da fornitori privati: al contrario era autosuffciente, potendo contare sui propri armaioli.

    Verso il III-IV secolo vennero introdotte le “Fabricae“: ovvero una ventina di arsenali imperiali. Va specificato, però, che questi arsenali erano sottoposti a giurisdizione militare e vi vigeva la stessa ferrea disciplina che valeva per i soldati. La decisione era in qualche modo obbligata dalla riduzione degli effettivi di ciascuna unità che difficilmente avrebbe potuto destinare una parte dei propri effettivi ad un uso, si direbbe oggi, specialistico.

    Un mistero sono le corazze indossate dai legionari di questa epoca: non siamo in grado di stabilire se avessero corazze di cuoio bollito come sostengono alcuni, oppure più tradizionali corazze a maglie di ferro o di bronzo come ritengono altri.

    Nell’elenco delle Fabricae, però, non ce ne è nemmeno una specializzata in corazze di cuoio, mentre almeno una a Mantova si occupa di produrre corazze di bronzo: una pesante prova contro l’esistenza corazze di cuoio.

    Delle altre fabricae, una era specializzata in archi, una in ballistae, una nelle corazze della cavalleria pesante (i Clibanari), due in spade, due in archi, sei in scudi, mentre le rimanenti non erano specializzate. Questo, almeno secondo la monumentale opera di A.H.M. Jones "Late Roman Empire", nella quale viene esaminata ogni singola fonte del periodo.

    Il problema tattico posto dalle popolazioni tardo-germaniche è sostanzialmente diverso da quello dei Sasanidi.

    Nel caso specifico, ad esempio, gli Alamanni sono privilegiatamente fanti, armati con giavellotti pesanti, detti bebrae, dotati di una penetratività pari al pilum romano. I Franchi, che hanno in dotazione gli angoni e le francische, hanno pressappoco le stesse caratteristiche.

    I Sasanidi hanno nell’epoca considerata un’armata regolare di eccezionale forza ed addestramento, che riesce a combinare sul campo di battaglia Catafratti, Clibanarii, arcieri a cavallo e fanti.

    I Sasanidi hanno una cavalleria fortissima e conscia dei propri mezzi: tra loro abbiamo i gurt (campioni) e i retak (paggi) testimonianza dell’esistenza di una tradizione cavalleresca prima che in occidente anche solo la si sognasse. Il potenziale di tiro dei Sasanidi è altissimo perché quasi ogni uomo è dotato di arma da lancio ed in particolare lo è il fulcro dell’esercito, i clibanarii: cavalieri corazzati armati di arco e di lancia.

    La fanteria sasanide è di qualità e di affidabilità assai scarse: probabilmente falso, ma comunque indicativo, il dettaglio che a volte i fanti venissero incatenati tra loro per essere sicuri che non scappassero dal campo.

    Da un lato quindi, minaccia Roma un nemico di prevalente fanteria, capace con la sua carica impetuosa accompagnata dal lancio delle armi pesanti da impatto di travolgere qualsiasi esercito che pensasse di operare una resistenza statica, dall’altro un pericolo ancora maggiore che coniuga la mobilità della cavalleria con la minaccia a distanza delle frecce e quella ravvicinata della lancia: un antenato delle Panzerdivion.

    Ebbene l’esercito tardo-imperiale romano aveva una tattica tanto raffinata da riuscire a competere vittoriosamente con entrambi, nonostante la loro sostanziale diversità.

    Questa tattica era basata sulla perfetta integrazione tra fanterie pesanti e leggere, tra cavallerie da schermaglia e da mischia, enfatizzando l’importanza delle armi da lancio e aumentando nel contempo la capacità penetrativa di quelle da mischia, riuscendo persino a copiare con successo la cavalleria clibanaria dei Sasanidi.

    Combinare insieme in un unico schema tattico queste forze così diverse è un’impresa veramente notevole che riuscirà solo in epoca successiva ai bizantini.







    tattica - l'esercito romano del tardo impero

  2. #2
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    LA LEGIONE ROMANA



    La Legione fu la formazione tipica dell’Esercito romano perché ne costituiva la Fanteria pesante.

