



Titolo fuorviante...
Poveri genuflessi.
Dott. Kobra
Se hai la necessità di scegliere tra un uomo e un Kobra,
preferisci chi striscia.
E se ti serve un amico, trovati un cane.


Le plus grand soin d’un bon gouvernement devrait être d’habituer peu à peu les peuples à se passer de lui.
I I = Inutili Idiozie.


Non so se sia stata una sceneggiata studiata a tavolino sapendo di essere intercettato e di finire sui giornali, personalmente non penso, anche se non me la sento di metterci la mano sul fuoco.
Non è scemo, penso sapesse di poter essere intercettato, ma credo se ne sia semplicemente sbattuto le palle. Non mi sembra una telefonata concordata a tavolino, in quel caso non avrebbe tirato in ballo la madonna di Medjugorie facendo incazzare molti credenti (suoi elettori) e non avrebbe nemmeno intimato al padre di non parlare durante l'interrogatorio della presenza di sua madre, per evitare che quest'ultima venisse interrogata.
Quello che so è che con la pubblicazione di questa intercettazione ci fa un figurone e dal punto di vista politico ne esce benissimo. Il quotidiano di Travaglio oggi gli ha sicuramente fatto un gran bel favore.


Renzi nella trappola fatale del tengo famiglia - Tiscali Notizie
Recita o rabbia vera?
Il primo dubbio è già nella visuale che ha da questo spazio abusivo: Renzi non poteva non sapere che il padre fosse intercettato. Tuttavia parla. Domanda: non poteva farne a meno perché il dubbio lo corrodeva e gli imponeva un chiarimento immediato? È stato travolto dall'emozione e dall'ira, fino a dimenticare le minime precauzioni? Oppure ha recitato consapevolmente? Conta poco.
Accusa fondata
Dentro questo dialogo c'è comunque la certificazione di una verità: se c'è uno che credeva (e crede) alla sostanza e alla fondatezza dell'accusa contro - malgrado quello che era tenuto a dire un pubblico - Tiziano Renzi è lui. Se c'è uno convinto che il signor Tiziano possa avere fatto traffico di influenze è il leader del Pd. Però ovviamente questo è solo un dettaglio. Già gli anti-renziani di maniera vedono in questi dialogo una cruda e potenziale notizia criminis, mentre invece i filorenziani irriducibili e romantici (vedi uno di quelli che ha espresso al meglio questo sentimento ne sui post, Claudio Velardi), decantano questo dialogo come se fosse un trattato di virtù morale. Che bello, dicono Velardi (e quelli che la pensano come lui), che tempra questo figlio che grida al padre: "Non dire bugie, non ti credo!".
I precedenti
La prima riflessione da fare, però, prima di far tintinnare manette o di sollevare la toga dell'accusa, è quella sulla ennesima trappola fatale del tengo-famiglia italiano: il Rolex regalato del figlio di Maurizio Lupi che costò un posto da ministro al leader dei centristi di centrodestra, il fidanzato Gianluca Gemelli, che costrinse alle dimissioni Federica Guidi con le sue pressioni lobbistico-sentimentali, il marito (leghista) di Cecile Kienge che inseguì con la sua gelosia aggressiva da stalker la ministra dell'integrazione non integrata a casa (tormentando la sua carriera con spirito di rivalsa e interviste al curaro), le debolezze di Umberto Bossi per il povero "Trota" che misero fine alla prima vita della Lega (con la tragicommedia a puntate della laurea in Albania), i metri quadri della palestra-casa della ministra Iosefa Idem (una variante di familismo catastale), il dramma di Gianfranco Fini stretto nell'abbraccio asfissiante e affaristico della Tulliani family nella vicenda-simbolo della casa di Montecarlo - solo per citare alcuni casi - sono la cifra di un vizio italiano, un destino di condanna irrevocabile.
Siamo come chi votiamo
I nostri politici assomigliano alla rappresentazione peggiore della debolezza nazionale, l'incarnazione di quella famosa bandiera che secondo Leo Longanesi aveva scritto sopra il motto "tengo famiglia". Qui però c'è un salto evolutivo: Matteo Renzi e Maria Elena Boschi sono il rovesciamento dell'abitudine, sono figli che finiscono nei guai per colpa dei padri, sono il salto evolutivo e generazionale del problema, eredi di successo, esecutori testamentari di ambizioni inespresse, piccole vanità, intrallazzi maldestri, che si ritrovano invischiati nell'improvvida faciloneria dei genitori: la Boschi alle prese con quel papà che inizia la carriera da vicepresidente di Etruria proprio quando lei diventa ministro, Renzi che vede il padre cercare di entrare nel grande giro proprio quando lui diventa leader.
Il bruscolino nell'occhio altrui
Quello che espone Renzi e la Boschi non è solo la situazione oggettivamente sconveniente, ma anche il loro codice di comportamento pregresso. Quando era successo ad altri, e loro erano in ascesa, Maria Elena e Matteo erano andati giù dritti come caterpillar: chiedendo ed esigendo dimissioni immediate, facendo rotolare teste. Prima di ritrovarcisi dentro, infatti, gli uomini della Leopolda avevano sventolato le bandiere della meritocrazia, usato senza dubbio alcune disgrazie politiche degli avversari politici, distillato dichiarazioni algide e ultimative sia sulla Idem, sia su Lupi (che sulla vicenda diversa, ma simile della ministra Cancellieri), spinto gli indagati alle dimissioni senza farsi troppi scrupoli garantistici.
Esempi di doppiopesismo
Prima ancora del garantismo, quindi, hanno dei problemi con il loro doppiopesismo. Il primo dazio che pagano, dunque, non è quello alla furia giustizialista, ma quello alla propria coerenza. In questo dialogo intercettato di Renzi, poi, il figlio premier ravvisa - e lo dice - elementi per abbandonare le primarie, ammonisce il padre di raccontare "tutto" ai magistrati (ma anche di omettere la presenza della madre ad un evento "sennò la interrogano"), gli nega la presunzione di buona fede. Umano, umanissimo. Peccato che per tutto il mese di aprile il premier - in pubblico - se la prenderà con la stampa, con i giornali, e persino con quei magistrati che avrebbero falsificato carte dell'inchiesta per mettere in cattiva luce.
Il Matteo familista
Insomma, confesso: il Matteo familista e disperatissimo della strigliata al padre mi fa simpatia. Quello che predica bene e razzola male in pubblico, meno. Il primo, perlomeno, entra dentro una grande storia italiana con il senso del dramma. Il secondo naviga e si tiene a galla con l'antico codice della furbizia. Oggi Renzi è di fronte ad un bivio tra queste due identità: puó restare piccolo restando a galla in attesa dell'oblio. O invece può diventare grandissimo raccontando senza calcoli l'imperfezione e l'umanità di una storia vera. Potrebbe essere il primo che diventa grande raccontando i suoi difetti piuttosto che esibire una facciata di cartapesta.
16 maggio 2017
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Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.
(Pablo Neruda - Attribuita)


