Quasi ogni anno, con una regolarità piuttosto singolare, un nuovo virus entra nelle vene, nei polmoni ma soprattutto nei pensieri e nei portafogli del genere umano. Così, dopo le recenti ma oramai dimenticate Sars e influenza aviaria, solo per citare le ultime, ecco pronta sul palcoscenico, con la stessa portata di terrore che aveva una peste medievale, la nuova e ancor più oscura influenza suina, genericamente chiamata Influenza A.
Questa avrebbe avuto origine in un piccolo paese del Messico, nel quale esiste uno dei più grandi stabilimenti industriali di allevamento di maiali, uno dei tanti del paese dove, grazie al Trattato di libero Commercio sottoscritto con gli Stati Uniti, svariate multinazionali americane hanno trovato terreno fertile per il loro business alimentare.
Nel paese si erano denunciate già da mesi problematiche respiratorie su circa metà della popolazione. L’allarme è però rimasto inascoltato fino che, per la sua alta capacità di diffusione, l’influenza è riuscita ad arrivare quasi in ogni angolo del mondo. Successivamente una direttiva dell’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha riconosciuta come pandemia, e ha indicato a tutti i paesi di munirsi di vaccino. Da qui in poi sarà sulle prime pagine dei giornali.
Noi comunisti, benché non specialisti virologi, lo siamo però del virus capitalista, e questa nostra secolare consolidata e comprovata esperienza, nonché disgusto, ci consente, con forza di scienza, di sapere che loro non sanno. Troppi e troppo grandi interessi vengono nei laboratori ad appannare e distorcere le lenti dei microscopi perché i poveri ricercatori possano ben vedere e ben riferire. Basti una sola notizia: le industrie farmaceutiche, si legge nei loro bilanci, spendono in pubblicità più che nella vantata ricerca. Perché la loro ricerca è solo del profitto.
Le “campagne di informazione” televisive, sempre più improntate al bamboleggiamento e alle scempiaggini, che coprono la protervia del regime borghese, non tranquillizzano né nascondono che nella società capitalista la conoscenza della realtà diventa inaccessibile, ridotta a mito, sentito dire, superstizione. Lo confermano le dichiarazioni contraddittorie perfino di addetti ai lavori, alcuni dei quali, per esempio, ritengono che questa influenza non avrebbe nulla di nuovo perché non sarebbe altro che la vecchia aviaria di ritorno, dal momento che non è mai stata debellata.
Sembra che siano i volatili il serbatoio di questi tipi virali (l’H1N1 ovvero un Ortomixovirus per la suina e H5N1 per l’aviaria). Tali virus possono passare da una specie animale ad un’altra e cambiare di volta in volta le loro caratteristiche, magari rafforzandosi diventando più virulenti. Questi passaggi e le successive modificazioni del virus sono stati studiati e si è scoperto, come prevedibile, che sono facilitati dall’ambiente degli intensivi capannoni industriali, dove risiedono animali diversi con diverse caratteristiche immunitarie, magari sottoposti a stress, a massicci trattamenti terapeutici, e soprattutto in pessime condizioni igieniche. È evidente che le condizioni dell’allevamento nel capitalismo sono quelle migliori per la trasmissione e trasformazione dell’agente virale.
Il virus quindi riesce a fare il salto fra le specie animali fino ad arrivare all’uomo, con trasmissione tramite i secreti bronco polmonari e le feci; pare non con la carne. Individui immunologicamente deboli saranno colpiti in maniera più grave, altri, la maggioranza, avranno conseguenze diverse ma non pericolose.
Una società non basata sul profitto cercherebbe di aver cura della salute animale e di bloccare la riproduzione del virus già tra i capi dello stesso allevamento e la trasmissione fra allevamenti, sì con trattamenti farmacologici ma piuttosto migliorandone le condizioni igieniche, la selezione, l’alimentazione. Il comunismo non è a priori contrario ai vaccini, nell’animale e nell’uomo, tutt’altro, non a tanto arriva la nostra disistima dei progressi medici, stupida moda recente fra la piccola borghesia, pusillanime ed ignorante. Noi critichiamo il loro uso nel capitalismo.
