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Discussione: Boicotta Israele!

  1. #1
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Boicotta Israele!

    Lista aggiornata prodotti israeliani da boicottare -

    17 aprile 2002 - Associazione YaBasta

    Fonte: http://www.yabasta.it/palestina/boikot.htm




    AGRUMI JAFFA (i pompelmi sono uno dei prodotti israeliani più diffusi in Italia)

    AGRUMI e FRUTTA CARMEL (pompelmi, pomelo, avogado)

    ARACHIDI GIGANTI DI ISRAELE MISTER NUT e LIFE

    Prodotti surgelati ZIO ELIO, Kibbutz Eilon (nuvolette, verdurette, svizzere, wurstel, cotolette)

    tra i prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani vi segnaliamo:

    AHAVA (Dead Sea Laboratories) (prodotti cosmetici e dermatologici)
    Distributore italiano: P.M. Chemicals S.R.L./Milano
    i sali da bagno (Cristalli di Sali da Bagno del Mar Morto)
    I prodotti AHAVA sono talvolta venduti nelle erboristerie e nelle farmacie.

    Barkan Wine Cellars Ltd (vini venduti con l'etichetta Reserved, Barkan e Village)

    I Pretzels della Beigel & Beigel bakery (le ciambelline salate, biscotti saporiti e crackers)

    Golan Heights Winery
    (vini venduti con l'etichetta Yarden, Gamla e Golan) GAJA DISTRIBUZIONE, Barbaresco (CN)

    HALVA
    Dolci di sesamo in barra da 100 grammi, Kosher Produced by Achva. ×חוה

    Jordan Plains dates
    (le principali varietà di datteri che crescono nella Valle del Giordano degli insediamenti israeliani sono Medjoul e Deglet Nour) Esportato da Israele da Agroexco.
    Solitamente si trova nei negozi di frutta o sulle bancarelle di frutta e verdura dei mercati
    Esportato da Israel da Hadiklaim Date Growers' Cooperative Ltd.

    Soda-Club Ltd.
    (sistemi per carbonare e sciroppi per la preparazione di soda e soft drinks)
    http://www.sodaclubenterprises.com/c...sh/about1.html


    Inoltre è in atto una campagna internazionale di boicottaggio contro la Caterpillar Company, azienda USA con sede a Peoria, Illinois.
    Le azioni contro la CATERPILLAR vogliono condannare l'uso illegale dei bulldozers forniti a basso costo allo Stato d'Israele per la devastazione dei Territori Palestinesi.
    Ricordiamo che CATERPILLAR in Italia commercializza oltre ai suoi bulldozers, con il suo logo CAT anche scarpe ed abbigliamento.

    VI INVITIAMO A SEGNALARE TUTTI I PRODOTTI, LE AZIENDE CHE ABBIANO CONNESSIONI CON GLI INSEDIAMENTI ISRAELIANI E LA POLITICA DI ANNIENTAMENTO E DISTRUZIONE DEL POPOLO PALESTINESE DA PARTE DEL GOVERNO DI SHARON.

    yabasta@sherwood.it




    Lista aggiornata prodotti israeliani da boicottare

  2. #2
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Boicotta Israele!

    Io non compro "Made in Israel" -

    Si diffonde anche in Italia il boicottaggio dell'economia di guerra israeliana

    19 marzo 2003 - Claudio Grassi

    Fonte: Liberazione, 19 marzo 2003



    Rachel Corrie aveva solo 23 anni e tanta voglia di vivere, di lottare per difendere il diritto alla vita dove viene negato. Era un'attivista dell'International Solidarity Movement e rappresentava l'altra faccia degli Stati Uniti, quella del "not in my name", del ripudio della guerra di Bush. Ha trovato la morte tra le strade polverose di Rafah, nella Striscia di Gaza, sotto un bulldozer dell'esercito israeliano: stava difendendo con il proprio corpo le case dei palestinesi. Il suo paese si è limitato a chiedere: "spiegazioni per il fatto increscioso", ben attento però a pesare le parole nei confronti del governo di Tel Aviv. Rachel era una pacifista, non un marines, e Sharon è pur sempre il migliore alleato degli Usa nella regione, schierato in prima linea nella nuova crociata contro il mondo arabo.

