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    Predefinito Otto Rahn: crociata contro gli 'esoteristi'

    Otto Rahn: crociata contro gli ‘esoteristi’ -


    1 gennaio 2000

    Autore: Luca Leonello Rimbotti




    Il filone letterario che lega il Nazionalsocialismo all’esoterismo è tra i più fortunati degli ultimi tempi. Dai romanzi fantasy agli articoli e ai saggi parastorici e parascientifici che intasano edicole, librerie e special televisivi, l’argomento è di quelli che tirano. Fanno a chi la spara più grossa. Nel caos di Templari, Atlantidi, Agartha tibetane, archeosofie, Graal e massonerie ammassate a casaccio, i poveri nazisti rimangono travolti da un insolito destino. Il sensazionalismo legato alle occulte, torbide, misteriose vicende del Terzo Reich, evidentemente, smuove a fondo l’immaginario di innumerevoli “esperti” d’occasione e di una folla di lettori in cerca di vibrazioni da rotocalco. Così facendo, peraltro, si alza un nefando polverone su un argomento che ha i suoi fondamenti storici, ma che viene letteralmente sepolto da una massa di ciarpame divulgativo, in cui le sciocchezze più comprovate coabitano con spezzoni di verità, e l’invenzione di sana pianta diventa difficile distinguerla dal dato reale e documentato.
    Taluni apripista del settore – primo fra tutti il famigerato Il mattino dei maghi di Pauwels e Bergier, risalente agli anni sessanta del secolo scorso – hanno finito col creare un sotto-genere letterario, ponendosi come una vera “opera prima” che è stata fondatrice della sub-cultura nazi-esoterica ad alta diffusione. Alla quale si sono accodati nel tempo anche autori – come il politologo Giorgio Galli – che hanno messo a dura prova la loro buona fama scientifica, con libri come Hitler e il nazismo magico che, oltre alla grande tiratura, onestamente, e dispiace, non ci pare possa vantare molti altri meriti. Su questa scia si sono poi gettati nugoli di “specialisti” del settore, tra i quali brilla per approssimazione, scarsa conoscenza della lingua italiana e superficialità quel Mario Dolcetta che, con il suo fortunato Nazionalsocialismo esoterico, ha composto il più memorabile pastiche sull’argomento.
    Nazionalsocialismo ed esoterismo: il terreno è scivoloso, siamo sul confine tra verità storica e fantasia, tra realtà e ciarlataneria … il terreno privilegiato delle mistificazioni giornalistiche, la palude dove la ciurma degli impostori è in agguato. Tuttavia, chiunque sia stato al Wewelsburg – preferibilmente per suo conto, senza la “preparazione” di suggestioni approssimative -, cioè nel fin troppo famoso castello westfalico in cui le SS avevano stabilito uno dei loro maggiori centri di formazione ideologica, anche se digiuno di solide letture è in grado di comprendere per personale verifica che, effettivamente, esistevano ambienti interni a quel partito e a quel regime, in cui l’idea di un contatto tra forze destinali, energie cosmiche superiori e simbolismi iniziatici aveva un reale fondamento. Esisteva veramente una concezione “magica” dell’essere, strettamente connessa con la mistica razziale, che in taluni ambienti, soprattutto legati a Heinrich Himmler e alle SS, aveva la sostanza di una fede religiosa a tutti gli effetti. La stessa mentalità hitleriana, inoltre, così votata al misticismo carismatico e ad una interpretazione della storia legata a eventi e personalità fatali, così intrisa di richiami alle forze provvidenziali, presenta lati in forza dei quali non è sbagliato verificare approcci di tipo “esoterico” nel pur pragmatico Führer. Come scrisse Jean-Michel Angebert, parlando della convinzione di Otto Rahn che il catarismo fosse una rimanenza pagana sotto spoglie cristiane, una concezione di neo-manichesimo pareva ben attagliarsi all’impianto gerarchico dell’ideologia nazionalsocialista: “In effetti, nella cosmologia hitleriana si ritrova la classificazione in tre ordini tipica degli gnostici: i puri, gli iniziati e la massa”, secondo i tre ranghi della “casta dei signori”, dei membri del partito e del popolo.
    L’ultimo nato del minaccioso filone nazi-esoterico è Il mito che uccide. Dai Catari al Nazismo: l’avventura di Otto Rahn, l’uomo che cercava il Graal e incontrò Hitler (Longanesi) di Mario Baudino: ennesima occasione tutto sommato perduta per affrontare in modo almeno un po’ scientifico l’argomento, cui, ancora una volta, si preferisce la ruminazione di pettegolezzi e banalità trattati come fonti fededegne. Il taglio, manco a farlo apposta, è fortemente divulgativo, le divagazioni sulla regina Esclarmonda o sulle vicende della crociata albigese la fanno da padrone sull’analisi del personaggio Rahn. La cui personalità e le cui idee avrebbero meritato di essere indagati in modo più approfondito e al di là delle poche conoscenze acquisite. L’assenza di referenti documentali è sconcertante, l’appoggio sui testi noti, come quello di Bernadac sul “mistero” di Rahn, è scontata, come del pari inesorabile nella sua incongruità è la presenza del professor Cardini, evocato come immancabile nume tutelare.
    Nondimeno, ci sentiamo di consigliare la lettura del libro. Solo leggendo questo e molto altro è infatti possibile verificare la distanza che corre tra la conformazione storica del Nazionalsocialismo, la sua più profonda cultura ideologica, la sua più intima vocazione di religiosità popolare etnica e differenzialista, quale risultano dai testi dei suoi fondatori, promotori e seguaci, e invece il mare magnum delle elucubrazioni sensazionalistiche, affastellate a basso costo scientifico e a bassissimo spessore intellettuale. Dando vita a continue riedizioni di quel coacervo di misteriosofica confusione che fu tipica dei neo-spiritualisti, teosofi e imbonitori positivisti che intasò la sotto-cultura del tardo Ottocento.
    A sommesso parere di chi scrive, l’intera faccenda di un esoterismo nazionalsocialista non è disgiungibile dall’impianto di fondo di quella ideologia, che intendeva restaurare una moderna forma di paganesimo incardinato sulla mistica del sangue, in alternativa tanto ai contro-miti moderni dell’illuminismo e del razionalismo, quanto a quelli sottesi alla religione cristiana e al suo edificio teologico egualitaristico, cosmopolita e universalistico. Crediamo che sia in un contesto simile che debba essere compresa anche la figura di Otto Rahn, un mitografo di impostazione letteraria convinto del nesso tra cultura trovadorica, catarismo e paganità pre-cristiana. Rahn collaborò con Himmler, che ne apprezzava la ricerca di un’atavica religione della luce, e nel 1936 entrò nelle SS e nella Ahnenerbe, il centro nazionalsocialista di ricerca culturale più ideologizzato. La concezione di Rahn di ravvisare nella figura di Parsifal e nel simbolo del Graal i referenti di un paganesimo di cui i Catari sarebbero stati gli ultimi eredi, va collocata nel quadro di uno sforzo culturale a più vasto raggio, inteso a sostituire le proclamazioni del cristianesimo ideologico, all’opera da oltre un millennio, con le fonti primordiali della cultura europea autoctona. Che era legata all’immaginario della stirpe e al suo sentimento tradizionale del potere, della vita comunitaria e della persona umana, secondo le vie ancestrali e del tutto naturali del paganesimo che da sempre comprendono, accanto al normale corso del quotidiano, anche le presenze magiche e misteriche.

