Illegittimo. Anzi, franchista.
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il re rappresenta l'unità nazionale non può tollerare questi separatisti
anzi doveva attaccarli prima
Ma non fa prima a dire "Re del Mondo"? :ghigno:
E di Gerusalemme. :ghigno:
Come ho detto, infatti, da nessuna parte sta scritto che la Svizzera è una e indivisibile; sarebbe ridicolo, essendo di base divisa in ventisei Stati sovrani. Oppure ho sbagliato qualcosa? :confused:
Più probabile che vadano lì in licenza, almeno per ora.
Con gli accordi di libero scambio, il motore franco-tedesco, la discriminazione economica dei contrari, le indicazioni sulla curvatura dei cetrioli e quant'altro. Semplice, no? :ghigno:
Li hanno solo manganellati, in effetti.
Toh, parrebbe proprio che non vadano lì in licenza; non me lo aspettavo tanto presto, questa "farsa" dev'essere stata vista più che altro come una "tragedia".
Ticinonline - Il Re contro la Catalogna: «Slealtà inaccettabile»Citazione:
Il Re contro la Catalogna: «Slealtà inaccettabile»
Felipe di Spagna - nel suo discorso alla nazione - difende l'unità spagnola, non facendo alcun riferimento alle violenze della polizia. Puigdemont: «Dichiareremo l'indipendenza nei prossimi giorni»
MADRID - È sempre altissima la tensione e massima l'incertezza in Catalogna all'indomani dello storico e contestato referendum di indipendenza stravinto dal "sì".
A mantenere incandescente il clima ha contribuito ieri sera il discorso alla nazione del re di Spagna Felipe VI contro il governo catalano, che ha accusato di «slealtà inaccettabile» e di «condotta irresponsabile», esortando il governo di Rajoy a restaurare «l'ordine costituzionale». Negli stessi istanti Carles Puigdemont ha annunciato alla Bbc che l'atto di indipendenza unilaterale della Catalogna arriverà «alla fine della settimana o all'inizio della prossima».
Mentre Madrid studia le prossime mosse, ieri la Catalogna si è fermata per uno sciopero generale di protesta contro le violenze della polizia spagnola domenica contro la folla ai seggi. O meglio si è rovesciata in strada. Da Barcellona a Girona, dalla Costa Brava ai Pirenei, da Tarragona a Lleida, centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per denunciare pacificamente gli assalti ai seggi, gridare "Via le forze di occupazione!" o "Visca Catalunya Indipendente!".
L'intervento del re è caduto come una doccia gelida sulle timide speranze di avvio di un dialogo, dopo mesi di muro contro muro. Felipe VI non ha fatto alcun accenno alle violenze di domenica, ma ha duramente attaccato il governo di Puigdemont, accusandolo di aver violato la Costituzione e «i principi democratici dello stato di diritto». Un discorso a senso unico, senza aperture verso la Catalogna "ribelle".
«C'è stato un inaccettabile intento di appropriazione delle istituzioni storiche della Catalogna» che, ha detto, «si sono messe ai margini del diritto e della democrazia. Hanno voluto spezzare l'unità della Spagna con una condotta irresponsabile». Il discorso del re non contribuirà a fare crescere la sua popolarità in Catalogna, terra dalle radici ancora repubblicane. È stato accolto da molti catalani, secondo Tv3, sbattendo padelle e tegami, in una "cacerolada" di protesta. Mentre il re parlava infatti, a Barcellona erano ancora in piazza migliaia di persone che ieri per tutto il giorno hanno manifestato contro la violenza della polizia spagnola.
Nel pomeriggio erano almeno 300 mila. Decine di migliaia di persone si sono riversate pacificamente nelle città e nei comuni di tutta la Catalogna, in un mare di bandiere stellate dell'indipendenza. A Barcellona ci sono stati momenti di tensione ma senza incidenti davanti al comando della Guardia Civil in Via Laietana e davanti alla sede del Pp del premier spagnolo Mariano Rajoy, protetti da un fitto cordone della polizia catalana. C'è stata tensione anche davanti ad alcuni alberghi che ospitano parte dei 10 mila agenti spagnoli inviati da Madrid per impedire il voto di domenica. Centinaia di persone li hanno presidiati, gridando "Via! Via le forze di occupazione!". Alcuni alberghi hanno pregato i poliziotti di andarsene, e circa 500 agenti sono stati sfrattati. Provocando l'ira di Madrid, che ha annunciato contromisure.