    Alla origine vi è la leggendaria suddivisione dei Romani nelle 3 tribù dei RAMNES, TITIENSES e LUCERES. Ciascuna tribù forniva all’Esercito 1000 fanti e 100 cavalieri. I fanti erano suddivisi in 10 centurie, una per ogni curia.

    Il nome Legione voleva dire, all’inizio, leva militare. In principio i legionari non percepivano alcun soldo che poi venne introdotto solo alla fine del V secolo.

    Il primo ordinamento della Legione si deve a Servo Tullio. Con questo ordinamento in prima fila stavano i più ricchi e meglio armati. In seconda fila i meno ricchi.

    Tuttavia l’ordinamento più ricordato è quello di Furio Camillo che introdusse il nuovo principio della suddivisione secondo l’età e l’istruzione militare.

    Secondo tale ordinamento la Legione si componeva di tre linee :

    · nella prima vi erano gli ASTATI cioè i più giovani, più esuberanti ed impetuosi ; quindi più adatti al primo urto anche se meno esperti nell’uso delle armi, nella manovra e meno resistenti e tenaci ;

    · nella seconda vi erano i soldati più maturi, i PRINCIPES che completavano in esperienza e costanza quanto mancava alla prima linea. Essi rappresentavano il fior fiore dell’Esercito romano;

    · nella terza vi erano i veterani, i TRIARI, sceltissimi di tante battaglie che attendevano, con un ginocchio a terra, l’esito della battaglia.



    Per ogni linea vi erano 10 MANIPOLI (in totale quindi vi erano 30 Manipoli).

    I Manipoli della 1^ e 2^ linea erano composti da 120 uomini, mentre quelli della 3^ linea erano composti da 60 uomini. In totale quindi vi erano :

    · 1200 uo. nella 1^ linea ;

    · 1200 uo. nella 2^ linea ;

    · 600 uo. nella 3^ linea,

    per un totale di 3000 uo. nei ranghi.



    Il Manipolo venne successivamente suddiviso in 2 CENTURIE (totale 60 Centurie).

    Ad ogni Centuria erano aggregati 20 VELITI, cioè soldati con armamento leggero.

    In totale i VELITI erano 1200 (20 veliti per 60 Centurie).



    Quanto abbiamo descritto si riferisce alla Fanteria presente nella Legione. La Cavalleria completava l’unità nella misura di un decimo della Fanteria pesante ; quindi in una Legione erano inseriti 300 Cavalieri divisi in 10 TORME di 30 uo. ciascuna. Di norma l’aliquota di Cavalleria era suddivisa in due parti (150 + 150 uo.) e dislocata sulle ali della Legione.



    Complessivamente quindi la Legione disponeva di :

    · 3000 uo. di Fanteria pesante (ASTATI, PRINCIPES e TRIARI);

    · 1200 uo. di Fanteria leggera (VELITI);

    · 300 uo. di Cavalleria (TORME),

    per un complessivo di 4.500 uomini.



    L’Armamento era differenziato in base alla posizione ed al compito assegnato a ciascuna linea. In particolare:

    · gli ASTATI disponevano di un grande scudo (SCUTUM) di forma semi-cilindrica, alto circa 1,30 m. e largo 0,80 m, coperto di cuoio e bordi rinforzati in ferro, di due aste da lancio che lanciavano da 20 - 30 metri sul nemico prima dell’urto (PILUM) e del GLADIO (arma corta a doppio taglio). Indossavano elmo di metallo, schinieri e pettorale (se potevano permetterselo anche una corazza);

    · i PRINCIPES ed i TRIARI erano armati e “corazzati” allo stesso modo, ma invece dei giavellotti portavano lunghe aste (HASTA);

    · i VELITI portavano una DAGA, una lancia (giavellotto con punta fine che si deformava all’impatto in modo da non essere riutilizzabile dal nemico) ed uno scudo del diametro di circa 1 metro (PARMA);

    · i CAVALIERI non avevano un armamento particolarmente curato. Di norma preferivano combattere a piedi.