    * * *

    Nel ginepraio nazi-esoterico

    Forniamo di seguito alcuni titoli sull’argomento, ricordando che, a nostro parere, una delle fonti migliori di tutta la questione, paradossalmente, rimane il vecchio libretto dello storico cattolico Mario Bendiscioli Neopaganesimo razzista (Morcelliana, Brescia 1937), in cui si aveva chiaro che il nòcciolo del Nazionalsocialismo era un nuovo tipo di religiosità popolare del sangue: ciò che oggi è richiamato a sensazione come “esoterico”, era in realtà un aspetto della più vasta concezione völkisch. Diamo conto solo di alcuni tra quei pochi titoli che, a nostro giudizio, presentano una struttura di ricerca più scientifica e meno romanzata: J.-M. Angebert, Hitler et la Tradition cathare (Laffont, Paris 1971); R.J. Mund, Jörg Lanz von Liebenfels und die neue Templer Orden (Spieth Verlag, Stuttgart 1976); C. Bernadac, Le mystére Otto Rahn. Du catharisme au nazisme (Ed.France-Empire, Paris 1978); R. von Sebottendorff, Prima che Hitler venisse. Storia della Società Thule (Arktos, Torino 1987); R.Alleau, Le origini occulte del nazismo (Mediterranee, Roma 1989); J.Webb, Il sistema occulto (Sugarco, Milano 1989); L.L. Rimbotti, Il mito al potere. Le origini pagane del Nazionalsocialismo (Settimo Sigillo, Roma 1992); N. Goodrick-Clarke, Le radici occulte del nazismo (Sugarco, Carnago 1993); M.H. Kater, Das Ahnenerbe der SS (Oldenbourg Verlag, München 2001); R.Sünner, Schwarze Sonne. Der Mythen in Nationalsozialismus und rechter Esoterik (Herder Verlag, Freiburg i.B. 2001). A questi si può unire il sempre ottimo G.L. Mosse, Le origini culturali del Terzo Reich (Il Saggiatore, Milano 1968). Di Otto Rahn sono disponibili in italiano i suoi due unici libri: Crociata contro il Graal (Barbarossa, Saluzzo 1979) e La Corte di Lucifero (Barbarossa, Saluzzo 1989).



