La Francia con Macron ha fatto una scelta decisa verso l’Europa, certo, ma non solo, anche verso un modo di intenderla e verso un modo di arrivarci. Premetto che sono convinto che non si può tornare indietro dalla scelta europea, che non lo vuole nessuno, neanche i più critici della attuale Europa, come Orbàn che nel suo recente autorevole intervento a Bruxell lo ha chiaramente detto e ripetuto ai sordi, prevenuti e ostili ascoltatori dell’assemblea. Solo i leader come Le Pen e Salvini affermano il contrario, non so con quanta lucidità e convinzione; comunque nessuno gli andrà dietro per quella strada, rimarranno insignificanti e saranno la causa del fallimento di una politica europea alternativa e del successo della sinistra. L’assetto globale del mondo richiede interlocutori sempre più solidi, mentre la condizione di piccola nazione mi sembra sfavorevole e costosa. Un’Europa divisa è geopoliticamente fragile, un vuoto che inevitabilmente attira contenuti esterni, in termini economici, demografici e perfino militari.
La Gran Bretagna è stata costretta ad andarsene, ma non è disinteressata all’Europa, al contrario è sempre attenta alle sue dinamiche, cui non si sottrae. Sono stati i primi a interpretare i bisogni dei popoli di frontiera come gli estoni, mandando truppe britanniche a fronteggiare i russi. La brexit è una scelta sofferta, dovuta al modello di Europa che la classe attualmente al potere a Bruxell va proponendo, quella che piace a loro, come unica scelta possibile, prendere o lasciare.
Quanti e quali sono invece i modelli possibili di Europa? Essenzialmente due direi, Europa delle persone ed Europa dei popoli. Da sempre la GB propone la seconda, l’unica cui possa aderire senza rinnegare e abbandonare la sua anglo sfera, con cui ha i suoi legami di sangue, di popolo appunto. Questo modello prevede una federazione tra i popoli europei, nazioni o regioni che siano, purché omogenee in senso etnico, culturale e storico. Una scelta che rispetta la storia europea e la porta a compimento.
Invece l’Europa che piace ai burocrati europei ed alla sinistra è quella delle persone: “La Svezia non è degli svedesi, ma di chi ci abita”, come cinicamente e stoltamente affermava il leader socialdemocratico svedese. Scelta rivoluzionaria di derivazione illuminista giacobina, che intende distruggere tradizione e storia per costituire una entità artificiale nuova e imprevedibile.
Sono i soliti corni tra i quali le genti europee, e non solo, si sono trovate a scegliere: democrazia rivoluzionaria francese, che fa piazza pulita di istituzioni e tradizioni, o invece democrazia inglese nata da una lenta evoluzione millenaria, che nulla ha distrutto della storia del suo paese, neanche la monarchia. Dalla prima sono scaturiti infiniti mostri (dalla rivoluzione sovietica a Pol Pot), dalla seconda la democrazia della federazione americana, viva e vegeta, capace di integrare anche popoli eterogenei. Vorrei ricordare una terza originale via, quella della ammirevole federazione svizzera.
Purtroppo la classe al potere a Bruxell e in molti paesi e la stampa che li sostiene, il main stream insomma, vede o finge di vedere una sola soluzione, quella rivoluzionaria, l’Europa dei cittadini, tutti uguali, anche se invece uguali non sono. E’ una scelta ideologica, di parte, che si cerca di imporre con prepotenza a tutti i popoli e a tutti i cittadini europei, senza consultarli minimamente. Mai che gli venga in mente di indire un referendum su quale Europa si preferisca, troppo democratico sarebbe! Si vuole impedire assolutamente una scelta consapevole e serena degli europei su cosa vogliono costruire e questa si chiama dittatura. C’è solo il prepotente e antidemocratico ‘prendere o lasciare’ della burocrazia di Bruxell e della sinistra che la spalleggia. Questa l’impasse che ha provocato la brexit e l’arroccamento dei paesi orientali col patto di Visegrad e sta portando alla distruzione del progetto europeo.
La Francia ha scelto ovviamente il modello rivoluzionario francese, l’Europa dei cittadini, anche se questi ancora non esistono, nel senso di cittadini affini, che si riconoscono in valori comuni e nella nuova istituzione. E ha scelto anche la strada da seguire: la fusione con la Germania. E’ l’unico modo per tentare di fare un’Europa delle persone, partire dai due popoli rivali. Mi auguro che col tempo la cosa funzioni, sinceramente. E gli altri? Non fanno parte di questo esperimento. Staranno a guardare e poi? L’unica che sa cosa vuole è l’Italia della sinistra: farsi assorbire dalla nuova potenza franco-tedesca, a qualunque titolo, purché ci mantenga, cosa che la sinistra non sa altrimenti fare. “Franza o Spagna, basta che se magna!”