    Il dispositivo era del tipo a scacchiera. In sostanza la prima linea era articolata (come detto) in MANIPOLI separati l’uno dall’altro di una distanza pari alla loro fronte. Nell’ambito di un Manipolo fra una riga di soldati e quella retrostante vi era una distanza di 4 passi.

    La seconda linea, quella dei PRINCIPI era schierata anch’essa in MANIPOLI in corrispondenza dell’intervallo dei manipoli della prima linea. Per completare la formazione a scacchiera, analogamente si schierava la terza linea (i TRIARI).

    Tra ciascuna delle 3 linee (ASTATI, PRINCIPES e TRIARI) vi era una distanza di 30 - 40 metri.





    L’articolazione assunta dalla Legione è dovuta in particolare a Furio Camillo che volle perfezionare la formazione della compatta FALANGE macedone per delineare un’unità maggiormente flessibile pur mantenendo la compattezza della Falange. Con il dispositivo a scacchiera, infatti, i manipoli della 1^ linea potevano retrocedere sulla 2^ linea senza comprometterne la formazione o la 2^ rinforzare la 1^ serrando sotto in caso di bisogno.

    La 3^ linea della Legione (quella dei TRIARI) costituiva invece la riserva dell’unità ; la linea che interveniva solo in caso di necessità e su cui era destinato ad infrangersi l’eventuale successo nemico. L’alternativa era di solito o la difesa ad oltranza od il ripiegamento ordinato, combattendo



    Il Comando della Legione era affidato a turno ad uno dei 6 TRIBUNI che vi erano assegnati. Solo con CESARE si avvertì la necessità di rendere il Comando permanente nella figura del “Legatus Legionis Propretore” nominato dal potere centrale.



    Con la Legione l’Esercito romano riuscì a soddisfare con una sola unità 3 grandi esigenze :

    · la Riserva ;

    · la combinazione tra la lotta corpo a corpo e la lotta a distanza ;

    · la combinazione della difesa con l’offesa.

    In tal modo la Legione era ben sufficiente a sostenere la battaglia. La Fanteria leggera (i VELITI) iniziava la battaglia mascherando la manovra delle Legioni e manovrando negli intervalli o sul tergo dei Manipoli, svolgendo quindi un’azione di disturbo e di inganno. La Cavalleria a causa della sua limitata dimensione costituiva un rinforzo alla Fanteria oppure era incaricata di inseguire il nemico già sgominato.



    L’ordinamento introdotto da Furio Camillo rimase sostanzialmente immutato per lunghi. Varianti significative furono introdotte da Mario prima e Cesare poi che introdussero la COORTE, cioè l’insieme di tre Manipoli, uno di ASTATI, uno di PRINCIPES ed uno di TRAIRI che operavano affiancati, (per un totale di 120 + 120 + 60 = 300 uomini). Fu questa la “Legione coortale” che preveda anche un diverso dispositivo. In sostanza la Legione si schierava ancora su tre linee, ma in modo diverso. Nella prima linea operavano 4 COORTI mentre nella 2^ e nella 3^ ne venivano schierate 3. Le Coorti erano disposte a scacchiera ed in ogni Coorte i manipoli, come già detto, erano affiancati.



    La consistenza delle Legioni con il tempo arrivò poi a 6.000 uo. (ogni Coorte ne aveva 600 ed il Manipolo 200). Questo tipo di Legione si conservò per tutto il periodo repubblicano ed anche per i primi secoli dell’Impero.



    Nel basso Impero la Legione subì ulteriori trasformazioni che la fecero assomigliare sempre più alla falange macedone attenuando quindi quella caratteristica di flessibilità tipica della Legione di Furio Camillo. Ricordiamo :

    · la Legione falangitica di Adriano che davanti alle 10 Coorti schiera una Coorte “miliaria” composta dai 1000 uo. migliori ;

    · la falange di Alessandro Severo che vede 6 Legioni serrate l’una all’altra e senza intervalli.