    Tratto da Linea del 18.IV.2004.



    Otto Rahn: crociata contro gli 'esoteristi' | Luca Leonello Rimbotti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Otto Rahn: crociata contro gli 'esoteristi'

    I NAZISTI A RENNES-LE-CHÂTEAU -



    Verso la metà degli anni ’30 un giovane ufficiale delle SS, Otto Rahn, venne inviato nella regione dei Pirenei direttamente da Adolf Hitler e da Himmler alla ricerca del Sacro Graal e dei tesori perduti di questo territorio. Nel più ampio spettro di ricerche e studi condotti sotto il nazismo per la ricerca di "sacre reliquie" la "quest du Graal" avrebbe condotto Rahn ad avvicinarsi al mistero legato a Rennes le Chateau e all’antico castello di Montsegur, ultima roccaforte catara.
    Nel 1939 Otto Rahn scompare nelle Alpi svizzere, e il suo corpo non sarebbe mai più stato ritrovato.
    Si suppone, con notevole cognizione di causa, che il giovane pupillo del "Reichsfuhrer" Himmler fosse stato ucciso perché venuto in possesso di informazioni troppo scottanti e soprattutto perché non sarebbe riuscito ad assolvere all’incarico di ritrovare la Sacra Coppa di Cristo. Già dalla propria ascesa il nazismo aveva infatti cercato di recuperare e detenere antichi manufatti, reliquie o simboli che avessero potuto dare forza e prestigio al movimento e ai suoi capi carismatici (17), una forza di natura sia terrena che spirituale. Prova di tali affermazioni sono da ritrovarsi per esempio nello spostamento della Sacra Lancia di Longino (vedi "La lancia di Longino tra storia e leggenda") dal museo dell’Hofburg di Vienna a Berlino, dove sarebbe stata ritrovata nel dopoguerra.
    La Lancia di Longino, secondo la tradizione, era stata l’arma che avrebbe trafitto il costato di un Gesù morente, facendo sgorgare da questa ferita il sangue che sarebbe poi stato raccolto nel Sacro Graal. La Lancia oggi è ritornata alla sua sede originaria e, anche se non è e non sarà mai possibile attestarne l’oggettività storica, da sempre è costellata da un’aura di mistero e rispetto. Carlo Magno la volle per legittimare il proprio potere e molti monarchi successivi, come gli Asburgo Lorena (gli ultimi depositari), associarono il proprio potere al suo possesso. Una leggenda secolare affermava infatti che il custode della Sacra Lancia avrebbe ottenuto immenso potere e grande forza.
    Hitler ovviamente non si lasciò scappare tale possibilità.
    Che Rahn durante le sue missioni abbia capito e forse anche ottenuto accesso a qualche segreto sembra oggi abbastanza fuori discussione, ma è altrettanto certo che si sia reso conto della pericolosità delle proprie scoperte, come del resto traspare dalla lettura dei suoi libri (18), e che ciò possa averlo condotto alla morte. I suoi testi, ad una lettura superficiale potrebbero essere paragonati a delle "passeggiate letterarie sullo stile di Stendhal", ricche di riferimenti romantici, storici e di una esaltazione certe volte quasi eccessiva verso gli eroici catari combattenti contro il giogo della chiesa romana, ma soprattutto (e ovviamente) rinveniamo una esaltazione della razza ariana unica depositaria - secondo Rahn - dell’antica saggezza atlantidea.
    Secondo Mariano Bizzarri e Francesco Scurria "tutto questo poteva accontentare il lettore tedesco medio, imbevuto di pregiudizi e di antisemitismo, ma non certo i gerarchi nazisti la cui ignoranza era proverbiale. Se invece di bruciare libri, li avessero letti, avrebbero capito ciò che Rahn aveva scoperto" (19).
    Non potremmo aggiungere altro a quanto asserito dai due autori.
    Rahn condusse uno studio attento e minuzioso sulle leggende e i misteri legati a questa terra vivendo ed assaporando i misteri dei Pirenei. La sua ricerca lo portò molto vicino alla scoperta di un "grande segreto", come egli stesso affermerà in diverse missive indirizzate ad Himmler. Tale segreto sarebbe rimasto però celato dal tempo e inghiottito nuovamente nelle terre del Razés.
    Rahn non fu l’unico nazista a recarsi nei Pirenei alla ricerca di sacri manufatti ed antichi segreti.
    Probabilmente per continuare l’opera iniziata da questo loro primo esploratore le alte gerarchie del partito nazista decisero di inviare in loco Otto Skorzeny (20), l’importante ufficiale delle SS cui si deve l’audace azione che liberò dalla prigionia del Gran Sasso Benito Mussolini agli arresti dopo il 25 luglio.
    Dietro questo individuo sono nati numerosi misteri cui ancora oggi non si è riusciti a dare risposta.
    Nel suo libro "La coppa di smeraldo - L’arca d’oro" lo studioso americano Howard Buechner afferma che Skorzeny probabilmente sarebbe venuto in possesso di uno dei fantomatici tesori nascosti in questa regione, tesoro che sarebbe stato successivamente inviato a Merkers (in Germania) per essere poi recuperato e acquisito dagli americani in ben 32 camion.
    Skorzeny e Rahn non furono dei semplici "creduloni" attirati dalle leggende e dai misteri di una regione del sud della Francia. La loro presenza nei Pirenei era motivata non solo da una spasmodica ricerca operata dalle alte gerarchie del partito nazista, ma anche dalla ricerca e dalla consapevolezza che in questi territori potevano essere nascosti non solo tesori ma segreti di inestimabile valore.
    Queste affermazioni non sono solo il frutto di nostre congetture (opinabili quanto si voglia), ma posseggono un retroterra documentario e storiografico prodotto dagli stessi Rahn e Skorzeny, come da altri esploratori o autori.
    Anche in questo caso non gioca tanto la "voglia del mistero" quanto la consapevolezza che qualcosa di importante era in effetti nascosto nell’antico Razés. Molte domande rimarranno insolute.
    Perché, per esempio, i servizi segreti di Israele, degli USA e di molti altri paesi si recarono in diverse occasioni in questa zona? Perché il fascino di questo paese e dei suoi misteri, nel caso ci trovassimo davanti ad una mistificazione, non hanno trovato una spiegazione ragionevole dopo oltre un secolo di ricerche?
    Nel corso degli anni sono "cascate molte teste" di falsificatori, ma il "nocciolo" di questo mistero è rimasto quasi inalterato.
    Saunière ebbe accesso a qualcosa che modificò per sempre il corso degli eventi della sua vita, qualcosa che lo portò a trasformarsi da semplice prete di campagna in un uomo dalle infinite risorse finanziare e dagli alti appoggi politici. E non solo...
    Per quanto tempo ancora Rennes-le-Château ci nasconderà i suoi misteri?
    Solo il tempo, e le ricerche di ricercatori seri, ce lo potranno dire.

