
Originariamente Scritto da
Lars
Il diritto di natura, che gli scrittori chiamano comunemente jus naturale, è la libertà che ciascuno ha di usare il proprio potere a suo arbitrio per la conservazione della sua natura, cioè della sua vita e conseguentemente di fare qualsiasi cosa che, secondo il suo giudizio e la sua ragione, egli concepisca come il mezzo più idoneo a questo fine. (Thomas Hobbes)
Da questo derivano gli altri diritti (quelli configurati da stoicismo, platonismo, aristotelismo, tomismo, illuminismo) che per me sono: sicurezza personale; libertà di pensiero e religiosa; libertà di associazione, di riunione e di costituirsi in movimenti; libertà di partecipare alla vita politica attraverso libera espressione e protesta; habeas corpus contro abusi da parte del sistema giudiziario come incarcerazione senza processo, processo segreto ed eccesso di punizione; uguaglianza sociale formale e in taluni casi sostanziale; diritto al benessere psicofisico (es. diritti economico-sociali), ecc.
Uno stato legittimo o autorità legittima o comunità deve rispettare questi diritti su cui la maggioranza dei giuristi e delle comunità conviene. Altrimenti, non unilateralmente, si può dichiarare decaduto un obbligo di obbedienza a tale "sovranità".
In tale momento, in linea con la tradizione giuridica, l'autorità legittima cessa di essere tale e chiunque può colpirla, anche se incorre nella possibile vendetta. A livello teorico e universale l'atto contro l'autorità dichiarata illegittima giuridicamente, seppur regolamentato per evitare vendette unilaterali, deve essere lecito e legale.
Il sovrano legittimo per la teoria dei diritti naturali è colui che rispetta tali diritti, la cui prima formulazione giuridica è il cilindro dell'editto di Ciro:
« Io sono Ciro, re del mondo, gran re, re legittimo, re di Babilonia, re di Sumer e Akkad, re delle quattro estremità (della terra), figlio di Cambise, gran re, re di Anzan, nipote di Ciro, gran re, re di Anshan, discendente di Teispe, gran re, re di Anshan, di una famiglia (che) ha sempre regnato. Non permetto a nessuno di spargere terrore nel Paese di Sumer e Akkad. Voglio fermamente la pace a Babilonia e in tutte le sue sacre città. Per gli abitanti di Babilonia (…) io abolisco i lavori forzati [...] Da Ninive, Assur e Susa, Akkad, Eshnunna, Zamban, Me-Turnu e Der fino alla regione di Gutium, restituisco a queste sacre città dall'altro lato del Tigri i templi di cui è stata fatta rovina per lungo tempo, le immagini che una volta vi erano conservate e stabilisco che essi siano i loro templi. Ho anche radunato gli abitanti di queste regioni e ho restituito loro le case che avevano. »
Il sovrano che li violava calpestava il suo diritto e il patto sociale, per cui classicamente valeva la seguente formula (che per la chiesa legittimava il tirannicidio):
Poiché nessuno è in grado di farsi da sé solo imperatore, è chiaro che è il popolo a innalzare uno sopra tutti così che egli possa governare e reggere l’impero con la giustizia (...) Agli imperatori e ai re che proteggono il regno si devono lealtà e rispetto, ma se essi si volgono all’esercizio della tirannide allora ogni obbedienza e rispetto vengono a mancare. Quando colui che è stato scelto per punire i malvagi diviene egli stesso malvagio e esercita con crudeltà contro i suoi sudditi la tirannide che aveva il compito di allontanare dal regno, è evidente che deve decadere dalla carica concessagli e che il popolo ha il diritto di liberarsi dal suo dominio: è il re divenuto tiranno il primo a rompere il patto. Nessuno può accusare il popolo visto che il re è stato il primo a tradire la fiducia pattuita. (Manegoldo di Lautenbach)
Il regime tirannico non è giusto: perché non è ordinato al bene comune, ma al bene personale di chi governa, come spiega il Filosofo. Perciò scuotere tale regime non ha natura di sedizione: a meno che non si turbi talmente codesto regime, da procurare al popolo un danno maggiore di quello sofferto col regime tirannico. Anzi, si può dire che è sedizioso il tiranno, il quale provoca nel popolo sottoposto discordie e sedizioni, per dominare con più sicurezza. Infatti questo è un modo di agire tirannico, essendo ordinato al bene di chi comanda, con danno del popolo. (Tommaso d'Aquino)
Quindi radere al suolo un paese per distruggere un tiranno non è giusto, ma uccidere il tiranno e rimuovere i suoi collaboratori ed eliminare i suoi difensori, è giusto secondo la teoria dei diritti naturali, che sceglie il male minore. Attaccare la Germania nazista era pienamente giustificato, la guerra in Iraq invece no perché gli iracheni ne hanno sofferto più che per il tiranno stesso.
I primi anarchici furono inoltre dei giusnaturalisti spesso di origine cristiana, come movimenti ereticali evangelici ad esempio.
Il sovrano (per gli anarchici lo Stato) che rompe il patto di difesa e fa la guerra al proprio popolo può e deve essere rimosso.