    LA LEGIONE ROMANA

  3. #3
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  4. #4
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  5. #5
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    Campagne parallele:Germania (12 a.c.-16 d.c.)/Sassonia (772 d.c.-804 d.c.)
    “Costoro sono i più grandi codardi tra i Britanni , per questo sono sopravvissuti così a lungo” Agricola al Monte Grapius

    “Mostriamo tutti la gioia nel cuore, perbacco, che il pagano senta il dolore” poema sulla vittoria dei cavalieri teutonici contro i pagani baltici

    Guardando due cartine delle campagne romane in Germania sotto il regno di Augusto e Tiberio e di quelle di Carlo Magno per la conquista della Sassonia , sono rimasto colpito dal fatto che sostanzialmente la zona delle operazioni fosse la stessa. Altre analogie mi sono poi saltate all’occhio una volta approfonditi gli eventi. La prima , evidente , la durata. Circa 30 anni tra pause e scontri. Il teatro di guerra , la struttura tribale di Germani e Sassoni, gli eserciti pre-armi da fuoco rendono possibile un confronto coerente.

    Naturalmente ci sono anche differenze , spesso lampanti , primo fra tutti il risultato finale; Carlo Magno occupa l’intera Sassonia , Augusto rinuncia alla Germania.

    Ad alcuni potrà sembrare quasi “sacrilego” paragonare l’esercito romano , simbolo stesso della disciplina e della tattica antica, con l’esercito carolingio , simbolo degli eserciti feudali agli occhi di molti privi di tattica , composti da dilettanti della guerra, capaci solo di caricare a testa bassa. Ovviamente la realtà è molto diversa . Ma a mio parere la differenza di risultato non deve essere ricercata nella capacità di combattimento o nelle battaglie, quanto ad un livello di decisione politica , di trattamento degli sconfitti e obbiettivi politici dei due imperi.

  6. #6
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  7. #7
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    Legioni romane

    Sono ancora numerosi oggi i resti delle fortificazioni romane innalzate ai confini dell’impero per difenderlo dalle invasioni nemiche. Il Vallo di Adriano in Gran Bretagna, una delle maggiori opere dell’ingegneria antica, correva da Wallsend-on-Tyne, sul Mare del Nord vicino a Newcastle, sino a Bowness-on-Solway, sul Mare d’Irlanda. Lungo 173 km, alto 5 m e largo 3, il muro, protetto da un largo fossato, intervallato da fortini per le guarnigioni, e dotato di 14 forti dove alloggiavano soldati e cavalli, difendeva il confine settentrionale dell’impero, la Britannia romana, dalle tribù dei Pitti scozzesi. L’itinerario che ripercorre il tracciato dell’antica struttura difensiva, dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, tocca Newcastle upon Tyne con il suo Museo Archeologico (The Society of Antiquaries of Newcastle upon Tyne: Home), Corbridge, con i resti di un forte romano dotato di granai, Chesters, del cui forte sono ancora visibili le terme, Housesteads, dove si trova l’ultimo esemplare di ospedale romano in Gran Bretagna, e Vindolanda, che conserva alcune abitazioni, edifici militari e un museo archeologico con preziosi reperti (Vindolanda). Il Limes germanico-retico era la linea di fortificazione romana che si sviluppava lungo la frontiera delle province germaniche (Home). Si estendeva da Rheinbrohl/Hönningen sulla riva del Reno fino a Regensburg sulla riva del Danubio con ben 548 km di strade, fortificazioni, torrette di avvistamento e fossati. Lungo il suo percorso, divenuto patrimonio dell’umanità dell’Unesco, si trovano importanti siti archeologici, con relativimusei: Aalen (Aalener Museumswelt), Saalburg (Saalburg) e Weißenburg (roemerstadt.de - 91781 Weißenburg in Bayern - Weissenburg - die Roemerstadt online).