    Anche nel nostro paese parlare senza fronzoli di Israele, delle sue ininterrotte violazioni dei diritti del popolo palestinese, è ancora un tabù. Rischi d'incappare in una campagna mirata che ti paragona ai peggiori antisemiti della storia, come è avvenuto ad Alberto Asor Rosa, di leggere il tuo nome sul solito "scoop" di Libero sui "legami tra la sinistra nostrana e i kamikaze integralisti", di trovare qualche rabbino estremista che invoca l'applicazione della legge Mancino, pensata apposta per i neonazisti. Figuriamoci se l'oggetto della discussione sono azioni pratiche e praticabili, volte a colpire alle fondamenta l'economia di guerra su cui si basa lo stato israeliano, a esercitare una pressione dal basso affinché abbia termine l'occupazione illegale di Gaza, della West Bank e di Gerusalemme Est e sia riconosciuto il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi; una pressione sull'esempio di quella che ha contribuito a sgretolare il Sudafrica dell'apartheid.

    LE ACCUSE INFONDATE

    Perfino a sinistra, tra le forze amalgamatesi attorno al rifiuto della guerra senza se e senza ma, capaci di critiche anche molto nette alla politica del governo americano o al regime turco (autore del genocidio di milioni di kurdi), spesso si è costretti a ripiegare su posizioni difensive quando si denunciano i crimini commessi in Palestina. Proprio per non incorrere nella scure dell'"antisemitismo". Può quindi capitare che, assieme a dirigenti Forza Italia e post-fascisti di An (dal passato tutt'altro che immacolato su argomenti di questo tipo), amministratori locali di centrosinistra si scaglino contro un tranquillo circolo Arci di Pisa, giudicando "assolutamente sbagliato e incondivisibile" il boicottaggio dei prodotti made in Israel. O che intellettuali di origine progressista, strumentalizzando questa campagna, alludano al ritorno di un clima da "notte dei cristalli".
    La risposta più eloquente è venuta dalla Rete degli "Ebrei contro l'occupazione", secondo la quale la paura dell'"antisemitismo" è "un'arma formidabile nelle mani di Sharon, del governo israeliano e di tutti coloro che lo appoggiano", il cui uso politico è grave "non solo perché distrae da ciò che è stato l'antisemitismo storico ed offende la memoria delle sue conseguenze, fino al massacro degli ebrei europei, ma anche perché genera nuovo antisemitismo".
    I critici del boicottaggio, evidentemente, non sanno - o fingono di non sapere - che l'appello ai "consumatori" a non comprare merci israeliane (riconoscibili dal codice a barre che inizia col numero 729) e di aziende direttamente coinvolte in questa economia di guerra, è stato lanciato più di due anni fa, in concomitanza con l'inizio della nuova Intifada, proprio da gruppi e personalità ebraiche degli Stati Uniti e dei territori occupati. Non sanno - o fingono di non sapere - che a livello mondiale ed europeo la campagna è sostenuta dai soggetti più svariati. In Inghilterra lo stesso governo di Tony Blair, pressato da alcune associazioni di consumatori, è stato costretto a far ritirare dagli scaffali dei supermercati una serie di prodotti provenienti dalle zone sotto occupazione israeliana, soprattutto dalle alture del Golan, e illegalmente marchiati "made in Israel". In Francia il boicottaggio è attuato dalla quasi totalità dei partiti di sinistra, dal Partito comunista alla Lcr passando per i Verdi, ma anche dalle Donne in Nero, Attac e la Confederazione contadina di Bovè. Il parlamento europeo sta discutendo se mantenere o meno le relazioni commerciali con lo stato israeliano e, in ogni caso, il 10 aprile dello scorso anno ha votato la sospensione dell'associazione di Israele all'Ue.

