Lucia,
su quali basi scientifiche lei giudica il comunismo un "metodo" pessimo, rispetto all' "ambiente" economia di mercato?
Lei parla e non sa cosa dice.
Intanto l'ambiente è l'economia, l'insieme delle risorse, e non il mercato (libero o meno) una semplice risorsa dell'ambiente; mentre capitalismo e socialismo quelli si sono differenti metodi d'approccio all'economia, all'ambiente, con variazioni notevoli delle interrelazioni.
La differenza sostanziale tra capitalismo e socialismo sta tutta in una diversa impostazione tra rapporti di produzione e le forze produttive.
Quando lei parla di precisi metodi di "gestione e organizzazione" lei sopra fa riferimento alle forze produttive e non alle relazioni che si stabiliscono tra gli individui nella sfera della produzione, e trovano la loro espressione giuridica nei rapporti di proprietà:
-... l'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica alla quale corrisondono forme determinate della coscienza sociale.-
La cogestione (Mitbestimmung) a cui fa riferimento lei, con la rappresentanza dei lavoratori nei consigli di amministrazione è solo un metodo di gestione e organizzazione delle forze produttive, ed è legata alla separazione tra la proprietà e la gestione dell'azienda.
In Italia il modello della piccola impresa si è trovato ad essere inadeguato per affrontare un "mercato" globale, troppo grande per la capacità degli investimenti della piccola impresa italiana, così, ed è sotto gli occhi di tutti, le piccole imprese italiane che non hanno chiuso sono quelle che sono state inglobate in imprese (straniere) più grandi, che le hanno svuotate delle risorse creative (brevetti), poi ristrutturate, ecc...
Piccolo è bello è stato ed è solo un slogan,senza un effettivo riscontro di politica economica in Italia...
I pochi distretti produttivi che non sono naufragati stanno resistendo a costo di pesantissime ristrutturazioni, fatte quasi sempre sulle spalle dei lavoratori.
In termini rappresentativi valgono gli esempi dei distretti tipo, di quello orafo di Arezzo, che agli inizi del 2000 lavorava più di 500 tonnellate d'oro l'anno e oggi meno della metà, o del distretto tessile di Prato, pressochè scomparso, o di quello del mobile imbottito in Puglia, travolto dalle imprese irregolari dei cinesi, ecc...
Lucia smetta di raccontare novelle!




Rispondi Citando