    Storica National Geographic. La storia come non si è mai vista - RBA Italia - Legioni romane

  8. #8
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    La legione romana (dal latino legio, derivato del verbo legere, "raccogliere assieme") era l'unità militare di base dell'esercito romano.

    Era assimilabile ad una grande unità complessa odierna, di rango variabile tra una brigata ed una divisione, ma soprattutto riuniva in sé, attorno ai reparti dell'arma base, la fanteria, altri reparti specializzati come cavalleria, esploratori e genieri ed era relativamente autonoma sul piano logistico. Normalmente era stanziata in una provincia, di cui aveva la responsabilità della sicurezza e della difesa militare. Nella storia di Roma, l'esercito poté contare su oltre 60 legioni al termine della guerra civile tra Ottaviano e Marco Antonio,[1] e su un minimo di 25 agli inizi del principato. Nel passaggio dalla Repubblica all'Impero l'esercito, e con esso la struttura della legione, venne ristrutturato profondamente.

    Grazie al grande successo militare della Repubblica e, in seguito, dell'Impero, la legione è stata a lungo considerata un modello da seguire in efficienza militare e potenzialità tattica.



    Prima epoca regia (VIII-VII secolo a.C.)



    Secondo la tradizione fu Romolo a creare, sull'esempio della falange greca,[2] la legione romana. Egli iniziò a dividere la popolazione che era adatta alle armi, in contingenti militari. Ogni contingente militare era formato da 3.000 fanti e 300 cavalieri, scelti tra la popolazione, e che chiamò legione.[3]

    I 3.000 fanti (pedites) e 300 cavalieri (equites) erano arruolati dalle tre tribù (1.000 fanti e 100 cavalieri ciascuna) che formavano la primitiva popolazione di Roma: i Tities, i Ramnes ed i Luceres. In epoca regia era formata da cittadini compresi tra i 17 ed i 46 anni, in grado di potersi permettere il costo dell'armamento.[4]

    La legione si disponeva su tre file, nella tipica formazione a falange,[5] con la cavalleria ai lati. Ogni fila di 1.000 armati era comandata da un tribunus militum, mentre gli squadroni di cavalleria erano alle dipendenze dei tribuni celerum, mentre il Rex assumeva il comando dell'intero esercito ed a cui spettava, inoltre, il compito di scioglierlo al termine della campagna dell'anno.[6]

    Ora sulla base dei recenti ritrovamenti archeologici si è potuto notare che il primo esercito romano, quello di epoca romulea, era costituito da fanti che avevano preso il modo di combattere e l'armamento dalla civiltà villanoviana della vicina Etruria. I guerrieri combattevano prevalentemente a piedi con lance, giavellotti, spade (con lame normalmente in bronzo, ed in rari casi in ferro, della lunghezza variabile tra i 33 ed i 56 cm[7]), pugnali (con lame di lunghezza compresa tra i 25 ed i 41 cm[8]) ed asce, mentre solo i più ricchi potevano permettersi un'armatura composta da elmo e corazza, gli altri una piccola protezione rettangolare sul petto, davanti al cuore, delle dimensioni di circa 15 x 22 cm.[9] Gli scudi avevano dimensioni variabili (comprese tra i 50 ed i 97 cm[10]) e di forma prevalentemente rotonda (i cosiddetti clipeus, abbandonati secondo Tito Livio attorno alla fine del V secolo a.C.[5]) atti ad una miglior maneggevolezza.[7] Plutarco racconta, inoltre, che una volta uniti tra loro, Romani e Sabini, Romolo introdusse gli scudi di tipo sabino, abbandonando il precedente di tipo argivo e modificando le precedenti armature.[11]

    Si dice però che Romolo, quando la città di Roma si ingrandì e i Romani si unirono ai Sabini, abbia deciso di raddoppiare le sue truppe in 6000 fanti e 600 cavalieri[12].

    E da ultimo sembra che Romolo costituì una guardia personale di trecento cavalieri chiamata Celeres,[13] eliminata poi da Numa Pompilio[14]. Come istitui oltre settecento anni più tardi Augusto con la creazione della guardia pretoriana a difesa del Princeps.