    I PRODOTTI DA NON ACQUISTARE

    E in Italia? Nonostante la strumentalizzazione o, più spesso, la ferrea censura dei media, nel nostro Paese hanno già avuto luogo centinaia di iniziative. Promossi principalmente dal Forum Palestina (FORUMPALESTINA) e altri comitati di supporto alla causa palestinese, volantinaggi hanno informato i clienti abituali dei supermercati Auchan, La Rinascente, Upim e Carrefour, e azioni dimostrative sono state indette contro le sedi di Caterpillar, Mac Donald's e Hazera Genetics, tre delle aziende inserite nella lunga lista.
    Sono prodotti dalla Caterpillar, i bulldozer dell'esercito israeliano utilizzati per demolire le case palestinesi e sradicare gli alberi d'ulivo. Il presidente della più nota catena di fast-food, Greenberg, è direttore onorario di una Camera di Commercio e Industria America-Israele e, secondo il Chicago Online, Mac Donald's è uno dei maggiori partner economici di un'organizzazione ultra-conservatrice ebraica. La Hazera Genetics è, invece, un'azienda israeliana specializzata nell'import di sementi geneticamente modificate e che, con i suoi pomodorini "Pachino" di dubbia genuinità, sta mettendo in crisi le coltivazioni tradizionali della Sicilia.
    Che il boicottaggio sia uno strumento utile, dai risultati tangibili, lo dimostra la recente sospensione dell'accordo stipulato tra l'azienda italiana Acea (di cui il Comune di Roma è il principale azionista) e le autorità israeliane in materia di sfruttamento delle acque. Le petizioni firmate in calce da decine di esponenti politici, giornalisti, docenti, semplici cittadini e le interrogazioni presentate al sindaco Veltroni hanno fatto sentire il fiato sul collo, contribuendo a fare chiarezza su un atto che sarebbe suonato alla stregua di una provocazione. Infatti, fa notare il Forum Palestina, la sottrazione dell'acqua ai palestinesi e agli altri paesi della regione (il Libano, per esempio) è un elemento fondamentale del colonialismo israeliano; Israele, a differenza dei paesi vicini, non ha mai sottoscritto i trattati internazionali sulle acque e non si contano le risoluzioni dell'Onu che hanno condannato le sue rapine delle risorse naturali, prima fra tutte proprio l'acqua.
    Al rifiuto di acquistare prodotti di società dai nomi esotici, come Jaffa, Carmel, Delta Galil, di multinazionali tipo Nestlé, Coca Cola, Nokia e L'Oréal, o di stipulare accordi commerciali con le autorità d'Israele, ora si aggiunge anche la richiesta di una moratoria delle relazioni scientifiche e culturali con lo stato sionista. Centinaia di docenti e ricercatori di ogni parte del globo, tra cui diversi italiani, hanno sottoscritto due appelli distinti del "Coordinamento degli scienziati per una pace giusta in Medio Oriente", nei quali si chiede la cessazione di ogni forma di collaborazione istituzionale e di sostegno materiale agli organismi israeliani, fino a quando il governo di Sharon non deciderà di avviare seri negoziati di pace con i palestinesi. Con l'impegno dei firmatari di non assistere ad alcuna conferenza scientifica in Israele e non rispondere alle richieste di perizie provenienti dalle istituzioni di quel paese, fermo restando che nessuno mette in discussione le relazioni personali con singoli colleghi israeliani.

    UNO STRUMENTO EFFICACE

    "L'abolizione del diritto all'educazione e all'insegnamento, la chiusura delle Università, la persecuzione degli studenti", sono le parole di Etienne Balibar, docente emerito all'Università di Paris X Nanterre, "sono intollerabili, soprattutto nelle condizioni di una occupazione militare.
    Non possiamo accettare che da un lato della linea di demarcazione regnino le libertà accademiche e dall'altro la costrizione e la schiavitù". Per lui e gli altri accademici non è stata una scelta facile. La calunnia di "antisemitismo" è sempre dietro l'angolo, e non mancano anche tra le presunte "colombe" coloro che considerano il boicottaggio una proposta "senza precedenti", salvo poi non battere ciglio dinnanzi all'embargo criminale che colpisce l'intero popolo irakeno o ad atti di pirateria internazionale come la legge Helms-Burton. A chi ha cercato di trovare le differenze tra l'attuale situazione nei territori occupati e quella del Sudafrica del razzismo boero, prima della vittoria di Mandela, Balibar risponde che "io non credo che l'occupazione della Palestina sia meno orribile dell'apartheid", e ai colleghi israeliani che hanno mostrato "sconcerto" e "indignazione" propone di impegnarsi concretamente per sostenere le Università palestinesi, "poiché ogni dialogo, anche quello accademico, ha come condizione il ristabilimento di un minimo di uguaglianza fra le parti".
    Il boicottaggio è un'arma pacifica, alla portata di tutti, non rivolta contro le popolazioni civili (a differenza dell'embargo) ma contro l'establishment politico, militare ed economico che tiene sotto il tallone di ferro milioni di persone. Un mezzo attraverso il quale far sentire la nostra vicinanza alla Resistenza palestinese e alla sua legittima lotta di liberazione nazionale, ma anche alle forze democratiche, ai refusenik, a quella parte di Israele che dice "signornò" alla violenza del regime di Ariel Sharon. Un modo di acquistare intelligente, in antitesi al modello produci-consuma-crepa.



