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Discussione: Otto Rahn

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    Predefinito Otto Rahn

    Oggi su "La Stampa" è uscita la recensione della biografia di Otto Rahn.
    Il libro si intitola: Il mito che uccide di Baudino Mario.Titolo
    Il mito che uccide
    Autore Baudino Mario
    Prezzo
    € 16,00
    Dati 248 p., ril.
    Anno 2004
    Editore Longanesi
    Collana Il Cammeo

    http://www.internetbookshop.it/ser/s...=MVHSTGWPRODTW

    Alla fine degli anni Venti un giovane e brillante storico tedesco, Otto Rahn, giunge per la prima volta in Provenza, sulle tracce del Santo Graal, la mitica reliquia la cui storia è strettamente connessa con quella dell'eresia e della persecuzione dei càtari durante il Medioevo. Attraverso i meandri di questa vicenda, avvolta tra realtà e leggenda, l'autore ripercorre con ampio respiro narrativo una delle pagine più fosche della storia europea. Rahn finirà per essere cooptato dai dirigenti nazisti che intendono rilanciare il mito "ariano" del Graal, promuovendo vere e proprie spedizioni di ricerca anche dopo la misteriosa morte del giovane studioso, avvenuta nel 1938, a soli trentaquattro anni.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Predefinito Da "La Stampa" di oggi

    UN NUOVO LIBRO DI MARIO BAUDINO: LA TRAGEDIA DI UN INTELLETTUALE TEDESCO DEGLI ANNI TRENTA TRA LA FRANCIA E BERLINO

    Otto Rahn il visionario cercava il Graal ma trovò il Führer
    Vita, avventure e misteriosa fine di un sognatore che esaltò l’antica eresia catara e lasciò dietro di sé una «leggenda nera»

    di Mirella Serri
    1 aprile 2004

    All'inizio degli Anni Trenta, due giovani turisti con bastoni da passeggio e calzettoni percorrevano a piedi la zona ricca di pareti scoscese e foreste intorno alla rocca di Montségur. Nonostante l'apparenza, i due non erano lì per un tranquillo week end di fine estate, ma sulla pista di fiabe, miti e storie fiorite intorno ai catari. In quei luoghi gli eretici che in polemica con la Chiesa predicavano il rinnovamento morale, ebbero il loro ultimo avamposto e vennero assassinati in massa o bruciati vivi dagli oppositori cattolici.

    Il vagabondaggio dei due amici, di cui uno si chiamava Otto Rahn, era solo apparentemente innocente. Da questa gita nacque il libro La crociata contro il Graal, scritto proprio da Rahn che nei catari, detti anche albigesi, pauliciani, ariani, bulgari, individuava gli ascetici precursori dei nazisti.

    Grande mistificatore, ideologo del Reich, Rahn con la sua opera seppe ideare la Bibbia del risveglio esoterico e antisemita a cui assisteva l'Europa e diede vita a un Mito che uccide: proprio così si chiama il bel libro che il giornalista, poeta e narratore Mario Baudino dedica a questo personaggio dimenticato (edito da Longanesi e da oggi in libreria, pp. 248, e16,00). In questa biografia che si legge come un romanzo, Baudino ricostruisce con straordinaria perizia i movimenti dell'ambigua e istrionica personalità di Rahn.

    Nato nel 1904 da una famiglia religiosissima, figura da operetta, albergatore fallito, correttore di bozze, sceneggiatore, socialista «umanitario» prima di diventare nazista, lo scrittore, con il suo saggio mitologico - e anche con il suo secondo parto mitico-letterario, la Corte di Lucifero -, proprio alimentando la mitologia della purezza catara, segnò la sua sorte in maniera irreversibile.

    La complessa ricostruzione di Baudino, con abili movimenti narrativi, ci porta continuamente dietro le quinte di una vita ricca di risvolti e di colpi di scena. Si procede in una trama avvolgente alla ricerca delle motivazioni che condussero uno scrittore come Rahn a diventare l'estensore del livre de chevet di Heinrich Himmler. Infatti il braccio destro di Hitler utilizzò proprio quest'opera sui catari come un ulteriore puntello per rivendicare le ragioni della razza ariana e farsi accanito sostenitore della «soluzione finale» nei confronti degli ebrei.