    La riforma di Tarquinio Prisco (VII secolo a.C.- prima metà del VI secolo a.C.)



    La riforma di Tarquinio Prisco, quinto re di Roma, riguardò solo la classe dei cavalieri in quanto il re decise di raddoppiare il numero dei cavalieri aggiungendo, oltre a Ramnes, Tities e Luceres, altre centurie a cui diede un nome differente[15]. Queste nuove 3 centurie si chiamarono posteriores[16] o sex suffragia[17], perciò in tutto gli equites all'epoca di Tarquinio Prisco erano costituite complessivamente da 1800 cavalieri[16]. Oltre ciò la riforma stabilì anche l'abbigliamento che dovevano avere i figli dei cavalieri per contraddistinguerli dalla gente normale: fu loro concesso di indossare la toga praetexta[18]. Con questa riforma Tarquinio Prisco voleva ricreare i Celeres a cui si oppose Attio Nevio perciò invece di creare un corpo speciale di cavalieri come al tempo di Romolo decise di aumentare semplicemente gli equites per aggirare l'opposizione di Nevio[19].






    La riforma di Servio Tullio (metà VI secolo a.C.)



    In età monarchica fu eseguita, secondo la tradizione da Servio Tullio, sesto re di Roma, una riforma timocratica che divise tutta la popolazione romana in cinque classi (secondo altre fonti 6 classi[20]) divisa a sua volta in tre categorie[21]:seniores (maggiori di 46 anni: anziani), iuniores (tra 17 e 46 anni, ovvero i più adatti a combattere: giovani) e pueri (di età inferiore ai 17 anni: ragazzi); individuate appunto in base al censo, e in cui la prima classe, la più facoltosa, poteva permettersi l'equipaggiamento (il costo del tributo per gli armamenti veniva stabilito in base al censo[22]) da legionario, mentre quelle inferiori avevano armamenti via via più leggeri. L'esercito serviano era formato da due legioni (una a difesa dell'Urbe e l'altra utilizzata per campagne militari esterne[23]), in totale pari a 193 centurie[22]:

    1.la prima classe con 80 centurie di fanteria, disponeva di un reddito di più di 100.000 assi: era costituita da 40 centurie di seniores e 40 di iuniores. I seniores avevano il compito di controllare che nessuno attaccasse la città e nel caso difenderla (quando i iuniores erano in esplorazione[24]). I iuniores invece dovevano fare le spedizioni esplorative[24] o combattere[25] all'infuori della città.Nel caso di una guerra la prima classe era più avanzata rispetto alle altre.[25][26] Questa classe era munita di armamento pesante costituito di: elmo, scudo rotondo (scudo argolico), schinieri, corazza tutte di bronzo. Come armi avevano il giavellotto, l'asta e la spada[25][24]. Alla prima classe Servio Tullio decise di aggiungere 18 centurie di equites costituita sempre come la stessa classe da centurioni illustri e costituita all'inizio da 12 centurie a cui aggiunse altre 6 centurie (ci sono due tendenze una ritiene che le costituisse Servio Tullio[27], l'altra che queste erano riconducibili ai sex suffragia già creata da Tarquinio Prisco[28]). Queste centurie erano a cavallo il cui costo fu di 10.000 assi all'erario e le vedove per il mantenimento degli equites dovevano pagare 2000 assi per ciascuna centuria annualmente, il costo fu poi passato alle classi più ricche.[27] La prima classe aveva da ausilio due 2 centurie(1 di iuniores e 1 di seniores che ognuna si occupava delle rispettive categorie della classe) senza armi e erano fabbri, armaioli e operai addetti per la guerra alcune col compito di trasportare le macchine da guerra (secondo altre fonti invece erano schierate insieme alla seconda classe[26][20]).
    2.la seconda con 20 centurie ed un reddito tra i 100.000 ed i 75.000 assi: 10 di iuniores e 10 di seniores. I seniores avevano il compito di difendere le mura della città mentre gli iuniores combattere fuori dalla città. Durante una battaglia era posizionata dietro la prim classe[24].Questa classe era equipaggiata con: l'elmo, scudo rettagonlare o scudo lungo (scudo oblungo) a maggior protezione per la mancanza delle corazze, schinieri tutto in bronzo; Come armi: giavellotto, hasta e spada.[25][24]
    3.la terza con altre 20 centurie di fanteria leggera ed un reddito tra i 75.000 ed i 50.000 assi divisi in: 10 seniores e 10 iuniores.Era posizionata dietro la seconda classe e era equipaggiata con: elmo, scudo oblungo in bronzo; Armi: giavellotto, hasta e spada[25][24].
    4.la quarta composta da altre 20 centurie di fanteria leggera ed un reddito tra i 50.000 ed i 25.000 assi: 10 seniores e 10 iuniores. Erano disposti dietro la terza classe e costituivano l'ultima fila. Come difesa avevano solo lo scudo oblungo; Come armi ci sono due descrizioni: la prima afferma che erano armati solo di lancia e giavellotto[25], la seconda parla di spade e lance.[26] A questa erano affiancati due centurie di suonatori di tromba e suonatori di corno o altri strumenti (questo squadrone era chiamato accensi[25]) che avevano il compito di esortare l'esercito alla battaglia[26][20] (Secondo altre fonti le due centurie dei suonatori erano nella quinta classe[25]).
    5.la quinta formata da 30 centurie di fanteria leggera ed un reddito di appena 25.000-11.000 assi:formata da 15 iuniores e 15 seniores. Questa classe era disposta fuori dallo schieramento armati con giavellotti e fionde e pietre da scagliare.[25][26]
    6.la sesta formata da 1 centuria senza mezzi, esonerata dalla tassazione e con un reddito inferiore alle 11.000 assi. Questa era dispensata dall'assolvere agli obblighi militari (i cui membri erano chiamati proletarii, quelli che avevano un reddito inferiore alle 1500 assi poiché si diceva destinati a far prole[29], o capite censi),[25][30][31] tranne nel caso in cui non vi fossero particolari pericoli per la città di Roma. In quest'ultimo caso erano anch'essi armati a spese dello Stato, servendo in formazioni speciali estranee all'ordinamento legionario.[32]
    Gli uomini che si erano distinti in battaglia diventavano centurioni[33].





    Legione liviana durante la guerra latina (340-338 a.C.)



    Sappiamo da Tito Livio che prima della guerra latina, l'esercito romano abbandonò lo schieramento di tipo falangitico per assumere la formazione di battaglia manipolare.[2] La legione risultava così divisa in tre gruppi principali più altri tre secondari: i principali erano gli hastati, i principes e i triarii mentre i secondari si chiamavano rorarii, leves e accensi (questi ultimi da non confondere con l'incarico ufficiale civile). Successivamente i velites sostituirono leves e rorarii. Ogni legione era composta, inoltre, da 30 manipoli: 10 di hastati 10 di principes e 10 di triarii mentre i leves e i velites erano divisi tra ogni manipolo. Questa differenziazione esisteva, oltre che sulla base dell'esperienza dei soldati, anche per nature economiche. Nella Roma repubblicana l'arruolamento era basato sul censo e ogni soldato era tenuto, inizialmente, a provvedere autonomamente all'equipaggiamento. Fra la fanteria, i più "benestanti" erano i triarii, che potevano permettersi l'equipaggiamento più completo e pesante, mentre gli accensi erano i più poveri, presi dalla quinta classe di cittadini, secondo l'ordinamento censitario di Servio Tullio.

    In formazione da combattimento i leves (sostituiti in seguito dai velites), elementi della quarta classe, erano armati alla leggera con armi prevalentemente da lancio come archi, piccoli giavellotti e fionde. Essendo poveri non potevano permettersi un equipaggiamento particolarmente raffinato ed agivano così più che altro come schermagliatori, spesso senza neanche una minima protezione. Essi si disponevano davanti alla legione e venivano impiegati come fanteria di disturbo. In genere nell'esercito ve ne erano 300, integrati in ogni manipolo piuttosto che a formare unità proprie.