    Io non compro "Made in Israel"

  3. #3
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Boicotta Israele!

    Map of Israeli industrial centers in Golan Heights and Gaza Strip


    Map of Israeli industrial centers in the West Bank


    A questo link:

    Maps of Israeli industrial centers in the Occupied Territories with list of products

  4. #4
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Boicotta Israele!

    Il boicottaggio dei prodotti israeliani: alla ricerca di una cittadinanza globale -



    La discussione sul boicottaggio è solitamente incentrata su qualche obiettivo politico a breve termine, la fine di questa o di quella politica, di questo o di quel governo. In realtà, l'azione del boicottaggio deve essere più profonda. Boicottare significa impegnarsi in un atto morale per protestare contro specifici atti di ingiustizia, ed affermare l'aspirazione ad una maggiore giustizia sociale in generale.
    Sergio Yahni
    Fonte: News from Within Gennaio 2003
    Mensile dell'Alternative Information Center Alternative Information Center

    Sudafrica
    Julius Nyerere considerava gli sforzi contro il sistema dell'apartheid come una 'responsabilità individuale' ed un 'contributo personale' alla lotta in Sud Africa.
    Comprare i prodotti sudafricani era moralmente sbagliato, ed il boicottaggio di tali prodotti divenne una dichiarazione morale, oltre che una forma di lotta politica.

    Il 26 giugno del 1959, Julius Nyerere, allora primo ministro del Tanganyka, fu il principale oratore ad un incontro a Londra che lanciò il Boycott Movement (Movimento per il Boicottaggio, nel 1960 fu ridenominato Anti-Apartheid Movement, Movimento Anti-Apartheid). In quel meeting, Nyerere disse: "Noi Africani odiamo le politiche del governo sudafricano. Aborriamo la condizione di semi-schiavitù sotto la quale i nostri fratelli e le nostre sorelle in Sud Africa sono vivono, lavorano e producono i beni che acquistiamo. Stiamo approvando delle risoluzioni contro questo sistema odioso, e continuiamo a sperare che un giorno le Nazioni Unite ed i governi del mondo intero faranno pressione sul governo sudafricano perché questo tratti come esseri umani i suoi abitanti di origine non europea".

    Quei sentimenti possono essere oggi fatti propri da molti di coloro che lottano per la solidarietà con i Palestinesi. Certamente, detestiamo le politiche del governo israeliano, aborriamo le condizioni di limitazione degli spostamenti, assedio e persecuzione sotto la quale i nostri fratelli e sorelle vivono in Palestina. Marciamo, protestiamo, denunciamo, facciamo pressioni e riusciamo ad approvare delle risoluzioni che condannino queste politiche in svariati forum internazionali. Tuttavia, sappiamo che queste risoluzioni, queste marce e queste proteste non sono abbastanza di per se stesse. Sappiamo che gli interessi globali, i governi e la manipolazione dell'opinione pubblica mondiale proteggono il sistema politico di Israele.

    Per Nyerere, la politica è divenuta un'affermazione di carattere morale. Comprare i prodotti sudafricani era moralmente sbagliato e boicottarli è divenuta una dichiarazione morale, ma anche una lotta politica. Il destino del popolo del Sud Africa è divenuto una responsabilità mondiale, la lotta per la democrazia in Sud Africa è divenuta un'espressione di cittadinanza globale.

    Allo stesso modo, la solidarietà con la causa palestinese è oggi un'espressione di cittadinanza globale. Ciò si esprime sia nella responsabilità individuale per gli affari globali, che si dimostra mediante le azioni di boicottaggio, ma è anche espressione diretta da parte dei cittadini del pianeta del loro interesse per l'impunità garantita ad Israele. La protezione offerta dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea dall'arena internazionale rende le azioni di boicottaggio una lotta su due fronti: il primo, in rapporto agli avvenimenti in Palestina, il secondo in relazione all'agenda politica interna degli Stati Uniti e dell'Unione Europea.