    Rahn era riuscito a interpretare l'eresia catara come il cuore di una «nuova religione germanica». Fomentando l'antisemitismo più acceso, diventò un fedelissimo del creatore delle SS, che a sua volta era il seguace di una cultura occultista e fanaticamente razzista. Rahn fu anche assai scaltro, poiché si fece una grande pubblicità facendo vagamente intendere che gli eretici, che avevano trovato a Tolosa e Carcassonne le loro capitali, avevano lasciato veramente degli ingenti depositi di oro, simboleggiati dal Graal.

    Divenuto scrittore abbastanza famoso grazie alla sua ricerca mitica, Rahn fu affiliato dell'Ahnenerbe, lo speciale «ufficio studi» del gerarca che sulle mostrine delle SS volle fossero disegnate le antiche lettere germaniche, le «rune». L'istituto godeva dell'apporto di numerosi consulenti universitari, aveva come scopo la ricerca archeologica, propugnava il vegetarianismo, l'omeopatia, l'erboristeria.

    Era lo strumento attraverso cui Himmler cercava i fondamenti «scientifici» della nuova cultura germanica e raggiunse l'acme della sua attività con gli esperimenti «medici» nei campi di concentramento.
    Rahn nel 1936 entrò nelle SS, «circolo da cui era difficile sfuggire» e dove si esercitava un controllo capillare. Ironia della sorte, fu proprio lui a finire nella trappola. Colto in stato di ubriachezza, venne destinato per punizione a Dachau che all'epoca ospitava comunisti, socialdemocratici tedeschi ed elementi considerati «antisociali», come zingari, delinquenti comuni e omosessuali.

    Ma lo scrittore tedesco, oltre alla passione per la bottiglia, aveva anche altre ragioni per cercare di sfuggire al controllo del corpo speciale di cui faceva parte. Aveva tentato di sposarsi per mascherare la sua vocazione gay, ma non vi era riuscito. La «fidanzata» prescelta si era accorta dello scarso interesse nei suoi confronti. Giocatore d'azzardo, porta addirittura a Dachau il suo compagno per incontrare Himmler, il protettore. Poi gli scrive per trasmettergli la gratitudine dell'amico che era tanto felice di aver potuto conoscere di persona gli uomini delle Teste di morto e «gettare uno sguardo più profondo nelle SS».

    Il 9 novembre 1938 vengono incendiate sinagoghe, assalite le proprietà degli ebrei che a migliaia sono deportati a Buchenwald. Si tratta dei primi israeliti tedeschi a entrare in un campo di concentramento e Rahn verrà inviato anche qui per completare il suo addestramento. Ma il 28 febbraio del 1939 lo scrittore invia una lettera al capo di stato maggiore, Karl Wolff, per chiedere di essere dimesso dall'incarico. Muore in un bosco sulle pendici del Wilde Kaiser nella notte tra il 13 e il 14 marzo. Il corpo viene ritrovato circa un mese dopo avvolto in un mantello, appoggiato a un albero. Al suo fianco, due fiale con resti di liquido che non venne mai analizzato.

    Che cosa era successo? Le SS cancellano le dimissioni e celebrano Rahn come un camerata travolto da una tormenta di neve. Ma la vera versione dei fatti è un'altra. Era stato denunciato da un suo partner che aveva reso note le sue inclinazioni. Le SS non gli avevano lasciato scelta. O il suicidio o l'internamento in un lager. Rahn tentò di fuggire dalla Germania bussando a tutte le porte dei vecchi amici. Un'altra versione vuole che Himmler sapesse tutto, che lo avesse pregato di non esporsi troppo e poi lo avesse abbandonato al suo destino.

