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    Predefinito Il più antico dilemma del mondo.

    Disfida sulla lingua italiana
    La culla a Firenze o Siena?


    Rita Librandi (Crusca) punge Lucio Villari: primato sull’Arno
    In seguito a una trasmissione della Rai si torna a discutere
    sulla varietà degli idiomi toscani e sul ruolo centrale dell’Alighieri

    E se Alessandro Manzoni avesse risciacquato i panni nell’Arbia? La domanda, che al posto dell’Arno («nelle cui acque risciacquai i miei cenci») tira in ballo quel torrente senese citato da Dante a proposito della sanguinaria battaglia di Montaperti del 1260 («Lo strazio e ‘l grande scempio / che fece l’Arbia colorata in rosso») spunta fuori un’altra volta. Sempre lì si torna: l’italiano è nato a Firenze o a Siena?

    Discussione antica. E riproposta sulla rivista online dell’Accademia della Crusca da Rita Librandi, docente di Storia della lingua italiana e Linguistica italiana all’«Orientale» di Napoli, membro della celeberrima istituzione nata nel 1585 dalla «brigata dei crusconi» e presidente dal gennaio 2012 dell’Associazione per la storia della lingua italiana. La quale, dopo avere speso buone parole per Il tempo e la storia, la trasmissione della Rai «per altri versi ben costruita e particolarmente encomiabile per le sue finalità educative», infilza uno dei più noti storici italiani, Lucio Villari. Reo di aver partecipato a una puntata sostenendo la tesi senese.

    Autore di molti libri (da Machiavelli. Un italiano del Rinascimento a La roulette del capitalismo, da Bella e perduta ad America amara), collaboratore di lunga data di molti giornali, noto agli amanti del cinema nelle vesti del padrone di casa ne La terrazza di Ettore Scola, l’ottantatreenne professore già docente a Roma Tre non è neppure nominato nel breve saggio dell’accademica. Rispetto, forse. Il giudizio di Rita Librandi sull’«illustre storico dell’età contemporanea» è però micidiale.

    A partire dalle «imprecisioni gravi». Certo, ammette, «sarebbe eccessivo e forse ingiusto soffermarsi dettagliatamente» su quelle imprecisioni: «Non possiamo, però, esimerci dal sottolineare la sicurezza con cui si dava per autentico un luogo comune infondato e da tempo confinato solo alle conversazioni salottiere». Insomma, un conto è discuterne a tavola con gli amici, accusa la linguista, un altro divulgare una tesi in una trasmissione culturale televisiva.
    Ecco i passaggi sotto accusa. Conduttrice: «Il fiorentino che usano i letterati, i mercanti, i notai per i loro affari, i commerci, è già il nostro italiano?». Professore: «Beh, diventerà gran parte del nostro italiano, ma anzi si dice non il fiorentino forse il senese è quella dove questa lingua si è un po’ più elaborata, si è un po’ più raffinata, perché il fiorentino in senso stretto, come diceva Carducci, è un po’ sciocco, cioè un po’, diciamo, insipido, sciocco in questo senso…». Conduttrice: «Perché proprio il senese?». Professore: «… un po’ insipido, basta pensare alla poesia Davanti a San Guido, dove dice appunto che è sciocco questo fiorentino. Il senese è una lingua già elaborata che si estende un po’ in Toscana e diventa…» Conduttrice: «Quindi una lingua più raffinata rispetto al fiorentino che si utilizzava all’epoca».