In questi tempi di crisi mondiale il capitale ha visto nell’epidemia un ricco sbocco di mercato, ed ecco il fior fiore delle industrie farmaceutiche che come avvoltoi si sono buttati sulla preda: la svizzera Novartis che da 150 milioni di dosi del suo vaccino Focetria otterrà tra i 400 e i 700 milioni di dollari di ricavi, la britannica Glaxo che a breve piazzerà oltre 400 milioni di dosi del suo Pandermix, la svizzera Roche che, forte del suo già “sperimentato”, e a quanto pare inutile, Tamiflu, conta di stabilire nuovi insperati record di vendite. Quest’ultima multinazionale negli anni passati, durante l’influenza aviaria, dalla vendita di milioni di dosi soprattutto ai paesi asiatici, ma anche 14 milioni in Inghilterra, ha quadruplicato le vendite.
Ricavi spaventosi, tanto che un tale Donald Rumsfield, che possedeva azioni della ditta che per prima aveva sviluppato l’Oseltamivir, il principio attivo del Tamiflu, da solo ha intascato un milione di dollari.
Oggi, in attesa del terzo macello mondiale, unica soluzione alla crisi di sovrapproduzione capitalista, il fatturato delle multinazionali farmaceutiche primeggia persino sull’industria degli armamenti: per le vaccinazioni infatti si attesta intorno ai 10 miliardi di dollari, che comprende solo circa il 3% del loro fatturato totale.
Si capisce quindi perché il mondo viene inondato da notizie allarmanti. Quando apparve l’influenza dei polli, l’aviaria, non si parlava d’altro nonostante causasse poco più di 300 morti, un’inezia rispetto all’influenza comune che provoca ogni anno quasi mezzo milione di decessi. La suina, ad oggi, non ha ingenerato molti morti più dell’aviaria: ad oggi per l’influenza A nel mondo sono infatti 6.000. Il bollettino diffuso dall’Organizzazione mondiale della sanità dice che i casi di contagio sono 482.300 ma aggiunge che il numero potrebbe essere significativamente più alto visto che molti Paesi hanno smesso di contare i casi data la natura leggera della malattia nella maggior parte dei contagiati.
È quindi facile rendersi conto di come tutto questo allarmismo sia creato ad arte, voluto e alimentato dal capitale in nome di sua maestà il profitto, che mantiene, uomini e bestie, artificialmente in vita e attivi con ogni tipo di drogatura, in situazioni di scarso igiene, di sovraffollamento, di sovrapproduzione, di sovralavoro e fatica. Questa riduzione dell’uomo ad oggetto e la società ad allevamento di schiavi è connaturata al modo di produzione fondato sul capitale.
Ingenuo, a dir poco, invocare medicine alternative o naturali, da imporre con boicottaggi commerciali, sviluppi contenibili o regolamentazioni statali, tutti vicoli tortuosi, religioni utopiche che ricercano la soluzione all’interno dello stesso capitalismo. Questa facile pseudo-scienza fa comodo al capitalismo perché fa credere che sia riformabile, migliorabile solo col ricorso al buon senso e alla buona volontà, non considerando le ineliminabili leggi economiche dell’attuale società.
Il sistema in cui viviamo non ha per fine migliorare le condizioni di vita del genere umano: vive, oggi diremmo sopravvive, solo per produrre profitto né mai uscirà da questo dogma. Contro i sognatori, soprattutto di sinistra, del capitalismo dal volto umano, Marx più volte dimostra come il capitalismo ha solo una morale, la sua, la legge del saggio del profitto, per sostenere il quale la produzione deve sempre crescere, sempre! Ed è del tutto indifferente su come cresce e sul cosa produce. Per esempio al capitale poco importa se, a seguito della ricerca di profitto, le moderne metropoli, da New York e da Londra fino a Bombai a Pechino e a Città del Messico, uccidono per l’avvelenamento dell’aria ben più che le temute pandemie.
Oggi come ieri il partito rivoluzionario ribadisce ciò che la miseria del presente ancora una volta dimostra: finché la rivoluzione non verrà a liberare la nuova società dal profitto e dal capitale, l’umanità si troverà sospesa nella lacerante contraddizione fra lo sviluppo oggettivo delle conoscenze e delle potenzialità di saggio intervento dell’uomo su se stesso e su tutto il mondo vivente, e la impossibilità di trarre vantaggio da tale forza, che al contrario si rivolge contro, schiaccia e accieca i suoi creatori.




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