    Lo scrittore, che aveva raccontato con sdegno le crudeltà dei crociati contro i catari, non solo fu tra i guardiani di un lager dai cui orrori - come disse lui stesso - era assolutamente spaventato e atterrito. Ma fu anche vittima dello stesso mito da lui alimentato. Cinque anni dopo la sua scomparsa, Himmler fece pressione perché la Corte di Lucifero venisse ristampato. Ne voleva diecimila copie. Ma ne ottenne solo cinquemila. Fortunatamente si approssimava la fine.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
    zilath mexl rasnal
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    Predefinito anche su "ttL, tuttoLibritempolibero"

    Nella trappola del santo Graal è il titolo dell'articolo/recensione di Lorenzo Mondo apparso oggi nel supplemento odierno de "La Stampa" (10.04.04) p.5: peccato che non appare nel sito "LA STAMPA web".

  4. #4
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    Predefinito

    Otto Rahn, il cacciatore del Graal perduto
    Intervista a Mario Baudino
    autore di Il mito che uccide
    [Maggiori info su Internet Bookshop Italia]


    (In esclusiva per InfiniteStorie.it. La riproduzione in qualsiasi forma è vietata.)


    Cercava il Graal, trovò il nazismo. Mario Baudino ha ricostruito nel Mito che uccide la storia di Otto Rahn, l’intellettuale tedesco largamente responsabile non solo del moderno successo turistico della Linguadoca, il “Paese Cataro”, ma soprattutto della mitologia secondo cui i catari, gli antichi eretici del Midi francese, possedevano il Sacro Graal. La vita, breve, di questo misterioso e contraddittorio personaggio, morto suicida nel 1939 poco prima che scoppiasse la Seconda Guerra mondiale, ha lasciato dietro di sé un cumulo di leggende, trasformandolo in un eroe dell’occultismo. La verità storica, raccontata con piglio romanzesco in una “inchiesta sul passato” dove nulla è inventato, frutto di attente ricerche in Francia e in Germania, è invece diversa, anche più affascinante. Rahn incarna la figura dell’intellettuale novecentesco che stringe col potere totalitario un patto col diavolo, da cui viene stritolato. E nello stesso tempo è il maggior architetto di una favola destinata a sopravvivergli, ancor oggi molto popolare il tutto il mondo, che associa la mistica coppa cercata dai cavalieri di Artù all’eresia del XII e XIII secolo, ai templari, e infine ai nazisti. È una leggenda che parla di misteriosi tesori, di segreti storici custoditi e occultati gelosamente, e che ha conquistato i grandi media con film come quelli di Indiana Jones o best seller come il recentissimo Codice da Vinci di Dan Brown, largamente ispirato a Il santo Graal, un altro fantasioso successo di Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln. Si è imposta molto al di là dei circoli esoterici in cui per lungo tempo sembrava confinata, che dilaga su Internet, e rappresenta in qualche modo un nuovo, popolarissimo mito. Mario Baudino ha così risposto ad alcune domande su Il mito che uccide.


    D. Ma che cosa cercava veramente questo discusso Otto Rahn nella Linguadoca degli Anni Trenta, tra Tolosa e le valli pirenaiche dove si era consumata, sette secoli prima, l’ultima orgogliosa resistenza contro la Crociata bandita da Innocenzo III? E che cosa trovò? È credibile la tradizione secondo cui Rahn riuscì a impossessarsi della Sacra Coppa e addirittura a consegnarla a Hitler?

    R. Si tratta naturalmente di una fantasia. Ma in un certo senso Rahn fece proprio questo, almeno sul piano simbolico. Consegnò al nazismo, non a Hitler, che non si interessò mai di lui, ma in particolare al clan di Heinrich Himmler, una mitologia incontrata quasi per caso in Francia, una mitologia ancora un po’ provinciale che, grazie al successo della Crociata contro il Graal, il libro da lui pubblicato nel ’33, divenne un nuovo mito internazionale, venato di razzismo e di occultismo. Portò in dono a Himmler un Graal simbolico, ma non poco efficace.

