Riassumo brevemente i concetti e le tematiche che, a mio modesto parere, sono fondamentali e imprescindibili per elaborare una strategia di lotta autenticamente anticapitalista nel contesto storico attuale. Consideratelo come l'embrione e la premessa di un dibattito più ampio e articolato.
Lo pseudo-"lavoro" intellettuale è il cardine dello sfruttamento, NO alla divisione del lavoro
- La grande mistificazione teorica, purtroppo condivisa anche da molti pensatori del marxismo, che offre giustificazione ideologica all'esistenza del Capitalismo, è la equazione implicita tra lavoro fisico (ovvero l'unica definizione possibile di lavoro, perché il lavoro, non soltanto nella sua forma atemporale, ma anche inteso come merce, è sempre lavoro fisico) e pseudo-"lavoro" intellettuale. E' proprio in virtù di questa implicita (ma ampiamente promossa) equazione mistificatoria, che la narrazione propagandistica del Capitale cerca di negare ed evitare la lotta di classe, inserendo nella categoria di "lavoratore" sia l'operaio e il contadino sia il dirigente d'azienda o il filosofo scribacchino. E questo, come sappiamo, è quanto di più antiscientifico e surreale ci possa essere. La categoria degli intellettuali, nei quali dobbiamo inserire non soltanto la tipica figura dello studioso, ma anche quella dell'imprenditore, del manager, del finanziere e in generale del padrone, non produce, ma vive del prodotto del lavoro altrui. Fintanto che la vita dell'essere umano dipenderà da strumenti materiali, l'unico lavoro che deve essere considerato tale è quello fisico della classe operaia e dei contadini, tutte le altre occupazioni professionali sono da considerarsi alla stregua di parassiti che guadagnano del lavoro altrui. La divisione del lavoro è pertanto il mezzo con cui il capitalismo esercita il proprio sfruttamento e l'obiettivo dei comunisti deve essere l'abolizione della divisione del lavoro.
Le città sono da distruggere o comunque da abbandonare
- Chiunque abbia una seppur minima nozione di sociologia è consapevole del fatto che la nascita delle città corrisponde storicamente all'introduzione della divisione del lavoro e quindi dello sfruttamento. Pertanto, all'abolizione del lavoro non potrà che seguire l'abolizione della civiltà urbana, che altro non è che l'espressione geografica della divisione del lavoro. Ne consegue un ritorno al nomadismo e all'autosufficienza individuale che caratterizzavano il Comunismo Primordiale, concludendo il ciclo storico individuato da Marx ed Engels. A questo punto probabilmente vi chiederete: chi garantirà che la divisione del lavoro non ritornerà? Risposta: i pastori e i contadini organizzati in comitati armati. I pastori e i contadini devono essere l'avanguardia non soltanto della Rivoluzione, ma anche dell'ordine rivoluzionario.
Abolizione delle nazioni e dei confini, invenzioni delle classi dominanti come strumento di guerra e oppressione
- L'unità mondiale degli operai e dei contadini non potrà mai accadere finché continueranno ad esistere i confini, e finché non inizieremo a guardare agli altri come esseri umani, e non come passaporti. L'Uomo Bianco, principale responsabile dei problemi e delle sofferenze che affliggono questo pianeta da secoli, deve estinguersi, o tramite eliminazione fisica oppure tramite sterilizzazione forzata.
Per me bisogna ripartire da qui. Se non ripartiremo da qui, è finita.




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