Il rivale di Tsipras avanti nei sondaggi «Noi generazione del cambiamento»
Mitsotakis: va difeso l’ideale europeo, il populismo di Syriza ha portato la recessione
di Federico Fubini
Kyriakos Mitsotakis deve aver seguito le presidenziali francesi con dentro un misto di aspirazione e identificazione. Mitsotakis, 49 anni, si è dato per la Grecia un obiettivo simile a quello che Emmanuel Macron ha in Francia: schiacciare i populisti con una proposta che non si vergogna di essere filo-europea. Può riuscirci. Da quando lui è il leader Néa Demokratia ha una nuova immagine di forza riformatrice che fa dimenticare lo scandalo dei conti falsi e i patti oscuri con gli oligarchi: è di nuovo in testa nei sondaggi, oltre il 35%.
Vede in Macron l’affermarsi di una nuova generazione di leader, di cui lei stesso punta a far parte?
«L’Europa ha bisogno di una nuova generazione che si faccia avanti e difenda l’ideale europeo. Con coraggio. È l’impegno di Macron, ne sono certo. L’ho incontrato un po’ più di un anno fa, prima che esprimesse un interesse per l’Eliseo. All’epoca Politico aveva appena pubblicato un articolo su di me, Macron e Matteo Renzi come esponenti di un cambio di generazione in Europa. A Macron è toccato il compito di difendere la ragione dalle forze del populismo. La sua è una vittoria per la Francia e per l’Europa».
Atene è stata il laboratorio degli anti-sistema al potere?
«In una certa misura, sì. Siamo stati i primi e unici nell’area euro a eleggere un movimento populista. E i populisti ovunque siano propongono soluzioni semplici per problemi complessi, pensano sempre che la colpa sia degli altri, si appellano alle emozioni anziché alla ragione, sono euroscettici per natura, sono chiusi invece che aperti. Non hanno una vera esperienza di gestione. La Grecia ha pagato un prezzo elevato. Alla fine del 2014 eravamo l’economia in crescita più rapida dopo il Lussemburgo. Alla fine del 2016, la sola in recessione».
Pensa che i greci siano vaccinati dal populismo?
«Se lo non fossero, non sarei mai eletto. Se questo è quello che vuole la gente, può votare per Alexis Tsipras. È un ottimo populista, e un pessimo premier».
Lei è figlio di un primo ministro: un esempio di come la società resta bloccata, e il privilegio ereditario?
«Sono fiero dell’eredità politica di mio padre. Ma le garantisco che venire da una famiglie così oggi non è un vantaggio, proprio perché tutti mi fanno questa domanda. Lo è stato all’inizio della mia carriera. Non più. Ho dovuto lavorare due volte più duro per convincere la gente che merito la mia posizione. Quando mi sono candidato come leader del partito, non solo un deputato stava con me. E proprio perché vengo dall’establishment, so cosa c’è di sbagliato in esso».
Lei è una faccia pulita, un riformatore. I soliti noti del suo partito aspettano che lei vinca per tornare al potere.
«Può essere, sono un outsider. Potrei avere nemici interni, non sarà una passeggiata. Ma tutti i partiti devono cambiare se non vogliono essere sradicati. Se vinco le elezioni e vinco bene, l’avrò fatto sulla base di una agenda molto chiara e quella sarà l’agenda dei greci».
L’Italia, dopo la Grecia, ha partiti anti-sistema in crescita e un alto debito. Consigli?
«L’Italia è un grande Paese. Noi siamo stati obbligati a fare cose difficilissime in condizioni estreme. Tutti devono capire che devono cambiare e aggiustarsi a un mondo in trasformazione prima che le cose finiscano fuori controllo. In Grecia non l’abbiamo fatto. Siamo dovuti finire in bancarotta per capire che il nostro modello non era più tenibile».
8 maggio 2017 (modifica il 8 maggio 2017 | 233)
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