    Israele gode di un'impunità unica al mondo generata da una combinazione di interessi statunitensi in Medio Oriente e dell'abuso cinico della tragedia dell'olocausto al fine di bloccare le critiche provenienti dall'Europa. Gli interessi nordamericani nella regione costituiscono una salvaguardia continua ed inflessibile per le politiche reazionarie di Israele, ed impediscono una risoluzione del conflitto in Medio Oriente. Le politiche statunitensi impediscono l'esecuzione delle risoluzioni delle Nazioni Unite riguardanti il conflitto israelo- palestinese, e bloccano tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, nel caso che condannino Israele o contraddicano i suoi obiettivi politici.

    Le politiche messe in atto dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea riguardo ad Israele hanno fatto di questo paese un caso esemplare di impunità, e quindi di importanza globale. Questa impunità porta a sminuire il sistema internazionale che regola i rapporti tra le nazioni. L'impunità di Israele è contagiosa, e ciò indebolisce il valore della Quarta Convenzione di Ginevra in altri conflitti come quello in Afghanistan, in Iraq, Iran e Corea del Nord.

    È dunque sia un compito, sia un interesse della comunità globale dei cittadini costringere i responsabili a porre fine a questo stato di impunità, e di ristabilire le norme internazionali che proteggono i diritti umani, politici, sociali e culturali su scala globale. Julius Nyerere considerava gli sforzi contro il sistema dell'apartheid come una 'responsabilità individuale' ed un 'contributo personale' alla lotta in Sud Africa. "Ognuno di noi- ha affermato- può eliminare il proprio sostegno personale al sistema sudafricano rifiutando di acquistare i beni sudafricani. Ci sono milioni di persone nel mondo che sostengono in questo modo il governo sudafricano, e che possono smettere di farlo tramite il boicottaggio. Credo che solo in questo modo possiamo dare significato al nostro disgusto per il sistema, ed incoraggiare i governi propensi a questa causa ad agire".

    Il sistema israeliano è moralmente sbagliato, ed esiste un obbligo morale a boicottare dei prodotti che lo sostengano in qualsiasi modo. Ogni prodotto boicottato ha una storia che deve essere spiegata, in modo da legarla alla giustizia sociale. Ogni prodotto ha un legame con gli Stati Uniti e con l'Unione Europea per il destino del popolo palestinese. Attraverso il boicottaggio, il nostro obiettivo è cambiare un sistema globale ingiusto con uno più giusto, che assicuri i diritti individuali e nazionali al popolo palestinese. Dobbiamo rompere la catena di impunità internazionale che protegge Israele.


    Il boicottaggio dei prodotti israeliani: alla ricerca di una cittadinanza globale

  5. #5
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Boicotta Israele!

    Israele: boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni -

    Naomi Klein

    Fonte: The Nation - January 26, 2009 | The Nation

    - 07 gennaio 2009

    Fonte: Consumer Boycott | Global BDS Movement


    Un momento che giunge dopo tanto tempo. La strategia migliore per porre fine alla sanguinosa occupazione è quella di far diventare Israele il bersaglio del tipo di movimento globale che pose fine all'apartheid in Sud Africa.
    Nel luglio 2005 una grande coalizione di gruppi palestinesi delineò un piano proprio per far ciò. Si appellarono alla «gente di coscienza in tutto il mondo per imporre ampi boicottaggi e attuare iniziative di pressioni economiche contro Israele simili a quelle applicate al Sudafrica all'epoca dell'apartheid». Nasce così la campagna “Boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni” (Boycott, Divestment and Sanctions), BDS per brevità.

    Ogni giorno che Israele martella Gaza spinge più persone a convertirsi alla causa BDS, e il discorso del cessate il fuoco non ce la fa a rallentarne lo slancio. Il sostegno sta emergendo persino tra gli ebrei israeliani. Proprio mentre è in corso l'assalto, circa 500 israeliani, decine dei quali artisti e studiosi rinomati, hanno inviato una lettera agli ambasciatori stranieri di stanza in Israele. La lettera chiede «l'adozione immediata di misure restrittive e sanzioni» e richiama un chiaro parallelismo con la lotta antiapartheid. «Il boicottaggio del Sud Africa fu efficace, Israele invece viene trattato con guanti di velluto.... Questo sostegno internazionale deve cessare.»