    Normalmente, assieme ai triarii, erano disposti anche i rorarii e gli accensi: i primi erano truppe giovani ed inesperte, mal equipaggiate anche perché non potevano permettersi armamenti di buona qualità, ed erano impiegati più che altro come riserve con cui riempire eventuali vuoti sul campo di battaglia. Gli accensi erano ancora più poveri e solitamente, se combattevano, fungevano da supporto con fionde e sassi, ma spesso erano impiegati più che altro come legati e portamessaggi fra gli ufficiali. Questi ultimi due ordini rappresentavano un retaggio della quarta e della quinta fila dell'ormai scomparsa falange oplitica. Triarii, rorarii ed accensi erano articolati in 3 manipoli di 180 uomini l'uno.






    La legione secondo Polibio, prima della seconda guerra punica (218 a.C.)





    L'organizzazione interna dell'esercito romano descritta da Polibio nel suo VI libro delle Storie, è da datarsi al principio della seconda guerra punica (218-202 a.C.). Non possiamo escludere, però, che tale riorganizzazione (rispetto a quella proposta da Tito Livio nel paragrafo precedente), non possa appartenere ad un'epoca antecedente e databile addirittura alla stessa guerra latina (340-338 a.C.),[37] o alla terza guerra sannitica (298-290 a.C.) oppure alla guerra condotta contro Pirro e parte della Magna Grecia (280-272 a.C.).

    Ogni legione era formata da 4.200 fanti (portati fino a 5.000, in caso di massimo pericolo) e da 300 cavalieri.[38] Le unità alleate di socii (ovvero le Alae, poiché erano poste alle "ali" dello schieramento) erano costituite, invece di un numero pari di fanti, ma superiori di tre volte nei cavalieri (900 per unità).[39] I fanti erano poi suddivisi in quattro differenti categorie, sulla base della classe sociale/equipaggiamento ed età:[40]

    1.primi ad essere arruolati erano i Velites, in numero di 1.200[41] (tra i più poveri ed i più giovani);[42]
    2.seguono gli Hastati, il cui censo ed età erano ovviamente superiori,[42] in numero di 1.200.[41] Erano armati di hasta, termine che indica sia la Lancea da urto, sostituito in seguito da un giavellotto (chiamato Pilum), equipaggiati con corazze leggere (spesso di cuoio o composte di piastroni di metallo sul petto), con uno scudo che copriva lo spazio tra il piede e la cintola, con una spada corta e con un pugnale;[43]
    3.poi vengono i Principes, di età più matura,[42] sempre in numero di 1.200.[41] Erano armati con corazze più pesanti (solitamente cotte di maglia lunghe fino al bacino) con uno scudo simile a quello degli hastati, con due giavellotti, con una lancia, con una spada corta e un pugnale. Questi soldati formavano la seconda linea;[44]
    4.ed infine i Triarii, i più anziani,.[42] in numero di 600,[41] non aumentabile nel caso in cui la legione fosse incrementata nel suo numero complessivo (da 4.200 fanti a 5.000), a differenza di tutte le altre precedenti classi, che potevano passare da 1.200 a 1.500 fanti ciascuna.[45] Erano i guerrieri più esperti e temprati dalle battaglie, che venivano scelti dai migliori della prima classe e dai veterani delle altre, in grado di permettersi una corazza pesante. Erano inoltre armati con una lunga lancia, con uno scudo molto alto, con la spada corta e con il pugnale. Oltre all'armamento i triarii avevano il tipico elmo con i lunghi paraguance, uniti sotto il mento da un cinghia e due asticelle con una lunga piuma sopra la fronte, simili a due piccole corna.[46]





    http://it.wikipedia.org/wiki/Legione_romana

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  10. #10
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