    Non l’avessero mai detto! Vabbè la conduttrice, ma il professore! «A parte la citazione palesemente erronea di Carducci, che in Davanti a San Guido contrappone “la favella toscana” che usciva, con accento della Versilia, dalla bocca della nonna Lucia, alla favella “sciocca” di chi si sforzava di imitare, anche senza essere fiorentino o toscano, le scelte linguistiche manzoniane, la conclusione che trasforma il senese in lingua “già elaborata, che si estende un po’ in Toscana” e “più raffinata rispetto al fiorentino che si usava all’epoca” (ma quale epoca?) lascia veramente senza parole».
    «Gli storici della lingua, e con loro la gran parte degli studenti che frequenta i corsi di laurea in Lettere», scrive la Librandi affondando il coltello, «sanno bene che la prima codificazione del nostro italiano è da ricondurre alle indicazioni di Pietro Bembo, che nella sua trattazione sulla lingua, pubblicata nel 1525, consigliò con successo agli scrittori italiani di prendere a modello per i propri testi la lingua di Boccaccio per la prosa e di Petrarca per la poesia: da qui muove la nostra prima unificazione linguistica e su quel fiorentino trecentesco, senza alcun intreccio con le vicende del senese, si fonda il nostro italiano».
    Letale la chiusa: «È evidente che non tutti gli studiosi sono tenuti a conoscere con precisione tematiche che non rientrano tra i loro oggetti di studio, ma dispiace constatare come passaggi della nostra storia linguistica, che sono anche passaggi essenziali della nostra storia culturale, non siano patrimonio condiviso almeno dagli intellettuali».
    Il presidente onorario dell’Accademia della Crusca Francesco Sabatini, lui pure come Lucio Villari a lungo docente a Roma Tre e autore con Vittorio Coletti del celebre Dizionario, è meno tranchant. Sottolinea ad esempio che l’Università di Siena, fondata nel 1240, è più antica della sorella fiorentina ed «è stata la prima ad avere, nel 1588, una cattedra di italiano. Un titolo forte dei senesi. Però…»
    Però il ruolo centrale è di «quel geniaccio di Dante e della vivacità culturale e artistica di Firenze a cavallo tra la fine del Duecento e la prima metà del Trecento. Di più: la lingua ha bisogno di qualcuno che pronunci parole e scriva testi. E lì è stato fondamentale l’Alighieri non solo con la Commedia, ma prima ancora con la consapevolezza della necessità di una lingua valida per gli italiani. Non la chiama “lingua italiana” ma è quella cosa lì. Esprime l’idea già nella Vita Nova, quando dice che non ha ancora una lingua nuova per celebrare Beatrice. Poi nel Convivio, e nel De vulgari eloquentia elabora fortemente l’idea di questa lingua letteraria italiana. La Commedia sarà il passo finale».

    Del resto gli stessi accademici fondatori della Crusca, spiega Sabatini, «non chiamavano questa lingua né italiana, né toscana, né fiorentina. La chiamavano “la nostra favella”». Quanto al Manzoni e alla lettera alla madre sui panni risciacquati, «scrisse i Promessi sposi lavorando molto sui libri e i vocabolari e fu folgorato, andando in vacanza a Firenze nel 1827 dopo aver già rifinito la seconda stesura del romanzo, a sentire che quella lingua che lui aveva cercato sui testi, i fiorentini la parlavano davvero. E allora risciacqua sul serio, da cima a fondo, il suo capolavoro lì, sull’Arno. Anche perché tra Firenze, Siena e Pisa le differenze erano e sono ancora notevoli». Non a caso, ammicca, «diventò lui pure accademico della Crusca...».

    La culla a Firenze o Siena? Disfida sulla lingua italiana - Corriere.it

  2. #2
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    Predefinito Re: Il più antico dilemma del mondo.

    Quindi venezia?

  3. #3
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    Predefinito Re: Il più antico dilemma del mondo.

    Citazione Originariamente Scritto da Berengario Visualizza Messaggio
    Quindi venezia?
    A Venezia parlan veneziano.

    Comunque la signora della Crusca obnubilata dai suoi sentimenti gigliati ha sottovalutato questo:

    Siena "è stata la prima ad avere, nel 1588, una cattedra di italiano". Ebbene tale cattedra non è casuale a Siena perché già agli inizi del '500 nei secoli successivi qui era pieno di studenti stranieri di origine germanica, inglese, olandese o francese che imparavano la nostra lingua. Il motivo risiedeva nel fatto che Siena era molto più vivibile rispetto a Firenze e la lingua parlata qui non aveva la famosa gorgia toscana.
    La gorgia a Siena compare nel 1700 quindi fino ad allora parlavamo un toscano mediamente privo di inflessioni e ben comprensibile al forestiero.

    Inoltre viene sottovalutato il fatto che Pietro Bembo prese come modello Dante e Boccaccio, erano due grandissimi scrittori, questo è fuori di dubbio, ma Bembo fu influenzato certamente dal fatto che Firenze all'epoca era messa molto meglio di Siena. Quindi le considerazioni che fece non furono di carattere linguistico ma sociopolitico. Anche perché già nel '300 le famose lettere di Santa Caterina al Papa sono un esempio incredibile della qualità della lingua volgare senese:
    https://it.wikisource.org/wiki/Epist...a)_I/Lettera_7

    Caterina ne scrisse decine e decine di queste lettere:

    Lettere di Santa Caterina

  4. #4
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Il più antico dilemma del mondo.

    ma non è nata in Sicilia ?
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
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  5. #5
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    Predefinito Re: Il più antico dilemma del mondo.