Nella giornata di sciopero generale anche la politica catalana si è fermata. Sul tavolo rimangono la richiesta di mediazione internazionale lanciata da Puigdemont e l'annuncio della dichiarazione di indipendenza in parlamento forse già alla fine di questa settimana. A Madrid sono continuate invece le consultazioni di Rajoy, che deve decidere le prossime mosse. Il premier è "indeciso", sottoposto a pressioni di senso contrario. La sua vicepremier, il falco Soraya de Santamaria, preme per il pugno di ferro e l'applicazione dell'articolo 155 della costituzione che consentirebbe di sospendere Puigdemont e l'autonomia catalana. Sulla stessa linea il leader di Ciudadanos, uno dei due grandi partiti "unionisti" che dall'opposizione appoggiano Rajoy.
Il socialista Pedro Sanchez vuole invece un dialogo immediato con Puigdemont. Dopo le violenze di domenica il Psoe sta cambiando linea. Oggi ha chiesto un voto di censura in parlamento contro de Santamaria, che considera responsabile politicamente dei blitz violenti che hanno provocato sdegno in tutto il mondo. Su Sanchez preme anche Podemos, che oggi ha proposto al leader Psoe di pilotare una mozione di censura per rovesciare il governo minoritario di Rajoy, che appare sempre più fragile. «I numeri - ha detto la capogruppo Irene Montero - ci sono».
Ticinonline - Dopo il discorso del re «repubblica o repubblica»Citazione:
Dopo il discorso del re «repubblica o repubblica»
Il portavoce del governo regionale catalano: «Spaventoso e un errore»
BARCELLONA - «Spaventoso e un errore da tutti i punti di vista», e «per come le cose si stanno mettendo adesso, la questione è repubblica o repubblica».
Lo ha detto il portavoce del governo regionale catalano di Carles Puigdemont, Jordi Turull, alla tv TV3, riferendosi all'intervento ieri sera di Re Felipe VI.
Secondo Turull, Puigdemont prenderà la parola pubblicamente oggi per valutare la situazione e decidere i prossimi passi da fare, probabilmente confermando quanto anticipato alla Bbc e cioè che se verrà respinta la richiesta catalana di mediazione internazionale, si proseguirà verso la secessione della Catalogna.
«Il discorso del re apre la porta alla revoca dei poteri locali» - Il duro discorso contro la Catalogna di re Felipe VI apre la strada all'applicazione da parte del governo di Madrid dell'art.155 della Costituzione spagnola che consente di sospendere le competenze della Generalità. Lo ritiene la stampa catalana.
«Felipe VI apre la porta all'intervento sull'autogoverno» titola El Punt Avui. «Art. 155 in vista», è il titolo di La Vanguardia, e Ara scrive che «il re legittima l'applicazione da parte di Rajoy dell'articolo 155».
Questa norma della costituzione, rileva Punt Avui, la cui applicazione deve essere approvata dal senato di Madrid controllato dal Pp del premier Mariano Rajoy, prevede la sospensione parziale o totale delle competenze del governo catalano.
Potrebbe fra l'altro permettere a Madrid di prendere il controllo della polizia regionale i Mossos d'Esquadra, convocare elezioni anticipate, o anche esautorare il presidente Carles Puigdemont.
Il Pnv basco: «Il re getta benzina sul fuoco» - Il dirigente del partito nazionalista basco moderato Pnv Inigo Iturrate ha accusato re Felipe VI di avere «gettato benzina sul fuoco» con il suo duro discorso contro la Catalogna.
«Chi dovrebbe svolgere un ruolo di arbitro in Spagna non riempie il proprio dovere, è arbitro di parte» in una strategia di «soffocamento della volontà di autogoverno del popolo catalano», ha affermato.
Beh, la situazione è sempre migliore...
Voi che siete informati, ma la Corte di Giustizia Internazionale dell'Aja non stabilì che l'indipendenza di un territorio all'interno di uno Stato riconosciuto inizia con la dichiarazione della stessa da parte dei rappresentanti del popolo di quel territorio?
Ovvero, ciò che accadde con il Kossovo che, fosse stato per i Serbi, non sarebbe mai divenuto indipendente...
La Difesa sta spostando mezzi e uomini in "appoggio logistico" alla Guardia Civil.
Non stavo contestando il fatto che nella Costituzione svizzera non vi sia il riferimento all'indivisibilità. Stavo invece evidenziando come anche dove l'indivisibilità o l'indissolubilità non siano formalmente previste, la secessione unilaterale di una regione, come nel caso della Catalogna, possa essere comunque costituzionalmente illegittima, come nel caso, appunto, della Svizzera.
Saluti.
Midìl