    Tuttavia, molti ancora non ci riescono. Le ragioni sono complesse, emotive e comprensibili. E semplicemente non sono abbastanza buone. Le sanzioni economiche sono gli strumenti più efficaci dell'arsenale nonviolento. Arrendersi rasenta la complicità attiva. Qui di seguito le maggiori quattro obiezioni alla strategia BDS, seguita da contro-argomentazioni.

    1. Le misure punitive alieneranno anziché convincere gli israeliani. Il mondo ha sperimentato quello che si chiamava “impegno costruttivo”. Ebbene, ha fallito in pieno. Dal 2006 Israele accresce costantemente la propria criminalità: l'espansione degli insediamenti, l'avvio di una scandalosa guerra contro il Libano e l'imposizione di punizioni collettive su Gaza attraverso un blocco brutale. Nonostante questa escalation, Israele non ha dovuto far fronte a misure punitive, ma anzi, al contrario: armi e 3 miliardi di dollari annui in aiuti che gli Stati Uniti inviano a Israele, tanto per cominciare. Durante questo periodo chiave, Israele ha goduto di un notevole miglioramento nelle sue relazioni diplomatiche, culturali e commerciali con moteplici altri alleati. Ad esempio, nel 2007, Israele è diventato il primo paese non latino-americano a firmare un accordo di libero scambio con il Mercosur. Nei primi nove mesi del 2008, le esportazioni israeliane verso il Canada sono aumentate del 45%. Un nuovo accordo di scambi commerciali con l'Unione europea è destinato a raddoppiare le esportazioni di Israele di preparati alimentari. E l'8 dicembre i ministri europei hanno “rafforzato” l'Accordo di Associazione UE-Israele, una ricompensa a lungo cercata da Gerusalemme.

    È in questo contesto che i leader israeliani hanno iniziato la loro ultima guerra: fiduciosi di non dover affrontare costi significativi. È da rimarcare il fatto che in sette giorni di commercio durante la guerra, l'indice della Borsa di Tel Aviv è salito effettivamente del 10,7 per cento. Quando le carote non funzionano, i bastoni sono necessari.

    2. Israele non è il Sud Africa. Naturalmente non lo è. La rilevanza del modello sudafricano è che dimostra che tattiche BDS possono essere efficaci quando le misure più deboli (le proteste, le petizioni, pressioni di corridoio) hanno fallito. Ed infatti permangono reminiscenze dell'apartheid profondamente desolanti: documenti di odentità con codici colorati e permessi di viaggio, case rase al suolo dai bulldozer e sfollamenti forzati, strade per soli coloni. Ronnie Kasrils, eminente uomo politico sudafricano, ha detto che l'architettura della segregazione da lui vista in Cisgiordania e a Gaza nel 2007 è “infinitamente peggiore dell'apartheid”.

    3. Perché mettere all'indice solo Israele, quando Stati Uniti, Gran Bretagna e altri paesi occidentali fanno le stesse cose in Iraq e in Afghanistan? Il boicottaggio non è un dogma, è una tattica. La ragione per cui la strategia BDS dovrebbe essere tentata contro Israele è pratica: in un paese così piccolo e così dipendente dal commercio potrebbe effettivamente funzionare.

    4. Il boicottaggio allontana la comunicazione, c'è bisogno di più dialogo, non di meno. A questa obiezione risponderò con una mia storia personale. Per otto anni i miei libri sono stati pubblicati in Israele da una casa editrice commerciale chiamata Babel. Ma quando ho pubblicato “Shock Economy” ho voluto rispettare il boicottaggio. Su consiglio degli attivisti BDS, ho contattato un piccolo editore chiamato Andalus. Andalus è una casa editrice attivista, profondamente coinvolta nel movimento anti-occupazione ed è l'unico editore israeliano dedicato esclusivamente alla traduzione in ebraico di testi scritti in arabo. Abbiamo redatto un contratto che garantisce che tutti i proventi vadano al lavoro di Andalus, e nessuno per me. In altre parole, io sto boicottando l'economia di Israele, ma non gli israeliani.