    dico a venezia perché l'italiano come lingua letteraria nasce come codifica a posteriori con bembo
    sul fatto che scelse sulla base di questioni sociopolitiche non credo
    è un classicista e cerca dei modelli illustri e celebri di scrittura grave e piacevole
    dante lo scarta perché è un fenomeno ma non può fungere da modello perché lavora per inclusione
    al pari di dante, petrarca e boccaccio hanno una diffusione precocissima in area padano veneta (soprattutto petrarca) e di petrarca apprezza lo sforzo a costruire una lingua letteraria in levando
    boccaccio fornisce un duplice modello quello della prosa alta (alla latina) di proemi e introduzioni e la lingua mezzana delle novelle

    ps quel che è certo è che petrarca con firenze non c'entra nulla
    pps la prassi di piazzare le università o le facoltà frequentate da stranieri in provincia era diffusa per motivi di ordine pubblico
    Garante del tessuto democratico del Paese

  6. #6
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    Predefinito Re: Il più antico dilemma del mondo.

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    ma non è nata in Sicilia ?
    la scuola siciliana come la si legge a scuola è toscanizzata
    Garante del tessuto democratico del Paese

  7. #7
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    Predefinito Re: Il più antico dilemma del mondo.

    Citazione Originariamente Scritto da Berengario Visualizza Messaggio
    dico a venezia perché l'italiano come lingua letteraria nasce come codifica a posteriori con bembo
    sul fatto che scelse sulla base di questioni sociopolitiche non credo
    è un classicista e cerca dei modelli illustri e celebri di scrittura grave e piacevole
    dante lo scarta perché è un fenomeno ma non può fungere da modello perché lavora per inclusione
    al pari di dante, petrarca e boccaccio hanno una diffusione precocissima in area padano veneta (soprattutto petrarca) e di petrarca apprezza lo sforzo a costruire una lingua letteraria in levando
    boccaccio fornisce un duplice modello quello della prosa alta (alla latina) di proemi e introduzioni e la lingua mezzana delle novelle

    ps quel che è certo è che petrarca con firenze non c'entra nulla
    pps la prassi di piazzare le università o le facoltà frequentate da stranieri in provincia era diffusa per motivi di ordine pubblico

    Molto interessante quello che scrivi.
    La mia opinione è che Bembo ebbe un approccio parziale nel prendere come esempio di lingua "italiana" il fiorentino, in virtù proprio dell'importanza di Firenze tra il '400 e il '500 e per gli studi che fece sul Petrarca soprattutto. Ovviamente senza togliere alcun merito ai grandi letterati in questione, l'approccio fu probabilmente viziato da questo tipo di background.
    Come hai visto ho postato le lettere di Santa Caterina perché, pur non essendo un esempio di alta letteratura, sono un ottimo esempio del volgare senese del XIV secolo.
    Non sono nemmeno convinto delle affermazioni forti da parte degli studiosi della crusca che pongono una distinzione netta tra Siena e Firenze in ambito linguistico. La verità è che nella Toscana centrale, di cui le due città fanno parte, i legami culturali sono molto più simili di quello che non si pensi, pur con le dovute distinzioni dovute al carattere unico di ogni città.

    P.s. le facoltà in provincia...in verità Siena era la seconda capitale del Granducato e capoluogo dello Stato Vecchio, non la chiamerei proprio "provincia" soprattutto pensando agli standard del XVI secolo.

  8. #8
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    Predefinito Re: Il più antico dilemma del mondo.

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    ma non è nata in Sicilia ?
    Nope, la scuola siciliana è certamente di alto livello ma quello che ci è arrivato è frutto di italianizzazioni recenti.

  9. #9
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    Predefinito Re: Il più antico dilemma del mondo.

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    ma non è nata in Sicilia ?
    Lo Stil Nuovo, sull'impronta dei trovatori provenzali. Pensa possiamo creare un filo rosso da Daniel d'Arnaut a Thomas Eliot !
    Жар._.(Cucci,Russia,Irlanda)...
    "Did I request thee, Maker, from my clay
    To mould me Man, did I solicit thee
    From darkness to promote me?"


  10. #10
    Жар._.
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    Predefinito Re: Il più antico dilemma del mondo.

    Gli anglisti sono messi peggio: non sanno se definirla una lingua creola o meno !
    Жар._.(Cucci,Russia,Irlanda)...
    "Did I request thee, Maker, from my clay
    To mould me Man, did I solicit thee
    From darkness to promote me?"


 

 
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