Suvvia Napole, non rosicare.
Matteuccio che ordina al papá di dire ai giudici tutta la veritá per voi grullanti é un colpo durissimo.
Ci sarebbe solo da commentare:"honestá, honestá, honestá"![]()
Legenda: NCUC: non c'entra un cazzo, NRAC: non rispondo ai cazzari
4 Dicembre 2016: Lutto Nazionale






Si, siamo stati intercettati durante tutto il 1995 avendo la sola colpa di esserci tesserati a Forza Italia.
Altri tempi.
Lei è semplicemente un deficiente.
Primo per le sue insinuazioni gratuite nei nostri confronti, secondo perché nella sua smania di giustificare il ducetto non si rende conto di un piccolo particolare:
Il Kobra NON E' il presidente del consiglio.
IDIOTA...!
Dott. Kobra
Se hai la necessità di scegliere tra un uomo e un Kobra,
preferisci chi striscia.
E se ti serve un amico, trovati un cane.


Non ti agitare babbeo. Non ci crederai ma ai tempi delle tue intercettazioni in Forza Italia ero fra quelli che condannavano il perverso raporto fra stampa e procure. E' per questo che ora ho tutte le carte in regola per dire quello che mi pare a proposito degli articoli del FQ.
Legenda: NCUC: non c'entra un cazzo, NRAC: non rispondo ai cazzari
4 Dicembre 2016: Lutto Nazionale