



Viva il P.E.!


Ultima modifica di C@scista; 30-07-10 alle 09:13


corriere di oggi![]()


non abbiate Paura !
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dal minuto 4:20 ...
Iva Zanicchi..." Fini non è del PDL...Fini fuori dalle palle! "
o///
Ultima modifica di Daltanius; 30-07-10 alle 11:48
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Esce Fini, entra Rutelli....
Roma - Venticinque, trentatrè, quindici. Ieri alla Camera sembrava l’estrazione del lotto. Ma quanti sono in realtà i finiani? Perché è sulle nude e fredde cifre che si gioca la partita. Ci si spacca la testa sul pallottoliere: l’attuale maggioranza di governo si regge su 341 deputati e 175 senatori. A Montecitorio, la maggioranza necessaria è di 316 deputati mentre a palazzo Madama è di 162 senatori. Stando così le cose, il numero di rischio è quello del 26. Se, vale a dire, ipoteticamente 27 finiani votassero contro un provvedimento su cui il Pdl ha messo la fiducia, il governo andrebbe a gambe all’aria. Al Senato, invece, il numero per far cadere l’esecutivo è 13.
Stando alle fonti finiane, a schierarsi con Fini per il neo gruppo autonomo di Montecitorio ci sarebbero Bocchino, Briguglio, Granata, Raisi, Barbareschi, Proietti, Divella, Buonfiglio, Barbaro, Siliquini, Perina, Angela Napoli, Bellotti, Di Biagio, Lo Presti, Scalia, Conte, Della Vedova, Urso, Tremaglia, Bongiorno, Paglia, Lamorte, Ruben, Menia, Angeli, Ronchi, Moffa, Cosenza, Patarino, Consolo, Polidori e Sbai. Totale: 33.
Ma attenzione: il documento firmato ieri non è un via libera ai gruppi autonomi, quanto piuttosto una sorta di attestato di solidarietà a Fini qualora il documento-j’accuse berlusconiano fosse davvero molto duro. In pratica un grande bluff per nascondere, ancora una volta, la reale forza delle truppe finiane. Annacquando il calderone dei pro-Fini, si celano quindi i veri sostenitori «senza se e senza ma» che potrebbero ridursi a quindici-venti onorevoli.
Al Senato i finiani sarebbero invece quattordici tra i quali, anche in questo caso, si annidano le colombe che a fare gruppi autonomi non ci pensano proprio. Questa la lista: Augello, Baldassarri, Cursi, De Angelis, Digilio, Germontani, Menardi, Pontone, Saia, Valditara, Viespoli, Tofani, Paravia, Allegrini. Totale 14. Un numero risicatissimo, in assoluto, per mettere in difficoltà Berlusconi. A ciò si aggiunga che di questi quattordici senatori pochissimi sarebbero disposti allo strappo vero: si vocifera dei senatori Saia, Valditara, Germontani, De Angelis e Digilio. Cinque, forse sei al massimo. Insufficienti a creare un gruppo autonomo.
Altro elemento da non sottovalutare: non è detto che l’attuale maggioranza, anche senza i finiani duri e puri di cui ancora non si conosce la consistenza, non si allarghi a qualche elemento dell’attuale gruppo misto. Qui, oggi, siedono i quattro liberaldemocratici Grassano, Melchiorre, Merlo e Tanoni e poi ci sarebbe l’ex Pd Riccardo Villari. A cui si aggiungerebbe qualche deputato dell’Api di Rutelli: due? Tre? Alla Camera i rutelliani sono otto e non va sottovalutato il segnale di ieri: al Senato il disegno di legge sull’università ha avuto il via libera anche grazie al supporto dei quattro senatori rutelliani. Un segnale di avvicinamento? Non si sono mai interrotti, invece, i canali di colloquio con i centristi di Casini. F. Cr
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Passata la buriana facciamo i conti


L'impressione è comunque che Fini sia un figlio di buona donna che, memore degli insegnamenti missinoidi, sa benissimo quel che vuole e dove andare.
Con la finta proposta di pace di giovedì sera (che era naturale non sarebbe stata accettata), è tornato ad avere il coltello dalla parte del manico e a passare da "vittima".
In questo modo, il PDL è fallito di fatto: da partito di popolo che doveva essere, è ritornato ad essere una Forza Italia con in più buona parte di AN, versus un'altra parte di AN rimasta fedele a Fini
Ultima modifica di Canaglia; 30-07-10 alle 12:06
Passata la buriana facciamo i conti