    D. E che cosa ebbe in cambio?

    R. L’illusione del successo, per un periodo brevissimo; e la morte. Per lui il Graal fu veramente “il mito che uccide”. Detto ciò, va aggiunto che Rahn è rimasto come un fantasma dietro la sua opera. Un fantasma ambiguo, ora dipinto come una spia nazista in territorio francese, ora come un ingenuo sognatore. È questa la molla che ha fatto scattare l’idea del libro. Mancava, al di là di tutte le deformazioni successive, qualcosa che assomigliasse a una storia vera, alla verità su di lui. Per questo ho cercato di ricostruire la sua vita, fra il 1930 quando arriva in Francia per la prima volta, e il marzo ’39, quando si avvelena in mezzo a una tormenta di neve sulle montagne tirolesi. In quei nove anni c’è qualcosa che assomiglia a un film del Novecento. La risposta alla prima domanda, quella su che cosa cercava, è molto semplice: il successo personale, come accade a quasi tutti gli intellettuali, agli artisti, agli scrittori. Non lo ottenne se non in parte. E lo pagò caro.

    D. Lei racconta le peripezie di quest’uomo, geniale e un po’ mascalzone, sempre alla ricerca di soldi, sempre sul filo di un ultimo bluff. In Francia ci dice che tentò anche di diventare albergatore, ma nel giro di pochi mesi fu travolto dai debiti e dovette fuggire.

    R. Fu costretto a tornare in Germania, dove senza accorgersene finì in trappola. Ma non facciamone una macchietta: era a suo modo assai fatuo, tanto che in pieno nazismo si vantava d’aver avuto in Linguadoca, nel suo albergo, come clienti e amiche, Joséphine Baker e Marlene Dietrich. Ma nello stesso tempo la sua fu una tragedia vera: cercò con tutte le sue forze di credere nella possibilità di influenzare il nazismo, divenne SS, trascorse persino due periodi di addestramento nei Lager di Dachau e di Buchenwald, proprio lui che aveva pianto sui catari sterminati. Incrociò tutti i grandi drammi tedeschi: scampò con qualche difficoltà alla Notte dei lunghi coltelli, quando le SS di Himmler sterminarono le SA di Roehm, e probabilmente non resse davanti all’orrore dopo la Notte dei cristalli, il primo grande pogrom contro gli ebrei. Molti israeliti vennero arrestati e internati in condizioni spaventose a Buchenwald, dove Rahn era di servizio proprio in quel periodo. Ne fu sconvolto, cominciò a parlare troppo.

    D. È questa la causa della sua morte?

    R. Ufficialmente Himmler lo costrinse a uccidersi perché stava diventando di dominio pubblico la sua omosessualità. Qualcuno lo aveva accusato durante un interrogatorio. Ma la coincidenza fra questo scandalo e le reazioni alla Notte dei cristalli è molto sospetta, dà da pensare. E non è neanche l’unica.

    D. Ce ne sono altre di importanti?

    R. È una vita di coincidenze, quella di Rahn, che in questo senso è proprio un romanzo, scritto da lui, dalla sua follia di eterno giocatore. Io racconto in parallelo la sua breve esistenza e le vicende dei catari, sette secoli prima, oltre che il formarsi e il fiorire della tradizione narrativa legata al tema del Graal. A un certo punto le due storie sembrano incontrarsi. Si specchiano a lungo l’una nell’altra, e infine, dopo tante coincidenze, quella conclusiva sembra quasi suggerire un legame segreto tra la morte dello scrittore-avventuriero e la caduta della roccaforte eretica di Montségur, simbolo di ciò che lui aveva indubbiamente di più caro. Mi perdonerà se non la svelo adesso. È proprio l’ultima pagina del libro.

    D. Una conclusione a sorpresa?

    R. In qualche modo sì, come in tutte le avventure. La fine del mio “saggio”, se vogliamo chiamarlo così, è anche quella del “romanzo” di Rahn.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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