    Mettere in piedi questo programma ha comportato decine di telefonate, e-mail e messaggi istantanei, da Tel Aviv a Ramallah, a Parigi, a Toronto, a Gaza City. A mio avviso non appena si dà vita ad una strategia di boicottaggio il dialogo aumenta tremendamente. D'altronde, perché non dovrebbe? Costruire un movimento richiede infinite comunicazioni, come molti nella lotta antiapartheid ricordano bene. L'argomento secondo il quale sostenendo i boicottaggi ci taglieremo fuori l'un l'altro è particolarmente specioso data la gamma di tecnologie a basso costo alla portata delle nostre dita. Siamo sommersi dalla gamma di modi di comunicare l'uno con l'altro oltre i confini nazionali. Nessun boicottaggio ci può fermare.
    Proprio riguardo ad ora, parecchi orgogliosi sionisti si stanno preparando per un punto a loro favore: forse io non so che parecchi di quei giocattoli molto high-tech provengono da parchi di ricerca israeliani, leader mondiali nell'Infotech? Abbastanza vero, ma mica tutti. Alcuni giorni dopo l'assalto di Israele a Gaza, Richard Ramsey, direttore di una società britannica di telecomunicazioni, ha inviato una e-mail alla ditta israeliana di tecnologia MobileMax. «A causa dell'azione del governo israeliano degli ultimi giorni non saremo più in grado di prendere in considerazione fare affari con voi né con qualsiasi altra società israeliana.»
    Quando è stato interpellato da The Nation, Ramsey ha affermato che la sua decisione non è stata politica. «Non possiamo permetterci di perdere neppure uno dei nostri clienti: è stata pura logica difensiva commerciale.»

    È stato questo tipo di freddo calcolo che ha portato molte aziende a tirarsi fuori dal Sud Africa due decenni fa. Ed è proprio questo tipo di calcolo la nostra più realistica speranza di portare giustizia, così a lungo negata, alla Palestina.

    Note:

    Traduzione di Manlio Caciopo per Megachip





    Israele: boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni

  6. #6
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Boicotta Israele!















    Ultima modifica di Avamposto; 28-08-10 alle 01:28

  7. #7
    Avamposto
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  8. #8
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Boicotta Israele!

    Pace in azione. Azioni di Pace. -

    Boicotta Israele. No 729



    Ogni prodotto ha un codice a barre. I prodotti israeliani hanno un codice che inizia per 729. Boicottare l'economia israeliana è l'unico modo che abbiamo per farli smettere. Cominciamo con qualcosa di piccolo. ma, in questo mondo governato dal capitale efficace: quando andate al supermercato, nei negozi, nei mercati controllate la provenienza dei prodotti che acquistate. Se il codice a barre riporta il numero 729 non comprateli.
    6 gennaio 2009 - Matteo Della Torre (Casa per la nonviolenza, associazione di ispirazione gandhiana.)
    Fonte: Storie di egemonie culturali e pretese uguaglianze. Dal margine: nel tempo in cui tutti dicevano di avere capito! | Femminismo a Sud

    Codice a barre
    Autore: -
    Fonte: Storie di egemonie culturali e pretese uguaglianze. Dal margine: nel tempo in cui tutti dicevano di avere capito! | Femminismo a Sud
    ChiudiOgni prodotto ha un codice a barre. I prodotti israeliani hanno un codice che inizia per 729. Boicottare l'economia israeliana è l'unico modo che abbiamo per farli smettere . Dovrebbero farlo gli Stati. Dovrebbero farlo le imprese. Dovrebbero farlo tutti quelli che vivono e lavorano nel mondo dell'economia globale. Ogni euro che noi gli diamo si trasforma in bombe e tank che sparano contro la popolazione civile palestinese . Quando andate a fare la spesa, non comprate. Non dirigete soldi in quella direzione. Non facciamolo noi da consumatori ma spero non lo facciano neppure quelli che si occupano di grandi investimenti. Pia illusione, immagino, perchè chi lavora per fare soldi aspetta la distruzione degli stati per vincere gli appalti della ricostruzione. Perciò dipende da noi. Cominciamo a togliere qualche arma a chi ne sgancia a tonnellate sulla popolazione palestinese. Diamoci da fare. Passate parola.




    Boicotta Israele. No 729

  9. #9
    Avamposto
    Ospite

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  10. #10
    Avamposto
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