No TAV è un movimento di protesta italiano sorto alla fine degli anni '90, nel quale si riconoscono gruppi di cittadini accomunati dalla critica alla realizzazione di infrastrutture per l'alta capacità e l'alta velocità ferroviaria (comunemente note come TAV, «Treno ad Alta Velocità») e specificamente contro la realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino–Lione, presa come simbolo ed esempio di una gestione ritenuta inadeguata dei beni comuni, della spesa pubblica, del territorio e della politica.
Le linee ferroviarie al centro delle proteste sono contestate principalmente per via del costo ritenuto eccessivo rispetto alla loro utilità, anche a fronte dell'impatto ambientale e dei danni sulla salute umana nei luoghi coinvolti dalle costruzioni.
Movimenti simili ma con nomi diversi si sono diffusi in alcuni Stati europei, nelle regioni di confine con l'Italia alcuni movimenti hanno anche adottato la stessa sigla «NO TAV» e i simboli connessi (come in Savoia dove la traduzione di TAV è TGV).
Il movimento NO TAV, per la particolare importanza delle tematiche sociali affrontate, per l'ampiezza del fenomeno stesso e per l'impatto mediatico, ha costituito in Italia un elemento rilevante nel quadro politico nazionale, raggiungendo una valenza simile ad un brand. Secondo alcuni attivisti inoltre, l'importanza e la generalità delle idee e delle critiche avrebbe «reso trascurabile il tema originale del movimento, che ora si ribella a un uso senza moderazione dei soldi dei contribuenti, del territorio e della buona fede di un intero paese che ancora oggi non sa quale sia la verità sull'alta velocità in Piemonte», travalicando quindi il solo dibattito originario sull'Alta velocità ferroviaria.
L'appartenenza alla categoria dei movimenti Nimby viene accettata da alcuni aderenti del movimento NO TAV e respinta da altri. Ad esempio Claudio Giorno, ambientalista e giornalista originario della Val di Susa, tra i primissimi promotori della protesta, riconosce la componente Nimby (acronimo inglese per Not In My Back Yard; letteralmente «non nel mio cortile») come elemento determinante nell'innescare la protesta contro la linea ferroviaria Torino-Lione.
Gli studiosi di psicologia sociale Mannarini Terri e Roccato Michele, invece includono questo movimento a quelli Nimby che si oppongono al ponte sullo Stretto di Messina, No Dal Molin, alla discarica di Chiaiano, ma rivedono la loro valutazione, affermando che non possono essere semplicisticamente giudicati come movimenti egoistici, oscurantisti e violenti non interessati al bene comune.
Siete SÌ TAV o NO TAV?




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