    Note:
    17. Diversi autori leggono in tale possesso sia una forza legittimatoria sia la volontà di acquisire un potere superiore, sovrannaturale, che permettesse al nazismo di porsi come unico intermediario fra il naturale ed il sovrannaturale.
    18. Principalmente - "La Cour de Lucifer" di Otto Rahn, ed. Pardès 1994.
    19. "Sulle Tracce del Graal, alla ricerca dell’immortalità" - di M. Bizzarri e F. Scurria, edizioni Mediterranee 1996, pag. 142.
    20. Dopo la guerra uomo di punta della fantomatica organizzazione Odessa finalizzata all’espatrio dei nazisti sotto falso nome in altri paesi.



    BIBLIOGRAFIA:


    - "Sulle tracce del Graal" - Mariano Bizzarri & Francesco Scurria, ed. Mediterranee 1996.
    - "L’Enigma di Rennes le Chateau" - di Giorgio Baietti, ed. Mediterranee 2003.
    - "Histoire du Tresor de Rennes-le-Château" - Pierre Jarnac, ed. Belisane 1998.
    - "Rennes-le-Château le grande héritage" - di Christian Doumergue, ed. Lacour 1997
    - "Ouverture sur l’invisible" - di H. Elie, ed. Belisane 2000
    - "Rennes-le-Château" - di Gerarde de Sede, ed. Robert Laffont, 1988
    - cathares.org/rhedae.html
    - dagobertsrevenge.com
    - rennes-le-chateau.org
    - renneslechateau.com
    - octonovo.com




    Archeomisteri - I NAZISTI A RENNES-LE-CHÂTEAU - di Enrico Baccarini

 

 

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